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lunedì 11 ottobre 2021

Yellow Violet – Love Nocturne (Andrew Hill)

 Musica suonata esattamente cinquantatré anni fa; musica bella, personalissima, la musica di Andrew Hill nella sua piena fioritura. Di un’espressione così intelligente e pura d’intenti c’è gran bisogno, mi pare.

 Si tratta inoltre, da parte mia, di un omaggio in tralice a Thelonious Monk, che avrebbe finito ieri o l’altrieri centoquattro anni se non fosse morto nel 1982. Andrew Hill è il pianista-compositore che più me lo ricorda, pur non somigliandogli.

 Yellow Violet (Hill), da «Dance With Death», Blue Note. Charles Tolliver, tromba; Joe Farrell, sax soprano; Andrew Hill, piano; Victor Sproles, contrabbasso; Billy Higgins, batteria. Registrato L’11 ottobre 1968.

 Love Nocturne (Hill), id. Ma Farrell suona il sax tenore.

giovedì 23 novembre 2017

McNeil Island (Andrew Hill) RELOAD

Reload dal 18 novembre 2015. Sono trascorsi due anni, io ancora non ho tradotto un libro di Max Beerbohm. 
 Andrew Hill è uno dei maggiori impressionisti del jazz, almeno così pare a me. Voglio sottolineare del jazz, perché nel jazz, a mio avviso, il termine è da investire di un altro significato da quello che gli è applicato nell’arte occidentale: nell’«impressionismo» del jazz non scapitano la forma, i contorni, la definizione; piuttosto, questi caratteri assumono una qualità sospesa, mutualmente isolata, come per un acuirsi della percezione, non un suo confondersi. I due più grandi impressionisti del jazz, va senza dire, sono stati Duke Ellington e Billy Strayhorn, ma un altro, per rimanere ad ascolti qui recenti, è stato Booker Little, per tacere di Jelly Roll Morton.

 «Black Fire» è uno dei dischi di Hill che io preferisco e McNeil Island, in tutta la sua brevità, ne è un pezzo forte. Mi dispiace solo che qui sia assente il batterista della seduta, Roy Haynes, che, nelle note originali al disco, A.B. Spellman, autore che ho avuto la fortuna di rendere nella mia vaga e improbabile «carriera» di traduttore, definisce sorprendentemente «Il Beerbohm del bebop». Non saprei dire che cosa gli abbia suggerito l’accostamento, che però mi ha deliziato, entusiasta come io sono sia di Haynes sia di Max Beerbohm.
 Anzi, quanto a questo: chissà se, prima che io muoia o che il mondo finisca con uno schianto o con un lamento, mi verrà data l’occasione di tradurlo. Fra le tante migliaia dei lettori di Jazz nel pomeriggio non c’è chi dirige una casa editrice avventurosa, a parte il caro Antonio Lillo?

 McNeil Island (Hill), da «Black Fire», Blue Note 7243 5 96502 2 7. Joe Henderson, sax tenore; Andrew Hill, piano; Richard Davis, contrabbasso. Registrato l’8 novembre 1963.

mercoledì 19 ottobre 2016

Yesterday’s Tomorrow (Andrew Hill)

 Questo disco di Andrew Hill, registrato nel 1969, pubblicato nel 2003 e già comparso su Jnp, è controverso anche fra gli ammiratori di Hill. A me piace molto, come già ho detto, per l’eterodossia della scrittura, che proprio per essere poco (diciamo così) «professionale» risulta particolarmente creativa, con quel ruolo guida conferito al clarinetto basso.

 In Yesterday’s Tomorrow Hill ha creato un piccolo concerto jazz per pianoforte e orchestra, con una dialettica fra solista e gruppo che a momenti si contrappongono senza urti e a momenti si mescidano. Notevoli all’inizio, molto hilliane, le due linee di basso simultanee di tuba e contrabbasso.

 Yesterday’s Tomorrow? Ma è oggi! Andrew Hill ci invita a restare nel momento presente. La sua musica, come sempre serenamente incerta e fuggevole, ci mostra anche come.

 Guarda il caso, ho appena letto in un racconto di Murakami Haruki questa versione di una congetturale traduzione giapponese («sconclusionata») delle prime parole di Yesterday di Paul McCartney:
Ieri è l’altroieri di domani
il domani dell’altrioeri
(da Uomini senza donne, Einaudi 2016, p. 39. Trad. it. di Antonietta Pastore).

