Old Gospel (Coleman), da «Old and New Gospel», BST 84262. Ornette Coleman, tromba; Jackie McLean, sax alto; Lamont Johnson, piano; Scott Holt, contrabbasso; Billy Higgins, batteria. Registrato nel 1967.
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domenica 18 aprile 2021
sabato 29 luglio 2017
Mapa (Ornette Coleman) RELOAD
«Ornette On Tenor», del 1961, registra l’unica testimonianza di Ornette Coleman sul sax tenore, che fu a lungo il suo strumento, quando si esibiva come honker di rhythm’n’blues in orchestre di seconda e terza schiera nel Texas e immediate vicinanze. Se è vero che sul tenore Ornette non fa nulla di diverso che sull’alto, è anche vero che le diverse risorse sonore e retoriche dello strumento più grave stimolano la sua memoria fisica degli anni passati suonando altre musiche.
Questo disco testimonia anche del breve transito nei gruppi di Ornette di Jimmy Garrison, per inciso l’unico bassista non bianco che Ornette abbia mai impiegato. Garrison lasciò Ornette per Coltrane, non senza prima aver manifestato il suo disagio per la musica che gli toccava suonare, come ha raccontato Ornette parlando con A. B. Spellman, in un pittoresco meltdown pubblico, una sera. In questi pezzi Garrison è più interattivo di Charlie Haden e di Scott LaFaro, ma commette l’errore di rimanere troppo accosto a Ornette e a Cherry, cercando di seguirli e anche di prevenirli nei loro spostamenti armonici, cioè non praticando quel genere di «indipendenza empatica» che Ornette chiedeva ai suoi collaboratori.
Ed Blackwell, come sempre, è la perfezione.
Mapa (Coleman), da «Ornette On Tenor», Atlantic 8122-79640-5. Ornette Coleman, sax tenore; Don Cherry, cornetta; Jimmy Garrison, contrabbasso; Ed Blackwell, batteria. Registrato nel marzo 1961.
Questo disco testimonia anche del breve transito nei gruppi di Ornette di Jimmy Garrison, per inciso l’unico bassista non bianco che Ornette abbia mai impiegato. Garrison lasciò Ornette per Coltrane, non senza prima aver manifestato il suo disagio per la musica che gli toccava suonare, come ha raccontato Ornette parlando con A. B. Spellman, in un pittoresco meltdown pubblico, una sera. In questi pezzi Garrison è più interattivo di Charlie Haden e di Scott LaFaro, ma commette l’errore di rimanere troppo accosto a Ornette e a Cherry, cercando di seguirli e anche di prevenirli nei loro spostamenti armonici, cioè non praticando quel genere di «indipendenza empatica» che Ornette chiedeva ai suoi collaboratori.
Ed Blackwell, come sempre, è la perfezione.
Mapa (Coleman), da «Ornette On Tenor», Atlantic 8122-79640-5. Ornette Coleman, sax tenore; Don Cherry, cornetta; Jimmy Garrison, contrabbasso; Ed Blackwell, batteria. Registrato nel marzo 1961.
venerdì 30 dicembre 2016
Monk And The Nun (Ornette Coleman)
Il quartetto, anzi, Il quartetto di Ornette Coleman colto on its turf a Los Angeles sei mesi prima dell’esordio leggendario a New York, al Five Spot.
Il titolo del pezzo forse è stato suggerito a Ornette dalla lettura del Bandello, ma è più facile che sia una freddura sul nome di Monk, compositore che secondo me – immagino che non sia io il primo ad avere questa idea – presenta affinità con lui; già nel primo disco di Ornette, «Something Else!!!!», il pezzo d’apertura The Invisible a me ha sempre ricordato Monk, soprattutto nel tag finale.
Monk And The Nun fu registrato nella stessa seduta che produsse il primo album Atlantic di Coleman, «The Shape Of Jazz To Come».
Monk And The Nun (Coleman), da «Twins», Atlantic SD 1588. Don Cherry, cornetta; Ornette Coleman, sax alto; Charlie Haden, contrabbasso; Billy Higgins, batteria. Registrato il 22 maggio 1959.
Il titolo del pezzo forse è stato suggerito a Ornette dalla lettura del Bandello, ma è più facile che sia una freddura sul nome di Monk, compositore che secondo me – immagino che non sia io il primo ad avere questa idea – presenta affinità con lui; già nel primo disco di Ornette, «Something Else!!!!», il pezzo d’apertura The Invisible a me ha sempre ricordato Monk, soprattutto nel tag finale.
Monk And The Nun fu registrato nella stessa seduta che produsse il primo album Atlantic di Coleman, «The Shape Of Jazz To Come».
