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sabato 23 gennaio 2016

Sea Change – Debased Line (John Surman)

 Osserva la naturalezza con cui, in Sea Change, la musica trapassa da 3/2 a 6/4 (4 + 2) all’entrare del sax baritono solista di John Surman.

 Questo disco, ispirato alla dichiarazione dei diritti dell’uomo e registrato dal vivo nel 2001, è una specie di scrigno delle memorie di musica inglese: la banda, i madrigalisti, gli inni, Purcell, Gibbons, Walton, Elgar,  il progressive e oltre a tutto ciò Stravinskij, Gil Evans e perfino Stan Kenton, Don Ellis e Philip Glass.

 Sea Change (Surman), da «Free And Equal», ECM 1802. John Surman, sax baritono; Jack DeJohnette, piano e batteria; London Brass: Andrew Crowley, Paul Archibald, John Barclay, tromba; Anne McAneney, flicorno; Richard Bissill, corno; Dan Jenkins, Richard Edwards, David Purser, trombone; David Stewart, trombone basso; Owen Slade, tuba. Registrato nel giugno 2001.

 Debased line (Surman), id. ma Surman suona il clarinetto basso.

sabato 27 luglio 2013

Central Park West (John Coltrane) (Jack DeJohnette)

 La ballad di John Coltrane – una linea estatica in forma AA' che non richiede improvvisazione, come Naima – , prima nella versione dell’Autore (1960), poi in un'armonizzazione a quattro parti di Jack DeJohnette nel 1979.

 Central Park West (Coltrane), da «Coltrane’s Sound», Atlantic 7567-81358-2. John Coltrane, sax soprano; McCoy Tyner, piano; Steve Davis, contrabbasso; Elvin Jones, batteria. Registrato il 24 ottobre 1960.



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 Central Park West, da «Special Edition», ECM 1152. Jack DeJohnette, melodica; Arthur Blythe, sax alto; David Murray, sax tenore; Peter Warren, violoncello. Registrato nel marzo 1979.



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venerdì 9 novembre 2012

Equipoise - Requiem Number 2 (Jack DeJohnette)

 Jack DeJohnette è un musicista che solo a momenti ha saputo esprimere in pieno il suo talento, che è vasto e soprattutto multiforme, essendo lui non solo un grande batterista ma un dotato compositore, arrangiatore e pianista (in questo senso non gli avrà giovato l’immenso e protratto successo dello Standard Trio di Keith Jarrett).

 Forse, globalmente, la sua resa migliore si trova nei primi dischi del gruppo Special Edition, incisi fra gli anni Settanta e gli Ottanta. Una tappa interessante del suo percorso, che ha lasciato tracce evidenti nella Special Edition, è rappresentata da questo disco di fine 1968, che schiera  alcuni allora giovani cannoni come Bennie Maupin, Stanley Cowell e, in coppia, Miroslav Vitous ed Eddie Gomez, e il veterano Roy Haynes in tre pezzi in cui Jack imbraccia, di tutti gli strumenti, la melodica (che riprenderà anche con la Special Edition) e nei due Requiem.

 Equipoise è la più nota composizione di Stanley Cowell. Qui la melodica suonata da DeJohnette conferisce agli ensemble un suono particolare e penetrante; lo strumento si addice poco all’assolo ma rivela l’inclinazione di Jack verso atmosfere quiete e rarefatte. Requiem Number 2 è un’improvvisazione, inopinatamente aperta dalla citazione di In a Sentimental Mood, dedicata ai recenti martiri statunitensi: i Kennedy, Malcolm X e il reverendo King.

 Equipoise (Cowell), da «The DeJohnette Complex», Milestone/OJC 00025218661720. Jack DeJohnette, melodica; Bennie Maupin, sax tenore; Stanley Cowell, piano elettrico; Eddie Gomez e Miroslav Vitous, contrabbasso; Roy Haynes, percussioni. Registrato il 26 dicembre 1968.



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 Requiem Number 2 (DeJohnette), ib. C.S. ma Maupin, flauto; Cowell, piano.



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domenica 30 gennaio 2011

Minority (Jack DeJohnette)

 Tutti i musicisti jazz suonano un po’ il piano, per ragioni che s’intuiscono facilmente; e ci sono arrivate registrazioni, anche molto famose, in cui Gillespie o Miles Davis hanno dovuto improvvisarsi pianisti accompagnatori. Ci sono poi musicisti che si sono illustrati su altri strumenti ma che potrebbero aver intrapreso una carriera di pianisti. Uno è Jack DeJohnette, che coma pianista in trio ha inciso nel 1985 questo disco, senza sforzarsi troppo nel cercargli un titolo. Eddie Gomez negli anni Settanta era stato il bassista di Bill Evans, con il quale proprio DeJohnette aveva suonato per un breve periodo nello stesso decennio; infine, Minority, che apre il disco, nel 1958 apriva «Everybody Digs Bill Evans» (con tutto ciò, DeJohnette suona piuttosto bene, ma è, o era, senz’altro meglio come batterista, e taccio del fatto che altrove in questo disco metta mano a un sintetizzatore, con risultati di perfetto abominio).

 Minority (Gigi Gryce), da «Piano Album», Landmark LCD-1504-2. Jack DeJohnette, piano; Eddie Gomez, contrabbasso; Freddie Waits, batteria. Registrato il 14 febbraio 1985.