Nel suo disco del 1996 dedicato a Wayne Shorter, Dave Douglas ha suonato composizioni proprie, o direttamente esemplate su quelle di quel grande, o che ne richiamano i modi e le atmosfere.
Il titolo di questa suona come una sagace definizione della prassi compositiva di Shorter, determinata, in una, da rigore intellettuale e da abbandono a un movente inconscio.
Intuitive Science (Douglas), da «Stargazer», Arabesque Jazz AJ0132. Dave Douglas, tromba; Joshua Roseman, trombone; Chris Speed, sax tenore; Uri Caine, piano; James Genus, contrabbasso; Joey Baron, batteria. Registrato il 30 dicembre 1996.
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giovedì 13 ottobre 2016
martedì 8 dicembre 2015
Etcetera – Indian Song (Wayne Shorter)
Wayne Shorter registrò nel 1965 questo disco che la Blue Note non pubblicò; sarebbe uscito solo nel 1980.
Altre volte sono rimasto perplesso, come tutti, per questa strana politica che la Blue Note usò per esempio con Tina Brooks (sempre) e poi alcune volte con Bobby Hutcherson, Andrew Hill e altri: faceva registrare i musicisti, li pagava – e la Blue Note pagava loro anche il tempo delle prove – , poi chiudeva i nastri nell’armadio anche quando conservavano musica ottima o addirittura eccelsa.
Stavolta non mi scandalizzo: direi che la pur degna musica contenuta in «Etcetera» non tenga tutto sommato il passo con i capolavori che Shorter e Hancock andavano registrando e pubblicando in quel torno di tempo a nome proprio, a nome l’uno dell’altro, e a nome di Miles Davis. Il disco è un po’ diffuso, che è il contrario di concentrato; c’è forse un pezzo di troppo, Penelope, ballad che somiglia ad altre più riuscite di Shorter, e manca un fuoco espressivo che renda il tutto distinto e memorabile. E mentre le composizioni sono piuttosto interessanti, non ce n’è una indimenticabile, anche se colpisce il 10/4 di Indian Song.
Sono ottimi però l’esecuzione generale e gli assoli, in particolare quelli di Hancock che è spiritato e si carica il disco sulle spalle, e poi io resto sempre ammirato quando ascolto Joe Chambers. In Etcetera, che ha il profilo del blues senza averne le armonie né lo spirito (ma ha un bell’head polifonico), egli «batte» un backbeat feroce ma leggero senza quasi farsene accorgere.
«Bene gli altri», benissimo, anzi: è Cecil McBee!
Etcetera (Shorter), da «Etcetera», Blue Note CDP 533581. Wayne Shorter, sax tenore; Herbie Hancock, piano; Cecil McBee, contrabbasso; Joe Chambers, batteria. Registrato il 14 giugno 1965.
Indian Song (Shorter), id.
Altre volte sono rimasto perplesso, come tutti, per questa strana politica che la Blue Note usò per esempio con Tina Brooks (sempre) e poi alcune volte con Bobby Hutcherson, Andrew Hill e altri: faceva registrare i musicisti, li pagava – e la Blue Note pagava loro anche il tempo delle prove – , poi chiudeva i nastri nell’armadio anche quando conservavano musica ottima o addirittura eccelsa.
Stavolta non mi scandalizzo: direi che la pur degna musica contenuta in «Etcetera» non tenga tutto sommato il passo con i capolavori che Shorter e Hancock andavano registrando e pubblicando in quel torno di tempo a nome proprio, a nome l’uno dell’altro, e a nome di Miles Davis. Il disco è un po’ diffuso, che è il contrario di concentrato; c’è forse un pezzo di troppo, Penelope, ballad che somiglia ad altre più riuscite di Shorter, e manca un fuoco espressivo che renda il tutto distinto e memorabile. E mentre le composizioni sono piuttosto interessanti, non ce n’è una indimenticabile, anche se colpisce il 10/4 di Indian Song.
Sono ottimi però l’esecuzione generale e gli assoli, in particolare quelli di Hancock che è spiritato e si carica il disco sulle spalle, e poi io resto sempre ammirato quando ascolto Joe Chambers. In Etcetera, che ha il profilo del blues senza averne le armonie né lo spirito (ma ha un bell’head polifonico), egli «batte» un backbeat feroce ma leggero senza quasi farsene accorgere.
«Bene gli altri», benissimo, anzi: è Cecil McBee!