Monk And The Nun (Coleman), da «Twins», Atlantic SD 1588. Don Cherry, cornetta; Ornette Coleman, sax alto; Charlie Haden, contrabbasso; Billy Higgins, batteria. Registrato il 22 maggio 1959.
domenica 24 gennaio 2016
Tears Inside (Art Pepper)
Ornette Coleman elaborò e mise in atto i suoi concetti musicali e poetici in California nella seconda metà degli anni Cinquanta; qui una sua famosa composizione si trova interpretata da musicisti californiani, e intendo proprio i Californiani, quei bianchi là (non Butler, a vero dire; Bond, non so) del West Coast Jazz, che forse nel 1960 non sapevano bene che cosa fare.
I cinque, fra i quali il sommo Art Pepper titolare della seduta, decidono di suonarla come un qualsiasi blues in 12 battute e via così; il più relativamente disinvolto con l’armonia e la forma, o quello che almeno sembra provarci, è curiosamente Pete Jolly.
Ornette Coleman aveva registato Tears Inside l’anno prima, in «Tomorrow Is The Question».
Tears Inside (Coleman), da «Smack Up», Contemporary. Jack Sheldon, tromba; Art Pepper, sax alto; Pete Jolly, piano; Jimmy Bond, contrabbasso; Frank Butler, batteria. Registrato nell’ottobre 1960
I cinque, fra i quali il sommo Art Pepper titolare della seduta, decidono di suonarla come un qualsiasi blues in 12 battute e via così; il più relativamente disinvolto con l’armonia e la forma, o quello che almeno sembra provarci, è curiosamente Pete Jolly.
Ornette Coleman aveva registato Tears Inside l’anno prima, in «Tomorrow Is The Question».
Tears Inside (Coleman), da «Smack Up», Contemporary. Jack Sheldon, tromba; Art Pepper, sax alto; Pete Jolly, piano; Jimmy Bond, contrabbasso; Frank Butler, batteria. Registrato nell’ottobre 1960
domenica 27 settembre 2015
Fou Amour (Ornette Coleman)
Al jazzomane dabbene e aggiornato sembra non sia concesso avere perplessità su questo disco, come in generale sul «Prime Time» di Ornette Coleman.
Io, lo sai, non sono né una cosa né l’altra, e qualche perplessità invece ce l’ho (e chi se ne frega). Credo che spesso, con il «Prime Time», Ornette abbia commesso quel peccato che in inglese si dice self-indulgence. In Ornette è perdonabile, perché vi è incorso ben raramente per un artista che ha conosciuto la sua acclamazione critica.
Fou Amour (Coleman), da «Body Meta», Artists House. Ornette Coleman, sax alto; Charlie Ellerbie, Bernie Nix, chitarra; Jamaladeen Tacuma, basso elettrico; Ronald Shannon Jackson, batteria. Registrato il 19 dicembre 1976.
Io, lo sai, non sono né una cosa né l’altra, e qualche perplessità invece ce l’ho (e chi se ne frega). Credo che spesso, con il «Prime Time», Ornette abbia commesso quel peccato che in inglese si dice self-indulgence. In Ornette è perdonabile, perché vi è incorso ben raramente per un artista che ha conosciuto la sua acclamazione critica.
Fou Amour (Coleman), da «Body Meta», Artists House. Ornette Coleman, sax alto; Charlie Ellerbie, Bernie Nix, chitarra; Jamaladeen Tacuma, basso elettrico; Ronald Shannon Jackson, batteria. Registrato il 19 dicembre 1976.
domenica 17 maggio 2015
C. & D. (Ornette Coleman)
In questi giorni, avrai notato, ho ascoltato molto Ornette Coleman. Ornette è uno dei miei ascolti ricorrenti, il che non è dire molto perché io ascolto pochissima musica, ed è il caso raro di uno che con il tempo mi piace sempre di più, perché mi sembra di capirlo sempre meglio. Lo stesso mi capita, per dire, con Mahler; vedi tu per i possibili nessi.
Mi è sempre sembrato poi che Ed Blackwell fosse il batterista ideale per Ornette, senza nulla togliere a Billy Higgins, più interattivo di Higgins e vocale come tutti i batteristi di New Orleans. Per questo nutro un affetto speciale per «Ornette!», il disco Atlantic del 1961 in cui le composizioni recano per titolo sigle corrispondenti a saggi di Sigmund Freud: qui, per esempio C. & D. sta per Civilization and its Discomfort, o sia Das Unbehagen in der Kultur, noto in italiano come Il disagio della civiltà, che in seguito sarebbe stato usato come titolo anche da Pepper Adams.
