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martedì 24 maggio 2022

Summit Ridge Drive (Artie Shaw) RELOAD

Reload dal 13 aprile 2011. Per scrupolo filologico, ho lasciato intatti i riferimenti all’ora e alle circostanze meteorologiche.

 Per augurarti la buonanotte di questo bel giorno di sole e vento, ecco un hit dei Gramercy Five, il gruppo composto da membri della big band di Artie Shaw che fungeva da intermezzo nelle esibizioni dell’orchestra, seguendo una tradizione dell’era dello Swing (facevano così anche Goodman, Basie, Lunceford). I Gramercy Five con Shaw erano sei e comprendevano il clavicembalo, suonato con molto gusto da uno dei grandi pianisti del jazz classico, Johnny Guarnieri.

  Summit Ridge Drive (Shaw), da «The Complete Gramercy Five Sessions», RCA 87637. Billy Butterfield, tromba; Artie Shaw, clarinetto; Johnny Guarnieri, clavicembalo; Al Hendrickson, chitarra; Jud DeNaut, contrabbasso; Nick Fatool, batteria. Registrato nel 1940.

martedì 17 maggio 2022

Snowy Morning Blues – The Mule Walk (James P. Johnson)

 Su JP Johnson, uno dei primi e dei più grandi pianisti del jazz, ho da molto tempo in animo scrivere un post un po’ articolato, soprattutto dopo aver letto il bel libro di Riccardo Scivales Storie di vecchi pianisti jazz e di come funzionava la loro musica, ma in questi giorni me ne mancano tempo e tempra.

 Poco male, intendiamoci. Intanto eccoti due gemme dal repertorio di JPJ; in Snowy Morning Blues t’invito a notare, nel secondo tema, le walking tenths alla mano sinistra.

 Snowy Morning Blues (Johnson), da «Father of the Stride Piano», Columbia. James P. Johnson, piano. Registrato il 25 febbraio 1927.

 The Mule Walk (Johnson), ib., registrato il 14 giugno 1939.

martedì 26 ottobre 2021

After Hours (Erskine Hawkins)

 After Hours è uno standard jazz del pianista Avery Parrish, che lo incise nel 1940 in questo disco popolarissimo dell’orchestra di Erskine Hawkins. Horace Silver ha raccontato di aver trascritto e imparato l’assolo di Parrish in quel disco, e David H. Rosenthal (in Hard Bop. Jazz & Black Music, 1992), ha ricordato che «frasi tolte dall’assolo di Parrish e dal repertorio standard di frasette funky (funky licks) del blues e del boogie-woogie emergono in pezzi che pure non sono blues: un elemento dello stile di Silver, questo, che ebbe un impatto incalcolabile su altri pianisti alla fine degli anni Cinquanta. Incorporando materiale delle radici del jazz nella sua musica, [Silver] tramandò molte delle sue frasi preferite, che a tutt’oggi sono parte costitutiva del vocabolario del jazz».

 Di Erskine Hawkins (The Twentieth Century Gabriel) e della sua orchestra ti dirò meglio presto.

 After Hours (Parrish), da «Erskine Hawkins and his Orchestra 1939-1940», Classics 678. Erskine Hawkins, Sammy Lowe, James Harris, Marcellus Green, tromba; Edward Sims, Robert Range, trombone; William Johnson, Jimmy Mitchelle, sax alto; Julian Dash, Paul Bascomb, sax tenore; Haywood Henry, sax baritono; Avery Parrish, piano; William McLemore, chitarra; Leemie Stanfield, contrabbasso; James Morrison, batteria. Registrato il 10 giugno 1940.

sabato 23 ottobre 2021

Body and Soul (Coleman Hawkins)

 E questo, per caso, l’avevi mai sentito?

