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giovedì 3 dicembre 2015

[Guest Post #59] Alberto Arienti Orsenigo e Friedrich Gulda

  Il guest post del ben noto Alberto Arienti Orsenigo oggi è di un impegno particolare, anche tecnico per l’A.O., che si è dovuto cimentare in un editing audio. Approviamo la scelta: benché Gulda sia molto apprezzato qui a Jnp soprattutto come interprete beethoveniano e bachiano, vi è comparso già come jazzista di distinzione.


 Un monumento del pianismo classico del secolo scorso alle prese col jazz. A differenza di altri esponenti della musica colta che hanno visitato il jazz sporadicamente con curiosità e disinvolta superiorità, Friedrich Gulda l’ha affrontato per anni con grande passione ed impeto, buttandosi anche in rischiose imprese con tastiere tecnologicamente improbabili. La sua eccellenza tecnica associata ad una non comune conoscenza del jazz (per un artista della sua estrazione) gli ha consentito di produrre della buona musica, spesso anche ottima, che però non ha mai convinto del tutto gli appassionati che lo vedevano più come un curioso diversivo che come uno di famiglia.


 Questo disco doppio è forse l’unico veramente riuscito, certamente è il più originale e quello che mostra con più chiarezza la profonda conoscenza e il suo amore per il jazz. Il lungo viaggio che ci propone è quello, autobiografico, intrapreso da un musicista europeo di educazione classica, nel mondo del jazz. La grande intuizione è quella di analizzare il jazz nelle sue strutture, secondo lo schema eurocentrico, producendo degli esercizi propedeutici che evidenziano le caratteristiche ritmico-armoniche di questa musica. Un libro di studi che passo dopo passo integrano i vari aspetti del jazz e che porteranno all'esecuzione finale (molto libera) in duo con una batteria: l’acquisizione della libertà musicale conquistata lentamente, razionalmente, sistematicamente.


 I due dischi sarebbero da ascoltare in sequenza per gustare «levoluzione del viaggio», io ho dovuto fare delle scelte e tagliare moltissimo i pezzi scelti: Play Piano Play (Zehn Übungsstücke Für Klavier), come dice il sottotitolo è costituito da dieci esercizi per piano e dura quasi mezz’ora. Il mio breve estratto evidenzia un pianista a metà strada tra Hines e Waller ma dall’educazione elegantemente viennese (nell’opera intera i richiami pianistici son ben più ampli).


 Variationen Über «Light My Fire» dura poco meno di un quarto d’ora e mette in evidenza una piccola ossessione di Gulda, affascinato dalla canzone dei Doors che ha spesso suonato in trio nei concerti ed incisa su disco. Il momento selezionato è la riflessiva parte centrale e l’inizio nel finale in crescendo in cui il musicista si tuffa con un coraggioso «spirito rock».



 Play Piano Play (Zehn Übungsstücke Für Klavier) (Gulda) [estratto], da «The Long Road To Freedom», MPS. Friedrich Gulda, piano. Registrato nel 1971.


 Variationen Über «Light My Fire» (Gulda) [estratto], id.

sabato 14 settembre 2013

Blues Fantasy - Bossa Nova - Finale (Friedrich Gulda)

 Uno dei sommi interpreti pianistici novecenteschi di Beethoven e di Bach, Friedrich Gulda, viennese, ha, lungo quasi tutto il corso della sua carriera, praticato parallelamente anche il jazz, spesso integrando i due repertori nei suoi concerti; e l’ha fatto con dedizione, entusiasmo e assoluta serietà (beh, tranne che verso la fine, quando soleva farsi accompagnare in scena da due «cubiste»), non certo in spirito di vacanza, come certi suoi colleghi. I risultati non sono sempre stati eccelsi, ma interessanti spesso sì. Qui, dato l’anno (1970) e la strumentazione, virano al funky.

 In questo disco, un duo con il batterista Klaus Weiss, Gulda suona infatti – spesso simultaneamente al pianoforte, o sovrapponendovelo – anche l’electra piano, un ordigno fabbricato fra anni Sessanta e Ottanta dalla RMI in cui il suono, anziché essere generato da forchette o linguette metalliche, come nei più diffusi piani elettrici Rhodes, Wurlitzer e Hohner, era prodotto da transistor, come negli organi elettronici. In Bossa Nova, Gulda vi esegue la melodia, che, per essere di una bossa, è distintamente poco idiomatica; in Finale, la parte del basso, e poi, alternandosi, una chase con il pianoforte.

 Blues Fantasy (Gulda), da «It’s All One», MPS/Universal. Friedrich Gulda, piano e electra piano; Klaus Weiss, batteria. Registrato nel 1970.



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 Bossa Nova (Gulda), id.



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Finale (Gulda), id.



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