Jazz nel pomeriggio

domenica 4 luglio 2010

Deep Purple - Tone Painting I - Tone Painting II (Dodo Marmarosa)

  Fra i primissimi pianisti del bebop, presto caduti nell’ombra di Bud Powell, penso in particolare a Clyde Hart (che per la verità ebbe la sfortuna di morire nel 1945), ad Al Haig e a Dodo (Michael) Marmarosa (1925-2002), questi due presenti fra l’altro in storiche registrazioni di Charlie Parker.

  L’espressione di Marmarosa, strumentista di formazione classica e che aveva militato nelle orchestre di Tommy Dorsey, Charlie Barnet e Artie Shaw, era nel segno della chiarezza, della tornitura della frase, dell'arguzia nella costruzione variata dell’assolo, della nettezza del tocco, nella disinvoltura armonica da bopper entro una cornice ritmica essenzialmente ancora Swing. Tutte queste qualità si apprezzano nelle sue collaborazioni più famose, quella con Parker nelle matrici Dial (’46) e quella con Lester Young dell’anno prima («Aladdin sessions») e nelle poche cose a proprio nome.
  Di queste ultime te ne propongo tre: uno standard e due originali, il primo di netto gusto impressionista, proprio nel senso di Debussy, il secondo pure imperniato sulle scale a toni interi predilette dal compositore francese, ma con un vivace impianto stride. Tutti e tre i pezzi mostrano una forte personalità e il chiaro influsso di Art Tatum e di Teddy Wilson.

  Nativo di Pittsburgh, Marmarosa si era ritirato dalla scena importante molto presto, continuando a lavorare fino a poco prima della morte nella sua città natale (qui una sua rarissima foto dei tardi anni).

  Deep Purple (De Rose-Parrish), da «Up In Dodo’s Room», Jazz Classics CD-JZCL-6008. Dodo Marmarosa, piano. Registrato nel 1946.


  Tone Paintings I (Marmarosa), c.s. ma registrato nel 1947.



  Tone Paintings II (Marmarosa), c.s.


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