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mercoledì 4 gennaio 2023

Milano (The Jazztet)

 John Lewis nel 1956 dedicò a Milano questa ballad di caratteristica ispirazione melodica; si contiene nell’LP «Django» del MJQ. Lewis avrebbe avuto a che fare direttamente con Milano ancora nel 1962, quando provvide la musica a una pellicola dimenticata di Eriprando Visconti, «Una storia milanese»

 La versione del Jazztet di Benny Golson e Art Farmer, in questo disco del 1960 dedicato tutto alla musica di Lewis, è molto diversa dall’originale, meno atmosferica e più vicina alla temperie dell’hard bop, sia pure nelle mani di musicisti emotivamente contenuti come Farmer, Golson e Walton. A me, tuttavia, la versione originale del MJQ pare più «milanese», per come riusciva a cogliere una qualità delicata e umbratile, che spesso sfugge a chi la visita e anche a chi vi abita, della mia bella città, dove torno sempre con piacere. 

 Milano (Lewis), da «The Jazztet and John Lewis», Argo LP 684. Art Farmer, tromba; Thomas McIntosh, trombone; Benny Golson, sax tenore; Cedar Walton, piano; Thomas Williams, contrabbasso; Albert Heath, batteria. Registrato il 20 dicembre 1960.


lunedì 27 marzo 2017

Night Float – Notions (Gary McFarland)

 Torna a pochi giorni dall’ultimo ascolto Gary McFarland in questo suo riuscito incontro con John Lewis featured soloist del 1962, di cui già ti ho detto.

 Queste non sono composizioni delle più tipiche dello stile di McFarland, sono più brassy del suo solito; io ci sento un omaggio a Lewis e in particolare Night Float mi suona memore di Rouge, uno dei contributi di John Lewis alla tuba band di Miles Davis del 1949 («Birth Of The Cool»; di quella seduta c’è qui anche Gunther Schuller al corno).

 Notions, invece, è il blues.

 Com’è sempre il caso con McFarland, guarda che formazioni da leccarsi i baffi.

 Night Float (McFarland)), da «Essence - John Lewis Plays The Compositions And Arrangements of Gary McFarland», Atlantic 8122-79713-8. Herb Pomeroy, tromba; Gunther Schuller, corno; Eric Dolphy, sax alto; Benny Golson, sax tenore; Jimmy Giuffre, sax baritono; John Lewis, piano; Jim Hall, chitarra; George Duvivier, contrabbasso; Connie Kay, batteria. Registrato il 25 maggio 1962.

 Notions (McFarland), ib. ma Freddie Hubbard, tromba, al posto di Pomeroy; Nick Travis, Louis Mucci, tromba; Bob Northern, Robert Swisshelm, corno, al posto di Schuller; Mike Zwerin, trombone; Don Butterfield, tuba; Lewis; Billy Bean, chitarra, al posto di Hall; Richard Davis, contrabbasso, al posto di Duvivier; Kay.

venerdì 22 luglio 2016

Fun (Modern Jazz Quartet & Jimmy Giuffre)

 Al Music Inn di Lennox, Massachusetts, il jazz lo volevano cervellotico in quella tarda estate del 1956! Comunque piuttosto bello; fun, ecco, questo non saprei. Apprendo dalle note di John S. Wilson che Jimmy Giuffre e John Lewis arrivarono a questa collaborazione a seguito di una round table discussion tenutasi a Lennox.

 Effettivamente quest’origine, diciamo così, «più voluta che sentita», appare.

 Fun (Giuffre), da «Modern Jazz Quartet At Music Inn, Guest Artist: Jimmy Giuffre» [Atlantic] Lonehill Jazz LHJ10203. Jimmy Giuffre, clarinetto, con The Modern Jazz Quartet: Milt Jackson, John Lewis, Percy Heath, Connie Kay. Registrato il 28 agosto 1956.

lunedì 8 febbraio 2016

Lonely Woman (John Lewis)

 John Lewis fu uno dei primi sponsor illustri di Ornette Coleman. Qui ricompone, arrangia e suona la canzone di Ornette senza imbarazzi, al modo suo, riuscendo a renderle piena giustizia anche con la presenza un po’ strana del danese Asmussen, abituato a musica d’altro tipo.

 È una bella esecuzione, ma dopo un po’ si sente la mancanza, se non del sax di Ornette, del vibrafono di Milt Jackson.

 Lonely Woman (Coleman), da «European Encounter», Atlantic. Svend Asmussen, violino; John Lewis, piano; Jimmy Woode, contrabbasso; Sture Kallin, batteria. Registrato nel luglio 1962.

sabato 7 novembre 2015

Morpheus (John Lewis & Miles Davis)

 Esauritosi l’empito dello high bebop e la fase laterale, in fondo strana, del cool e poco prima della ventata chiarificatrice dello hard bop, insomma fra tardi anni Quaranta e i primissimi Cinquanta, il jazz conobbe una non breve fase sospesa in cui la prassi armonica bebop e un gusto melodico involuto,  fussy, che veniva dall’esperienza cool, si unirono a uno smalto sonoro nuovo, più scabro rispetto al cool, e a un’espressione nervosa, come presciente di quanto stava per arrivare.