Al contrabbasso c’è il malfatato Scott LaFaro, che intepreta i bassi delle composizioni in maniera ben diversa da come faceva Charlie Haden, forse meno appropriata ma interessante. Laddove Haden e Coleman apparivano pensare misteriosamente all’unisono, LaFaro sta alle calcagna di Coleman con sollecitudine ansiosa, e in questa un po’ affannata dissincronia è il fascino della collaborazione.
C. & D. (Coleman), da «Ornette!», Atlantic 8122-73714-2. Don Cherry, cornetta; Ornette Coleman, sax alto; Scott LaFaro, contrabbasso; Ed Blackwell, batteria. Registato il 31 gennaio 1961.
Mi è sempre sembrato poi che Ed Blackwell fosse il batterista ideale per Ornette, senza nulla togliere a Billy Higgins, più interattivo di Higgins e vocale come tutti i batteristi di New Orleans. Per questo nutro un affetto speciale per «Ornette!», il disco Atlantic del 1961 in cui le composizioni recano per titolo sigle corrispondenti a saggi di Sigmund Freud: qui, per esempio C. & D. sta per Civilization and its Discomfort, o sia Das Unbehagen in der Kultur, noto in italiano come Il disagio della civiltà, che in seguito sarebbe stato usato come titolo anche da Pepper Adams.
Al contrabbasso c’è il malfatato Scott LaFaro, che intepreta i bassi delle composizioni in maniera ben diversa da come faceva Charlie Haden, forse meno appropriata ma interessante. Laddove Haden e Coleman apparivano pensare misteriosamente all’unisono, LaFaro sta alle calcagna di Coleman con sollecitudine ansiosa, e in questa un po’ affannata dissincronia è il fascino della collaborazione.
C. & D. (Coleman), da «Ornette!», Atlantic 8122-73714-2. Don Cherry, cornetta; Ornette Coleman, sax alto; Scott LaFaro, contrabbasso; Ed Blackwell, batteria. Registato il 31 gennaio 1961.
sabato 9 maggio 2015
The Empty Foxhole – Sound Gravitation (Ornette Coleman)
È un indizio in più della grandezza della Blue Note di Alfred Lion e Francis Wolff la decisione, nel 1966, di registrare e pubblicare un disco come «The Empty Foxhole», difforme da quanto ci si potesse aspettare all’epoca sia dal fronte più avanzato della Blue Note (Sam Rivers, Eric Dolphy, Tony Williams) sia da Coleman stesso; disco che coglie la tromba e il violino pentecostali di Ornette Coleman e il drumming, rozzo perfino per uno di dieci anni, di suo figlio Denardo. Non si potrebbe tuttavia immaginarne uno più adatto alla circostanza, perché Ornette non ha lasciato mai nulla al caso.
The Empty Foxhole ritrae al vivo quell’umore funebre di cui ti dicevo ieri, qui nel colore strumentale dei taps, il silenzio delle caserme.
The Empty Foxhole (Coleman), da «The Empty Foxhole», [Blue Note] EMI 8289822. Ornette Coleman, tromba; Charlie Haden, contrabbasso; Denardo Coleman, batteria. Registrato il 9 settembre 1966.
Sound Gravitation (Coleman), ib. ma Coleman suona il violino.
The Empty Foxhole ritrae al vivo quell’umore funebre di cui ti dicevo ieri, qui nel colore strumentale dei taps, il silenzio delle caserme.
The Empty Foxhole (Coleman), da «The Empty Foxhole», [Blue Note] EMI 8289822. Ornette Coleman, tromba; Charlie Haden, contrabbasso; Denardo Coleman, batteria. Registrato il 9 settembre 1966.
Sound Gravitation (Coleman), ib. ma Coleman suona il violino.
venerdì 8 maggio 2015
Lonely Woman (2) – Lonely Woman (3) – The Blessing (Marcin Oleś)
Opperbacco. Il contrabbassista Marcin Oleś (polacco, 1973) suona tutto solo nove composizioni molto note di Ornette Coleman, Lonely Woman in tre versioni di cui qui stai per ascoltare la seconda e la terza.
L’impresa è meno capziosa di quel che sembri, se pensi alla rilevanza del contrabbasso nella musica di Coleman, particolarmente suonato da Charlie Haden nei classici quartetti degli anni Sessanta. Oleś è un virtuoso ma anche un musicista sensibile ai valori melodici di questi pezzi, di cui coglie l’aspetto struggente e anche un lato funebre, di dirge, ben adatto all’indole ctonia dello strumento.
Conclude la mia scelta The Blessing, una delle prime composizioni registrate di Coleman e delle più belle. Marcin Oleś ne offre una versione in scorcio, armonicamente rimodellata.
Lonely Woman (2) (Coleman), da «Ornette On Bass», Not Two Records MW 747-2. Marcin Oleś, contrabbasso. Registrato nel 2003.
Lonely Woman (3), id.
