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martedì 23 aprile 2019

Silence Is The Question – Boo-Wah – Silence Is The Question (The Bad Plus)


  Non mi sono accinto a questo blog, nel 2010, con l’idea che dovesse servire mai ad altro che a trovarmi la compagnia di qualche jazzofilo e a pungermi a scrivere qualche rigo tutti i giorni. Dopo quasi dieci anni, constato che una sua funzione, non dirò «utilità», l’ha svolta nel farmi riflettere su come una stessa musica mi dica nel tempo cose diverse, quando non smetta proprio di parlarmi, e anche come l’immagine che ho di me mi si rifletta, nella musica, cambiata. 

  Niente di nuovo, sicuro, ma, soprattutto da quando ho cominciato la pratica del reload con cui ti ripresento musiche pubblicate anni prima con il relativo commento as it was, mi sono trovato a rivedere opinioni che sul momento mi parevano, ed erano, solide e articolate. La revisione è stata per lo più nel senso dell’approfondimento o dell’ampliamento, laddove ho colto in una musica o in un musicista più di quanto non vi avessi sentito dapprima; altre volte qualche aspetto di quella musica mi è apparso diverso o di  qualità opposta, ed è successo anche (l’ultima volta pochi giorni fa con un disco di Dorothy Ashby) che una passata preferenza mi risultasse addirittura incomprensibile. 

  Ho sentito per la prima volta i Bad Plus nel 2002, quando erano nuovi e seguivo già da tre o quattro anni con molto interesse Ethan Iverson. Negli anni successivi mi capitò di ascoltarli più di una volta in persona, di scrivere di loro qui e là e anche di intervistarli per la rivista Musica Jazz nel 2005. Fu su Musica Jazz, se non ricordo male, che trovai un paragone alla loro musica in certa letteratura americana contemporanea, per un certo senso che l’una e l’altra mi comunicavano di «pericolo e disastro imminente»; pensavo in particolare a David Foster Wallace, all’epoca ancora vivo, a Jonathan Lethem, a Rick Moody…

  A mio giudizio, che non è cambiato negli anni, dopo il 2005 i BP hanno intrapreso una parabola discendente; in particolare Ethan Iverson si è mostrato via via sempre meno compatibile con quello che in fondo era sempre stato un progetto di Reid Anderson. Da ormai più di un anno Iverson ha lasciato il trio, a quanto pare con sollievo degli altri due membri oltreché proprio; Orrin Evans ha preso il suo posto e dei nuovi BP non so dirti niente perché non li ho sentiti.

  Dopo questi anni rileggo quanto ne ho scritto e riascolto le musiche dei Bad Plus che ho pubblicato su Jazz nel pomeriggio. Quella edge, quel margine rischioso, com’è naturale, non ce lo sento più, il senno di poi ne ha smussato gli spigoli, l’intraveduto disastro forse compiutosi per tutti. Oggi un disco come «These Are The Vistas» (2002), che forse li rappresenta meglio, per me ha un sapore molto «d’epoca» e mi dà la misura di come i primi anni Duemila siano per ogni verso lontani, e di come anch’io fossi in parte altruom da quel che sono.

  I primi due pezzi che ti propongo vengono da «These Are the Vistas»; Boo-Wah mostra un’affinità con il prog rock che all’epoca mi era sfuggita. Di Silence is the Question, una composizione di Anderson molto caratteristica del suo estro narcotico, segue una versione che il trio, per l’occasione aumentato da Joshua Redman, ha dato in uno dei suoi ultimi dischi nella formazione originale.

  Silence is the Question (Anderson), da «These Are The Vistas», Columbia CK 87040. The Bad Plus: Ethan Iverson, piano; Reid Anderson, contrabbasso; David King, batteria. Registrato nel settembre o ottobre 2002.

  Boo-Wah (Iverson), id.

  Silence is the Question, da «The Bad Plus & Joshua Redman», Nonesuch 548920-2. The Bad Plus, Joshua Redman, sax tenore. Registrato nel 2015.

venerdì 14 aprile 2017

1972 Bronze Medalist (The Bad Plus)

 Ultimissime: Ethan Iverson, dalla fine di quest’anno, non suonerà più il piano nei Bad Plus, dove verrà sostituito da Orrin Evans. L’ha annunciato Iverson stesso sul suo blog (invece, qui, retroscena, malignità e sugosi pettegolezzi).

 La cosa non mi sorprende: come ti ho detto più volte, mi pare che già da anni Iverson avesse ormai più poco o niente a che fare con i Bad Plus, che sono sempre stati soprattutto un’idea di Reid Anderson. Anzi, mi domando come abbia resistito tanto a lungo. Con la sua uscita non so proprio che cosa potrà rimanere della band, senza nulla levare a Evans, che è un buon pianista.

