Getting Sentimental è un altro di quegli standard degli anni Trenta che sono passati di moda, con tutto che era fra i preferiti di Monk. Tom Harrell ed Ethan Iverson lo prendono con le molle, ciascuno alla sua maniera: lirica malgrado tutto quella di Harrell, che risente un po’ gli anni nella sonorità ma non nella logica del fraseggio; spontaneamente cervellotica ma provvista di una sua sconcertante, inconfondibile poesia quella di Iverson, il titolare della seduta, che la canzone aveva già suonato in uno dei suoi primi dischi da leader sempre conferendole un tono spettrale.
I’m Getting Sentimental Over You (Washington-Bassman), da «Common Practice», ECM. Tom Harrell, tromba; Ethan Iverson, piano; Ben Street, contrabbasso; Eric McPherson, batteria. Registrato nel gennaio 2017.
Nel disco recentissimo di duetti per la ECM registrato negli studi della radio della Svizzera italiana, Iverson, finalmente scioltosi dai Bad Plus, e l’antico sodale Turner lo riprendono, citando il tema (la parafrasi) alla fine. Iverson è autore di un’esegesi sottile di Tristano e Turner è notoriamente inlfuenzato da Warne Marsh.
Il titolo dell’album, ne sono quasi certo, si deve a Ethan Iverson; è il titolo di uno dei romanzi del ciclo «A Dance to the Music of Time» di Anthony Powell.
Dixie’s Dilemma (Marsh), da «Temporary Kings», ECM 2583. Mark Turner, sax tenore; Ethan Iverson, piano. Registrato nel 2018.
Nel terzo disco a suo nome, a venticinque anni, suonando tutti standard, Ethan Iverson esprimeva già bene la sua personalità capziosa e il suo trasporto assoluto, a suo modo asceticamente perverso, per la tradizione del jazz. Nota priva d’interesse: The Song Is You è una delle mie canzoni preferite.
The Song Is You(Kern-Hammerstein), da «Deconstruction Zone (Standards)», Fresh Sound FSNT 047 CD. Ethan Iverson, piano; Reid Anderson, contrabbasso; Jorge Rossy, batteria. Registrato il 4 aprile 1998.
La cosa non mi sorprende: come ti ho detto più volte, mi pare che già da anni Iverson avesse ormai più poco o niente a che fare con i Bad Plus, che sono sempre stati soprattutto un’idea di Reid Anderson. Anzi, mi domando come abbia resistito tanto a lungo. Con la sua uscita non so proprio che cosa potrà rimanere della band, senza nulla levare a Evans, che è un buon pianista.
Comunque voglio ricordare i BP, un trio che ai suoi esordi a me è piaciuto molto, tanto da averteli proposti spesso, così come li ho conosciuti, con un caratteristico pezzo (composto da David King) dal loro disco forse più bello, «These Are The Vistas».
1972 Bronze Medalist (King), da «These Are The Vistas», Columbia CK 87040. The Bad Plus: Ethan Iverson, piano; Reid Anderson, contrabbasso; David King, batteria. Registrato nel settembre o ottobre 2002.
È possibile che un artista sia troppo intelligente per la salute della sua opera? Secondo me, no: visto che l’arte è una forma articolatissima di conoscenza, sarebbe come dire che uno scienziato può essere troppo intelligente. Casomai, si daranno casi in cui un lavoro risulti squilibrato perché l’intelligenza dell’artefice ha fatto aggio sugli altri elementi dell’invenzione e dell’espressione.
Comunque è sempre bello vedere o, nella specie, sentire un’intelligenza acuminata al lavoro. Ascolta qui Ethan Iverson in questo disco a nome di Tootie Heath: intelligente e perversamente cervellotico in I Will Survive, intelligente e un po’ accidioso in Con Alma.
Buona fine d’anno. Se sono ancora sveglio, magari ci risentiamo proprio alla mezzanotte, come l’anno passato.
I Will Survive(Fekaris-Perren), da «Philadelphia Beat», Sunnyside SSC 1403. Ethan Iverson, piano; Ben Street, contrabbasso; Albert «Tootie» Heath, batteria. Registrato nell’ottobre 2014.
Che impiastro questo blog. Da una parte, decido di dare più attenzione all’attualità jazzistica; dall’altra, quest’attualità riguarda i soliti coi quali ti affliggo da anni, e per lo più in un repertorio scontato. Per dire, questo disco è nuovissimo, ma Ethan Iverson dev’essere questa la terza o la quarta volta in due settimane; e Song For My Father non è proprio una scelta estrosa.