 Body and Soul (Heyman-Sour), da «The Complete Recordings, 1929-1941», Affinity CD AFS 1026-6. Tommy Lindsay, Joe Guy, tromba; Earl Hardy, trombone; Jackie Fields, Eustis Moore, sax alto; Coleman Hawkins, sax tenore; Gene Rogers, piano; William Oscar Smith, contrabbasso; Arthur Herbert, batteria. Registrato l’11 ottobre 1939.

sabato 27 marzo 2021

[Guest post #73] Luigi Boledi & Duke Ellington

 Per scrivere di musica come si deve serve saper scrivere e sapere di musica; poi servirebbe sapere di un sacco di altre cose. Per scrivere di Duke Ellington nel 1933, saperne, ne dico una, di cinema, forse è poco meno che indispensabile. Luigi Boledi è uno storico del cinema di mestiere, e direi storico per disposizione naturale; conosce il jazz, ama Duke Ellington e sa scrivere, come constaterai subito. 

 Mi piacerebbe, questo pomeriggio,  aprire una pagina di Ellingtonia come si apre un grande narratore, da cui si trae godimento estetico e quasi il senso di tutta un’ esperienza culturale  anche quando la pagina aperta non è magari la sua migliore e nemmeno la più emblematica.

 Non so quanta musica abbia scritto Duke Ellington sotto il titolo di Harlem; in questo Harlem Speaks (inciso anche a Londra, circa un mese prima) i solisti che si ascoltano sono, nell’ordine,  Cootie Williams, Johnny Hodges, Freddie Jenkins, Harry Carney e Lawrence Brown ma, come fanno notare Antonio Berini e Giovanni M. Volonté  (Duke Ellington: un genio un mito, Ponte alle Grazie, Firenze, 1994), «la parte del leone è riservata a Joe Nanton», che prende un assolo con la sordina di idiomatica incisività.

 Questo quanto al godimento estetico. Ma dove sta l’esperienza culturale? Credo risieda innanzi tutto nel fatto che chiunque, aprendo questa paginetta, si rende immediatamente conto che non di pagina si tratta ma piuttosto di un’intera sceneggiatura, in cui il ruolo di ciascun attore e il découpage della chiamata in scena sono ordinati con calcolata misura.

 E poi, per riprendere la metafora cinematografica, c’è il programma, il tone parallel, in termini ellingtoniani. Che è subito avvertibilissimo, per esempio, nell’onomatopea dei suoni ferroviari.


 A questo riguardo: chissà se Ellington, in questa ed altre simili vignette sonore, era consapevole  di stare riconvertendo in musica quello che il cinema d’avanguardia, solo qualche anno prima, aveva tentato di tradurre in immagini «sinfoniche» e quindi musicali: in buona sostanza, l’esperienza eminentemente metropolitana della modernità.

Harlem Speaks (Ellington), da «The Real Duke Ellington», Sony 886912960702. Arthur Whetsol, Cootie Williams, Freddie Jenkins, tromba; Lawrence Brown, Joe «Tricky Sam» Nanton, Juan Tizol, trombone; Barney Bigard, clarinetto, sax tenore; Johnny Hodges, Otto Hardwick, sax alto; Harry Carney, sax baritono; Duke Ellington, piano; Fred Guy, chitarra; Wellman Braud, contrabbasso; Sonny Greer, batteria. Registrato il 15 agosto 1933.

venerdì 12 marzo 2021

Body and Soul (Chu Berry & Roy Eldridge) RELOAD

                                                Reload dal 20 aprile 2014

 Buona Pasqua. Roy Eldridge è citato sempre
fra i precursori del bebop; sebbene non a pari titolo con lui – o con Charlie Christian o con Lester Young – , soprattutto per ragioni di ritmo, anche Chu Berry dovrebbe essere considerato in quel novero. Charlie Parker lo considerava senza meno «il più grande saxofonista mai esistito» e chiamò come lui (Leon) il suo primogenito.

 Sentilo qui in Body and Soul, palestra proverbiale di inventiva armonica. Nella matrice hawkinsiana (ma quest’esecuzione precede quella leggendaria di Hawkins di alcuni mesi), Chu ha un suono più mellifluo e velato, e individuali sono anche la sottigliezza armonica e l’accorta gradazione della climax espressiva, quest’ultima meno drammatica ed oratoria di quella di Hawkins. Gli fa seguito e bel contrasto espressivo, a tempo doppio, appunto Roy Eldridge.