The Blessing (Coleman), id.
L’impresa è meno capziosa di quel che sembri, se pensi alla rilevanza del contrabbasso nella musica di Coleman, particolarmente suonato da Charlie Haden nei classici quartetti degli anni Sessanta. Oleś è un virtuoso ma anche un musicista sensibile ai valori melodici di questi pezzi, di cui coglie l’aspetto struggente e anche un lato funebre, di dirge, ben adatto all’indole ctonia dello strumento.
Conclude la mia scelta The Blessing, una delle prime composizioni registrate di Coleman e delle più belle. Marcin Oleś ne offre una versione in scorcio, armonicamente rimodellata.
Lonely Woman (2) (Coleman), da «Ornette On Bass», Not Two Records MW 747-2. Marcin Oleś, contrabbasso. Registrato nel 2003.
Lonely Woman (3), id.
The Blessing (Coleman), id.
giovedì 25 dicembre 2014
Shenandoah (Keith Jarrett) – Serenity (John Coltrane) – Old Gospel (Jackie McLean & Ornette Coleman)
Buon Natale!
Shenandoah (Trad.), da «The Melody At Night, With You», ECM 1675. Keith Jarrett, piano. Registrato nel 1998.
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Serenity (Coltrane), da «Meditations», Impulse! 11992. John Coltrane, Pharoah Sanders, sax tenore; McCoy Tyner, piano; Jimmy Garrison, contrabbasso; Elvin Jones, Rashied Ali, batteria. Registrato il 23 novembre 1965.
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Old Gospel (Coleman), da «Old and New Gospel», BST 84262. Ornette Coleman, tromba; Jackie McLean, sax alto; Lamont Johnson, piano; Scott Holt, contrabbasso; Billy Higgins, batteria. Registrato nel 1967.
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Shenandoah (Trad.), da «The Melody At Night, With You», ECM 1675. Keith Jarrett, piano. Registrato nel 1998.
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Serenity (Coltrane), da «Meditations», Impulse! 11992. John Coltrane, Pharoah Sanders, sax tenore; McCoy Tyner, piano; Jimmy Garrison, contrabbasso; Elvin Jones, Rashied Ali, batteria. Registrato il 23 novembre 1965.
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Old Gospel (Coleman), da «Old and New Gospel», BST 84262. Ornette Coleman, tromba; Jackie McLean, sax alto; Lamont Johnson, piano; Scott Holt, contrabbasso; Billy Higgins, batteria. Registrato nel 1967.
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sabato 27 settembre 2014
Klactoveededstene – The Blessing (Ornette Coleman & Paul Bley)
Ornette Coleman, come sanno anche i cocker, apparve al mondo con il disco «Something Else!!!», registrato a Los Angeles per la Contemporary nel febbraio del 1958 (qui se n’è sentito, ed è comunque di quei dischi che bisogna conoscere). Con lui erano già il diòscuro Don Cherry e Billy Higgins alla batteria, ma il quintetto era completato da due musicisti più o meno occasionali – Walter Norris e Don Payne – che con il saxofonista non avrebbero lavorato mai più.
Nell’ottobre del medesimo 1958, vigilia dell’anno che avrebbe visto deflagrare con conseguenze enormi la musica di Ornette a New York e il suo primo depositarsi su due dischi Atlantic nella formazione del classico quartetto («The Shape of Jazz To Come» e «Change Of The Century»), Ornette suonò due sere all’Hillcrest Club di LA: ingaggio procurato da Paul Bley, che provvide anche a registrare il tutto, maldestramente quasi tagliandosi fuori dalla gamma dell’udibile negli accompagnamenti.
Sotto nome di Bley, infatti, queste registrazioni videro postumissima la luce.
Per la presenza del pianoforte, strumento per molti anni estraneo alla sua concezione, la situazione fu ancora, diciamo così, «di compromesso» per Ornette, così come lo fu la presenza di diversi standard nel repertorio della serata; a risarcimento di ciò, in primo luogo, Paul Bley era assai più avanzato del Norris di «Something Else!!!», e più consonante con la sensibilità di Ornette; in secondo luogo, i mesi trascorsi da quella prima registrazione avevano conferito ai musicisti, e al leader prima che a tutti gli altri, una coscienza di sé, un agio e un’audacia che quel primo disco non poteva rappresentare, perché in febbraio ancora non c’erano.
