Quartetto multinazionale: Harry Beckett, suddito di Sua Maestà Elisabetta II, era nato nelle isole Barbados; John Tchicai era danese, di padre congolese; Johnny Dyani, titolare del disco, era sudafricano e Billy Hart è statunitense, e infatti divide e scandisce il tempo in modo assai diverso da come avrebbero fatto, per dire, batteristi africani come Louis Moholo o Makaya Ntshoko.
Faccio un’osservazione: considera il titolo di questa composizione e la composizione stessa. Fosse l’autore stato un jazzman americano, o anche europeo, c’era da aspettarsi una musica aggressiva, vociferante o almeno cupa e triste (nel 1985 l’Angola era nel pieno della guerra civile). Invece il sudafricano Dyani risolve tutto in canto.
(Poi magari la composizione era lì da un pezzo e le si è dato un bel titolo d’effetto per il disco. Anzi, scommetterei che è andata così).
Angolian Cry (Dyani), da «Angolian Cry», SteepleChase SCCD-31209. Harry Beckett, tromba; John Tchicai, sax tenore; Johnny Dyani, contrabbasso; Billy Hart, batteria. Registrato il 23 luglio 1985.
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domenica 25 ottobre 2015
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