 Body and Soul (Heyman-Green), da «Little Jazz Trumpet Giant», Properbox 69. Chu Berry & His «Little Jazz» Ensemble: Roy Eldridge, tromba; Chu Berry, sax tenore; Clyde Hart, piano; Danny Barker, chitarra; Artie Shapiro, contrabbasso; Sidney Catlett, batteria. Registrato l’11 novembre 1938.


giovedì 11 marzo 2021

She’s Funny That Way (Jess Stacy & Bud Freeman)

 Jazz nel pomeriggio riappare, come le rondini nunzio di primavera e come loro schivo dal trattenersi a lungo.

 Ritorna con Jess Stacy, quello squisito pianista ascoltato l’estate dell’anno scorso. Stacy suona una una musica che viene da lontano nel tempo ma che sembra venire da ancor più lontano, specie rispetto ad altri pianisti suoi contemporanei, per una sua vena contemplativa e astratta, lievemente linfatica, emotivamente un po’ sbiadita. Impressioni corroborate in questa She’s Funny That Way dal suono e dal fraseggio decisamente arcaici e fuori moda (non è un giudizio di valore, o casomai lo è in senso apprezzativo) di Bud Freeman, un saxofonista del quale non credo di aver mai scritto qui.

 She’s Funny That Way (Moret-Whiting), da «Jess Stacy 1935-1939», Classics 795. Bud Freeman, sax tenore; Jess Stacy, piano. Registrato il 13 giugno 1939.


domenica 16 agosto 2020

Candlelights – A Good Man Is Hard To Find (Jess Stacy)

 Dei pianisti bianchi di epoca premoderna e di qualche distinzione – Johnny Guarnieri, Joe Sullivan, Art Hodes, Joe BushkinMel PowellJess Stacy (1904-1995) non fu l’ultimo. La sua testimonianza discografica più famosa è l’etereo, lievemente surreale assolo che prese in Sing, Sing, Sing nel concerto di Benny Goodman alla Carnegie Hall nel 1938

 Te lo presento qui, colto due giorni dopo quel concerto, in Candlelights, una delle piccole fantasie pianistiche debussyane di Bix Beiderbecke, e poi, l’anno dopo, con una bella formazione tutta bianca in un altro pezzo legato al nome di Bix.

 Candlelights (Beiderbecke), da «Jess Stacy 1935-1939», Classics 795. Jess Stacy, piano. Registrato il 18 gennaio 1938.

 A Good Man Is Hard To Find (Green), ib. Stacy con Billy Butterfield, tromba; Les Jenkins, trombone; Irving Fazola, clarinetto; Eddie Miller, sax tenore; Sid Weiss, contrabbasso; Don Carter, batteria. Registrato il 26 settembre 1939.

sabato 8 agosto 2020

Gone With “What” Wind (Benny Goodman)

 Gone With “What” Wind (Goodman-Basie), da «Charlie Christian - The Original Guitar Genius», Properbox 98. Benny Goodman, clarinetto; Lionel Hampton, vibrafono; Count Basie, piano; Charlie Christian, chitarra; Artie Bernstein, contrabbasso; Nick Fatool, batteria. Registrato il 7 febbraio 1940.

giovedì 9 luglio 2020

Blue Room – April in Paris (John Kirby)

 Il sestetto qui a nome di Buster Bailey era in realtà quel complesso di John Kirby che dal 1937 all’inizio della guerra – siamo nel 1940 – ottenne molto successo («The Biggest Little Band in the Land»), ebbe un programma radiofonico popolare, Flow Gently, Sweet Rhythm, e incise sotto varî nomi, con arrangiamenti raffinati di Bailey stesso, del pianista Billy Kyle e soprattutto di Charlie Shavers.

 L’ingegno musicale di Shavers appare già dalle battute dell’introduzione di Blue Room, con il gioco impressionistico degli accordi di settima e l’effetto metrico di emiolia (la melodia in «3» contro la pulsazione in «4»).

