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giovedì 3 ottobre 2019

The Second Time Around – Drag ’Em Out (Shirley Scott)


  Shirley Scott è una dei miei organisti preferiti, il che non è dire molto perché l’organo nel jazz mi piace poco; mi pesa sulle orecchie, mi frastorna, sovente mi annoia e mi dispiace e mi rende dispiacevole e noioso di riflesso. Shirley non frastornava, se non altro, e riusciva tuttavia, alla necessità, a esprimere uno swing bruciante. 

  Qui, per disdegnoso gusto, te la presento prima in un pezzo veramente cheesy, del genere che gradisco soltanto allorché, per meglio addormentarmi, lascio accesa la radio sul comodino e mi auguro che ne fuoriesca appunto una melassa narcotica come questa esecuzione di The Second Time Around (l’organo Hammond, infatti, quando non batta i timpani come testa di martello, evoca il luna park ovvero réclame di tisane).

  Poi te la faccio sentire nel blues, dove le cose vanno un po’ meglio, sebbene direi che anche qui vi sia piuttosto da dormire, se non quando Major Holley prende un assolo alla sua maniera, con l’arco e raddoppiando dalle voce all’unisono. Quella maniera era ispirata a Slam Stewart, che il contrabbasso raddoppiava all’ottava superiore.

  The Second Time Around (Cahn-Van Heusen), da «Drag ’Em Out», Prestige PR 7305. Shirley Scott, organo; Major Holley, contrabbasso; Roy Brooks, batteria. Registrato il 27 maggio 1963.

  Drag ‘Em Out (Scott), id.

martedì 11 aprile 2017

Let It Be – Your Song (Shirley Scott)

 Shirley Scott! La quale nella canzone di Elton John canta anche con un certo garbo.   

 Ma sì, va’. Che oggi ci siamo, domani chi lo sa.

 Let It Be (Lennon-McCartney), da «Mystical Lady», Cadet CA 50009. Pee Wee Ellis, sax tenore; Shirley Scott, organo; George Freeman, chitarra; Richard Davis, contrabbasso; Freddie Waits, batteria. Registrato nel 1971.

 Your Song (Elton John), id.

martedì 22 settembre 2015

Flamingo (Shirley Scott & Stanley Turrentine)

 Così come per stanare il coniglio si fa il verso della carota, così io, per evocare dalla remota Pordenone Valentina, una dei lettori, ascoltatori, collaboratori storici di Jnp di cui ho quasi perso le tracce, pubblico una versione di Flamingo, richiamo per lei irresistibile.

 Flamingo (Anderson-Grouya), da «Blue Flames», Prestige PR 7338. Stanley Turrentine, sax tenore; Shirley Scott, organo; Bob Cranshaw, contrabbasso; Otis Finch, batteria. Registrato il 31 marzo 1964.

venerdì 20 febbraio 2015

Travelin’ Light – They Call It Stormy Monday (Shirley Scott & Kenny Burrell)

 Il blues è sempre il terreno d’incontro naturale di chi pratica il linguaggio del jazz americano. Shirley Scott e Kenny Burrell ne sono due parlanti nativi.

 Travelin’ Light (Mercer-Mundy-Bregman), da «Travelin’ Light», Prestige PR 7320. Shirley Scott, organo; Kenny Burrell, chitarra; Eddie Khan, contrabbasso; Otis Finch, batteria. Registrato il 17 febbraio 1964.



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 They Call It Stormy Monday (Aaron Walker), id.



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sabato 13 dicembre 2014

Skylark (Red Norvo) (Teddy Charles) (Shirley Scott)

 Skylark, canzone del 1941, musica di Hoagy Carmichael, versi di Johnny Mercer, che pare li scrivesse con Judy Garland in mente, in tre versioni strumentali.

 Skylark (Carmichael-Mercer), da «Red Norvo Trio With Tal Farlow & Red Mitchell - Complete Recordings», American Jazz Classics 99039. Red Norvo, vibrafono; Tal Farlow, chitarra; Red Mitchell, contrabbasso. Registrato il 16 ottobre 1952.



