I Cover The Waterfront, canzone del 1933, ha conosciuto molte versioni jazzistiche ma ha smesso da tempo di essere uno degli standard più frequentati. Sorprende quindi un poco trovarla in questo disco del 2001 di Craig Taborn, che ne fornisce una lettura uptempo e leggermente fuori asse, di grande pregio, come sono in genere le invenzioni di questo dotatissimo, elegante musicista.
I Cover The Waterfront (Heyman-Green), da «Light Made Lighter», Thirsty Ear THI 57111.2. Craig Taborn, piano; Chris Lightcap, contrabbasso; Gerald Cleaver, batteria. Registrato nel 2001.
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martedì 19 maggio 2015
sabato 8 giugno 2013
Cracking Hearts - Beat The Ground (Craig Taborn)
Il disco di Craig Taborn con il suo nuovo trio (vi accennavo all’inizio di quest’anno) è molto bello e merita l’ascolto e anche l’acquisto, chi avesse mantenuto l’abitudine, ormai più snob che obsoleta, di comprare i dischi: Taborn è un pianista di altissima qualità, un pensatore musicale personale d’indole singolarmente austera; Cleaver e il giovane Morgan stanno benissimo al suo livello.
Tuttavia il disco non restituisce in pieno l’espressività franca e a momenti cupa e anche ispida del complesso che avevo sentito io, trovandosi a pagare pegno al caratteristico finish sonoro della ECM. Ne scapita in particolare il batterista, relegato in un secondo piano poco naturale.
Cracking Hearts (Taborn), da «Chants», ECM 2326 372 4543. Craig Taborn, piano; Thomas Morgan, contrabbasso; Gerald Cleaver, batteria. Registrato nel giugno 2012.
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Beat the Ground (Taborn), id.
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Tuttavia il disco non restituisce in pieno l’espressività franca e a momenti cupa e anche ispida del complesso che avevo sentito io, trovandosi a pagare pegno al caratteristico finish sonoro della ECM. Ne scapita in particolare il batterista, relegato in un secondo piano poco naturale.
Cracking Hearts (Taborn), da «Chants», ECM 2326 372 4543. Craig Taborn, piano; Thomas Morgan, contrabbasso; Gerald Cleaver, batteria. Registrato nel giugno 2012.
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Beat the Ground (Taborn), id.
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giovedì 7 febbraio 2013
Dawn (With Her Rosy Fingers) - Kalipso (Chris Potter)
Insolitamente oggi ti presento due pezzi da un disco nuovissimo a nome di Chris Potter: me lo fa fare soprattutto la presenza di Craig Taborn.
Il quartetto (quintetto, quando vi si aggiunge la presenza volutamente allotria del tastierista cubano David Virelles) va a orologeria, come ci si può immaginare data la caratura dei musicisti, e l’ipoteca ECM è a un primo ascolto meno smaccata che in altri dischi. Però c’è, e si sente a un livello più profondo della solita ripresa sonora: nelle composizioni, che a dispetto di una ricercata frammentazione metrica e «angolarità» si adagiano poi su suggestioni modali risapute e risultano diffuse, generiche, poco caratterizzate, poco significative e infine poco stimolanti per i solisti, i quali, per tutto il loro impegno e fantasia, non rendono come saprebbero. Anche Taborn.
Ci tornerò sopra. Questi, intanto, sono due pezzi del disco, che è ispirato all’Odissea (c’è anche il mare colore del vino).
Dawn (With Her Rosy Fingers) (Potter), da «The Sirens», ECM 2258. Chris Potter, sax tenore; Craig Taborn, piano; Larry Grenadier, contrabbasso; Eric Harland, batteria. Registrato nel settembre 2011.
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Kalipso (Potter), id.
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Il quartetto (quintetto, quando vi si aggiunge la presenza volutamente allotria del tastierista cubano David Virelles) va a orologeria, come ci si può immaginare data la caratura dei musicisti, e l’ipoteca ECM è a un primo ascolto meno smaccata che in altri dischi. Però c’è, e si sente a un livello più profondo della solita ripresa sonora: nelle composizioni, che a dispetto di una ricercata frammentazione metrica e «angolarità» si adagiano poi su suggestioni modali risapute e risultano diffuse, generiche, poco caratterizzate, poco significative e infine poco stimolanti per i solisti, i quali, per tutto il loro impegno e fantasia, non rendono come saprebbero. Anche Taborn.
