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lunedì 19 agosto 2013

[Guest Post #38] Sergio Pasquandrea e Francesco Bearzatti

 Sergio Pasquandrea mi risparmia la fatica di riaprire il blog dopo quindici giorni di vacanza, facendolo lui per me. Quanto al caveat che apre il suo come sempre gradito intervento, non tema. Se è vero che non sono proprio stato capace di apprezzare il disco in oggetto (ma è piaciuto a Pasquandrea, dunque probababilmente avrò sbagliato io), è anche vero che ho già raggiunto e superato la mia quota mensile di persone a cui ho tolto il saluto, o meglio, che me l’hanno tolto: quota che non è bassa. Non ne vado orgoglioso.

 Stavolta Marco mi toglie il saluto. O forse no, chissà.

 Comunque. Io ho un'ammirazione sconfinata per Francesco Bearzatti: e non solo come strumentista. Nel senso che ogni suo disco non è mai un assemblaggio casuale di brani, ma bensì un discorso coerente, dotato di senso compiuto. Poi, sul senso si può essere d'accordo o no, ça va sans dire.

 Il senso di «Monk’n’Roll» sta già tutto nel titolo. Monk è svestito da panni paludati, che poco gli si addicono, e trattato secondo quella forma di rispetto più profondo, che è il divertimento.

 (Giusto per chiarire: nel disco non ci sono chitarristi. Fa tutto Bearzatti).

 Straight No Chaser (Monk), da «Monk’n’Roll»,  Cam Jazz CAMJ 7859-2. Francesco Bearzatti, sax, elettronica; Giovanni Falzone, tromba; Danilo Gallo, basso elettrico; Zeno de Rossi, batteria. Registrato nel gennaio 2012.



 I Mean You (Monk), ib.


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