Visualizzazione post con etichetta Sun Ra. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sun Ra. Mostra tutti i post

giovedì 6 febbraio 2020

Enlightenment – Velvet – Blues At Midnight (Sun Ra) RELOADED

Reload dal 3 giugno 2015.

 La musica contenuta nei primi dischi di Sun Ra (questo è del 1959) ha una speciale qualità intemporale: sono dischi che suonano freschi eppure sono nello stesso momento molto della loro epoca.

 Questa musica ha poi un suono complessivo particolarissimo, una specie di emulsione sonora che la ricopre, carica di infinitesimi corpuscoli di energia; qualcosa di più e di meno dell’interplay, una qualità corale, cerimoniale, che mi richiama quel tratto tipico afroamericano del jazz al quale Ethan Iverson ha con intuizione preziosa applicato l’aggettivo devotional.

 Un altro carattere unico è conferito a quest’orchestra ridotta dall’uso inortodosso, molto mobile, fatto del sax baritono, qui nelle mani di due unsung heroes dello strumento, Pat Patrick e Charles Davis, spesso presenti simultaneamente.

 Enlightenment (Dotson-Sun Ra), da «Jazz In Silhouette», [Impulse!] Real Gone Jazz RGJCD927. Hobart Dotson, tromba; Bo Bailey, trombone; Marshall Allen, James Spaulding, sax alto; John Gilmore, sax tenore; Pat Patrick, Charles Davis, sax baritono; Sun Ra, piano; Ronnie Boykins, contrabbasso; William Cochran, batteria. Registrato il 6 marzo 1959.

 Velvet (Sun Ra), id.

 Blues At Midnight (Sun Ra), ib., Sun Ra suona anche la celesta.

martedì 25 settembre 2018

Some Blues But Not The Kind That’s Blue – My Favorite Things (Sun Ra)

 Sun Ra, colto qui nel 1977, apparteneva all’avanguardia del jazz? A parte che dubito forte che lui si sia mai posto il problema, se anche restiamo nel campo puramente musicale, come probabilmente non è giusto fare con un artista dal paratesto così impegnativo e appariscente, dagli anni Cinquanta fino alla fine non riconosco in lui i caratteri delle avanguardie che sono ben riconoscibili in quasi tutti gli altri progressivi jazzistici degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta. 

 La libertà armonica, la selvaggia eterodossia sonora e formale mancano dell’aspetto metodico e dimostrativo di tutta l’arte d’avanguardia, e vi manca anche l’aspetto riluttantemente servile che l’avanguardia ha di necessità verso la tradizione: Sun Ra non aveva bisogno di oltraggiare la tradizione, tantomeno di omaggiarla, perché (credo io) se ne sentiva parte e sapeva, o sentiva, che ne avrebbe fatto parte qualsiasi strada avesse mai deciso d’imboccare.

 (Dubbio corollario: parlare di avanguardia a proposito del jazz sarà appropriato o è solo comodo?).

 Sarà per questo che, della molesta My Favorite Things, Sun Ra era l’unico in grado di dare versioni interessanti senza nulla dovere all’inevitabile stravolgimento coltraniano: qui, come tante altre volte, con il sostanziale contributo di John Gilmore.

 Some Blues But Not The Kind That’s Blue (Sun Ra), da «Some Blues But Not The Kind That's Blue», Saturn 1014077. Akh Tal Ebah, tromba e flicorno; Marshall Allen, sax alto; John Gilmore, sax tenore; Danny Davis, flauto; James Jacson, fagotto; Eloe Omoe, clarinetto basso; Sun Ra, piano; Richard Williams, contrabbasso; Luqman Ali, batteria; Atakatune, conga. Registrato nel 1977.

 My Favorite Things (Rodgers-Hammerstein III), id.

sabato 6 maggio 2017

Astro – Constructive Neutrons (Walt Dickerson & Sun Ra) RELOADED

Reload dal 16 ottobre 2015.  
Le perline, le gocce d’acqua e i frammenti di rubino, smeraldo, ametista, topazio, granato, zaffiro e fondo di bicchiere suonati da Walt Dickerson si riflettono  sulle superfici angolate del pianoforte di Sun Ra in combinazioni rotanti sempre diverse: caleidoscopio musicale dove non c’è simmetria evidente delle configurazioni, ma tutto sembra succedere come deve, nella sincronicità esatta delle fonti sonore.

 Dickerson e Ra non praticano l’interplay, a loro non serve uno strumento così approssimativo: sono consapevoli  l’uno dell’altro, aperti e accettanti, presenti e contenuti tutti nel momento in cui questa musica risuona con la naturalezza e l’inevitabilità del respiro, la purezza affettuosa di un’osservazione in una distaccata e partecipe. 

