Visualizzazione post con etichetta Cecil Taylor. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Cecil Taylor. Mostra tutti i post

sabato 14 gennaio 2017

African Violets (Cecil Taylor)

 Sento del Duke Ellington in questo Cecil Taylor del 1958.

 Mi piace notare che le note di questo disco sono di Nat Hentoff, un grande jazz writer e un grand’uomo che ci ha lasciati pochi giorni fa.

 African Violets (Taylor-Griffith), da «Looking Ahead», Contemporary M 3562. Earl Griffith, vibrafono; Cecil Taylor, piano; Buell Neidlinger, contrabbasso; Dennis Charles, batteria. registrato il 9 giugno 1958.

mercoledì 23 settembre 2015

Indent: Second Layer, Part One (Cecil Taylor)

 La musica per pianoforte solo di Cecil Taylor di quel periodo (primi anni Settanta), come già sentita anche qui in passato, soprattutto nel disco dal vivo a Montreux «Silent Tongues» del 1974, era difficile o meglio impegnativa, ma era anche incredibilmente espressiva ed estroversa.

 Anche questo disco fu ripreso dal vivo, all’Antioch College di Yellow Springs, Ohio.

 Indent: Second Layer, Part One (Taylor), da «Indent», [Black Lion] da music CD877676-2. Cecil Taylor, piano. Registrato l’11 marzo 1973.

domenica 8 marzo 2015

Crossing (Fourth Movement) Part One (Cecil Taylor)

 Più Cecil Taylor di così si muore. Coraggio e fiducia, che ne vale la pena.

 Crossing (Fourth Movement) Part One (Taylor), da «Silent Tongues», (Arista Freedom) Black Lion 8776332. Cecil Taylor, piano. Registrato il 2 luglio 1974.



 Download

domenica 5 ottobre 2014

Caseworks – Nutty (Art Ensemble Of Chicago & Cecil Taylor)

 Così Joseph Jarman illustra Caseworks  nelle note a questo disco del 1991:
«Il processo compositivo del signor [Cecil] Taylor consiste nell'indicare agli esecutori le altezze e nel lasciare che ne internalizzino il ritmo dopo che lui le abbia suonate alcune volte, precisando in quale sezione voglia che essi suonino, e in quale non voglia. Confini e parametri non sono definiti dal tempo ma dal sentimento, dall’idea e dalla consapevolezza della sua personalità. Roscoe e io abbiamo scelto i flauti, sorprendendolo molto per l’enorme differenza da quello che sarebbe stato il risultato se avessimo adoperato i saxofoni. La lieve danza dei flauti è un bellissimo complemento a quanto scritto dal signor Taylor».

 Nutty è naturalmente la composizione di Monk, a cui il disco è intitolato, e l’esecuzione dei chicagoani, senza Taylor, è davvero nutty, svitata, tuttavia con grazia.

 Nel resto del disco si sente anche Cecil Taylor declamare lungamente dei propri versi, ma non te lo faccio sentire perché poche cose mi aduggiano come le declamazioni poetiche nei dischi e nei concerti jazz (la pestifera, ubiqua «spoken word», che Zeus s’incachi lei e i suoi praticanti) e anche perché la poesia di Cecil Taylor, secondo me, non vale una cicca. Oh, uno mica può essere bravo in tutto.

 Caseworks (Taylor), da «Thelonious Sphere Monk. Dreaming Of the Masters, Vol. 2», Columbia CK 48962. Lester Bowie, tromba; Joseph Jarman, Roscoe Mitchell, flauto; Cecil Taylor, piano; Malachi Favors, contrabbasso; Don Moye, batteria e percussioni. Registrato nel 1990 o nel 1991.



 Download

 Nutty (Monk), id. ma Jarman suona il sax baritono; non c’è Taylor.



 Download

sabato 30 agosto 2014

Matie’s Trophy’s (Cecil Taylor)

 Matie’s Trophy, da uno dei più bei dischi del primo periodo di Cecil Taylor, è un scontroso tema di 32 battute che si svolge in un ristretto arco di note ricadendo in continuazione su di sé; lo caratterizzano un break di quattro battute di batteria e un marcatissimo tempo terzinato. Come sempre in questo periodo, Taylor sa usare a vantaggio della musica una certa rigidità del batterista Dennis Charles, che sembra sempre intento a scandire una marcia.

 Matie’s Trophy’s (Motystrophe) (Taylor), da «Love For Sale», [United Artists] Blue Note CDP 94107. Ted Curson, tromba; Bill Barron, sax tenore; Cecil Taylor, piano; Buell Neidlinger, contrabbasso; Dennis Charles, batteria. Registrato il 15 aprile 1959.



 Download

domenica 13 luglio 2014

Serdab (Cecil Taylor)

 Un Cecil Taylor sopraffino (con la Unit) nel 1978, periodo non dei suoi più celebrati.

 Serdab (Taylor), da «Cecil Taylor Unit», New World Records NW 201. Jimmy Lyons, sax alto; Raphe Malik, tromba; Ramsey Ameen, violino; Sirone (Norris Jones), contrabbasso; Ronald Shannon Jackson, batteria. Registrato nell’aprile 1978.



 Download

mercoledì 15 maggio 2013

Little Lees (Cecil Taylor)

 Posso sbagliarmi, ma Little Lees, da uno dei dischi più belli del primo periodo di Cecil Taylor, a me sembra una versione pesantemente contraffatta di What Is This Thing Called Love. Nota come Taylor assegni, nel tema, una precisa parte obbligata alla batteria – le velocissime terzine al piatto – , come è suo solito. Peccato che alla batteria sieda il sempre piuttosto squadrato Dennis Charles, in quegli anni presenza fissa nelle formazioni tayloriane, come anche Buell Neidlinger.

