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giovedì 26 aprile 2018

Hot House – Soultrane – Casbah (Barry Harris) RELOAD

 Reload dal marzo 2017 

È cosa risaputa: Barry Harris considera tutto quello che è avvenuto nel jazz dalla metà degli anni Cinquanta in poi “sbagliato”: non dico neanche il free jazz, ma sbagliato il cool, sbagliato il soul jazz, sbagliati Coltrane, Rollins, il jazz europeo, sbagliato tutto quello che non è il bebop rigoroso che lui pratica e insegna in giro per il mondo. O forse insegnava, ne ha compiuti 87 tre mesi fa.

 Non è questo di cui m’interessa parlare, anche se questo fa del vecchio Barry un tipo pittoresco e caratteristico di curmudgeon (ne ha anche  l’aspetto). In questo disco stupendo del 1975  senti come effettivamente Harris non abbia bisogno d’altro che del lessico bebop, che quando suona lui è vivo e attuale, per esprimersi in modo personale e incredibilmente espressivo e variegato; sotto le sue dita, quegli elementi che in tanti altri, anche suoi coetanei, suonano scuola, metodo e formula, sono un’autentica, articolata visione del mondo. Quale materiale migliore su cui esercitarla se non le composizioni di Tadd Dameron, un altro che del bebop aveva fatto la sua vita, in modo personalissimo?

 Hot House (Dameron), da «Plays Tadd Dameron», Xanadu 113. Barry Harris, piano; Gene Taylor, contrabbasso; Leroy Williams, batteria. Registrato il 4 giugno 1975.

 Soultrane (Dameron), id.

 Casbah (Dameron), id.

venerdì 16 dicembre 2016

Focus (Philly Joe Jones)

Ieri sera ascoltavo sulla Radiotré Pino Saulo intervistare Enrico Pieranunzi, e Pieranunzi ha raccontato un aneddoto piuttosto raccapricciante di quando nel 1976 gli capitò di suonare con Philly Joe Jones al Music Inn, il leggendario jazz club romano di Pepito Pignatelli.

 Cerco di cancellare quelle inquietanti immagini – anche se Pieranunzi le ha rievocate con bonomia, è passato tanto tempo, e del resto si sa che Philly Joe era un tipo poco raccomandabile – con questo bel disco, il secondo che Philly Joe incise con «Dameronia», la band che aveva formato per omaggiare Tadd Dameron. Gli arrangiamenti sono grosso modo quelli originali, trascritti da Don Sickler dai dischi.

 Ah, buon compleanno di Beethoven.

 Focus (Dameron), da «Look, Stop And Listen», Uptown UPCD 27.59. Philly Joe Jones’ Dameronia: Virgil Jones, tromba; Benny Powell, trombone; Frank Wess, sax alto; Charles Davis, sax tenore; Cecil Payne, sax baritono; Walter Davis Jr, piano; Larry Ridley, contrabbasso; Philly Joe Jones, batteria. Registrato l’11 luglio 1983.

venerdì 18 novembre 2016

John’s Delight (Tadd Dameron)

 Su Tadd Dameron, quieto eroe del jazz moderno la cui importanza si è mostrata con il passare degli anni, ho detto quello che avevo da dire qui.

 John’s Delight è una composizione di 32 battute in forma AA’, dunque senza bridge, dove gli assoli si svolgono sulla sola sequenza  A; la A’, che prevede anche un break di due battute, riempito la prima volta dalla chitarra e la seconda dalla batteria, torna solo come outchorus. Il terzo chorus, dopo gli assoli di chitarra e di trombone, è stupendamente arrangiato omoritmicamente per la front line al completo; singolare, quasi minaccioso, è anche l’assolo di piano che segue, in cui Dameron trae ottimo partito anche dalle sue modeste doti di pianista, quasi parodizzando con un’ostentata flatted fifth il lessico bebop. Nota anche la bellezza delle otto battute di intro e come da lì, con soluzione insolita di arrangiamento, la chitarra si unisca ai fiati nell’esecuzione del tema.

 Il John del titolo immagino che sia il chitarrista Collins, presente come chitarrista ritmico in tanti dischi, soprattutto di Nat King Cole, e che qui dà una bella prova da solista.

 John’s Delight (Dameron), da «Strictly Bebop», Capitol M-11059. Miles Davis, tromba;  J.J. Johnson, trombone;  Sahib Shihab, sax alto; Benjamin Lundy, sax tenore; Cecil Payne, sax baritono; Tadd Dameron, piano; John Collins, chitarra; Curley Russell, contrabbasso; Kenny Clarke, batteria. Registrato il 21 aprile 1949.

mercoledì 28 settembre 2016

If You Could See Me Now (Wynton Kelly) – Groovin’ High (Dizzy Gillespie)

 Tadd Dameron scrisse If You Could See Me Now per Sarah Vaughan nel 1946; quest’esecuzione live di Wynton Kelly, del 1965, è ispirata. L’ultima parte della melodia della canzone riprende alla nota le seconde quattro battute della maestosa cadenza finale di Dizzy Gillespie in Groovin’ High, classico dell’high bebop basato a sua volta sugli accordi di Whispering e inciso nel febbraio dell’anno prima.

