L’organo nel jazz non mi piace (onde, per disdegnoso gusto, su Jazz nel pomeriggio negli anni te ne ho fatto ascoltare quasi tutti gli esponenti principali), con qualche sceltissima eccezione tuttavia; la più vistosa è Larry Young, che con «Unity» creò nel 1965uno dei più bei dischi di jazz di quel decennio.
La formazione è quella che è, e tutti suonano veramente come indemoniati.
Softly, As In A Morning Sunrise (Romberg-Hammerstein II), da «Unity», Blue Note 56416-2. Woody Shaw, tromba; Joe Henderson, sax tenore; Larry Young, organo; Elvin Jones, batteria. Registrato il 10 novembre 1965.
Il propriamente detto jazz-rock, che predata la fusion ed è grosso modo contemporaneo al progressive rock, aveva un approccio intellettuale più onesto ai suoi materiali, forse più ingenuo ma anche per questo più fertile, più creativo di tanta musica che è seguita su linee apparentemente simili, e questo è vero tanto del ciclopico trio «Lifetime», nominalmente cooperativo, in realtà di Tony Williams, quanto del primo «Return To Forever» di Chick Corea, che pure ascolteremo insieme fra non molto. Sono dischi in cui i musicisti suonano quello che sanno suonare, cioè il jazz, prendendo dal rock tutto quello che possono. Di fusione e di progresso, direi, se ne infischiano bellamente.
Non voglio attentarmi a sceverare queste esecuzioni nei loro elementi stilistici costitutivi, non ne sarei nemmeno capace. Per me questo è jazz (nonché, in certa misura, rock) originale, creativo e vivissimo, architettato da un grande del jazz (Williams) in associazione con un jazzista di grande talento (Young) e con uno strumentista che, abbandonato a sé, ha sempre prodotto del kitsch aggressivo ma che qui, dimentico di se stesso, contribuisce invece al progetto generale, soprattutto con la sua sonorità caratteristica e, in Via The Spectrum Road, anche con la sua voce cruda e ineducata.
«Emergency!» è famoso per godere della peggiore presa di suono ascoltabile in quegli anni in un disco registrato in studio. Io non so proprio dire.
Emergency (Williams), da «Emergency!», Polydor 849 068-2. John McLaughlin, chitarra; Larry Young, organo; Tony Williams, batteria. Registrato il 26 maggio 1969.
È un po’ che non ti infliggo Flamingo. Eccolo, anche come omaggio a Valentina.
Flamingo (Grouya-Anderson), da «Testifying» [Prestige] OJCCD-1793-2. Joe Holiday, sax tenore; Larry Young, organo; Thornel Schwartz, chitarra; Jimmie Smith, batteria. Registrato il 2 agosto 1960.
Soul jazz. Il disco d’esordio a proprio nome di Larry Young (1960) è inevitabilmente nel segno di Jimmy Smith, dai cui primi trii Young eredita qui il chitarrista Thornel Schwartz. Lo stile di Young (presente in non modica quantità su JnP: riferisciti qui a destra), tuttavia, già all’inizio contiene più spazio e più relax di quello di Jimmy Smith, che soprattutto nei primi anni era un vero tupamaro del jazz, e anche degli accenti gospel più genuini, o almeno che a me paiono tali.
Appena pochi anni dopo, Larry Young firmerà «Unity», uno dei capolavori degli anni Sessanta e di tutto il catalogo Blue Note.
Testifying (Young), da «Testifying», Prestige/OJCCD-1793-2. Larry Young, organo; Thornel Schwartz, chitarra; Jimmie Smith, batteria. Registrato il 2 agosto 1960.
Questo è l’ultimo disco in cui compare Larry Young, il valente organista che sarebbe morto pochi mesi dopo, ed è un duo con Joe Chambers, batterista di molti dischi importanti degli anni Sessanta e Settanta e, come si sente qui, pianista di buon livello. La strumentazione, con sintetizzatore , piano elettrico e percussioni esotiche varie, nonché la natura stessa di composizioni ed esecuzioni, parrebbero far inclinare l’impresa a momenti verso una musica New Age avanti lettera (Hello to the Wind): se non che erano invece gli anni Settanta e Young e Chambers venivano da ben altre esperienze (entrambi, fra l’altro, veterani Blue Note).
Morale, io trovo questo insolito disco assai suggestivo nella sua inclassificabilità.
Hello to the Wind (Chambers), da «Double Exposure», Muse MR 5165. Joe Chambers, piano; Larry Young, sintetizzatore, percussioni. Registrato il 17 novembre 1977.
Il titolo del pezzo (che è proprio da vergognarsi a non saperlo) e il nome del titolare del quartetto. Difficoltà apparente: a un’appena attenta considerazione, il quiz è piuttosto facile.
La soluzione, venerdì 31 in mattinata.
PS Quiz prestamente risolto da Paolo Lancianese! Era Sweet Lorraine (Burwell-Parish) dal primo disco di Larry Young, «Groove Street», OJCCD 1853, con Bill Leslie, sax tenore; Thornel Schwartz, chitarra, Jimmy Smith, batteria. Registrato nel febbraio 1962.
Zoltan è Zoltán Kodály (1882-1967), il compositore, etnomusicologo, didatta ungherese che avviò Béla Bartók allo studio dei canti popolari. Era un pallino di Woody Shaw, che ha composto il pezzo per l’unico disco di questo magnifico quartetto a nome di Larry Young.
Zoltan (Shaw), da «Unity», Blue Note 56416-2. Woody Shaw, tromba; Joe Henderson, sax tenore; Larry Young, organo; Elvin Jones, batteria. Registrato nel novembre 1965.
La mia indifferenza, confinante con il fastidio, per l’organo Hammond nel jazz conosce l’unica eccezione di questo disco meraviglioso di Larry Young, «il John Coltrane dell’organo».
The Moontrane (Shaw), da «Unity», Blue Note 56416-2. Woody Shaw, tromba; Joe Henderson, sax tenore; Larry Young, organo; Elvin Jones, batteria. Registrato nel novembre 1965.