 Little Lees (Taylor), da «Love For Sale», [United Artists] Blue Note CDP 94107. Ted Curson, tromba; Bill Barron, sax tenore; Cecil Taylor, piano; Buell Neidlinger, contrabbasso; Dennis Charles, batteria. Registrato il 15 aprile 1959.



 Download

martedì 27 marzo 2012

After All - Jitney No. 2 (Cecil Taylor)

  È stato scritto che Cecil Taylor è il Jackson Pollock del jazz. L’accostamento sulle prime appare quasi ovvio; anzi, lo appare tanto da dubitare che sia sensato.

  A me comunque pare che Taylor abbia una gamma espressiva più variata di quella di Pollock (il che non è un giudizio di merito). Del magnifico live a Montreux del 1974, uno dei suoi capolavori, di cui ti ho già presentato parte tempo fa, ecco altri due pezzi. Il parallelo con Pollock è facile – ma non significa azzeccato – soprattutto nel secondo pezzo, Jitney No. 2.

  After All (Taylor), da «Silent Tongues», (Arista Freedom) Black Lion 8776332. Cecil Taylor, piano. Registrato il 2 luglio 1974.



  Download

  Jitney No. 2 (Taylor), id.



  Download

domenica 25 settembre 2011

Port of Call (Cecil Taylor)

  Magnifico Cecil Taylor trentenne, in un pezzo che ne dimostra le credenziali jazzistiche (swing, blues feeling).

  Port of Call (Taylor), da «The World of Cecil Taylor», Candid CANI 79006). Cecil Taylor, piano; Buell Neidlinger, contrabbasso; Dennis Charles, batteria. Registrato il 12 o il 13 ottobre 1960.



  Download

domenica 5 giugno 2011

Love for Sale (Cecil Taylor)

  Cecil Taylor nel 1959, nel disco che passa per il più straight che abbia mai fatto. Certo, il repertorio lo è, consistendo per metà di canzoni di Cole Porter, però giudica tu: Cecil è come Minerva, uscita armata dalla testa di Giove.

  Love for Sale (Porter), da «Love for Sale», Blue Note 94107 (United Artists). Cecil Taylor, piano; Buell Neidlinger, contrabbasso; Dennis Charles, batteria. Registrato il 15 aprile 1959.



  Download

domenica 24 aprile 2011

Like Someone in Love (Cecil Taylor-John Coltrane)

  Poi dimmi che Horace Silver non ha avuto un’influsso decisivo su Cecil Taylor (la cosa non dovette riuscire di consolazione a Kenny Dorham, che con Silver aveva suonato pochissimi anni prima e a cui gli accompagnamenti di Taylor, in quest’occasione, provocarono un travaso di bile).

  Like Someone in Love (Burke-Van Heusen), da «Coltrane Time», Blue Note 9255. Kenny Dorham, tromba; John Coltrane, sax tenore; Cecil Taylor, piano; Chuck Israels, contrabbasso; Louis Hayes, batteria. Registrato il 13 ottobre 1958.



  Download

giovedì 9 dicembre 2010

Abyss - Petals & Filaments - Jitney (Cecil Taylor)

  Cecil Taylor at his best, dal vivo nel 1974 al festival di Montreux.

  Abyss - Petals & Filaments - Jitney (Taylor), da «Silent Tongues», Arista/Freedom AL1005. Cecil Taylor, piano. Registrato il 2 luglio 1974.


domenica 18 luglio 2010

African Violets (Cecil Taylor)

  Looking Ahead, del 1958, è il secondo disco di Cecil Taylor e sicuramente il più accessibile (posto che a me Cecil Taylor, anche al suo più out, non è parso mai inaccessibile). 

  African Violets (Taylor), da «Looking Ahead», Original Jazz Classics OJC 452. Earl Griffith, vibrafono; Cecil Taylor, piano; Buell Neidlinger, contrabbasso; Dennis Charles, batteria. Registrato nel giugno 1958.

mercoledì 26 maggio 2010

Azure (Cecil Taylor)

  Ebbe un bel coraggio la Transition, il 14 settembre 1956, a fare incidere a Cecil Taylor questo suo disco d’esordio «Jazz Advance» (ristampato come Blue Note, 84462-2). Se si pensa al jazz che era allora moneta corrente, con poche eccezioni (Mingus, George Russell: ma Taylor era ancora un’altra cosa), un vero pugno nello stomaco.

  Ma Taylor ha sempre rispettato la tradizione del jazz e questa esecuzione dell’ellingtoniana Azure, in cui anche stilisticamente rende omaggio al Duca (oltre che, fate attenzione alla sua mano sinistra, a Horace Silver), è amorosa per quanto audace. Con Buell Neidlinger al contrabbasso e Dennis Charles alla batteria (in altri due pezzi è presente un altro grande eccentrico, il giovanissimo Steve Lacy al sax soprano)

domenica 23 maggio 2010

This Nearly Was Mine (Cecil Taylor)

Oggi ti propongo uno standard poco battuto dai jazzisti, This Nearly Was Mine di Richard Rodgers-Oscar Hammerstein III, dal musical «South Pacific». Fu una scelta insolita per Cecil Taylor in quello che credo sia il suo secondo disco, «The World of Cecil Taylor» (Candid CANI 79006), inciso il 12 e 13 ottobre 1960 con Buell Neidlinger al contrabbasso e Dennis Charles alla batteria.




Su youtube puoi sentire poi, fra molte, la versione originale di questa bellissima canzone, eseguita dal grande basso americano George London.