 Astro (Dickerson), da «Visions», SteepleChase SCCD 31126. Walt Dickerson, vibrafono; Sun Ra, piano. Registrato nel luglio 1978.

 Constructive Neutrons (Dickerson), id.

lunedì 12 dicembre 2016

Don’t Blame Me (Sun Ra)

 Don’t Blame Me (Fields-McHugh), da «Sound Sun Pleasure!!», [Saturn] Evidence. Hattie Randolph con Sun Ra and his Astro Infinity Arkestra: Sun Ra, piano; Ronnie Boykins, contrabbasso; William Cochran, batteria. Registrato il 6 marzo 1959.

venerdì 21 ottobre 2016

[Guest post #64] Ermes Rosina & Sun Ra feat. Ingeborg Bachmann

 Talvolta i miei post contengono degli inserti poetici brevissimi e frammentari, ma i guest post di Ermes Rosina giustappongono addirittura musica e poesia. Questa volta, Sun Ra e Ingeborg Bachmann, una callida iunctura che può apparire lampante così come oscurissima.

 Mi giunge, oggi, l’urgenza di un sofferto canto al sole, nell’autunno che avanza. Con Ingeborg Bachmann (lo so, poco c’entra con il jazz e il tuo blog… forse) e con la sua poesia An die Sonne [Al sole], che si può sentire (in tedesco) e leggere (in inglese) qui.

 È passato già qualche giorno dalla ricorrenza della sua scomparsa; questo scarto temporale me ne permette uno molto più azzardato verso una Sun Song parimenti ambivalente e franta, a firma di Mr Herman Poole Blount-Sun Ra.

 Sun Song  (Sun Ra), da «Jazz By Sun Ra», [Delmark] Real Gone Jazz RGJCD297. Sun Ra, piano, organo Hammond B-3, percussioni; Art Hoyle, Dave Young, tromba, percussioni; Julian Priester, trombone, percussioni; James Scales, sax alto; John Gilmore, sax tenore, percussioni; Pat Patrick, sax baritono, percussioni; Richard Evans, contrabbasso; Wilburn Green, basso elettrico, percussioni; Robert Barry, batteria; Jim Herndon, timpani. Registrato il 12 luglio 1956.

giovedì 3 luglio 2014

Bacon and Eggs – High Hopes – A Patch of Blue - Part 2 (Walt Dickerson)

 Oggi te ne ho preparata una bella davvero. Ti parlo dell’ultimo disco fatto da Walt Dickerson, quel mio pallino, prima del troppo lungo ritiro avvenuto nel medesimo 1966. Il progetto non si annunciava tanto promettente: il quartetto di Dickerson avrebbe interpretato le musiche scritte da Jerry Goldsmith per il film A Patch of Blue di Guy Green, 1965, un polpettoso dramma sentimentale a sfondo razziale con Sidney Poitier, film che procurò a Shelley Winters un Oscar come non protagonista e che credo non sia mai uscito in Italia. [Non è così, v. nei commenti].

 Il disco è invece non solo interessante, è bellissimo. In primo luogo perché Dickerson, nel tutto sommato poco che ci ha lasciato, non è mai banale, non suona mai tanto per fare, e nella sua musica è sempre viva una ricerca formale non appariscente che elicita sempre la risposta attiva di chi ascolta, giocando con la sua attesa e con i tempi dell’ascolto (rimando arrogantemente a quanto ne scrivevo alcuni anni fa).

 Ma c’è poi la chicca!, al pianoforte, in una sua più che rarissima esibizione da sideman, siede Sun Ra, no less, che in un paio di pezzi dà brevemente mano anche a un clavicembalo. Sun Ra dimostra anche qui di essere un pianista con i fiocchi, in possesso di una tecnica di base, seppur evidentemente non esercitata, molto solida, di un tocco variato e di un pensiero musicale sempre vigile, dal grande compositore che era, sorprendentemente simile in ciò Walt Dickerson. In Bacon and Eggs, sotto a un obbligato pervicacemente diatonico eseguito da vibrafono e contrabbasso, Sun Ra esegue delle interpunzioni ricche viceversa di blue note, in effettivo duetto con la batteria.

 Walt Dickerson, dal canto proprio, era in quegli anni at the top of his game. Se non si fosse ritirato dalla musica per dieci anni, non credo che Bobby Hutcherson avrebbe avuto il primato sullo strumento.

 Bacon and Eggs (Goldsmith), da «Reflections on A Patch of Blue», MGM. Walt Dickerson, vibrafono; Sun Ra, piano; Bob Cunnigham, contrabbasso; Roger Blank, batteria. Registrato nel 1965.



 Download

 High Hopes (Goldsmith), id.