 Buster Bailey (1902-1967), che ascoltiamo pochi giorni dopo Edmond Hall, è un altro dei grandi clarinettisti del jazz classico, dall’esecuzione immacolata molto a proposito in questa musica elegante; come Jimmie Noone e Benny Goodman, altri due strumentisti impeccabili, Bailey era stato studente del clarinettista tedesco Franz Schoepp.

 Blue Room (Rodgers-Hart), da «Buster Bailey 1925-1940», Chronological Classics 904. Charlie Shavers, tromba; Buster Bailey, clarinetto; Russell Procope, sax alto; Billy Kyle, piano; John Kirby, contrabbasso; O’Neil Spencer, batteria. Registrato nel maggio 1940.

 April in Paris (Duke-Harburg) id.

giovedì 10 ottobre 2019

Call of the Delta (Buster Bailey and His Seven Chocolate Dandies) RELOADED

Reload dal 19 giugno 2010. A quasi dieci anni dalla pubblicazione originale, mi pare che il mio commento sulla diffusa ignoranza del jazz prebellico rimanga valido.

  Una formazione medio-piccola di studio a nome di Buster Bailey che nel 1934 ha riunito nella front line quattro grandi del jazz classico nessuno dei quali, oggi, noto come merita all’ascoltatore medio del jazz, ammesso che un’entità simile esista.

  L’interessante composizione di Bailey è impreziosita dall’arrangiamento di Fletcher Henderson, nientemeno, ma la gemma del pezzo è sicuramente l’assolo di Red Allen, forse l’unico trombettista che in quegli anni potesse tenere testa ad Armstrong.

  Call of the Delta (Bailey), da «Swing Street», TAX S-9-2. Henry «Red» Allen, tromba; J. C. Higginbotham, trombone; Buster Bailey, clarinetto; Benny Carter, sax alto; Charlie Beal, piano; Danny Barker, chitarra; Elmer Jones, contrabbasso; Walter Johnson, batteria; Fletcher Henderson, arrangiamento. Registrato il 28 dicembre 1934.

giovedì 14 settembre 2017

Moten Swing (Bennie Moten) RELOADED

Reload dal 22 febbraio 2014. 
 Un capolavoro del jazz orchestrale, nonché il seme (già più del seme) di quanto Count Basie avrebbe fatto di lì a poco, non a caso ereditando praticamente l’orchestra di Bennie Moten. Qui il Conte siede al piano e provvede l’introduzione e un assolo in uno stile già molto caratteristico, se pure meno conciso di quello poi assestato.

 Al sax tenore trovi un giovane Ben Webster e, fra i solisti, Hot Lips Page; il «quattro» di questa davvero formidabile esecuzione, che con invenzione brillante enuncia il tema solo alla fine,  è già quello delle orchestre di Basie, scandito da Walter Page.

 Moten Swing (Moten-Moten), da «The Chronological Bennie Moten’s Orchestra 1930-1932», Classics 591. Oran «Hot Lips» Page, Joe Keyes, Dee Stewart, tromba: Dan Minor, Eddie Durham, trombone; Eddie Barefield, sax alto; Ben Webster, sax tenore; Jack Washington, sax baritono; Count Basie, piano; Leroy Berry, chitarra; Walter Page, contrabbasso; Willie McWashington, batteria. Registrato il 13 dicembre 1932.

giovedì 7 settembre 2017

African Ripples (Fats Waller) RELOADED

Reload da 30 luglio 2010. 

 Gli assoli di pianoforte di Fats Waller meritano almeno l’attenzione che si dedica a quelli di Art Tatum, e peccato che possano tutti contenersi su due CD. In essi Waller dimostra inoltre, a mio parere, un senso della forma più sviluppato di quello di Tatum.

