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venerdì 28 settembre 2018

Blues March (Art Blakey & The Jazz Messengers)


 Questa esecuzione del classico dei Jazz Messengers (composto da Benny Golson) è più quieta, mellow del solito. Joanne Brackeen, la bravissima pianista che fu l’unica donna Messenger, pur nell’arrangiamento che la vincola a scandire i four beats to the bar si fa valere con dei voicing sagaci. Si risente su Jnp dopo due giorni Bill Hardman, che dai Messengers entrò e uscì lungo circa vent’anni.

 Altrove nel disco la front line, va detto, appare alquanto linfatica e a momenti anche stonata. Dal vivo a Tokyo.

 Blues March (Golson), da «Jazz Messengers ’70», Catalyst CAT 7902. Bill Hardman, tromba; Carlos Garnett, sax tenore;  JoAnne Brackeen, piano; Jan Arnet, contrabbasso; Art Blakey, batteria. Registrato il19 febbraio 1970.

lunedì 11 settembre 2017

I Hear A Rhapsody – Circus (Art Blakey & The Jazz Messengers) RELOADED

Reload dal 4 ottobre 2014.

Coincidentalmente  all’arrivo di Cedar Walton, sul finire del 1961, e poi di Freddie Hubbard, i Jazz Messengers avrebbero visto accendersi e divampare la fantasia compositiva di Wayne Shorter e avrebbero così conferito all’hard bop, nel momento dell’apogeo di quello stile, un colore inconfondibile, una forma aerodinamica che lo tendeva verso il futuro senza fargli mai assumere i connotati dell’avant-garde.

 Qui, un attimo prima, con il bravissimo ma non avventuroso Bobby Timmons al piano e Lee Morgan, un Giano bifronte, la formazione è ancora «tradizionale» e così piena di succhi vitali, di forza muscolare esplosiva, di testosterone e di gioia irrequieta e pericolosa da risultare turgida, sovraccarica, «bursting at the seams» per usare una bella espressione inglese che suggerisce qualcosa di così florido e incontenibile da far saltare le commessure dell’involucro o indumento o tegumento che si sforzi di contenerla e di proteggerla. Altro che i cinque punti esclamativi del titolo, davvero.

 I Hear A Rhapsody (Fragos-Baker-Gasparre), da «Art Blakey!!!!! Jazz Messengers!!!!!», Impulse A-7. Lee Morgan, tromba; Curtis Fuller, trombone; Wayne Shorter, sax tenore; Bobby Timmons, piano; Jymie Merritt, contrabbasso; Art Blakey, batteria. Registrato il 13 giugno 1961.

 Circus (Alter-Russell), id.

giovedì 17 settembre 2015

Lester Left Town (Art Blakey & The Jazz Messengers)

 Questa bellissima composizione di Wayne Shorter per Art Blakey presenta agli improvvisatori una vera sfida nella sezione a contrasto, la cui sequenza armonica, molto shorterianamente, procede ambigua, con sonnambolica sicurezza.

 Lester Left Town
(Shorter), da «The Big Beat», Blue Note CDP 7 46400 2. Lee Morgan, tromba; Wayne Shorter, sax tenore; Bobby Timmons, piano; Jymie Merritt, contrabbasso; Art Blakey, batteria. Registrato il 6 marzo 1960.

lunedì 8 ottobre 2012

The Chess Players (Art Blakey & The Jazz Messengers)

 «The Big Beat» (1960) è il primo disco dei Jazz Messengers di Art Blakey che presenti Wayne Shorter come sax tenore titolare, oltre che autore di tre dei sei pezzi.

 Shorter si era già illustrato come saxofonista e compositore molto personale in qualche disco a nome proprio e come sideman, per esempio di Wynton Kelly. The Chess Players, che apre il disco, è un bellissimo tema di 32 battute più coda la cui sezione A è movimentata da un effetto di «stop and go»: chiaro fonosimbolismo dello svolgersi di una partita di scacchi, con la mossa di un giocatore e, dopo una breve pausa, la contromossa dell’altro. Nel bridge e nella ripresa l’attenzione del solista è mantenuta vigile con una serie di risoluzioni evitate e con un turnaround su pedale.

 Il quintetto assemblato quell’anno da Blakey era fantastico e chiedo che non passi inosservato l’apporto essenziale e poderoso del contrabbassista Jymie Merritt.

