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venerdì 24 gennaio 2020

Nardis – Waves – Permutations (Jeremy Steig)


 Non avesse altri meriti, al jazz andrà riconosciuto quello di aver corroso e quindi dissolto la «norma classica» per quanto riguarda la produzione del suono su tutti gli strumenti, in particolare legni e ottoni, dando franchigia a soffi, raspi, sputi, ansiti e stranguglioni.

 Non esagero: queste tecniche estese, più effetti percussivi, diteggiature a vuoto, gemiti etc, si sentono tutte fino all’ultimo sangue per opera del portentoso Jeremy Steig, soprattutto in Nardis. Nemmeno Rahsaan Roland Kirk, che la vulgata vuole abbia introdotto il canto nel flauto (ma è falso: il primo, almeno su disco, fu Sam Most) e l’overblowing, era arrivato a tanto. A petto di Steig, Rahsaan sembra Jean-Pierre Rampal.

 A parte questo, ecco un bel disco con una forte venatura funky, privo tuttavia di suoni elettrici. Unico artificio, brevi tratti di overdubbing del flauto.

 Nardis (Davis), da «Howlin’ For Judy», Blue Note 50999 5 22382 2 2. Jeremy Steig, flauto; Eddie Gomez, contrabbasso; Don Alias, batteria. Registrato l’11 febbraio 1970.

 Waves (Steig-Gomez), id.

 Permutations (Steig-Gomez), id.

martedì 5 aprile 2016

Straight, No Chaser (Bill Evans)

 Straight, No Chaser (Monk), da «The Complete Bill Evans On Verve», Verve. Jeremy Steig, flauto; Bill Evans, piano; Eddie Gomez, contrabbasso; Marty Morell, batteria. Registrato il 30 gennaio 1969.

venerdì 25 novembre 2011

Blue Seven - Well, You Needn’t (Jeremy Steig)

  Credo che il flauto sia lo strumento più negletto su Jazz nel Pomeriggio, anzi: ora non mi va di controllare, ma non credo che vi sia mai apparso altro flautista che Eric Dolphy, e anche lui in non più di un paio d’occasioni.

  Metto una toppa con Jeremy Steig, un musicista elusivo, che si è visto poco e ha inciso ancora meno (credo che oggi si dedichi in prevalenza alla pittura, sulle orme del padre, storico vignettista del New Yorker) ma che fra anni ’60 e ’70 fu gradito al pubblico e apprezzato dai colleghi, tanto che Bill Evans, che come non tutti sanno era un discreto flautista, lo volle con sé in un disco.

  Sul finire degli anni Sessanta la musica di Steig virò verso la fusion, ma il suo disco d’esordio «Flute Fever» (1963) era prettamente jazzistico, composto tutto di standard o di celebri composizioni jazz come appunto Blue Seven, leggendaria esecuzione di Sonny Rollins (con il titolo originale di Blue 7) in «Saxophone Colossus», e Well, You Needn’t. Il suono raschiato, fischiante di Steig si deve anche alla particolare imboccatura che era costretto a usare per via di un qualche incidente che aveva subìto alla bocca.

  Nel disco si ascolta anche il concettoso pianista Danny Zeitlin, un altro artista che, come Steig, ha sempre alternato la musica con un’altra attività: nel caso suo, la psichiatria.

  Blue Seven (Rollins), da «Flute Fever», CBS/Sony SOPM 159. Jeremy Steig, flauto; Danny Zeitlin, piano; Ben Tucker, contrabbasso; Ben Riley, batteria. Registrato il 23 ottobre 1963.



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  Well, You Needn’t (Monk), id.



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