Klactoveededstene è il classico del bebop ascoltato pochissimi giorni fa da Harold Land, e comprende anche degli interludi in unisono dei fiati, nonché una lunga e astratta cadenza di Bley; The Blessing è una composizione di Ornette struggente e bluesy sentita per la prima volta in «Something Else!!!». In confronto a quanto si sente qui, otto mesi dopo, quella di «Something Else!!!» è musica perfino un po’ esangue, incerta. Non è poi una grande esagerazione quella di chi ha paragonato queste precarie registrazioni dell’Hillcrest alla registrazioni effettuate quasi vent’anni prima alla Minton’s Playhouse e alla Clarke Monroe’s Uptown House da Jerry Newman. Ciò che nel febbraio del 1958 era ancora un’intuizione, una forma vaga dietro uno spesso velo, quella sera di ottobre a Los Angeles si rivelò con l’abbagliante evidenza del roveto che arde e non brucia: il free jazz era arrivato sul pianeta Terra.
Klactoveededstene (Parker), da «Live At the Hillcrest Club 1958», Inner City IC1007. Don Cherry, cornetta; Ornette Coleman, sax altro; Paul Bley, piano; Charlie Haden, contrabbasso; Billy Higgins, batteria.Registrato nell’ottobre del 1958.
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The Blessing (Coleman), id.
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Nell’ottobre del medesimo 1958, vigilia dell’anno che avrebbe visto deflagrare con conseguenze enormi la musica di Ornette a New York e il suo primo depositarsi su due dischi Atlantic nella formazione del classico quartetto («The Shape of Jazz To Come» e «Change Of The Century»), Ornette suonò due sere all’Hillcrest Club di LA: ingaggio procurato da Paul Bley, che provvide anche a registrare il tutto, maldestramente quasi tagliandosi fuori dalla gamma dell’udibile negli accompagnamenti.
Sotto nome di Bley, infatti, queste registrazioni videro postumissima la luce.
Per la presenza del pianoforte, strumento per molti anni estraneo alla sua concezione, la situazione fu ancora, diciamo così, «di compromesso» per Ornette, così come lo fu la presenza di diversi standard nel repertorio della serata; a risarcimento di ciò, in primo luogo, Paul Bley era assai più avanzato del Norris di «Something Else!!!», e più consonante con la sensibilità di Ornette; in secondo luogo, i mesi trascorsi da quella prima registrazione avevano conferito ai musicisti, e al leader prima che a tutti gli altri, una coscienza di sé, un agio e un’audacia che quel primo disco non poteva rappresentare, perché in febbraio ancora non c’erano.
Klactoveededstene è il classico del bebop ascoltato pochissimi giorni fa da Harold Land, e comprende anche degli interludi in unisono dei fiati, nonché una lunga e astratta cadenza di Bley; The Blessing è una composizione di Ornette struggente e bluesy sentita per la prima volta in «Something Else!!!». In confronto a quanto si sente qui, otto mesi dopo, quella di «Something Else!!!» è musica perfino un po’ esangue, incerta. Non è poi una grande esagerazione quella di chi ha paragonato queste precarie registrazioni dell’Hillcrest alla registrazioni effettuate quasi vent’anni prima alla Minton’s Playhouse e alla Clarke Monroe’s Uptown House da Jerry Newman. Ciò che nel febbraio del 1958 era ancora un’intuizione, una forma vaga dietro uno spesso velo, quella sera di ottobre a Los Angeles si rivelò con l’abbagliante evidenza del roveto che arde e non brucia: il free jazz era arrivato sul pianeta Terra.
Klactoveededstene (Parker), da «Live At the Hillcrest Club 1958», Inner City IC1007. Don Cherry, cornetta; Ornette Coleman, sax altro; Paul Bley, piano; Charlie Haden, contrabbasso; Billy Higgins, batteria.Registrato nell’ottobre del 1958.
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The Blessing (Coleman), id.
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giovedì 24 luglio 2014
[Guest Post #49] Riccardo Facchi & Ornette Coleman
Torna Riccardo Facchi per raccontarci di Ornette Coleman. Di «Science Fiction» abbiamo già parlato qualche anno fa.
Con il termine «free jazz» si è spesso intesa (o fraintesa?), specie da chi non ne ha mai apprezzato la svolta, una musica astrusa, fatta solo di sterili iconoclastie, di polverizzazione delle forme precedentemente adottate nel jazz, di improvvisazione fine a se stessa senza una reale meta da raggiungere. Una musica spesso giustificata solo da motivazioni di tipo sociale o politico.
Certo, può essere che qualcuno ci abbia ciurlato nel manico, ma risultati come quelli raggiunti da Ornette Coleman e soci nel brano che vi propongo, sono in realtà a un livello di controllo musicale, di energia e di espressività, pur nella innovazione che producono, che nulla hanno da invidiare alle più riuscite precedenti imprese jazzistiche «ortodosse», tali da scuotere profondamente l’animo di chi ascolta anche sul piano puramente emozionale.
In realtà il brano, pur nella concezione libera che propone, ha un suo controllo formale assoluto senza però condizionare in alcun modo la libertà espressiva nei solisti.