 Comunque voglio ricordare i BP, un trio che ai suoi esordi a me è piaciuto molto, tanto da averteli proposti spesso, così come li ho conosciuti, con un caratteristico pezzo (composto da David King) dal loro disco forse più bello, «These Are The Vistas».

 1972 Bronze Medalist (King), da «These Are The Vistas», Columbia CK 87040. The Bad Plus: Ethan Iverson, piano; Reid Anderson, contrabbasso; David King, batteria. Registrato nel settembre o ottobre 2002.

lunedì 19 settembre 2016

Time After Time – The Robots (The Bad Plus)

 Quando vennero fuori, dico una quindicina d’anni fa o più, i Bad Plus si fecero notare perché suonavano alcune popolari canzoni rock e pop più o meno recenti; questa pratica poi è diventata comune e  loro ne furono, credo proprio, gli apripista. Quelle cover appariscenti, la più famosa Smells Like Teen Spirit dei Nirvana, erano tuttavia in percentuale piccola nel repertorio del trio.

 Il nuovo disco dei BP è invece tutto così. Dopo tanto tempo e  tante esperienze diverse (ricordo la loro esecuzione, quattro o cinque anni fa, del Sacre du printemps), i tre non devono dimostrare più niente e suonano queste canzoni senza filtri d’ironia ma anche senza reverenza o scrupoli da fan: le suonano alla loro maniera, che può non piacere ma che è inconfondibile e ha anche fatto scuola.

 Time After Time di Cindy Lauper immagino si sia fatta strada verso i Bad Plus per l’inclusione nel repertorio di Miles Davis degli anni Ottanta, quelli del suo malinconico «ritorno». È una canzone carina e Cindy Lauper era simpatica. The Robots è dei Kraftwerk, un complesso tedesco che ho scoperto essere preso sul serio da molti. Me, mi rimanda alle scuole medie e mi ricordo che il loro aspetto da marionette un po’ naziste e le loro canzoncine mi facevano tristezza anche allora. La versione di Iverson & C. è divertente, invece.

 Il disco si conclude con una versione molto bella di Broken Shadows di Ornette Coleman, che ti farò sentire un’altra volta.

NB L’attività del presente blog è ripresa e, nelle intenzioni, a ritmo costante; bandisco una request for papers, ovvero, se avete in animo o in mente un bel guest post, mandate senza paura.

 Time After Time (Lauper-Hyman), da «It’s Hard», OKeh. The Bad Plus: Ethan Iverson, piano; Reid Anderson, contrabbasso; David King, batteria. Registrato nel 2016.

 The Robots (Schneider-Bartos-Hütter), id.

martedì 29 aprile 2014

Smells Like Teen Spirit (The Bad Plus)

 Per una volta sola colgo l’occasione di un pezzo di musica per parlare d’altro.

 Smells Like Teen Spirit era lo slogan di un deodorante per ascelle venduto anni fa negli USA, «Teen Spirit», appunto. Kurt Cobain, cantante del complesso rock Nirvana, lo rese nel 1991 il titolo di una sua arguta, orecchiabile canzone in cui «a mosquito» è fatto rimare con «my libido», che secondo me è poco meno brillante del far rimare «Nietzsche» con «camicie». Qui è ripresa dai Bad Plus nel loro secondo disco.

 Ecco, te la faccio sentire perché mi permette di parlare di un fumetto dell’autore italiano Tuono Pettinato (Andrea Paggiaro, 1976) sulla vita di Kurt Cobain. A me, l’avrai immaginato, di Kurt Cobain non importa, dei fumetti invece sì e mi sono goduto molto il libro di Tuono Pettinato, che da una materia trita e in partenza squallida (cantante drogato finisce con lo spararsi in testa) evince una storia a fumetti fantasiosa, disegnata e raccontata benissimo, misericordiosamente intatta dai luoghi comuni sul rock e che infatti, per apprezzarsi, non richiede nemmeno che uno sappia chi è Kurt Cobain o che ne compatisca le miserie.

 È un valore aggiunto che «Nevermind» – è il titolo del libro, pubblicato da Rizzoli/Lizard – mi sia stato regalato da Alberto Choukhadarian, della forte colonia ligure dei lettori-ascoltatori di Jazz nel pomeriggio (non è che uno dei suoi pregi).

 Smells Like Teen Spirit (Cobain), da «These Are the Vistas», Columbia. The Bad Plus: Ethan Iverson, piano; Reid Anderson, contrabbasso; Dave King, batteria. Registrato nel settembre 2002.

 

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giovedì 22 novembre 2012

1979 Semi-Finalist (The Bad Plus)

 Erano proprio belli i primi tre o quattro dischi dei Bad Plus. Ti invito a notarne la somiglianza (confermatami da Ethan Iverson) con certi momenti dell’American quartet di Keith Jarrett. 