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 Skylark, da «Vibe-Rant», Savoy/Blue Moon BMCD 1626. Teddy Charles, vibrafono; Mal Waldron, piano; Addison Farmer, contrabbasso; Jerry Segal, batteria. Registrato il primo aprile 1957.



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 Skylark, da «Great Scott», Muse MCD 5434. Buck Hill, sax tenore; Shirley Scott, organo; Arthur Harper, contrabbasso; Mickey Roker, batteria. Registrato il 7 luglio 1991.



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sabato 13 settembre 2014

Mystical Lady – Hall of Jazz (Shirley Scott)

Saturday morning, light fare. Fra anni Sessanta e Settanta fu epoca, fra tanto altro, di spiritual jazz, di cui qui sopra mi piace ogni tanto presentarti delle istanze di disuguale valore: appena qualche giorno fa abbiamo ascoltato Alice Coltrane in un complesso che aveva «mystical» nel nome.

 In quel decennio e nelle sue propaggini, l’allusione a un misticismo d’Oriente, più spesso che no di dubbia origine,  non lasciò intatto il jazz e personaggi legati a tutt’altri suoni, come Shirley Scott, organista a noi molto cara e associata piuttosto a un elegante soul jazz, in ispecie in compagnia di sax tenori quali Eddie Lockjaw Davis e Stanley Turrentine, il quale ultimo le fu marito (famosi, e paventati dai sidemen, i loro diverbi in scena).

 Ora, l’organo Hammond è l’ultimo strumento che, per la greve materialità del suo suono e per l’articolazione percussiva, si lascerebbe attenuare dai fumi dell’incenso, benché ci abbiano provato in tanti (qui, cercando nella nuvola a destra, troverai Larry Young e il turbantato Dr Lonnie Smith). Questo disco del 1971 non prova seriamente a nascondere la sua intenzione commerciale, non sarebbe bastato l’attire indiano che pure, in copertina, non disdice alla Shirley. Gli è che la tracklist parla chiaro: canzoni dei Beatles, di John Fogerty, di Elton John, dove Shirley canta anche, senza troppa convinzione.

 Facendomi strada col machete fra un po’ di robaccia, ti ho rimediato due composizioni della titolare, una un po’ sdilinquita nel senso che dicevamo, l’altra prossima alla sua ispirazione più genuina e dunque più interessante. Di alto livello i comprimari.

 Mystical Lady (Scott), da «Mystical Lady», Cadet CA 50009. Pee Wee Ellis, sax tenore; Shirley Scott, organo; George Freeman, chitarra; Richard Davis, contrabbasso; Freddie Waits, batteria. Registrato nel 1971.



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 Hall of Jazz (Scott-Hall), ib. Scott; Danny Turner, sax tenore; Wally Richardson, chitarra; Ron Carter, contrabbasso; Bobby Durham, batteria.



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mercoledì 11 giugno 2014

Strike Up the Band (Eddie «Lockjaw» Davis)

 I tre «Cookbook» di Eddie Davis – con il concorso essenziale di Shirley Scott, la più musicale degli organisti jazz – sono un compendio di modern mainstream e di jazz intriso di «soul», che tuttavia non è soul jazz, ma una cosa più profonda. 

Strike Up the Band (Gershwin-Gershwin), da «Cookbook Vol. 3», [Prestige] OJCCD-756-2. Eddie «Lockjaw» Davis, sax tenore; Shirley Scott, organo; George Duvivier, contrabbasso; Arthur Edgehill, batteria. registrato il 15 dicembre 1958.



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mercoledì 11 settembre 2013

Lament (Shirley Scott)

 Il suono dell’organo Hammond, per le manipolazioni che consente – all’origine e con il leslie – , per il suo particolare attacco percussivo della nota, contiene in sé una intensità, una proiezione che conferisce alle esecuzioni fervore anche con poche note. Sarà per questo che gli organisti jazz, anche i migliori, spesso demandano a queste qualità intrinseche dello strumento una certa espressività vivida ma monotona; insomma, è piuttosto raro sentire un assolo d’organo che comunichi una carica emotiva genuina, al di là all’eccitazione fisica (sonora).