 Con John Lewis di mezzo, poi, che in quegli anni pareva essere dappertutto, la porta era aperta anche a sperimentazioni sulle forme. Sorprende tuttora all’ascolto questa Morpheus, da un disco uscito a nome di Miles Davis nel 1956 ma registrato qualche anno prima. Ha una intro estesa (dall’inizio a 0:40), in forte sospetto di bitonalità, nella quale si sovrappongono due ritmi e tre tempi diversi. Quando poi il tema entra, al minuto 00:40, lo sentiamo basato sui cosiddetti «Bird changes» o «Bird blues», cioè quella variazione del blues in dodici battute arricchita dalla progressione di passaggio II-V e la cui istanza più nota è Confirmation di Charlie Parker. Dopo gli assoli di tromba, sax tenore e piano, al minuto 01:40, la situazione riprende a decostruirsi in un’atmosfera allarmata e abbacinante, accentuata dal suono acuto della batteria di Roy Haynes, la quale domina intera l’esecuzione.

 Morpheus (Lewis), da «Miles Davis And Horns», Prestige PRLP 7025. Miles Davis, tromba; Bennie Green, trombone; Sonny Rollins, sax tenore; John Lewis, piano; Percy Heath, contrabbasso; Roy Haynes, batteria. Registrato il 17 gennaio 1951.

sabato 20 dicembre 2014

Almost Like Being In Love (John Lewis)

 Una versione famosa della canzone la registrò Lester Young quattro anni prima di questa, con il trio di Oscar Peterson. Bill Perkins, l’abbiamo già notato, è stato uno dei lesteriani di osservanza più stretta.

 Scambiando fours con Perkins e con Jim Hall, Chico Hamilton, estroso come sempre, al minuto 7:26 e successivi fa un intero four quasi tacendo.

 Almost Like Being In Love (Lerner-Loewe), da «Grand Encounter», Pacific Jazz PPANPJ 1217. Bill Perkins, sax tenore; John Lewis, piano; Jim Hall, chitarra; Percy Heath, contrabbasso; Chico Hamilton, batteria. Registrato il 10 febbraio 1956.



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mercoledì 17 dicembre 2014

Hopeful Encounter – Tillamook Two (Gary McFarland & John Lewis)

 Torna Gary McFarland a breve distanza dalla sua ultima apparizione su Jnp. È ancora associato nel titolo a un solista illustre, allora Bill Evans, stavolta, nel 1962, un altro compositore e arrangiatore, John Lewis, il cui pianismo sommesso e sugoso è qui in ottima luce. Lewis era stato pochissimi anni prima mentore di McFarland alla famosa School of Jazz di Lenox, Massachusetts.

 Le composizioni di McFarland sono attente al dettaglio prezioso e con una riconoscibile qualità sospesa, a momenti fragile, al punto che nelle due esecuzioni che ti presento il nerbo maggiore lo conferisce, curiosamente, lo sparuto pianoforte di Lewis. La formazione è sempre fuori standard: in Hopeful Encounter troviamo due corni e tuba e nessun sax; in Tillamook Two, blues il cui impasto e voicing di legni sortisce un non vago colore ellingtoniano, due flauti, un clarinetto, un’oboe, un fagotto e addirittura un corno di bassetto, sorta di clarinetto contralto, più un sax baritono. Le formazioni, come sempre nei dischi di Gary McFarland, impiegano la crema del jazz dell’epoca.

 Hopeful Encounter (McFarland), da «Essence - John Lewis Plays The Compositions And Arrangements of Gary McFarland», Atlantic 8122-79713-8. Louis Mucci, Freddie Hubbard, tromba; Mike Zwerin, trombone; Bob Swisshelm, Bob Northern, corno; Don Butterfield, tuba; John Lewis, piano; Billy Bean, chitarra; Richard Davis, contrabbasso; Connie Kay, batteria; Gary McFarland, arrangiamento e direzione. Registrato il 25 maggio 1962.



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 Tillamook Two (McFarland), ib. Harold Jones, flauto; Eric Dolphy, flauto contralto; Phil Woods, clarinetto; William Arrowsmith, oboe; Loren Glickman, fagotto; Don Stewart, corno di bassetto; Gene Allen, sax baritono; John Lewis, piano; Jim Hall, chitarra; Richard Davis, contrabbasso; Connie Kay, batteria; Gary McFarland, arrangiamento e direzione. Registrato il 5 ottobre 1962.



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venerdì 15 marzo 2013

Little David’s Fugue (Art Farmer)

 La composizione è di John Lewis, l’arrangiamento – che non ci lesina il clavicembalo – è di Benny Golson e il solista è Art Farmer, nel 1966 dinanzi a un’orchestra per lo più di «turnisti». Il risultato è kitschevole (e ringrazia che ti risparmio la versione golsoniana dell’Aria sulla quarta corda) ma astuto e carezzevole all’orecchio, soprattutto per l’intelligente composizione di Lewis, per tacere del fatto che la sonorità del flicorno di Farmer è spettacolo sonoro di per sé.

 Ogni tanto ci vuole anche una cosa così.