  In African Ripples (1935), per esempio, Waller dà una presentazione formale solida e ingegnosa a un pezzo che ha legittime ambizioni concertistiche. Come in altri suoi pezzi solistici, Waller impiega due gruppi tematici, ciascuno dei quali nella forma canzone AABA; il primo brusco e scampanante, il secondo disteso. Di questo secondo tema, introdotto da quattro battute di transizione, vengono proposte due variazioni, la seconda in morbido e vigoroso stride a tempo medio. Il pezzo si conclude con una ricapitolazione invertita; chiude, a mo’ di coda, una variazione virtuosistica stride del primo tema.

 African Ripples (Waller), da «Turn on the Heat: The Fats Waller Piano Solos», Bluebird 2482-2-RB. Fats Waller, piano. Registrato l’11 marzo 1935.

sabato 12 agosto 2017

The Way You Look Tonight (Billie Holiday)

 A dispetto del titolo di questa arguta antologia italiana (di Alessandro Protti e Roberto Capasso), con Billie Holiday qui di ellingtoniano c’è solo Ben Webster.

 Nel 1936 Billie era nel pieno dei suoi mezzi vocali, ma interpreta lo standard di Kern con una nota asprigna e disincantata già caratteristica, di fatto dirigendo il piccolo gruppo in direzione di uno swing potente e schietto.

 Una curiosità è Vido Musso, il tenorista illustratosi soprattutto con Kenton, qui al clarinetto.

 The Way You Look Tonight (Fields, Kern), da «The Complete Billie Holiday With The Ellingtonians, 1935-1937», King Jazz KJ 143 FS. Billie Holiday con Irving «Mouse» Randolph, tromba); Vido Musso, clarinetto; Ben Webster, sax tenore; Teddy Wilson, piano; Allan Reuss, chitarra; Milt Hinton, contrabbasso; Gene Krupa, batteria. Registrato il 21 ottobre 1936.

venerdì 5 maggio 2017

Avalon (Jimmie Lunceford)

 Arrangiamento squisito di Eddie Durham, uno dei grandi arrangiatori della Swing era (bellissimo il chorus dei tromboni, interpretato dall’unica sezione che potesse rivaleggiare con quella coeva di Duke Ellington), eseguito con allarmanti precisione e souplesse dall’orchestra di Jimme Lunceford.

 Avalon (Jolson-Rose-DeSilva), da «Jimmie Lunceford and His Orchestra 1934-1935», Chronological Classics 505. Jimmie Lunceford and His Orchestra: Eddie Yompkins, Paul Webster, Sy Oliver, tromba; Elmer Crumbley, Russell Bowles, Eddie Durham, trombone; Dan Grissom, clarinetto; Willie Smith, Laforet Dent, sax alto; Joe Thomas, sax tenore; Earl Carruthers, sax baritono; Edwin Wilcox, piano; Al Norris, chitarra; Moses Allen, contrabbasso; Jimmy Crawford, batteria. Registrato il 29 maggio 1935.

domenica 30 aprile 2017

Hot And Bothered (Clarence Profit)

 Su Clarence Profit (1912-1944), che ci ha lasciato così poche registrazioni, ci sarebbe invece tanto da dire e un’altra volta lo farò. Di questa esecuzione merita osservare che presenta la, a mia conoscenza, prima istanza di influsso di jazz europeo sul jazz americano: parlo del chitarrista Jimmy Shirley, che aveva evidentemente ascoltato con attenzione Django Reinhardt.

 Hot And Bothered (Ellington), da «Kings & Queens of Ivory 1: 1935-1940», MCA MCA-1329. Clarence Profit, piano; Jimmy Shirley, chitarra; Benjamin Brown, contrabbasso. Registrato l’11 settembre 1940.

giovedì 24 novembre 2016

Bugle Call Rag – It Had To Be You (Adrian Rollini)

 E poi ogni tanto passa a farci un saluto quel capo ameno di Adrian Rollini con uno dei suoi tanti strumenti più o meno loschi – qui è il sax basso, di cui Rollini rimane il più insigne esponente – e i suoi spensierati arrangiamenti, sempre eseguiti da musicisti di prim’ordine; in It Had senti anche un assolo di Benny Goodman.