 The Chess Players (Shorter), da «The Big Beat», Blue Note CDP 7 46400 2. Lee Morgan, tromba; Wayne Shorter, sax tenore; Bobby Timmons, piano; Jymie Merritt, contrabbasso; Art Blakey, batteria. Registrato il 6 marzo 1960.



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martedì 29 novembre 2011

A Night in Tunisia (Art Blakey & the Jazz Messengers)

  Questa mattina voglio mettere un po’ di ginger nel tuo caffelatte decaffeinato, nel tuo orzo tostato, nella tua ovomaltina; voglio metterti un tigre nel motore. Fa’ conto di buttare giù un grappino giallo come fanno per colazione nelle Venezie: questa versione di Night in Tunisia dei Jazz Messengers, del resto molto nota, è veramente too much.

  A Night in Tunisia (Gillespie-Paparelli), da «A Night in Tunisia», Blue Note 4049. Lee Morgan, tromba; Wayne Shorter, sax tenore; Bobby Timmons, piano; Jymie Merritt, contrabbasso; Art Blakey, batteria. Registrato il 7 agosto 1960.



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giovedì 21 aprile 2011

Purple Shades (Thelonious Monk-Art Blakey)

  Non era un caso rarissimo, quando al piano sedeva Monk, che il suo accompagnamento fosse più interessante di ciò che era destinato ad accompagnare.

  Avviene così in questo Purple Shades, che pure appartiene a un disco splendido: ascolta con attenzione Monk soprattutto sotto il tema (alquanto anodino) e nota come scelga di assentarsi quasi subito sotto l’assolo di Bill Hardman. Qui, forse, «c’era per aria un dispiacere», come avrebbe detto Gadda: a Monk dispiacque come Hardman suonò le sue composizioni in quell’occasione e quando il trombettista si azzardò a chiedergli un parere, Monk rispose molto crudelmente: «Certo che suoni davvero tanto per non dire niente». Del resto, alla fine della seduta avrebbe osservato che non era andata così male, con tutto che «il batterista non sapeva tenere il tempo». «Il batterista» era Art Blakey

  Purple Shades (Griffin), da «Art Blakey's Jazz Messengers with Thelonious Monk», Atlantic/Rhino R2 755598. Bill Hardman, tromba; Johnny Griffin, sax tenore; Thelonious Monk, piano; Spanky DeBrest, contrabbasso; Art Blakey, batteria. Registrato nel maggio 1957.



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sabato 18 dicembre 2010

Ugetsu [Fantasy in D] (Art Blakey & Jazz Messengers) (Cedar Walton & Eastern Rebellion)

  Due versioni della stessa composizione, con titoli diversi e a diversi anni di distanza. Entrambe le versioni possono considerarsi d’autore, essendo Cedar Walton presente in tutte e due, anche come arrangiatore; nella formazione dei Messengers, a rendere gli insieme più pastosi (oltre a un tempo sensibilmente più lento), ci sono gli ottoni e l’inconfondibile sonorità di Shorter e della percussione di Blakey.

  Ugetsu (Walton), da «Ugetsu», OJC20 090-2». Freddie Hubbard, tromba; Curtis Fuller, trombone; Wayne Shorter, sax tenore; Cedar Walton, piano; Reggie Workman, contrabbasso; Art Blakey, batteria. Registrato il 16 giugno 1963.



  Fantasy in D [Ugetsu], da «Eastern Rebellion 2», Timeless. George Coleman, sax tenore; Cedar Walton, piano; Sam Jones, contrabbasso; Billy Higgins, batteria. Registrato il 26 gennaio 1977.

mercoledì 14 luglio 2010

I Mean You (Thelonious Monk)

  Proprio ieri, seduto accanto agli amici Ettore Martin, sax tenore, e Michele Calgaro, chitarra, che suonavano con grande verve I Mean You, pensavo come Monk, anche lavorando con poche note, sia sempre un compositore inconfondibile, e che divertimento (in senso alto) sia per un musicista suonare i suoi pezzi. 
  Riflettendoci, ho poi deciso che la versione più bella di questo pezzo è quella che Monk stesso ha dato in questo disco del 1957 con i Jazz Messengers di Art Blakey, uno dei più belli di quel decennio.

  I Mean You (Monk) da «Art Blakey's Jazz Messengers with Thelonious Monk», Atlantic/Rhino R2 755598. Bill Hardman, tromba; Johnny Griffin, sax tenore; Thelonious Monk, piano; Spanky DeBrest, contrabbasso; Art Blakey, batteria. Registrato nel marzo 1957.