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lunedì 20 marzo 2017

Greasy Kid Stuff (Harold Mabern) RELOADED

   Reload dal 2011 

 Harold Mabern è un altro formatosi alla scuola di Memphis, la stessa dalla quale sono usciti, fra molti, Booker Little e Frank Strozier, due comparsi di recente su questi schermi. In questo disco del 1970 apprezzerai lo stile bluesy di Mabern, le sue orecchiabilissime e ingegnose composizioni, Lee Morgan, naturalmente, e Hubert Laws, che si sente di norma suonare il flauto come un fauno e che qui suona un sax tenore sorprendentemente, e molto piacevolmente, gutsy

 Greasy Kid Stuff (Mabern), da «Greasy Kid Stuff!», Prestige PR 7764. Lee Morgan, tromba; Hubert Laws, sax tenore; Harold Mabern, piano; Buster Williams, basso elettrico; Idris Muhammad, batteria. Registrato il 26 gennaio 1970.

venerdì 8 aprile 2011

Welcome (John Coltrane), A Hundred Years from Today (Harold Mabern), I Ain’t Gettin’ Any Younger (Woody Herman)

  Non sarà ignoto a chi spulci i commenti di questo blog come oggi compia gli anni Paolo «il Lancianese», uno della piccola e sceltissima coterie che Jazz nel pomeriggio è riuscito a raccogliersi d’attorno in quasi un anno di pubblicazione presso che ininterrotta, e inoltre l’uomo che ha praticamente assassinato il quiz mensile single-handedly, riducendo voialtri tutti nella vergogna.

  La scelta di Welcome di Coltrane è spiegata dalle prime note del tema, e qui dovrete arrivarci da soli; A Hundred Years from Today con Harold Mabern è un augurio che ci si ritrovi qui tutti, con il Lancianese e tutti gli altri magari non fra cento anni, e magari neanche qui, ma insomma, che ci si ritrovi.

  L’ultimo pezzo, cantato da Woody Herman, esprime una constatazione e per caso felice conclude il cinquecentesimo post di Jazz nel pomeriggio.

  Welcome (Coltrane), da «The Classic Quartet – Complete Impulse! Studio Recordings», Impulse! IMPD8-280. John Coltrane, sax tenore; McCoy Tyner, piano; Jimmy Garrison, contrabbasso; Elvin Jones, batteria. Registrato il 26 maggio 1965.



  A Hundred Years from Today (Washington-Young), da «Mabern’s Grooveyard», DIW-621. Harold Mabern, piano; Christian McBride, contrabbasso; Tony Reedus, batteria. Registrato il 20 agosto 1996.



  I Ain’t Gettin’ Any Younger (Benny Carter), da «Keeper Of The Flame: The Complete Capitol Recordings», Capitol 984532-2. Stan Fishelson, Bernie Glow, Red Rodney, Shorty Rogers, Ernie Royal, tromba; Bill Harris, Bob Swift, Earl Swope, Ollie Wilson, trombone; Woody Herman, clarinetto, sax alto, canto; Sam Marowitz, sax alto; Al Cohn, Zoot Sims, Stan Getz, sax tenore; Serge Chaloff, sax baritono; Terry Gibbs, vibrafono; Lou Levy, piano; Chubby Jackson, contrabbasso; Don Lamond, batteria. Registrato nel 1948.

lunedì 21 marzo 2011

You Don’t Know What Love Is - Misty (Harold Mabern)

  Ho un debole per Harold Mabern e per i pianisti di quel tipo, intensamente bluesy, ma il piano solo non mi sembra la situazione in cui rendono meglio. Per esempio, in «Misty», disco inciso nel 2007, Harold non evita di apparire uniforme e sommario, per non dire rozzo, nel fraseggio e nelle dinamiche, soprattutto in pezzi che hanno conosciuto rese pianistiche di altissimo esito, come Stolen Moments. A momenti, p.e. in You Don’t Know What Love Is, risolto in un uniforme martellamento (dopo un pur promettente vamp introduttivo, molto tyneriano nelle sue armonie quartali), sembra che il pianista abbia semplicemente fretta di finire, perché la canzone non gli piace, e il risultato è molto semplicemente… piuttosto brutto. Io te lo faccio sentire, mi dirai un po’ tu.

  Non così in Misty, ballad su cui i pianisti hanno sempre riversato sciroppo a brocche, a cominciare dal suo autore. Qui, è vero, lo stride di Mabern è sui generis, un po’ a pendola, ma la composizione si giova della sua asciuttezza e devozione allo swing e al blues. Nota poi come Mabern esegua all’inizio anche il verse, la strofa, della canzone, non limitandosi al chorus.

  You Don’t Know What Love Is (Raye-De Paul), da «Misty», Venus AVEN 19197. Harold Mabern, piano. Registrato nel 2007.



  Misty (Garner), ibid.

venerdì 18 febbraio 2011

There’s A Kind Of Hush (Harold Mabern)

  Fra anni Sessanta e Settanta, completatosi vittoriosamente l’avvento del rock e del pop («vittoriosamente» per il r. e per il p., intendo), e ritraendosi la marea del soul jazz, era cosa non insolita che jazzisti di scelto pedigree si cimentassero con qualche hit del momento, non sempre di qualità insigne, spesso inglese. È il caso, qui, dell’a me caro Harold Mabern, nel 1968 con un suo quintetto con due sax tenori: uno è George Coleman (a me carissimo), l’altro il poco noto Buddy Terry, che contrasta bene assai, per sonorità e fraseggio, con il collega – ma lui dovrò fartelo sentire in un altro pezzo da questo disco, perché qui Terry non prende nemmeno un assolo di quattro battute. La canzone fu resa nota dagli inglesi Herman’s Hermit; il piacevole shuffle che qui la ritmica vi conferisce estorce a Mabern, a tratti, degli accenti jamaliani, e asciuga la canzonetta, comunque non infame, dagli zuccheri in eccesso.

  There’s A Kind Of Hush (Reed-Stephens), da «A Few Miles from Memphis», Prestige PRCD 24288-2. George Coleman, Buddy Terry, sax tenore; Harold Mabern, piano; Bill Lee, contrabbasso; Walter Perkins, batteria. Registrato l’11 marzo 1968.