Ci tornerò sopra. Questi, intanto, sono due pezzi del disco, che è ispirato all’Odissea (c’è anche il mare colore del vino).
Dawn (With Her Rosy Fingers) (Potter), da «The Sirens», ECM 2258. Chris Potter, sax tenore; Craig Taborn, piano; Larry Grenadier, contrabbasso; Eric Harland, batteria. Registrato nel settembre 2011.
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Kalipso (Potter), id.
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venerdì 18 gennaio 2013
Junk Magic (Craig Taborn)
Qualche settimana fa ti raccontavo di provare un certo interesse per il genere electronica. Un po’ esageravo, un po’ ero in una di quelle fasi in cui mi sento vagamente in colpa per la ristrettezza dei miei gusti musicali (di solito mi basta ascoltare qualcosa dei generi negletti e il senso di colpa passa subito).
Però, però. C’è il fatto che io nutro una grande ammirazione per il pianista Craig Taborn, che ti ho già somministrato qualche volta, ammirazione che tuttavia non ho mai veramente approfondito con ascolti sistematici. Dopo averne sentito alla radio, circa un mese fa, un concerto in trio registrato in qualche festival estivo, ed esserne stato lasciato letteralmente con gli occhi fuori dalle orbite, ho deciso di cominciare a coprire il Taborn con un certo metodo e mi sono procurato questo suo disco in trio già piuttosto vecchio (2004).
Non è il trio sentito alla radio quella sera di dicembre, non vi somiglia nemmeno. Quello era acustico, questo vede l’uso di un cospicuo strumentario elettronico manovrato da Taborn, fra cui anche loop, feedback e compagnia allucinante. Ti propongo il pezzo che dà titolo al disco, che a tratti è interessante anche se non mi ha commosso (comunque vorrà dire qualcosa il fatto che, dieci anni dopo, Taborn suona con un trio acustico); va detto che Taborn vi suona benissimo e anche gli altri, compreso David King, il tourettico batterista dei Bad Plus.
Junk Magic (Taborn), da «Junk Magic», Thirsty Ear THI 57144.2. Aaron Stewart, sax tenore; Craig Taborn, piano ed elettronica; Mat Maneri, viola; David King, batteria. Registrato il 20 aprile 2004.
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Però, però. C’è il fatto che io nutro una grande ammirazione per il pianista Craig Taborn, che ti ho già somministrato qualche volta, ammirazione che tuttavia non ho mai veramente approfondito con ascolti sistematici. Dopo averne sentito alla radio, circa un mese fa, un concerto in trio registrato in qualche festival estivo, ed esserne stato lasciato letteralmente con gli occhi fuori dalle orbite, ho deciso di cominciare a coprire il Taborn con un certo metodo e mi sono procurato questo suo disco in trio già piuttosto vecchio (2004).
Non è il trio sentito alla radio quella sera di dicembre, non vi somiglia nemmeno. Quello era acustico, questo vede l’uso di un cospicuo strumentario elettronico manovrato da Taborn, fra cui anche loop, feedback e compagnia allucinante. Ti propongo il pezzo che dà titolo al disco, che a tratti è interessante anche se non mi ha commosso (comunque vorrà dire qualcosa il fatto che, dieci anni dopo, Taborn suona con un trio acustico); va detto che Taborn vi suona benissimo e anche gli altri, compreso David King, il tourettico batterista dei Bad Plus.
Junk Magic (Taborn), da «Junk Magic», Thirsty Ear THI 57144.2. Aaron Stewart, sax tenore; Craig Taborn, piano ed elettronica; Mat Maneri, viola; David King, batteria. Registrato il 20 aprile 2004.