Etcetera (Shorter), da «Etcetera», Blue Note CDP 533581. Wayne Shorter, sax tenore; Herbie Hancock, piano; Cecil McBee, contrabbasso; Joe Chambers, batteria. Registrato il 14 giugno 1965.
Indian Song (Shorter), id.
giovedì 17 settembre 2015
Lester Left Town (Art Blakey & The Jazz Messengers)
Questa bellissima composizione di Wayne Shorter per Art Blakey presenta agli improvvisatori una vera sfida nella sezione a contrasto, la cui sequenza armonica, molto shorterianamente, procede ambigua, con sonnambolica sicurezza.
Lester Left Town (Shorter), da «The Big Beat», Blue Note CDP 7 46400 2. Lee Morgan, tromba; Wayne Shorter, sax tenore; Bobby Timmons, piano; Jymie Merritt, contrabbasso; Art Blakey, batteria. Registrato il 6 marzo 1960.
Lester Left Town (Shorter), da «The Big Beat», Blue Note CDP 7 46400 2. Lee Morgan, tromba; Wayne Shorter, sax tenore; Bobby Timmons, piano; Jymie Merritt, contrabbasso; Art Blakey, batteria. Registrato il 6 marzo 1960.
sabato 16 maggio 2015
The Albatross – Mr. Chairman (Wayne Shorter)
Nel 1960 Wayne Shorter, membro dei Jazz Messengers, cominciava a spiegare le ali come solista e compositore anche per conto proprio, qui con lo chaperonage del suo caporchestra, sotto etichetta Vee Jay. The Albatross ricorda altre melodie di Shorter, in particolare Infant Eyes, registrata quattro anni dopo in «Speak No Evil».
Anche Cedar Walton in quegli anni suonava nei Messengers.
The Albatross (Shorter), da «The Complete Vee Jay Lee Morgan-Wayne Shorter Sessions», MD6-202. Wayne Shorter, sax tenore; Cedar Walton, piano; Bob Cranshaw, contrabbasso; Art Blakey, batteria. Registrato l’11 ottobre 1960.
Mr. Chairman (Shorter), id.
Anche Cedar Walton in quegli anni suonava nei Messengers.
The Albatross (Shorter), da «The Complete Vee Jay Lee Morgan-Wayne Shorter Sessions», MD6-202. Wayne Shorter, sax tenore; Cedar Walton, piano; Bob Cranshaw, contrabbasso; Art Blakey, batteria. Registrato l’11 ottobre 1960.
Mr. Chairman (Shorter), id.
martedì 2 dicembre 2014
S.S. Golden Mean – (The Notes) Unidentified Flying Objects (Wayne Shorter)
Mi sa che il quartetto che Wayne Shorter porta in giro, e raramente in sala d’incisione, da ormai tanti anni sia proprio una di quelle cose che piace molto o non piace. A me, per la cronaca e per la storia, piace.
S.S. Golden Mean (Shorter), da «Without A Net», Blue Note 509999 7956 2 9. Wayne Shorter, sax soprano; Danilo Perez, piano; John Patitucci, contrabbasso; Brian Blade, batteria. Registrato nell’ottobre o novembre 2011.
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(The Notes) Unidentified Flying Objects (Shorter-Perez-Patitucci-Blade), id. Shorter suona anche il sax tenore.
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S.S. Golden Mean (Shorter), da «Without A Net», Blue Note 509999 7956 2 9. Wayne Shorter, sax soprano; Danilo Perez, piano; John Patitucci, contrabbasso; Brian Blade, batteria. Registrato nell’ottobre o novembre 2011.
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(The Notes) Unidentified Flying Objects (Shorter-Perez-Patitucci-Blade), id. Shorter suona anche il sax tenore.
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lunedì 8 ottobre 2012
The Chess Players (Art Blakey & The Jazz Messengers)
«The Big Beat» (1960) è il primo disco dei Jazz Messengers di Art Blakey che presenti Wayne Shorter come sax tenore titolare, oltre che autore di tre dei sei pezzi.
Shorter si era già illustrato come saxofonista e compositore molto personale in qualche disco a nome proprio e come sideman, per esempio di Wynton Kelly. The Chess Players, che apre il disco, è un bellissimo tema di 32 battute più coda la cui sezione A è movimentata da un effetto di «stop and go»: chiaro fonosimbolismo dello svolgersi di una partita di scacchi, con la mossa di un giocatore e, dopo una breve pausa, la contromossa dell’altro. Nel bridge e nella ripresa l’attenzione del solista è mantenuta vigile con una serie di risoluzioni evitate e con un turnaround su pedale.
