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giovedì 6 ottobre 2016

Autumn Leaves (Trudy Pitts)

 A dire il vero la Trudy non si presenta qui nella forma migliore come improvvisatrice: ricorrre troppo spesso a quelle frasette connettive vuote che marcano l’attesa un’idea. Ma il bello è che lo swing non ne scapita tuttavia.

 Autumn Leaves (Kozma), da «The Excitement of Trudy Pitts - Recorded Live! at Club Baron», Prestige 7583. Trudy Pitts, organo; Wilbert Longmire, chitarra; Bill Carney, batteria. Registrato il 24 maggio 1968.

giovedì 1 novembre 2012

The Spanish Flea - Matchmaker, Matchmaker (Trudy Pitts)

 Trudy Pitts ha riscosso qui sopra l’attenzione che merita, grazie di certo anche alle dotte chiose dei miei lettori nei commenti. Oggi vado di contropelo a questa lugubre settimana con un’altra sua esecuzione decisamente spensierata, e poi un’altra ancora dove Trudy, oltre a suonare l‘organo, canta Matchmaker, Matchmaker (dal musical «Fiddler on the Roof») sfoggiando un sontuoso contralto à la Sarah Vaughan.

 Alla chitarra una scoperta di Trudy, Pat Martino, no less.

 The Spanish Flea (Wechter-Wechter), da «Introducing the Fabulous Trudy Pitts», [Prestige] JVC VICJ-41886. Trudy Pitts, organo; Pat Martino, chitarra; Bill Carney, batteria; Abdu Johnson, conga. Registrato nel 1967.



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 Matchmaker, Matchmaker (Bock-Harnick), id.



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martedì 30 ottobre 2012

Never My Love - Autumn Leaves (Trudy Pitts)

 È sorprendente quanti fossero negli anni Sessanta del soul jazz i trii con l’organo: la formazione di Hammond, sax tenore o chitarra e batteria (con il risparmio del bassista) era diffusa capillarmente in locali e localini dei ghetti di tutte le grandi città del Nord, in particolare a Chicago e a Filadelfia. Cito il massimo storico dell’hard bop, David H. Rosenthal:
L’Hammond B-3 (…) generava una sonorità enorme, che nemmeno i pubblici più rumorosi del ghetto riuscivano a sopraffare. Era anche il primo sintetizzatore, in grado di ottenere una varietà di colori. (…). In generale, nel suo arsenale di lamenti, ruggiti e ansiti, nelle suoi flutti di ostinati striduli, c’era qualcosa di vociferante, di viscerale, che riusciva gradito agli ascoltatori di colore.
(D.H. Rosenthal, «Hard Bop. Jazz & Black Music 1955-1965»,
Oxford University Press 1992, p. 111).

 Ancora più sorprendente, forse, è constatare quanti di quegli organisti fossero davvero bravi. Oggi senti Trudy Pitts (1932-2010), di Filadelfia, che fu registrata dalla Prestige. Trudy non sfigura accanto a nessuno dei nomi maggiori dell’organo; imposta sullo strumento un suono particolare, un po’ nasale, hard, che sa variare a proposito, e ha uno swing da un quintale. Lascia anche spazio al chitarrista Wilbert Longmire, piacevolmente iperattivo in assolo. Il batterista Carney era il marito di Trudy.

 Never My Love (Bacharach), da «The Excitement of Trudy Pitts - Recorded Live! at Club Baron», Prestige 7583. Trudy Pitts, organo; Wilbert Longmire, chitarra; Bill Carney, batteria. Registrato il 24 maggio 1968.



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 Autumn Leaves (Prevert-Kozma), id.



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