Certo, il livello di affiatamento dialogico raggiunto dal mitico quartetto ha pochi eguali nella storia del jazz e sicuramente ha aiutato molto a raggiungere certi vertici musicali, ma il brano in questione, Civilization Day del 1971, è davvero un capolavoro del genere. Spicca in particolar modo l’assolo di Ornette che è a dir poco da autentico visionario e ancora oggi suona molto avanzato e parliamo di musica di più di 40 anni fa…
Civilization Day (Coleman), da «The Complete Science Fiction Sessions», Columbia/Legacy 63569 2CD. Don Cherry, tromba; Ornette Coleman, sax alto; Charlie Haden, contrabbasso; Billy Higgins, batteria. Registrato il 9 settembre 1971.
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mercoledì 28 maggio 2014
Trouble in the East (Ornette Coleman)
I flauti sono astrattamente esotici nell’Oriente di Ornette, ma senza sospetto di orientalismo. «Crisis», una registrazione dal vivo del 1969, è uno dei suoi dischi più belli.
Trouble in the East (Coleman), da «Crisis», Impulse! A9187. Ornette Coleman, violino; Don Cherry, cornetta, flauto indiano; Dewey Redman, sax tenore, clarinetto; Charlie Haden, contrabbasso; Denardo Coleman, batteria. Registrato il 22 marzo 1969.
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Trouble in the East (Coleman), da «Crisis», Impulse! A9187. Ornette Coleman, violino; Don Cherry, cornetta, flauto indiano; Dewey Redman, sax tenore, clarinetto; Charlie Haden, contrabbasso; Denardo Coleman, batteria. Registrato il 22 marzo 1969.
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domenica 21 aprile 2013
Turnaround (Ornette Coleman)
Ho citato ieri Turnaround, l’asimmetrico blues di Ornette Coleman che fu oggetto di uno dei primi post di Jazz nel pomeriggio, e mi è venuta voglia di riascoltarne l’esecuzione che l’autore ne diede in questo suo tardo e bel disco, accolto ai tempi della sua uscita (2006) con gli aggettivi delle grandi occasioni.
Ornette ha qui il quartetto con due contrabbassi con cui girava all’epoca; a Cohen sono demandati il ruolo ritmico e di sostegno, mentre Falanga, con l’arco, funge da discanto alle voci del leader. Denardo Coleman ha sempre goduto di cattiva stampa, ma se pure è vero che si tratta di un batterista rozzo come pochi, è poi singolarmente adatto alla musica del padre, avvezzo com’è a scandire con naturalezza un tempo che pare essere un ininterrotto 1-1-1-1 (…).
Turnaround (Coleman), da «Sound Grammar», Sound Grammar SG001. Ornette Coleman, sax alto; Tony Falanga, Greg Cohen, contrabbasso; Denardo Coleman, batteria. Registrato il 14 ottobre 2005.
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Ornette ha qui il quartetto con due contrabbassi con cui girava all’epoca; a Cohen sono demandati il ruolo ritmico e di sostegno, mentre Falanga, con l’arco, funge da discanto alle voci del leader. Denardo Coleman ha sempre goduto di cattiva stampa, ma se pure è vero che si tratta di un batterista rozzo come pochi, è poi singolarmente adatto alla musica del padre, avvezzo com’è a scandire con naturalezza un tempo che pare essere un ininterrotto 1-1-1-1 (…).
Turnaround (Coleman), da «Sound Grammar», Sound Grammar SG001. Ornette Coleman, sax alto; Tony Falanga, Greg Cohen, contrabbasso; Denardo Coleman, batteria. Registrato il 14 ottobre 2005.
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venerdì 14 settembre 2012
T. & T. (Ed Blackwell & Ornette Coleman)
Favoloso assolo di Ed Blackwell, in cui gli altri tre (il quartetto di Ornette nel breve passaggio di LaFaro) servono appena a dargli uno spunto marcatamente Latin che ritorna alla fine, trasfigurato. «Con una pulsazione irresistibile» ha scritto Gunther Schuller «ottenuta combinando astutamente ripetizioni e variazioni, [Blackwell] genera quel sentimento profondo, terreno e la continuità basata su motivi propri della musica per tamburi dei suoi progenitori».
T. & T. (Coleman), da «Ornette!», Atlantic 8122-7314-2. Don Cherry, pocket trumpet; Ornette Coleman, sax alto; Scott LaFaro, contrabbasso; Ed Blackwell, batteria. Registrato il 31 gennaio 1961.
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T. & T. (Coleman), da «Ornette!», Atlantic 8122-7314-2. Don Cherry, pocket trumpet; Ornette Coleman, sax alto; Scott LaFaro, contrabbasso; Ed Blackwell, batteria. Registrato il 31 gennaio 1961.
