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domenica 4 ottobre 2015

Bass Blues (Scott LaFaro) – Summertime (Joe Gordon)

 Titolo del disco evocativo con sopratitolo («Joe Gordon & Scott LaFaro») e foto di copertina decettivi, perché non sentiamo quei due grandi e al cielo cari insieme, bensì in due formazioni e in due anni diversi, ma colti l’uno e l’altro al più classico ritrovo jazzistico sud-californiano di quegli anni, il Lighthouse di Hermosa Beach. Né le due occasioni possono dirsi pienamente indicative del «West Coast Jazz», che fra 1958 e 1960 era già più che declinante al soffio del vento dalla costa Est, peraltro ben percettibile in queste esecuzioni.

 Nel quartetto con Scott LaFaro sono in rilievo il caro Richie Kamuca e l’estroso inglese Victor Feldman, che con LaFaro fa la parte del leone; Joe Gordon, due anni dopo, è uno dei Men di Shelly Manne, c’è di nuovo Kamuca e, in Summertime, Russ Freeman che accompagna con spiritata intensità, e anche il suo assolo è di concentrata, vivissima espressione.

 Bass Blues (Coltrane), da «West Coast Days», Fresh Sound FSR-CD 370. Richie Kamuca, sax tenore; Victor Feldman, piano; Scott LaFaro, contrabbasso; Stan Levey, batteria. Registrato nel settembre 1958.

 Summertime (G. & I. Gershwin), ib. Joe Gordon, tromba; Richie Kamuca, sax tenore; Russ Freeman, piano; Monte Budwig, contrabbasso; Shelly Manne, batteria. Registrato il 31 luglio 1960.

domenica 17 maggio 2015

C. & D. (Ornette Coleman)

 In questi giorni, avrai notato, ho ascoltato molto Ornette Coleman. Ornette è uno dei miei ascolti ricorrenti, il che non è dire molto perché io ascolto pochissima musica, ed è il caso raro di uno che con il tempo mi piace sempre di più, perché mi sembra di capirlo sempre meglio. Lo stesso mi capita, per dire, con Mahler; vedi tu per i possibili nessi.

 Mi è sempre sembrato poi che Ed Blackwell fosse il batterista ideale per Ornette, senza nulla togliere a Billy Higgins, più interattivo di Higgins e vocale come tutti i batteristi di New Orleans. Per questo nutro un affetto speciale per «Ornette!», il disco Atlantic  del 1961 in cui le composizioni recano per titolo sigle corrispondenti a saggi di Sigmund Freud: qui, per esempio C. & D. sta per Civilization and its Discomfort, o sia Das Unbehagen in der Kultur, noto in italiano come Il disagio della civiltà, che in seguito sarebbe stato usato come titolo anche da Pepper Adams.

 Al contrabbasso c’è il  malfatato Scott LaFaro, che intepreta i bassi delle composizioni in maniera ben diversa da come faceva Charlie Haden, forse meno appropriata ma interessante. Laddove Haden e Coleman apparivano pensare misteriosamente all’unisono, LaFaro sta alle calcagna di Coleman con sollecitudine ansiosa, e in questa un po’ affannata dissincronia è il fascino della collaborazione.

 C. & D. (Coleman), da «Ornette!», Atlantic 8122-73714-2. Don Cherry, cornetta; Ornette Coleman, sax alto; Scott LaFaro, contrabbasso; Ed Blackwell, batteria. Registato il 31 gennaio 1961.

giovedì 19 gennaio 2012

I Love You - For Real - The Girl of Ipanema (Hampton Hawes)

  Hampton Hawes condivise occasionalmente due bassisti con Bill Evans, che può considerarsi, pianisticamente, il suo opposto.

  In «For Real!» Scott LaFaro, pre-Evans, ha ventidue anni ma è già ben sperimentato sulla scena di Los Angeles, la sua città; anche il suo stile appare formato, pur se qui, con Hawes, LaFaro sembra badare al corpo del suono più che non farà con Evans due anni dopo; tuttavia la scelta di note, l’ampio uso di terzine, la frequente interruzione del walkin’ regolare in quattro ne denunciano già chiaramente la personalità innovativa.

  In «Here and Now», Hawes suona con Chuck Israels, che aveva sostituito LaFaro nel trio di Evans. Israels, altro grande contrabbassista, è nel complesso più regolare di LaFaro, che in alcuni momenti andava a cozzare contro il pianista.

  Hampton Hawes, infine, è in entrambi i dischi in forma radiosa, malgrado la track list poco entusiasmante del secondo, che consiste quasi per intero di hit del momento (ci sono anche Chim Chim Cheree e People). Sentilo sgranare articolatissime quelle che davvero, in una metafora logora che qui riprende vita, sembrano «raffiche» di note: sode, inarrestabili, velocissime, eppure di traiettoria misteriosamente effettata. Di Girl of Ipanema, Hampton offre una versione swingante, non a bossa nova, che riprende la pratica bebop detta dell’anatole: dopo l’introduzione a tempo libero, in cui il tema è parzialmente enunciato e riarmonizzato, Hampton spara un conciso tema di netto sapore bebop sulle armonie del pezzo, ora arricchite di quarte alla mano sinistra e di un aroma modale: si era nel 1965 e anche lui aveva ascoltato McCoy Tyner. Nel suo assolo, sembra che Hampton aggredisca la musica staccandone e facendone volare in giro delle schegge acuminate.

  Nei primi due pezzi ammira una volta di più Harold Land, un altro californiano, il primo fiato (e uno dei pochi) a mai incidere con Hawes.

  I Love You (Porter), da «For Real!», Contemporary/OJCCD 7132. Harold Land, sax tenore; Hampton Hawes, piano; Scott LaFaro, contrabbasso; Frank Butler, batteria. Registrato il 17 maggio 1958.



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  For Real (Hawes-Land), id.



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  The Girl of Ipanema (Jobim), da «Here and Now», Contemporary/OJCCD 178-2. Hampton Hawes, piano; Chuck Israels, contrabbasso; Donald Bailey, batteria. Registrato il 12 maggio 1965.



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