Ad ogni modo, bello il disco e bella anche la versione del classico di Horace Silver, in cui Ron Carter si sente fare di tutto a eccezione del famoso obbligato eseguito da Teddy Smith nell’editio princeps.
Il titolo del disco è una citazione da Wodehouse, passione che Ethan Iverson condivide con me.
Song For My Father (Silver), da «The Purity Of The Turf», Criss Cross Jazz 1391. Ethan Iverson, piano; Ron Carter, contrabbasso; Nasheet Waits, batteria. Registrato il 22 febbraio 2016.
The Song Is You (Kern-Hammerstein), da «Deconstruction Zone (Standards)», Fresh Sound FSNT 047 CD. Ethan Iverson, piano; Reid Anderson, contrabbasso; Jorge Rossy, batteria. Registrato il 4 aprile 1998.
Body And Soul (Sour-Heyman-Green), da «The Minor Passions», Fresh Sound New Talent FSNT 065CD. Ethan Iverson, piano; Reid Anderson, contrabbasso; Billy Hart, batteria. Registrato nel maggio 1999.
Questo è il primo disco a proprio nome di Ethan Iverson, un artista che qui sopra è presente forse più nelle citazioni dal suo indispensabile blog che dai suoi dischi. Iverson (1973), che è tuttavia un pianista di grande talento e notevole personalità, oltre che un notevolissimo pensatore sulla musica, è il pianista dei Bad Plus.
Non è facile dire qualcosa di nuovo suonando uno standard strasentito come I’ll Remember April, ma direi che il giovane Ethan Iverson ci sia riuscito, in questo disco di quasi esordio del 1998.
I’ll Remember April (Johnston-Raye-DePaul), da «Deconstruction Zone», Fresh Sound FSNT 047 CD. Ethan Iverson, piano; Reid Anderson, contrabbasso; Jorge Rossy, batteria. Registrato il 4 aprile 1998.
Adempio all’impegno preso ieri ed ecco il quartetto di Billy Hart fresco fresco di ECM (si tratta di un «disco ECM» con tutte le connotazioni che, in questo mio recinto, per lo più non sono positive? Sì, dal punto di vista della presa sonora, che è molto diversa da quella del disco precedente; e anche dal punto di vista compositivo. Ma non direi che Hart e i suoi si siano compromessi, anzi, questa musica rappresenta probabilmente la punta più avanzata della disponibilità di Manfred Eicher verso un’estetica tradizionalmente jazzistica - ciò non toglie che, nel complesso, io abbia preferito lievemente il primo disco).
Ohnedaruth (senza relazione con una composizione omonima dell’Art Ensemble of Chicago: è una parola sanscrita che significa «compassione») è un d’apres di Ethan Iverson su Giant Steps di Coltrane. L'introduzione del pianista è chiarissimamente memore dei complex di Lennie Tristano, un musicista di cui Iverson è uno dei critici più lucidi e profondi, come sa chi segue il suo blog Do the Math. Colgo l’occasione per osservare come ormai da un pezzo i Bad Plus stiano stretti a Iverson, musicista di grandissimo talento e di intelligenza critica ancora più grande. Ma si tratta pur sempre della sua rent-paying gig, come dicono gli Americani.
Di Mark Turner bene dice il Lancianese nel suo commento al post precedente.
Ohnedaruth (Iverson), da «All Our Reasons», ECM 2248. Mark Turner, sax tenore; Ethan Iverson, piano; Ben Street, contrabbasso; Billy Hart, batteria. Registrato dal 13 al 15 giugno 2011.
Adesso facciamo un esperimento. Ho ricevuto da un corriere, circa mezz’ora fa, un po’ di dischi che avevo ordinato, fra cui questo di Ethan Iverson del 1998, che mi mancava. Come il disco gemello, «Deconstruction Zone», anche questo porta note dettagliate e capricciose del pianista.
Prima ancora di aver sentito una nota del disco, carico il pezzo la cui descrizione ho trovato più suggestiva. Lo ascolteremo insieme.
New Chimes blues. Il nostro eroe è in una stanza che dà su una piazza con chiese e campanili. I suoi inseguitori si avvicinano mentre lui si veste, controlla il passaporto e arma la pistola. Le campane cominciano a suonare.
New Chimes Blues (Iverson), da «Construction Zone», Fresh Sound FSNT 046 CD. Ethan Iverson, piano; Reid Anderson, contrabbasso; Jorge Rossy, batteria. Registrato il 4 aprile 1998.