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venerdì 6 luglio 2012
Strange As It Seems (Jackie McLean & Ornette Coleman)
Due grandi suonatori di blues, Ornette Coleman e Jackie McLean.
Strange As It Seems (Coleman), «Old and New Gospel», BST 84262. Ornette Coleman, tromba; Jackie McLean, sax alto; Lamont Johnson, piano; Scott Holt, contrabbasso; Billy Higgins, batteria; Registrato nel 1967.
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Strange As It Seems (Coleman), «Old and New Gospel», BST 84262. Ornette Coleman, tromba; Jackie McLean, sax alto; Lamont Johnson, piano; Scott Holt, contrabbasso; Billy Higgins, batteria; Registrato nel 1967.
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sabato 27 agosto 2011
Street Woman - Rock the Clock (Ornette Coleman)
Nell’abbastanza malignato «Science Fiction» di Ornette (1971), fra cose effettivamente strampalate fra cui le insopportabili declamazioni di David Henderson, si trovano esecuzioni del quartetto storico (con ora Blackwell, ora Higgins) del tutto degne di quelle del grande periodo Atlantic e a momenti, come in questo Street Woman, perfino più vivide e concentrate di quelle. È vero che parte di questo speciale drive può ascriversi al primo piano con cui i tecnici del suono della Columbia hanno ripreso il contrabbasso rispetto a quelli dell’Atlantic.
Per chi si diverte a cercare le prefigurazioni di cose a venire, Rock the Clock, calcando sul backbeat e con il basso distorto di Haden, anticipa il Prime Time di pochissimi anni dopo.
Street Woman (Coleman), da «The Complete Science Fiction Sessions», Columbia/Legacy 63569 2CD. Don Cherry, tromba; Ornette Coleman, sax alto; Charlie Haden, contrabbasso; Billy Higgins, batteria. Registrato il 9 settembre 1971.
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Rock the Clock (Coleman), id. ma Coleman, tromba, violino; Dewey Redman, sax tenore e musette. Registrato il 13 ottobre 1971.
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Per chi si diverte a cercare le prefigurazioni di cose a venire, Rock the Clock, calcando sul backbeat e con il basso distorto di Haden, anticipa il Prime Time di pochissimi anni dopo.
Street Woman (Coleman), da «The Complete Science Fiction Sessions», Columbia/Legacy 63569 2CD. Don Cherry, tromba; Ornette Coleman, sax alto; Charlie Haden, contrabbasso; Billy Higgins, batteria. Registrato il 9 settembre 1971.
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Rock the Clock (Coleman), id. ma Coleman, tromba, violino; Dewey Redman, sax tenore e musette. Registrato il 13 ottobre 1971.
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venerdì 24 dicembre 2010
Peace (Horace Silver) (Chico Freeman), Peace (Ornette Coleman), Search for Peace (McCoy Tyner)
È Natale, pace in terra etc. Il mio augurio di pace sia corroborato da Horace Silver che esegue la sua nota composizione con quel titolo; da Chico Freeman che la riprende; da Ornette che ne suona una sua dallo stesso nome, e infine da McCoy Tyner con Search for Peace. Buon Natale!
Peace (Silver), da «Blowin’ the Blues Away», Blue Note 7243 4 95342 2 3. Blue Mitchell, tromba; Junior Cook, sax tenore; Horace Silver, piano; Gene Taylor, contrabbasso; Louis Hayes, batteria. Registrato il 30 agosto 1959.
Peace (Silver), da «Spirit Sensitive», India Navigation IN1045CD. Chico Freeman, sax tenore; Jay Hoggard, vibrafono; John Hicks, piano; Cecil McBee, contrabbasso; Billy Hart, batteria. Registrato nel 1978.
Peace (Coleman), da «The Shape of Jazz to Come», Atlantic 8122 72398-2. Don Cherry, cornetta; Ornette Coleman, sax alto; Charlie Haden, contrabbasso; Billy Higgins, batteria. Registrato nell’ottobre 1959.
Search for Peace (Tyner), da «The Real McCoy», Blue Note 97807-2. Joe Henderson, sax tenore; McCoy Tyner, piano; Ron Carter, contrabbasso; Elvin Jones, batteria. Registrato il 21 aprile 1967.
Peace (Silver), da «Blowin’ the Blues Away», Blue Note 7243 4 95342 2 3. Blue Mitchell, tromba; Junior Cook, sax tenore; Horace Silver, piano; Gene Taylor, contrabbasso; Louis Hayes, batteria. Registrato il 30 agosto 1959.
