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martedì 17 maggio 2022

Snowy Morning Blues – The Mule Walk (James P. Johnson)

 Su JP Johnson, uno dei primi e dei più grandi pianisti del jazz, ho da molto tempo in animo scrivere un post un po’ articolato, soprattutto dopo aver letto il bel libro di Riccardo Scivales Storie di vecchi pianisti jazz e di come funzionava la loro musica, ma in questi giorni me ne mancano tempo e tempra.

 Poco male, intendiamoci. Intanto eccoti due gemme dal repertorio di JPJ; in Snowy Morning Blues t’invito a notare, nel secondo tema, le walking tenths alla mano sinistra.

 Snowy Morning Blues (Johnson), da «Father of the Stride Piano», Columbia. James P. Johnson, piano. Registrato il 25 febbraio 1927.

 The Mule Walk (Johnson), ib., registrato il 14 giugno 1939.

sabato 26 settembre 2020

Mule Walk (James P. Johnson)

 Stride piano!

 Mule Walk (Johnson), da «The Complete Edmond Hall, James P. Johnson, Sidney De Paris, Vic Dickenson Blue Note Sessions», Mosaic. James P. Johnson, piano. Registrato il 15 dicembre 1943. 

martedì 1 novembre 2016

What Is This Thing Called Love? (James P. Johnson) RELOADED

Reload dal 28 luglio 2010.
 Da James P. Johnson, massimo rappresentante dello stride piano e uno dei maggiori pianisti di jazz, ecco la prima versione mai registrata di questa celeberrima canzone di Cole Porter, incisa l’anno dopo la sua pubblicazione. 

 Alle nostre orecchie, avvezze a migliaia di interpretazioni moderne, potrà sembrare strana, cupa o addirittura truculenta nei suoi accenti così marcati; in realtà James P. Johnson è più vicino al testo di chiunque, data anche l’ovvia vicinanza temporale alla composizione: nota fra l’altro come ne esegua il verse, cioè la strofa, non si limitandosi al chorus secondo la prassi moderna; quindi, come improvvisi mantenendosi strettamente accosto alla melodia.
What Is This Thing Called Love? (Porter), da «King Of Stride Piano 1918-1944», Giant Of Jazz Recordings. James P. Johnson, piano. Registrato nel gennaio 1930.

giovedì 3 settembre 2015

Chicago Blues (James P. Johnson & Fats Waller)

 Questo pezzo novelty del 1928, inciso da James P. Johnson con, fra gli altri, due membri dell’orchestra di Duke Ellington e il suo pupillo Fats Waller, non è nulla di memorabile, ma ci fa ascoltare Johnson e Waller in ottima forma, che è sempre un bell’ascoltare, Cootie Williams e un topos del jazz classico e dell’immaginario mitologico afroamericano fra Otto e Novecento, il treno, che qui porta in sé di sicuro anche la memoria delle grandi migrazioni interne verso il Nord degli anni Dieci del secolo scorso.

 Tipico di un pezzo così, e già arcaico all’epoca, è l’uso della parola «blues» per una composizione che blues non è, così come certe brusche modulazioni e brevi passaggi a toni interi.

 Chicago Blues (C. Straight), da «Harlem Stride Piano», Hot’n’Sweet 151032. Cootie Williams, Louis Metcalf, tromba; trombone, sax alto, clarinetto, sax tenore non identificati; James P. Johnson, Fats Waller, piano; Joe Watts, contrabbasso; Perry Bradford, voce recitante. Registrato il 18 giugno 1928.

sabato 10 maggio 2014

After Tonight (James P. Johnson)

 Un James P. Johnson abbastanza tardo ma ancora piuttosto in gamba, in compagnia illustre.

 After Tonight (Johnson), da «Swing Street. Original 1931-39 Recordings», TAX S-9-2. Red Allen, tromba; J. C. Higginbotham, trombone; Buster Bailey, clarinetto; Gene Sedric, sax tenore; James P. Johnson, piano; Al Casey, chitarra; Johnny Williams, contrabbasso; Sidney Catlett, batteria. Registrato il 9 marzo 1939.



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domenica 8 settembre 2013

Carolina Shout I, II (James P. Johnson)

 Carolina Shout è la composizione più famosa di James P. Johnson, il padre dello stride piano newyorkese, ed è il vero banco di prova del pianista stride. Non so quanto di ciò appaia a chi non abbia nessuna pratica del pianoforte, ma lo stride è uno stile tecnicamente molto impegnativo; una semplice occhiata a una trascrizione di Carolina Shout come la eseguono Johnson o Fats Waller incute rispetto.

 Nella sua struttura politematica, la parentela di primo grado dello stride originale con il ragtime è evidente; addirittura, a quest’altezza, una composzione come Carolina Shout, che qui ascolti nella prima versione datane dal suo autore, può senz’altro definirsi un ragtime scorciato. Questi legami sono forse più evidenti nella contemporanea versione «orchestrale» che segue.

 Carolina Shout (Johnson), da «Harlem Stride Piano 1921-1929», Hot’n Sweet 151032. James P. Johnson, piano. Registrato il 18 ottobre 1921.