 Download

A Patch of Blue - Part 2 (Goldsmith), id. Sun Ra anche clavicembalo.



 Download

sabato 5 aprile 2014

Yesterdays (Art Tatum) (Sun Ra)

 Sembra strano se ci si pensa, ma fra Art Tatum e Sonny Blount (Sun Ra) correvano appena cinque anni d’età. Apparirà appena meno strano se si conosce un po’ la carriera di Sun Ra.

 Yesterdays (Harbach-Kern), da «The Art Tatum Solo Masterpieces», Pablo 0600753312001. Art Tatum, piano. Registrato il 28 dicembre 1953.



 Download

 Yesterdays, da «Solo Piano Vol. 1», Improvising Artists 123850. Sun Ra, piano. Registrato il 20 maggio 1977.



 Download

venerdì 12 ottobre 2012

Honeysuckle Rose - Sky and Sun (Sun Ra)

 In barba alla varietà della programmazione, ecco il terzo piano solo di seguito.

 Il suo ruolo di compositore e caporchestra, così come la sua sinistra inclinazione per le tastiere elettriche ed  elettroniche più esoteriche e stridenti, hanno messo in ombra il pianismo di Sun Ra, che era stato un bambino prodigio. Ascoltando la sua intensa versione di Honeysuckle Rose aiuta ricordare come Sun Ra fosse nato nel 1914, avesse cominciato a suonare professionalmente nei primi anni Trenta e avesse fatto in tempo a lavorare come pianista con una delle ultime orchestre di Fletcher Henderson. Insomma, la canzone di Fats Waller gli era pienamente contemporanea.

 Honeysuckle Rose (Razaf-Waller), da «St. Louis Blues (Solo piano)», IAI 37.38.58. Registrato il 3 luglio 1977.



 Download

 Sky and Sun (Sun Ra), ib.



 Download

giovedì 2 agosto 2012

Dreaming (Sun Ra)

 In presenza di Sun Ra l’ascolto analitico va un po’ a farsi benedire; voglio dire che, nelle specifiche condizioni gravitazionali create dalla sua orbita musicale (perbacco, scrivo come Gennaro Fucile), certe cose assumono un peso e un contorno diverso da quelli che avrebbero in un altro contesto.

 Per esempio, questa specie di Latin soul dall’approssimativo arrangiamento vocale doowooppeggiante e dall’accompagnamento alla come viene, una volta saputo che è opera di Sun Ra, puoi leggerlo come qualcos’altro che un pezzo di Sun Ra? Non sarebbe fuori luogo, una considerazione prettamente musicale? Non è l’orizzonte di attesa, in un caso simile, a fare aggio su tutti i meccanismi di giudizio?

 Questo è uno di molti 45 giri registrati (spesso in tirature di soli cinquanta pezzi) da Sun Ra fra il 1954 e il 1982.

 Dreaming (Sun Ra-Orio-Barron), da «The Singles», Evidence ECD 22164-2. Calvin Barron e trio vocale con Sun Ra, piano; Richard Evans, contrabbasso; Robert Barry, batteria; Tito, bongos. Registrato a Chicago nel 1955.



 Download

mercoledì 7 settembre 2011

[Guest Post #5] Negrodeath & Sun Ra e James Carter

  Il dr. Jeckyll che ha scelto e commentato con sobria competenza questi due pezzi è in altri tempi e luoghi il mister Hyde che si fa chiamare Negrodeath, titolare di Sei un Idiota Ignorante, il blog più privo di autocensure del dominio italiano. Non ho mai incontrato N. di persona ma ho molte ragioni di supporlo un quieto e dimesso studioso, e ciò a dispetto di alcune frequentazioni musicali assai meno distinte di quelle di cui qui ci ha fatto parte.

  Nel 1958 Sun Ra prende questo standard degli anni ’30 e lo sottopone al suo trattamento orchestrale. Il risultato non è molto lontano dagli indigo ellingtoniani - quei pezzi suadenti, sensuali, lenti e un po’ misteriosi che sono inconfondibilmente «ducali» (Mood Indigo, Sophisticated Lady etc). La tromba di Hobart Dotson si lancia in un assolo malinconico ed essenziale, volando sul velluto ellingtoniano stesogli sotto i piedi dall’orchestra.

  Hour of Parting (Kahn-Spolianski), da «Sound Sun Pleasure!!», Evidence 22014. Hobart Dotson, tromba; Bo Bailey, trombone; Marshall Allen, James Spaulding, sax alto; John Gilmore, sax tenore; Pat Patrick, Charles Davis, sax baritono; Sun Ra, piano; Ronnie Boykins, contrabbasso; William Cochran, batteria. Registrato nel 1958.