Peace (Silver), da «Spirit Sensitive», India Navigation IN1045CD. Chico Freeman, sax tenore; Jay Hoggard, vibrafono; John Hicks, piano; Cecil McBee, contrabbasso; Billy Hart, batteria. Registrato nel 1978.
Peace (Coleman), da «The Shape of Jazz to Come», Atlantic 8122 72398-2. Don Cherry, cornetta; Ornette Coleman, sax alto; Charlie Haden, contrabbasso; Billy Higgins, batteria. Registrato nell’ottobre 1959.
Search for Peace (Tyner), da «The Real McCoy», Blue Note 97807-2. Joe Henderson, sax tenore; McCoy Tyner, piano; Ron Carter, contrabbasso; Elvin Jones, batteria. Registrato il 21 aprile 1967.
giovedì 23 dicembre 2010
The Blessing (John Coltrane) (Ornette Coleman)
L’esordio discografico di Coltrane con il sax soprano non avvenne, come credi tu, con My Favorite Things, ma quattro mesi prima, nel giugno di quel 1960 fatidico, in questo disco in cui Coltrane ereditava cornettista e ritmica di Ornette per eseguire fra l’altro tre composizioni di lui. Una, Invisible, te l’ho già fatta sentire dal suo autore; l’altra te la pongo a confronto dopo la rilettura di Trane. Il tema rimane bello e struggente, ma l’esecuzione di Trane non ha il fascino di quella originale, in cui pure un pianoforte ingombra e basta: manca la voce quasi umana dell’alto di Ornette, per tacere del fatto che Trane sembra ancora piuttosto lontano dal padroneggiare lo strumento per lui nuovo (in genere sembra poco convinto in tutto il disco).
The Blessing (O. Coleman), da «The Avant-Garde», Rhino/Atlantic 79892. Don Cherry, cornetta; John Coltrane, sax soprano; Charlie Haden, contrabbasso; Ed Blackwell, batteria. Registrato il 28 giugno 1960.
The Blessing, da «Something Else!!!», Contemporary OJCCD-163-2. Don Cherry, tromba; Ornette Coleman, sax alto; Walter Norris, piano; Don Payne, contrabbasso; Billy Higgins, batteria. Registrato il 10 febbraio 1958.
The Blessing (O. Coleman), da «The Avant-Garde», Rhino/Atlantic 79892. Don Cherry, cornetta; John Coltrane, sax soprano; Charlie Haden, contrabbasso; Ed Blackwell, batteria. Registrato il 28 giugno 1960.
The Blessing, da «Something Else!!!», Contemporary OJCCD-163-2. Don Cherry, tromba; Ornette Coleman, sax alto; Walter Norris, piano; Don Payne, contrabbasso; Billy Higgins, batteria. Registrato il 10 febbraio 1958.
mercoledì 24 novembre 2010
Old Gospel (Jackie McLean)
Da casa del mio vero e impareggiabile soul brother Andrea, JackieMcLean con Ornette Coleman alla tromba.
Old Gospel (Coleman), «Old and New Gospel», BST 84262. Ornette Coleman, tromba; Jackie McLean, sax alto; Lamont Johnson, piano; Scott Holt, contrabbasso; Billy Higgins, batteria; Registrato nel 1967.
lunedì 8 novembre 2010
The Golden Number (Charlie Haden)
Ornette alla tromba in duo con Charlie Haden nel secondo di due dischi di duetti che il contrabbassista incise fra 1976 e 1977 (ignoro se siano mai usciti in CD). In questo, pubblicato per secondo – il primo s’intitolava «Closeness» – Haden duettava anche con Don Cherry, Archie Shepp e Hampton Hawes su tutte sue composizioni.
Questa The Golden Number, struggente e desolata (a me ricorda Carla Bley e il primo disco della Liberation Music Orchestra) trova un interpete ideale in Ornette, di cui questa è la prestazione migliore e più originale che io conosca alla tromba. L’LP portava anche una dettagliata, per quanto sia possibile, trascrizione dell’assolo di Ornette, o di parte di esso, che ne faceva un interessante pendent visivo.
The Golden Number (Haden), da «The Golden Number», Horizon 26. Ornette Coleman, tromba; Charlie Haden, contrabbasso. Registrato il 19 dicembre 1976.
Questa The Golden Number, struggente e desolata (a me ricorda Carla Bley e il primo disco della Liberation Music Orchestra) trova un interpete ideale in Ornette, di cui questa è la prestazione migliore e più originale che io conosca alla tromba. L’LP portava anche una dettagliata, per quanto sia possibile, trascrizione dell’assolo di Ornette, o di parte di esso, che ne faceva un interessante pendent visivo.
The Golden Number (Haden), da «The Golden Number», Horizon 26. Ornette Coleman, tromba; Charlie Haden, contrabbasso. Registrato il 19 dicembre 1976.
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