 1979 Semi-Finalist (King), da «Give», Columbia COL 515307 9. The Bad Plus: Ethan Iverson, piano; Reid Anderson, contrabbasso; Dave King, batteria. Registrato nell’ottobre 2003.



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giovedì 19 maggio 2011

People Like You (The Bad Plus)

  The Bad Plus, a undici anni dall’esordio, non riservano più soprese da un pezzo (sorprese discografiche, intendo, perché per il resto sono fertili d’iniziative interessanti) e oggi direi che non siano pari alla somma dei loro singoli talenti. Il ultimo loro disco, «Never Stop», uscito l’autunno scorso, è il primo che contenga solo composizioni originali dei tre, più o meno equamente ripartite.

  Io continuo ad avere un debole per quelle di Reid Anderson: canzoni dalla melodia ampia e infinita, solenni, narcotiche, dal ritmo armonico lento e dalla climax un po’ kitsch ma suggestiva, fra il rock anthem e la colonna sonora, la cui parentela con il jazz è, al più, vaga.

  People Like You (Anderson), da «Never Stop», eOne EOM-CD-2112. The Bad Plus: Ethan Iverson, piano; Reid Anderson, contrabbasso; Dave King, batteria. Registrato nel marzo 2010.



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lunedì 14 febbraio 2011

Flim (Aphex Twin) (The Bad Plus)

  È virtuosistico e divertente il modo in cui Dave King, caotico batterista dei Bad Plus, riproduce, anzi, reinventa i poliritmi generati digitalmente da Aphex Twin (Richard D. James). Pianoforte e contrabbasso si limitano a ripetere l’aggraziata melodia, anche loro in tutto mimetici dell’originale, fungendo di fatto da sezione ritmica al batterista.

  (In meno di dieci anni, i BP sono passati da una piccola etichetta spagnola alla Columbia/Sony, a doversi produrre i dischi da soli; le loro ambizioni, invece, sono fortunatamente andate sempre crescendo e la loro prossima cover, il 26 marzo presso la Duke University a Durham, Carolina del Nord, sarà del Sacre du Printemps. Non so tu, ma a me piacerebbe proprio esserci).

  Flim (Richard D. James), da «Come to Daddy», Warp Records, 1997.



  Flim, da «These Are the Vistas», Columbia CK 87040. The Bad Plus: Ethan Iverson, piano; Reid Anderson, contrabbasso; Dave King, batteria. Registrato dal 30 settembre al 5 ottobre 2002.

venerdì 11 febbraio 2011

Prehensile Dream (Reid Anderson) (The Bad Plus)

  Ecco una bella composizione di Reid Anderson (contrabbassista dei Bad Plus) nella sua versione originale e poi in quella del c.d. power trio, cinque anni dopo. A farmi preferire la seconda, pur nella sua truculenza, è l’indole linfatica e l’intonazione approssimativa della frontline del 2000, e poi la chitarrina: ma quest’ultimo è, come si dice, un problema mio. Anderson è comunque un compositore interessante e personale, con le sue armonie prevalentemente di sottodominante, come forse è naturale per chi suoni uno strumento accordato per quarte.

  Prehensile Dream (Anderson), da «The Vastness of Space», Fresh Sound 096. Andrew D’Angelo, sax alto; Bill McHenry, sax tenore; Ben Monder, chitarra; Reid Anderson, contrabbasso; Marlon Browden, batteria. Registrato nel marzo 2000.



  Prehensile Dream, da «Suspicious Activity», Sony/Columbia 82876 7418802. The Bad Plus: Ethan Iverson, piano; Reid Anderson, contrabbasso; Dave King, batteria. Registrato nel maggio 2005.

domenica 4 luglio 2010

Cheney Piñata (The Bad Plus)

  I Bad Plus hanno perso di smalto negli ultimi dischi, almeno a partire da «Suspicious Activity» – non saprei dire dal vivo, situazione in cui hanno sempre reso di più, perché non li vedo da anni. Ma certo i loro primi due o tre CD avevano una freschezza e un’energia insolite, ben applicate alle originali composizioni di tutti e tre i componenti, soprattutto di Anderson. Oggi come oggi il trio non sembra pari alla somma dei talenti individuali (quelli di Iverson e Anderson, almeno).
  Così, nelle note al disco, Ethan Iverson chiosa questa composizione, dedicata all’allora (2003) vicepresidente degli Stati Uniti: «Picture our lonely VP rendered in papier-mâché and filled with candy and treats instead of oil and defense contracts».

  Cheney Piñata (Iverson), da «Give», Columbia COL 515307 9. The Bad Plus: Ethan Iverson, piano; Reid Anderson, contrabbasso; Dave King, batteria. Registrato nell’ottobre 2003.