  Download

  È possibile, per un quartetto, riprendere questo pezzo omaggiando sia Sun Ra che Duke Ellington? Sì, se il quartetto è quello di James Carter, che impugna il contralto e si trasforma in una strepitosa reincarnazione moderna di Johnny Hodges, scivolando sull’accompagnamento solido e regolare stesogli sotto i piedi dai compagni.

  Hour of Parting, da «JC on the Set», DIW Columbia 661449. James Carter, sax alto; Craig Taborn, piano; Jaribu Shahid, contrabbasso; Tani Tabbal, batteria. Registrato il 14 o il 15 aprile 1993.



  Download

lunedì 19 luglio 2010

Dance of the Cosmo-Aliens (Sun Ra)

  Ancora live a Milano, ancora nel 1978, ancora al teatro Ciak (ma io purtroppo quella volta non c’ero): Sun Ra con lo stesso quartetto che nelle stesse settimane, a Roma, registrò «New Steps», stavolta seduto davanti al misterioso «Crumar Mainman», un prototipo di strumento di cui, a quanto pare, nemmeno il produttore è stato in grado in grado di dire niente. Secondo Sun Ra, trattavasi di qualcosa «like a piano, organ, clavichord, cello, violin and brass instruments», di sicuro c’è che fu il primo strumento con incorporata una rhythm box programmabile. Da quella, Ra trae grande partito soprattutto in questa Dance of the Cosmo Aliens, in cui precorre di vent’anni electronica, house e ambient  (ma da poco prima del minuto 4 in poi quello che suona è il classico spiritual Sometimes I Feel Like a Motherless Child, unendo come suo solito l’arcaico e lo smaccatamente avveniristico, con lo scopo – secondo me chiarissimo – di prendere le distanzee, satireggiandolo, dal proprio presente).

   Di quell’esibizione milanese mi piace riportare qui un ricordo di Roberto Gatti:

  Lui era lì in quartetto, con i meravigliosi e fedelissimi John Gilmore e Marshall Allen, e la prima fila del teatro era interamente occupata da alcuni musicisti di casa nostra: di cui anche in questo caso non farò i nomi, sempre per carità di patria. Fatto sta che durante un assolo incandescente di John Gilmore, un paio di questi musicisti, probabilmente folgorati sulla via di Saturno da quella musica celestiale, cominciarono a cavare dai loro strumenti una lunga sequela di suoni a casaccio, perché per molti, a quei tempi, la parola d’ordine era una soltanto: «aho’, famo er free!». Sun Ra, paziente come Giobbe, attese un paio di minuti buoni prima di interrompere i suoi prodi. Poi prese il microfono e, rivolto ai disturbatori, disse testualmente: «Dovreste vergognarvi! Non avete neppure capito che la musica è ORDINE e DISCIPLINA! E ora vi prego di uscire!»

Dance of the Cosmo-Aliens (Sun Ra), da «Disco 3000», Art Yard. Sun Ra, tastiere; Luqman Ali, batteria. Registrato live a Milano nel gennaio 1978.

domenica 13 giugno 2010

Rome At Twilight (Sun Ra)

  «Roma al crepuscolo» secondo Sun Ra, dal disco inciso in Italia da cui già ti ho fatto sentire My Favorite Things.

  Rome At Twilight (Sun Ra), da «New Steps», 101 DISTRIBUTION (già HORO, 1978). Michael Ray, tromba; John Gilmore, sax tenore; Sun Ra, piano, tastiere; Luqman Ali, batteria. Registrato nel gennaio 1978.


sabato 29 maggio 2010

My Favorite Things (Sun Ra)

  My Favorite Things, dall’insopportabile musical The Sound Of Music di Rodgers-Hammerstein III, dovette la sua celebrità jazzistica alle innumerevoli, ubriacanti versioni che ne diede nella prima metà degli anni Sessanta il quartetto di John Coltrane. Tanti altri hanno poi eseguito la canzone più o meno in tutte le salse, cantate e strumentali. Ma la salsa cosmica di Sun Ra ha sempre un sapore suo, inconfondibile con altri, anche se magari non per tutti i gusti. L’innocuo (e anche un po’ insulso) valzerino di Richard Rodgers, con inopinate tensioni armoniche, un colore generale inaudito dato dalle tastiere del leader e la pronuncia particolarissima del sax tenore di John Gilmore, fra un tardo Coltrane e il deadpan totale, ne fanno qualcosa d’inquietante: favorite things, forse, ma davvero things dell’altro mondo.

   My Favorite Things
(Rodgers-Hammerstein III), da «New Steps», 101 DISTRIBUTION (già HORO, 1978). Michael Ray, tromba; John Gilmore, sax tenore; Sun Ra, tastiere; Luqman Ali, batteria. Gennaio 1978.