Il quintetto assemblato quell’anno da Blakey era fantastico e chiedo che non passi inosservato l’apporto essenziale e poderoso del contrabbassista Jymie Merritt.
The Chess Players (Shorter), da «The Big Beat», Blue Note CDP 7 46400 2. Lee Morgan, tromba; Wayne Shorter, sax tenore; Bobby Timmons, piano; Jymie Merritt, contrabbasso; Art Blakey, batteria. Registrato il 6 marzo 1960.
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Shorter si era già illustrato come saxofonista e compositore molto personale in qualche disco a nome proprio e come sideman, per esempio di Wynton Kelly. The Chess Players, che apre il disco, è un bellissimo tema di 32 battute più coda la cui sezione A è movimentata da un effetto di «stop and go»: chiaro fonosimbolismo dello svolgersi di una partita di scacchi, con la mossa di un giocatore e, dopo una breve pausa, la contromossa dell’altro. Nel bridge e nella ripresa l’attenzione del solista è mantenuta vigile con una serie di risoluzioni evitate e con un turnaround su pedale.
Il quintetto assemblato quell’anno da Blakey era fantastico e chiedo che non passi inosservato l’apporto essenziale e poderoso del contrabbassista Jymie Merritt.
The Chess Players (Shorter), da «The Big Beat», Blue Note CDP 7 46400 2. Lee Morgan, tromba; Wayne Shorter, sax tenore; Bobby Timmons, piano; Jymie Merritt, contrabbasso; Art Blakey, batteria. Registrato il 6 marzo 1960.
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martedì 17 aprile 2012
Pug Nose (Wayne Shorter)
Nel primo disco a proprio nome, Wayne Shorter dedica una già molto caratteristica composizione a una donna, credo, con il naso da pug, che è quel brutto cagnòlo che noi chiamiamo un carlino, nonché una parola arcaica per «scimmia» – anche la ragazza evocata in Polka Dots and Moonbeams ne aveva uno così.
L’assolo di Shorter è pieno di cose strane e meravigliose.
Pug Nose (Shorter), da «Introducing Wayne Shorter», Vee-Jay/FHCY 014. Lee Morgan, tromba; Wayne Shorter, sax tenore; Wynton Kelly, piano; Paul Chambers, contrabbasso; Jimmy Cobb, batteria. Registrato il 10 novembre 1959.
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L’assolo di Shorter è pieno di cose strane e meravigliose.
Pug Nose (Shorter), da «Introducing Wayne Shorter», Vee-Jay/FHCY 014. Lee Morgan, tromba; Wayne Shorter, sax tenore; Wynton Kelly, piano; Paul Chambers, contrabbasso; Jimmy Cobb, batteria. Registrato il 10 novembre 1959.
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domenica 21 agosto 2011
Black Orpheus (Wayne Shorter)
Wayne Shorter nel 1962: suo ultimo disco per la VeeJay, prima del favoloso periodo Blue Note. È in compagnia di Freddie Hubbard, insieme con lui nella più famosa front line dei Jazz Messengers. Black Orpheus (Samba de Orfeu) è interpretato prosciugandone i caratteri più patentemente brasiliani e perfino ritoccandone la melodia.
Black Orpheus [Take 4] (Bonfa), da «Wayning Moments» (Veejay) Kock 9549. Freddie Hubbard, tromba; Wayne Shorter, sax tenore; Eddie Higgins, piano; Jymie Merritt, contrabbasso; Marshall Thompson, batteria. Registrato nel 1962.
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Black Orpheus [Take 4] (Bonfa), da «Wayning Moments» (Veejay) Kock 9549. Freddie Hubbard, tromba; Wayne Shorter, sax tenore; Eddie Higgins, piano; Jymie Merritt, contrabbasso; Marshall Thompson, batteria. Registrato nel 1962.
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giovedì 5 maggio 2011
Wrinkles (Wynton Kelly)
Wrinkles è un blues di carattere lievemente marziale, a tempo di marcia, del genere che ti ho già fatto sentire in un disco di Wynton Kelly a suo nome.
