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martedì 9 novembre 2021

Lulu’s Second Theorem – Bent Yellow (Sylvie Courvoisier & Mary Halvorson)

 Pianoforte e chitarra: la mente corre alle collaborazioni di Bill Evans e Jim Hall, e io penso anche a una, di esiti molto diversi, di Kenny Barron e Ted Dunbar.

 Ora ce n’è questa istanza con Sylvie Courvoisier, pianista e compositrice svizzero-americana (n. 1968) che non ti avevo ancora fatto sentire, e Mary Halvorson (1980), che invece qui è ricorsa altre volte e che mi sembra oggi la voce più originale sulla chitarra in un idioma jazzistico, e la più valida. 

 Il duetto è riuscito in primo luogo per le composizioni delle due e poi per come mette a profitto, nella composizione e nelle esecuzioni, il contrasto d’intonazione, o di temperamento, fra i due strumenti.

 Lulu’s Second Theorem (Courvoisier), da «Searching for the Disappeared Hour», Pyroclastic Records. Mary Halvorson, chitarra; Sylvie Courvoisier, piano. Registrato il 2 o il 3 giugno 2021.

 Bent Yellow (Halvorson), id.

venerdì 14 ottobre 2016

Sea Cut Like Snow (Mary Halvorson)

 La Mary Halvorson chitarrista, fra i musicisti giovani di un certo giro (qualcuno lo trovi anche qui), non so se sia quella di più talento  – come chitarrista onestamente non la so giudicare, di sicuro non assomiglia a nessuno – , ma mi pare che abbia più voglia di tutti gli altri di comunicare, di dire qualcosa non solo ai suoi colleghi o ai critici, e di adoperare la musica come un linguaggio e non come un arredo sonoro o un oggetto di raffinato design, e che quindi sia più disposta a rischiare, magari facendo cose riuscite a metà ma mai half-hearted (o half-assed). Succede appunto così in questo disco non recentissimo. Io, always thankful for little mercies, apprezzo il tentativo.

 Fra l’altro, la Halvorson è una ex-studente e collaboratrice di Braxton, e si sente bene: le nove composizioni del disco, accanto a dei titoli insoliti o strambi, portano un numero progressivo, da 21 a 29 (ma non sono poste in sequenza) ed è evidente all’ascolto come siano concepite secondo un sistema rigoroso che mi riprometto d’indagare; un indizio esterno ne è anche il fatto che, con tre eccezioni, i pezzi hanno tutti durata quasi uguale.

Il file non si esegue online; potrai ascoltarlo scaricandolo. Ti esorto a farlo perché ne vale la pena.

 Sea Cut Like Snow (Halvorson), da «Bending Bridges», Firehouse 12 Records FH12-04-08-016. Jonathan Finlayson, tromba; Jon Irabagon, sax alto; Mary Halvorson, chitarra; John Hebert, contrabbasso; Ches Smith, batteria. Registrato il 21 luglio 2011.

domenica 9 gennaio 2011

Dragon’s Head (Mary Halvorson)

  Sfogliando l’insostituibile «Inconstant Sol» trovo questa registrazione radiofonica di un trio della chitarrista Mary Halvorson, che non conoscevo. Ho ascoltato e, senza invocare il miracolo come pare abbia fatto parte della critica USA, ho apprezzato questa musica di controllata astrazione e di forte impegno compositivo, dal momento ritmico sempre presente e intenta a un suono totale complesso e originale, espansione di quello della chitarra della leader. La Halvorson, che giudicando dalle foto è molto giovane, non somiglia a altri chitarristi che ho sentito (anche se ne ricorda più d’uno di quelli storici), e perfino lo strumento che suona, sempre dalle foto, mi sembra insolito – se un chitarrista mi leggesse, ne vorrei conferma. Mary, oltre a fronteggiare complessi proprî (questo trio, un quintetto, un duo con la violista Jessica Pavone) è una collaboratrice abituale di Anthony Braxton. Approfondiremo, intanto questo è uno dei pezzi che con i suoi ha suonato in quell’occasione.

  Dragon’s Head (Halvorson). Mary Halvorson Trio Live at WFMU on The Long Rally 12/10/2008. Mary Halvorson, chitarra; John Hebert, contrabbasso; Ches Smith, batteria. Registrato l’8 dicembre 2008.