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 Carolina shout, ib. Johnson con gruppo strumentale non identificato: cornetta, tombone, clarinetto, sax soprano, banjo, tuba, batteria. Registrato prob. nell’ottobre 1921.



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mercoledì 4 gennaio 2012

Eccentricity (James P. Johnson)

  Un esempio di syncopated waltz (anche noto come ragtime waltz per via della sua forma) da parte del grande James Price Johnson, il papà di tutti i pianisti di jazz, che senti qui non in una registrazione fonografica, ma in un rullo di pianoforte meccanico. L’esecuzione, ehm, meccanica e il suono risonante del player piano hanno un fascino macchinistico molto particolare, che nulla toglie alla fantasia e all’invenzione pianistica del pezzo.

  I walzer-ragtime furono popolari negli anni Dieci, e ne scrisse qualcuno anche Scott Joplin. L’ultimo esempio ne è forse il Jitterbug Waltz di Fats Waller, già negli anni Quaranta.

  Eccentricity (Johnson), da «King of Stride Piano 1918-1944», Giant Of Jazz Recordings. Rullo di pianola realizzato nel 1921.



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martedì 22 marzo 2011

Snowy Morning Blues (James P. Johnson)

  Un utile memento di stride piano autentico.

  Snowy Morning Blues (Johnson), da «King of Stride Piano 1918-1944», Giant Of Jazz Recordings. James P. Johnson, piano; Eddie Dougherty, tamburo rullante. Registrato nel 1944.

lunedì 9 agosto 2010

If I Could Be With You One Hour Tonight (Joe Williams) (James P. Johnson)

  La voce flessuosa, un po’ untuosa perfino (ma piacevolmente) di Joe Williams, accompagnata dallo sparuto Hammond di Count Basie e dalla chitarra inconfondibile di Freddie Green nel 1958, evoca un night club di quelli eleganti e costosi, insomma da potersi permettere un quintetto di questo calibro. Invece sei davanti a un computer, ah ah.

  If I Could Be With You One Hour Tonight (Johnson), da «Count Basie vol. 4», Bellaphon 625-50-019. Joe Williams con Count Basie, organo; Freddie Green, chitarra; George Duvivier, contrabbasso; Jimmy Crawford, batteria. Registrato nel 1958.




  Della mancata atmosfera con i suoi piacevoli annessi sei risarcito dal fatto che il computer, grazie a un blogger volonteroso, ti rende possibile ascoltare subito di seguito la medesima canzone dalle mani del suo compositore, James P. Johnson. Nel 1944 non era più in his prime né in buona forma fisica, tanto che il suo già colossale stride richiedeva il sostegno di un sia pur discreto rullante con le spazzole. Ma è pur sempre James P. Johnson, uno dei più grandi pianisti del jazz.

  If I could Be With You, da «King of Stride Piano 1918-1944», Giant Of Jazz Recordings. James P. Johnson, piano; Eddie Dougherty, tamburo rullante. Registrato nel 1944.




Quiz #4

domenica 1 agosto 2010

You’Ve Got To be Modernistic (James P. Johnson) (Jason Moran)

  Per James P. Johnson essere «modernistic» significava essenzialmente – con simbolo musicale comune nel jazz degli anni Venti – la scala a toni interi (nelle seconde minori che ricorrono nel terzo tema di questo pezzo, qualcuno ha voluto sentire una prefigurazione del pianismo di Thelonious Monk, che citava JPJ fra i suoi preferitii).
  Jason Moran, nato nel 1975, di essere «modernistic» non ha invece nessun dovere né obbligo: suona James P. Johnson come, più avanti nello stesso disco, il Lied di Schumann Auf Einer Burg e Planet Rock di Afrika Bambaataa.

You’Ve Got To be Modernistic (Johnson), da «King of Stride Piano 1918-1944», Giant Of Jazz Recordings. James P. Johnson, piano. Registrato nel gennaio 1930.




You’Ve Got To be Modernistic, da «Modernistic», Blue Note 7246 5 39838 2 6. Jason Moran, piano. Registrato il 12 aprile 2002.


mercoledì 28 luglio 2010

What Is This Thing Called Love? (James P. Johnson)

  Da James P. Johnson, massimo rappresentante dello stride piano e uno dei maggiori pianisti di jazz, ecco la prima versione mai registrata di questa celeberrima canzone di Cole Porter, incisa l’anno dopo la sua pubblicazione. Alle nostre orecchie, avvezze a migliaia di interpretazioni moderne, potrà sembrare strana, cupa o addirittura truculenta nei suoi accenti così marcati; in realtà James P. Johnson è più vicino al testo di chiunque, data anche l’ovvia vicinanza temporale alla composizione: nota fra l’altro come ne esegua il verse, cioè la strofa, non si limitandosi al chorus secondo la prassi moderna; quindi, come improvvisi mantenendosi strettamente accosto alla melodia.

  What Is This Thing Called Love? (Porter), da «King of Stride Piano 1918-1944», Giant Of Jazz Recordings. James P. Johnson, piano. Registrato nel gennaio 1930.