In questo periodo, come ti sarai accorto, sto riflettendo sulla questione del «repertorio» nel jazz moderno e della reinterpretazione di composizioni jazzistiche del passato.
Keith Jarrett, che come ogni pianista jazz moderno ha le radici nel bebop (anche se è stato fra quelli che se ne è più cospicuamente distanziato), queste origini ha omaggiato in particolare nell’ultimo suo disco con l’American Quartet, e segnatamente in Bop-Be, un pezzo che a me pare proprio una versione di Confirmation di Parker, forse con un’alterazione del bridge e con una melodia diversa (tu che ne dici?). Senza rinunciare a nessuna delle sue idiosincrasie e a dispetto di una sezione ritmica in questo senso non idiomatica, la sua è, al cuore, un’esecuzione bebop di classe.
Bop-Be, da «Bop-Be», Impulse! IA 9334. Keith Jarrett, piano; Charlie Haden, contrabbasso; Paul Motian, batteria. Registrato nel febbraio 1977.
Quasi trent’anni dopo, Billy Hart con il suo quartetto di giovani cannoni dà di Confirmation una versione, boh, postmoderna?, in cui lo head originale di Parker è mantenuto, anzi, è enunciato con deliberata pedanteria, come Jarrett non faceva, mentre i solisti seguono poi il giro armonico parkeriano con una molta libertà e completa discrezione ritmica; Ethan Iverson è al suo più astratto e arzigogolato, anche se si concede la civetteria di inserire, nei primi chorus del suo assolo, una delle citazioni predilette di Parker, la Habanera della Carmen. Se Jarrett dava del bebop una versione elaborata ma di discendenza ancora chiara e non rinnegata, qui la musica di Parker appare definitivamente storicizzata, cioè lontana: tanto che i quattro non hanno sentito, come Jarrett, il bisogno di cambiare titolo.
Confirmation (Parker), da «Quartet», High Note HCD 7158. Mark Turner, sax tenore; Ethan Iverson, piano; Ben Street, contrabbasso; Billy Hart, batteria. Registrato il 14 ottobre 2005.
Ethan Iverson ha esordito discograficamente nel 1993, ventenne, con questo disco che già mostra una personalità definita e un penchant intellettuale, non solo nello stile pianistico ma anche nelle sue composizioni (e nei loro titoli) e nella scelta del repertorio, con pezzi di Ellington, Parker, Nichols e Coleman. Bel colpo, poi, l’aver scritturato Dewey Redman.
Qui ti propongo un suo pezzo in trio e School Work di Ornette Coleman, che dà il titolo al disco.
Sometimes a Half-Life Is Just Not Enough (Iverson), da «School Work», Mons Records CD 875-877. Ethan Iverson, piano; Johannes Weidenmueller, contrabbasso; Falk Willis, batteria. Registrato il 10 aprile 1993.
School Work (Coleman), ib. più Dewey Redman, sax tenore.
Due terzi dei Bad Plus in questa bellissima ripresa dal vivo del 1999 con Billy Hart alla batteria. Scrive Ethan Iverson di questo pezzo: «l’ho scritto per il mio eroe Jimmy Yancey, il più profondo dei pianisti del boogie-wooogie. Lavorava come custode [groundskeeper] al Comiskey Park, il campo di baseball di Chicago».
Blues for the Groundskeeper (Iverson), da «The Minor Passions», Fresh Sound FSNT 064CD. Ethan Iverson, piano; Reid Anderson, contrabbasso; Billy Hart, batteria. Registrato nel maggio 1999.
Ti ho già fatto ascoltare questa canzone nella versione di un altro trio pianistico, quello di un giovane Cecil Taylor. Qui te la ripresento nella versione che, nel 1998, ne ha dato Ethan Iverson, noto soprattutto come pianista dei Bad Plus e mio preferito fra i giovani pianisti jazz (e manutentore dell'indispensabile blog Do the Math, v. qui a destra). Iverson mi ha detto di aver conosciuto la canzone proprio nella versione di Taylor.
Dove l’esecuzione di Taylor era provocatoriamente modernistica, quella di Iverson è liricamente postmoderna (dedico il pezzo al mio amico Alessando Achilli, a cui per vie piuttosto attorte è caro).
This Nearly Was Mine (Rodgers- Hammerstein III), da «Deconstruction Zone», Fresh Sound FSNT 047 CD. Ethan Iverson, piano; Reid Anderson, contrabbasso; Jorge Rossy, batteria. Registrato il 4 aprile 1998.