 Sempre un piacere sentir cantare la scozzese Ella Logan (1910-1969), che qui ricorda un po’ Ella Fitzgerald giovane; quest’ultimo pezzo è un reload dal 21 ottobre 2015.

 Bugle Call Rag (Pettis-Meyers-Schoebel), da «Adrian Rollini 1934-1938», Retrieval RTR 79042. Jonah Jones, tromba; Sid Stoneburn, clarinetto e sax alto; Adrian Rollini, sax basso; Fulton McGrath, piano; Dick McDonough, chitarra, Al Sidell, batteria. Registrato il 17 marzo 1937.

 It Had To Be You (Jones-Kahn), id. Adrian Rollini And His Orchestra: Manny Klein, Dave Klein, tromba; Jack Teagarden, trombone; Benny Goodman, clarinetto; Arthur Rollini, sax tenore; Adrian Rollini, sax basso; George van Eps, chitarra; Artie Bernstein, contrabbasso; Stan King, batteria; canta Ella Logan. Registrato il 23 ottobre 1934.

lunedì 21 novembre 2016

Blue Goose (Duke Ellington)

 Io qui non ho parole se non quelle che servono a nominare l’evidenza. Dalla stupefacente introduzione pianistica alla sequenza di assoli (Hodges! Carney!! Webster!!! Cootie Williams!!! Lawrence Brown!!!) ai due ineffabili chorus orchestrali, il primo incredibilmente con il baritono di Carney come lead che emerge e s’immerge nel tessuto orchestrale come un filo di trama, al finale sospeso su una settima minore, questo è uno dei più grandi pezzi di jazz mai confidati al disco.

 Blue Goose (Duke Ellington), da «Never No Lament: The Blanton-Webster Band», Bluebird 82876 50857 2. Wallace Jones, Cootie Williams, tromba; Rex Stewart, cornetta; Joe Nanton, Lawrence Brown, trombone; Juan Tizol, trombone a pistoni; Barney Bigard, clarinetto e sax tenore; Johnny Hodges, sax alto e soprano; Otto Hardwick, sax alto; Ben Webster, sax tenore; Harry Carney, sax baritono; Duke Ellington, piano; Fred Guy, chitarra; Jimmy Blanton, contrabbasso; Sonny Greer, batteria. Registrato il 28 maggio 1940.

lunedì 2 maggio 2016

The Man I Love (Billie Holiday & Lester Young)

 The Man I Love (G. & I. Gershwin), da «The Lester Young Story Vol. 4», Columbia 34843. Billie Holiday con Buck Clayton, Harry Edison, tromba; Earle Warren, Jack Washington, sax alto; Lester Young, sax tenore; Joe Sullivan, piano; Freddy Greene, chitarra; Walter Page, contrabbasso;  Jo Jones, batteria. Registrato il 13 dicembre 1939.

giovedì 21 aprile 2016

Maple Leaf Rag – I’ve Found A New Baby – Shag (Sidney Bechet)

 Nel 1932, tornato da poco da una delle sue esplorazioni europee nel corso della quale era riuscito anche a finire in galera a Parigi per un anno (niente di che, aveva preso a revolverate un altro musicista americano; l’aveva mancato ma aveva ferito dei passanti), Sidney Bechet mise insieme, a New York, un sestetto con il trombettista Tommy Ladnier e con quello incise anche diversi dischi molto belli.

 Ma la Depressione infuriava: i due finirono con il dover sciogliere il complesso e aprire una stireria, dove Ladnier arrotondava anche lustrando le scarpe degli avventori. La vita del jazzman è sempre dura, ma in certi periodi è stata più dura che in altri, mi pare.

 Maple Leaf Rag (Joplin), da «Sidney Bechet & The New Orleans Feetwarmers Vol. 1», King Jazz sm 3571. Tommy Ladnier, tromba; Teddy Nixon, trombone; Sidney Bechet, sax soprano; Henry Duncan, piano; Wilson Meyers, contrabbasso; Morris Morand, batteria. Registrato il 15 settembre 1932.

 I’ve Found A New Baby (Palmer-Williams), id.

 Shag (Bechet), id.