 Ti invito a fare attenzione una volta di più all’assolo di Charlie Parker in Groovin’ High, anche se sono certo che tu lo sappia a memoria: è molto difficile dire più e meglio di così in sedici battute appena.

 If You Could See Me Now (Dameron), da «Blues On Purpose», Xanadu 198. Wynton Kelly, piano; Paul Chambers, contrabbasso; Jimmy Cobb, batteria. Registrato il 17 agosto 1965.

 Groovin’ High (Gillespie), da «Groovin’ High», Denon. Dizzy Gillespie, tromba; Charlie Parker, sax alto; Clyde Hart, piano; Remo Palmieri, chitarra; Slam Stewart, contrabbasso; Cozy Cole, batteria. Registrato il 28 febbraio 1945.

martedì 5 gennaio 2016

Sid’s Delight – Focus (Tadd Dameron)

 Ecco Tadd Dameron con la sua marca particolare di bebop: non quello sperimentale, spericolato, pericoloso dei piccoli gruppi dell’high bebop (1944-’47); non quello atletico e avveniristico della big band di Dizzy Gillespie, ma un bebop per formazioni di medie dimensioni, tornito, sperimentale in un suo modo quieto (ma non è il cool jazz, neanche quello della «tuba band» di Davis), in cui il nuovo vocabolario armonico è  finalmente lessicalizzato e presentato in forma per così dire discorsiva, senza più bisogno di ostentare la quinta diminuita, il raddoppio del tempo, lo spasmo ritmico; un bebop le cui forme sono estese con intro, tag e outchorus – Horace Silver se ne sarebbe ricordato – e per tutte queste ragioni un bebop diverso anche da quello, di poco più tardo, concepito da John Lewis e Miles Davis che ti ho presentato un paio di mesi fa. Fats Navarro, in front line della prima di queste due formazioni, ne è l’interprete ideale. 

 Sid’s Delight è nota anche come Webb’s Delight.

 Sid’s Delight (Dameron), da «Strictly Bebop», Capitol M-11059. Fats Navarro, tromba;  Kai Winding, trombone;  Sahib Shihab, sax alto; Dexter Gordon, sax tenore; Cecil Payne, sax baritono; Tadd Dameron, piano; Curley Russell, contrabbasso; Kenny Clarke, batteria; Vidal Bolado, conga. Registrato il 18 gennaio 1949.

 Focus (Dameron), ib. Miles Davis, tromba; J.J. Johnson, trombone; Shihab; Benjamin Lundy, sax tenore; Payne; John Collins, chitarra; Dameron; Russell; Clarke. Registrato il 21 aprile 1949.

mercoledì 7 ottobre 2015

Good Bait – Don’t Blame Me (Miles Davis)

 Miles Davis al festival internazionale del jazz di Parigi del 1949, dove arrivò in compagnia di Tadd Dameron e James Moody, e a loro si unirono poi Kenny Clarke, trovato in loco, e un bassista francese. Quest’esibizione vide molto postuma la luce nel 1977.

 Miles, che tornato in patria entrò in una crisi esistenziale, quindi professionale, che sarebbe durata qualche anno, esibì alla Salle Pleyel uno stile estroverso, vicino a quello di Gillespie e Navarro e ben differente da quello che gli appassionati europei avevano conosciuto dai dischi, principalmente quelli con il quintetto di Charlie Parker. Anche Parker fu presente a quel festival, in pessima forma. Ricordo il pittoresco resoconto di quella spedizione contenuto in Bird Lives! di Ross Russell, il produttore dei dischi Dial di Parker; peccato che, com’è noto, quel bel libro sia pieno zeppo di balle e di invenzioni di sana pianta.

 L’annunciatore radiofonico francese, come sentirai, la mette giù molto dura sulla modernità del complesso. In effetti, si trattava di uno dei primi contingenti di jazzisti americani di scuola moderna, e di tale levatura, ad arrivare in Europa dopo la guerra.

 Good Bait, melodiosa composizione di Tadd Dameron, presenta la singolarità della sezione a contrasto che ripete identico il tema della prima, una quarta sopra. Dameron, mai stato un pianista di nota, qui si disimpegna invece con onore.

 Good Bait (Dameron), da «The Miles Davis And Tadd Dameron Quintet In Paris», Columbia JC 34804. Miles Davis, tromba; James Moody, sax tenore; Tadd Dameron, piano; Barney Spieler, contrabbasso; Kenny Clarke, batteria. Registrato l’8 maggio 1949.

 Don’t Blame Me (Fields-McHugh), id.