 Little David’s Fugue (John Lewis), da «Baroque Sketches», Columbia CS 9388. Art Farmer, flicorno, con «The Baroque Orchestra», fanfara di ottoni e arpa, più Don Butterfield, tuba; Ted Gompers, Romeo Penque, ance; George Duvivier, contrabbasso; Phil Kraus o Don Lamond, batteria.  Registrato il 13 settembre 1966.



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venerdì 8 marzo 2013

3 Degrees East, 5 Degrees West (The Jazztet & John Lewis), Shiny Stockings (Jaki Byard), Stablemates (Jackie McLean)

 Venerdì-fantasia, con un piccolo assortimento praticamente casuale.

 3 Degrees East, 5 Degrees West (Lewis), da «The Jazztet And John Lewis», Argo LP 684. Art Farmer, tromba; Thomas McIntosh, trombone; Benny Golson, sax tenore; Cedar Walton, piano; Thomas Williams, contrabbasso; Albert Heath, batteria. Registrato il 9 gennaio 1961.




 Shiny Stockings (Foster), da «Parisian Solos», Futuraswing 5. Jaki Byard, piano. Registrato il 29 luglio 1971.



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 Stablemates (Golson), da «Swing, Swang, Swingin’», Blue Note TOCJ-7007. Jackie McLean, sax alto; Walter Bishop Jr, piano; Jimmy Garrison, contrabbasso; Art Taylor, batteria. Registrato il 20 ottobre 1959.



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sabato 11 febbraio 2012

Over the Rainbow (Milt Jackson & John Lewis) (Django Bates) (Keith Jarrett)

  Tre versioni di Over the Rainbow: una naufraga nella squisitezza del sentimento, una naufraga in una riscrittura armonica e timbrica inconsulta, una è semplicemente magnifica. Ma non sono in quest’ordine.

  Over the Rainbow (Arlen-Harburg), da «Fontessa», WEA 75435. Milt Jackson, vibrafono; John Lewis, piano. Registrato il 22 gennaio 1956.



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  Over the Rainbow, da «Quiet Nights», Screwgun screwu 70007. Iain Ballamy, sax tenore; Django Bates, tastiere; Michael Mondesir, basso elettrico; Martin France, batteria; Josefine Crønholm, canto. Registrato nel 1998.



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  Over the Rainbow, da «La Scala», ECM 1640. Keith Jarrett, piano. Registrato il 3 febbraio 1995.



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lunedì 26 dicembre 2011

For Ellington - Don’t Blame Me (John Lewis)

  Quest’anno cominciamo a uscircene dalle feste per tempo ma gradualmente, viatico il tocco delicato di John Lewis nella sua tarda età. Di Don’t Blame Me, Lewis esegue oltre al chorus anche il verse (la strofa), di raro ascolto.

  For Ellington (Lewis), da «Evolution», Atlantic 7597-83211-2. John Lewis, piano. Registrato il 14 settembre 1999.



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  Don’t Blame Me (Fields-McHugh), id.



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sabato 16 aprile 2011

Milano (Modern Jazz Quartet)

  Mi ero convinto che Milano, la soave ballad intitolata da John Lewis alla mia città, venisse dalla colonna sonora che il MJQ fornì a un dimenticato film di Eriprando Visconti, Una storia milanese, del 1962. Scopro per caso che è contenuta invece in «Django», che predata quel film di sei anni, e dunque la dedica della composizione a Milano non è doverosa o meramente occasionale. Credo, ma potrei sbagliarmi e al momento non ho modo di controllare, che quell’anno il MJQ passasse in Italia con il Jazz At The Philarmonic (dove accompagnò anche Lester Young) e quella potrebbe essere stata l’occasione per visitare Milano. Ridotta com’è stata la città negli anni, oggi potrebbe giusto aspirare a una dedica dei Butthole Surfers.

  Milano (Lewis), da «Django», Prestige 8110. The Modern Jazz Quartet: Milt Jackson, vibrafono; John Lewis, piano; Percy Heath, contrabbasso; Connie Kay, batteria. Registrato il 23 dicembre 1954.

sabato 2 aprile 2011

Cherokee (John Lewis)

  Cherokee, la canzone i cui tortuosi changes i primi bopper amavano percorrere a rotta di collo, riceve un trattamento minimale da John Lewis: semplice, essenziale e affettuoso come solo certi vecchi sanno essere.

  Buon sabato!

  Cherokee (Noble), da «Evolution», Atlantic 7597-83211-2. John Lewis, piano. Registrato il 14 settembre 1999.

sabato 15 gennaio 2011

What Is This Thing Called Love (John Lewis) [era: Quiz #7]

  Il pianista. La soluzione martedì 18 in mattinata.


  PS Con regolarità che fra poco si farà monotona (scherzo), anche questo quiz, come il precedente, è stato sciolto da Paolo Lancianese: era What Is This Thing Called Love di Cole Porter eseguita da John Lewis al piano nel 2001 con Howard Alden alla chitarra, George Mraz al contrabbasso e Lewis Nash alla batteria, nel disco «Evolution II», Atlantic 7567-83313-2.