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venerdì 23 novembre 2012
For Fred Anderson - Sir Snacktray Speaks (Farmers By Nature)
L’improvvisazione non preordinata, «radicale», chiamala come vuoi, alle volte funziona e altre volte – più spesso, secondo me – non funziona affatto, nemmeno quando vi si trovino coinvolti dei grandi nomi e il pubblico si convinca di stare assistendo a un qualche miracolo. In questo trio Farmers By Nature, per esempio, funziona.
Credo dipenda da quanto gli improvvisatori si conoscano l’un l’altro, musicalmente intendo, e da quanto i loro obiettivi e i loro gusti musicali siano contigui; cioè, in ultima analisi, da quanto l’improvvisazione, proprio per queste cose, sia in realtà preordinata.
Craig Taborn e Gerald Cleaver quest’autunno li abbiamo sentiti (Cleaver non tanto) con Michael Formanek e Tim Berne. Lì gli spazi improvvisativi erano molto più ridotti e controllati, ma la cosa funzionava poco lo stesso, anche se per ben diversi motivi.
For Fred Anderson (Cleaver-Parker-Taborn), da «Out of This World’s Distortions», AUM Fidelity AUM 067. Farmers By Nature: Craig Taborn, piano; William Parker, contrabbasso; Gerald Cleaver, batteria. Registrato il 24 giugno 2010.
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Sir Snacktray Speaks (Cleaver-Parker-Taborn), ib.
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Credo dipenda da quanto gli improvvisatori si conoscano l’un l’altro, musicalmente intendo, e da quanto i loro obiettivi e i loro gusti musicali siano contigui; cioè, in ultima analisi, da quanto l’improvvisazione, proprio per queste cose, sia in realtà preordinata.
Craig Taborn e Gerald Cleaver quest’autunno li abbiamo sentiti (Cleaver non tanto) con Michael Formanek e Tim Berne. Lì gli spazi improvvisativi erano molto più ridotti e controllati, ma la cosa funzionava poco lo stesso, anche se per ben diversi motivi.
For Fred Anderson (Cleaver-Parker-Taborn), da «Out of This World’s Distortions», AUM Fidelity AUM 067. Farmers By Nature: Craig Taborn, piano; William Parker, contrabbasso; Gerald Cleaver, batteria. Registrato il 24 giugno 2010.
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Sir Snacktray Speaks (Cleaver-Parker-Taborn), ib.
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sabato 10 settembre 2011
Glossolalia - Spirit Hard Knock (Craig Taborn)
Craig Taborn, pianista sulla quarantina, è uno di quelli che, come dicevano una volta i jazzisti, ha «fatto le sue carovane» (has paid his dues) in complessi di mainstream moderno come quelli di James Carter (con cui qui sopra l’hai sentito due volte), di Chris Potter e di Michael Formanek e in altri più avanzati come quelli, fra gli altri, di Roscoe Mitchell, Tim Berne, Marty Ehrlich. Insomma, si è guadagnato il dritto di farsi ascoltare in un’impresa «concertistica» di quelle della ECM.
Come immaginerai, questo disco recentissimo non è esattamente secondo il mio gusto, ma Taborn mi pare comunque un musicista intenso e non banale, capace di dotare i suoi soliloqui di una progressione espressiva che li rende interessanti, ed è un pianista eccellente. Questo suo lavoro in assolo ricorda quelli, vecchi ormai di una trentina d’anni, di Anthony Davis.
Glossolalia (Taborn), da «Avenging Angel», ECM 2207. Craig Taborn, piano. Registrato nel luglio 2010.
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Spirit Hard Knock (Taborn), ib.
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Come immaginerai, questo disco recentissimo non è esattamente secondo il mio gusto, ma Taborn mi pare comunque un musicista intenso e non banale, capace di dotare i suoi soliloqui di una progressione espressiva che li rende interessanti, ed è un pianista eccellente. Questo suo lavoro in assolo ricorda quelli, vecchi ormai di una trentina d’anni, di Anthony Davis.
Glossolalia (Taborn), da «Avenging Angel», ECM 2207. Craig Taborn, piano. Registrato nel luglio 2010.
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Spirit Hard Knock (Taborn), ib.
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