La melodia è ridotta ai minimi termini, una piccola cellula che si ripete grosso modo invariata sui cambi d’accordo. Anche l’assolo con sordina di Lee Morgan si attiene all’economia di mezzi suggerita dal tema, ma quello che sorprende è quello successivo, di Wayne Shorter, che già nel 1959 suonava come nessuno, improvvisando al modo in cui componeva. La sonorità è corpulenta e nebbiosa e la condotta melodica (che insiste su un frammento di scala a toni interi) e ritmica è curiosamente indipendente dalle armonie di base. È immaginabile o inevitabile che Shorter avesse ascoltato quanto Ornette andava facendo in quel torno di tempo, ma è certo, e quest’assolo lo dimostra, che avesse assorbito e fatto sua la lezione di Lester Young.
Wrinkles (Kelly), da «Kelly Great», Vee-Jay 003. Lee Morgan, tromba; Wayne Shorter, sax tenore; Wynton Kelly, piano; Paul Chambers, contrabbasso; Philly Joe Jones, batteria. Registrato il 12 agosto 1959.
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La melodia è ridotta ai minimi termini, una piccola cellula che si ripete grosso modo invariata sui cambi d’accordo. Anche l’assolo con sordina di Lee Morgan si attiene all’economia di mezzi suggerita dal tema, ma quello che sorprende è quello successivo, di Wayne Shorter, che già nel 1959 suonava come nessuno, improvvisando al modo in cui componeva. La sonorità è corpulenta e nebbiosa e la condotta melodica (che insiste su un frammento di scala a toni interi) e ritmica è curiosamente indipendente dalle armonie di base. È immaginabile o inevitabile che Shorter avesse ascoltato quanto Ornette andava facendo in quel torno di tempo, ma è certo, e quest’assolo lo dimostra, che avesse assorbito e fatto sua la lezione di Lester Young.
Wrinkles (Kelly), da «Kelly Great», Vee-Jay 003. Lee Morgan, tromba; Wayne Shorter, sax tenore; Wynton Kelly, piano; Paul Chambers, contrabbasso; Philly Joe Jones, batteria. Registrato il 12 agosto 1959.
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mercoledì 16 marzo 2011
Kryptonite (Wayne Shorter)
Ti vengono in mente altri casi in cui un jazzman si sia ispirato a un fumetto? Se ti vengono in mente, ti prego di lasciarmeli nei commenti (a proposito: sveglia!). È una curiosità per contemperare questi due miei interessi, suggeritami anche dall’ascolto di questo magnifico disco di Wayne Shorter del 1967. Qui in Kryptonite ascolta con attenzione particolare la cadenza di Shorter senza piano, sul pedale suonato da Carter (intorno a 3:30) e poi il rientro graduale di Hancock e di Carter.
Kryptonite (Shorter), da «Schizophrenia», Blue Note BST 84297. Curtis Fuller, trombone; James Spaulding, flauto; Wayne Shorter, sax tenore; Herbie Hancock, piano; Ron Carter, contrabbasso; Joe Chambers, batteria. Registrato il 10 marzo 1967.
Kryptonite (Shorter), da «Schizophrenia», Blue Note BST 84297. Curtis Fuller, trombone; James Spaulding, flauto; Wayne Shorter, sax tenore; Herbie Hancock, piano; Ron Carter, contrabbasso; Joe Chambers, batteria. Registrato il 10 marzo 1967.
domenica 22 agosto 2010
Adam’s Apple (Wayne Shorter)
Wayne Shorter è nel novero di quegli artisti a cui capita anche di fare qualcosa poco riuscita, ma mai banale o già fatta meglio da altri. In questo disco del 1966 Shorter dispiega un gusto per i ritmi «latini» conforme a una voga cominciata pochi anni prima, soprattutto dai musicisti che incidevano per la Blue Note (pioniere Horace Silver).
Pezzi basati su un groove, un ostinato, sul giro del blues e con una melodia semplice e incisiva trovarono il loro template in The Sidewinder di Lee Morgan. La composizione di Shorter che apre il disco, Adam’s Apple, prende le mosse su quel binario, ma già prima che sia completata l’esposizione del tema si rivela essere un’altra cosa.
Adam’s Apple (Shorter), da «Adam’s Apple», Blue Note 46403. Wayne Shorter, sax tenore; Herbie Hancock, piano; Reggie Workman, contrabbasso; Joe Chambers, batteria. Registrato nel febbraio 1966.
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