 Yesterday’s Tomorrow (Hill), da «Passing Ships», Blue Note CD 7243 5 90417 2 8. Dizzy Reece, Woody Shaw, tromba; Robert Northern, corno; Julian Priester, trombone; Howard Johnson, tuba, clarinetto basso; Joe Farrell, corno inglese, sax tenore; Andrew Hill, piano; Richard Davis, contrabbasso; Lenny White, batteria. Registrato il 7 novembre 1969.

giovedì 12 febbraio 2015

30 Pier Avenue (Andrew Hill)

 Già la formazione ti dice quanto questo disco di Andrew Hill sia particolare: un trio pianistico con contrabbasso aggiunto. Il colore insolito, fibroso dell’insieme e le implicite possibilità poliritmiche servono alcune delle composizioni più astratte e asimmetriche del pianista. Il solista di contrabbasso qui è Eddie Khan.

 «Smokestack» fu la seconda seduta di registrazione di Hill per la Blue Note, ma il disco risultante fu il suo quarto a essere pubblicato.

 30 Pier Avenue (Hill), da «Smokestack», Blue Note TOCJ 4160. Andrew Hill, piano; Richard Davis, Eddie Kahn, contrabbasso; Roy Haynes, batteria. Registrato il 13 dicembre 1963.



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sabato 5 ottobre 2013

Monk’s Glimpse (Andrew Hill)

 «Uno sguardo di Monk» o forse «su Monk»; la strana composizione di Andrew Hill, come sempre allo stesso tempo complessa ed evasiva, evoca Monk senza richiamarlo in nessuna modalità palese.

 I compagni di Hill sono occasionali, ma nell’occasione di questa session milanese (in un’estate che ricordo come particolarmente tormentosa) tutto funziona alla perfezione e anzi con una levità insolita in questo musicista.

 Monk’s Glimpse (Hill), da «Shades», Soul Note 121113-1. Clifford Jordan, sax tenore; Andrew Hill, piano; Rufus Reid, contrabasso; Ben Riley, batteria. Registrato il 3 luglio 1986.



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sabato 24 novembre 2012

Pax (Andrew Hill)

 La Blue Note negli anni Sessanta fece registrare ad Andrew Hill più dischi di quanti fosse ragionevole; poi, ancora meno ragionevolmente, ne tenne archiviati alcuni di ottimi per pubblicarne di non altrettanto buoni. È il caso di questo «Pax» del 1965, che ha conosciuto la luce, e solo parzialmente, nel 1975 prima che la seduta venisse pubblicata per intero.

 Con Hill qui ci sono un partner abituale, Davis, e due a lui già noti, Henderson e Hubbard. Hubbard, come aveva fatto l’anno prima in «Empyrean Isles» di Herbie Hancock, suona la cornetta.

 Pax (Hill), da «Pax», Blue Note 58296. Freddie Hubbard, cornetta; Joe Henderson, sax tenore; Andrew Hill, piano; Richard Davis, contrabbasso; Joe Chambers, batteria. Registrato il 10 febbraio 1965.



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lunedì 9 aprile 2012

Laverne (Andrew Hill)

  Lee Konitz è al sax tenore con Andrew Hill in questo bel disco del 1974 che associa felicemente due musicisti in apparenza distanti.

  Laverne (Hill), da «Spiral», Freedom FCD 41007. Lee Konitz, sax tenore; Andrew Hill, piano; Cecil McBee, contrabbasso; Art Lewis, batteria. Registrato il 20 dicembre 1974.



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mercoledì 16 novembre 2011

Without Malice (Andrew Hill)

  Andrew Hill in una seduta Blue Note della fine degli anni Sessanta, con due accompagnatori molto empatici, in un clima meditativo e per lui insolitamente sereno.

  Without Malice (Hill), da «One on One», Blue Note CDP7-89287-2. Andrew Hill, piano; Ron Carter, contrabbasso; Ben Riley, batteria. Registrato il 23 gennaio 1970.



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domenica 3 luglio 2011

Mist Flower (Andrew Hill)

  Mist Flower (Hill), da «Blue Black», Test of Time TOT 10. Jimmy Vass, flauto, sax alto; Andrew Hill, piano; Chris White, contrabbasso; Leroy Williams, batteria. Registrato il 26 febbraio 1975.



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domenica 22 maggio 2011

Passing Ships (Andrew Hill)

  Stranissimo a dirsi, questa seduta di Andrew Hill con un organico esteso e inusuale, del 1969, ha visto la luce solo trentaquattro anni più tardi (va detto che la Blue Note in pochi anni fece incidere a Hill una quantità probabilmente sconsiderata di dischi, ben più di quanti il mercato avrebbe potuto assorbire, e Hill non era comunque ma stato un best seller).
  Nello scrivere e nello strumentare per dieci, assegnando a Joe Farrell anche l’obbligo, come si dice in orchestra, del corno inglese, Hill non si preoccupa di nessuna ortodossia quanto agli impasti, ai raddoppi etc e, in questa Passing Ships assegna la misteriosa melodia all’impasto scuro e a un tempo vetroso di corno inglese e clarinetto basso. L’assolo di tromba che segue il trombone di Julian Priester è di Woody Shaw, poi, deposto il corno inglese, sentiamo Joe Farrell al sax tenore.