 La ricorrenza è meno rara quando suona Shirley Scott. Sentila qui nella bellissima Lament di J. J. Johnson, ma in realtà in qualunque dei suoi assoli di questo disco del 1989.

 Lament (Johnson), da «Oasis», Muse MCD 5388. Shirley Scott, organo; Arthur Harper, contrabbasso; Mickey Roker, batteria. Registrato il 28 agosto 1989.



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giovedì 9 agosto 2012

Mean, Angry, Nasty and Lowdown (Shirley Scott)

 È così che mi sento io, e mica solo oggi, sempre, anche se la mia prosa tende a dissimularlo  in una specie di rondismo ben fuori tempo massimo. Turrentine e Scott almeno riescono ad esprimermi in modo piacevole e anche ballabile, chi lo volesse.

 Mean, Angry, Nasty and Lowdown (Scott), da «The Great Live Sessions», Impulse!  IA 9341-2/Vintage Pressing 1978. Stanley Turrentine, sax tenore; Shirley Scott, organo; Bob Cranshaw, contrabbasso; Otis «Candy» Finch, batteria. Registrato il 23 settembre o il 5 dicembre 1964.



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giovedì 8 marzo 2012

Five Spot After Dark (Shirley Scott & Stanley Turrentine)

  Scrivo e pubblico un po’ di fretta perché ho avuto una giornata faticosa e non intendo privarmi di quest’unico piacere regolare. Chi se ne frega, OK, ma per giustificare la prosa un po’ tirata via e la completa assenza di analisi o contesto – ho rispetto di te.

  Come quando si mangia in fretta, ho scelto un piatto nutriente, gustoso e digeribile.
PS  Chi sa che la nauseosa correttezza politica non abbia trovato motivo di proscrivere la celebrazione dell’8 marzo; nel dubbio, auguri alle mie 3 o 4 lettrici, viventi, eccitanti eccezioni alla regola che le donne non capiscano il jazz (una di loro addirittura suona il sax tenore, o almeno tanto ama raccontare).

  Five Spot After Dark (Golson), da «Blue Flames», Prestige/OJCCD-328-2. Stanley Turrentine, sax tenore; Shirley Scott, organo; Bob Cranshaw, contrabbasso; Otis «Candy» Finch, batteria. Registrato il 31 marzo 1964.



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sabato 16 aprile 2011

Strollin’ (Horace Silver) (Shirley Scott)

  Una composizione di Horace Silver, suonata sull’Hammond, finirà per patire lo stesso inconveniente dei film basati sui drammi di Shakespeare: così come Shakespeare ha in sé già tutto del cinema, dai controcampi alle tecniche del découpage ai varî tipi di transizione e dissolvenza, al punto che un allestimento cinematografico lo appesantisce e basta, allo stesso modo le composizioni di Horace esprimono per loro natura il massimo del funky accoppiato al massimo dell’eleganza, e quindi il «più» di funkyness dell’Hammond, altrove così saporito, finisce per rendere la pietanza in una indigesta e sciapa*. Perfino quando l’ordigno sia sotto le mani e i piedi di Shirley Scott, che ne fu, fra i praticanti, la più aerea.

  * Certo, anche un periodo di nove righe non scherza.

  Strollin’ (Silver), da «Horace-Scope», Blue Note 0946 3 55207 2 9. Blue Mitchell, tromba; Junior Cook, sax tenore; Horace Silver, piano; Gene Taylor, contrabbasso; Roy Brooks, batteria. Registrato il l’8 luglio 1960.



  Strollin’, da «Shirley Scott Plays Horace Silver», Prestige PR 7240. Shirley Scott, organo; Henry Grimes, contrabbasso; Otis Finch, batteria. Registrato il 17 novembre 1962.