  Passing Ships (Hill), da «Passing Ships», Blue Note CD 7243 5 90417 2 8. Dizzy Reece, Woody Shaw, tromba; Robert Northern, corno; Julian Priester, trombone; Howard Johnson, tuba, clarinetto basso; Joe Farrell, corno inglese, sax tenore; Andrew Hill, piano; Richard Davis, contrabbasso; Lenny White, batteria. Registrato il 7 novembre 1969.



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  Oggi, come mi segnala Valentina nei commenti, Jazz nel Pomeriggio compie un anno; si apriva proprio nel segno di una composizione di Andrew Hill. Grazie a tutti di avermi seguito fin qui.

venerdì 4 febbraio 2011

The Message (Andrew Hill)

  Credo che tutti gli appassionati del jazz si siano divertiti qualche volta, nella loro fantasia, a fare un ozioso esperimento di commutazione : come avrebbe suonato X nel complesso di Y? Come avrebbe eseguito la sua musica? Che cosa avrebbe fatto al posto di un altro? Queste commutazioni hanno senso, se ce l’hanno, e gusto se si svolgono fra musicisti contemporanei, più o meno coetanei, ma di stile e tendenze diverse o opposte. E insomma, chiedersi come avrebbe suonato Lee Konitz in un disco di Andrew Hill, alle prese con le sue composizioni, sembrerebbe proprio quel genere di esercizio.
  In questo caso ne abbiamo la testimonianza, del 1974.

  The Message (Hill), da «Spiral», Freedom FCD 41007. Ted Curson, tromba; Lee Konitz, sax alto; Andrew Hill, piano; Cecil McBee, contrabbasso; Art Lewis, batteria. Registrato il 2 dicembre 1974.

lunedì 8 novembre 2010

Smoke Stack (Vijay Iyer)

  Ricomincio a redigere il blog con una certa regolarità, o così spero. Mi auguro di ritrovare più o meno tutti quelli che ho lasciato dei miei più o meno habitués: non erano molti quindi mi piace nominarli uno per uno, con la speranza di fare loro cosa grata: Andrea 403, Linda De Feo, M.G., Sergio Pasquandrea, Roberto Del Piano, Mauro, aL, g, Gennaro Fucile, Alessandro Achilli, Idiota-Ignorante, OleMorris, Ismaele, Jazz From Italy, Mr Potts, fran-tes-to, John Z. Ci siete ancora? Fatemi sapere.

  Come ritorno potrà sembrarti dimesso, perché presento un pezzo fra gli ultimi che ho pubblicato prima dello iato, Smokestack di Andrew Hill; però in un’altra esecuzione molto recente, del notevole pianista indoamericano Vijay Iyer con il suo trio (che la intitolano Smoke Stack). Fra i molti meriti dell’esecuzione c’è proprio quello di aver scelto una composizione di Hill, il cui amplissimo repertorio è frequentato raramente da altri. Ti invito a paragonare la versione dell’autore con quella di Iyer.

  Smoke Stack, da «Historicity», ACT 9489-2. Vijay Iyer, piano; Stephan Crump, contrabbasso; Marcus Gilmore, batteria. Registrato il 3 novembre 2008 o il 31 marzo 2009.


giovedì 2 settembre 2010

Smokestack, Wailing Wail (Andrew Hill)

  Ispirato dal pezzo precedente, ho cercato e subito trovato un’altra formazione con due contrabbassi: questo quartetto di Andrew Hill del 1963, per il quale Hill ha scritto alcune delle sue composizioni più concentrate ed enigmatiche. Alla batteria, Roy Haynes, come sempre, ha teso le pelli allo spasimo, con il risultato di un suono acutissimo (si direbbe che suoni il tamburello, non una batteria) che in questo caso provvede un ottimo contrasto tonale al resto dell’ensemble, piuttosto scuro.

  Smokestack (Hill), da «Smokestack», Blue Note TOCJ 4160. Andrew Hill, piano; Richard Davis, Eddie Kahn, contrabbasso; Roy Haynes, batteria. Registrato il 13 dicembre 1963.




  Wailing Wail (Hill), ib.


venerdì 28 maggio 2010

Compulsion (Andrew Hill)

  Per scuotervi un po’, dopo i languori di Lacy-Waldron e l’intellettualismo di Braxton.

  Da «Compulsion!»,  Blue Note 4217 (1965)

  Freddie Hubbard, tromba; John Gilmore, sax tenore; Cecil McBee, Richard Davis, contrabbassi; Joe Chambers, batteria; Nadi Qamar, Renaud Simmons, percussioni. 8 ottobre 1965.