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mercoledì 6 aprile 2016

One Sister (Julia Hülsmann)

 Julia Hülsmann (1968), pianista e compositrice tedesca, ha conseguito una certa notorietà e considerazione critica soprattutto con le incisioni effettuate per la ECM di cui anche qui sopra s’è dato conto, e tanto è bastato – intendo, l’aver lavorato con la ECM – a renderla sospetta a molti ascoltatori e d’altra parte interessante a molti altri.

 Io, a vero dire, torno più volentieri al disco in cui l’ho conosciuta, disco di oltre dieci anni fa per la ACT e piuttosto diverso da quelli che sarebbero venuti; qui, con il concorso del cantante  Roger Cicero, la Hülsmann musicava alcune poesie di Emily Dickinson con sensibilità e freschezza di sguardo.

Epigram

One sister have I in our house,
And one a hedge away,
There ’s only one recorded
But both belong to me.
One came the way that I came
And wore my past year’s gown,
The other as a bird her nest,
Builded our hearts among.


She did not sing as we did,
It was a different tune,
Herself to her a music
As Bumble-bee of June.


To-day is far from childhood
But up and down the hills
I held her hand the tighter,
Which shortened all the miles.


And still her hum the years among
Deceives the Butterfly,
Still in her eye the Violets lie
Mouldered this many May.
I spilt the dew but took the morn,
I chose this single star
From out the wide night’s numbers,
Sue—forevermore!

 One Sister
(Hülsmann), da «Good Morning Midnight», ACT 9702-2. Roger Cicero con Julia Hülsmann, piano; Marc Muellbauer, contrabbasso; Heinrich Köbberling, batteria. Registrato  l’11 agosto 2005.

domenica 26 luglio 2015

Dunkel (Julia Hülsmann)

 Forse certe forme sonore fabbricate dalla Ecm, così polite e fredde, cupe (dunkel) ma in maniera tutt’affatto che minacciosa, anzi, rassicurante come una stanza da letto dalle pareti spesse e  le imposte semichiuse in un primo pomeriggio di estate piena; forse, dicevo, queste musiche che in tanti appassionati adoriamo disprezzare trovano una loro ragione d’uso proprio in pomeriggi canicolari com’è questo.

 Il blog si vota provvisoriamente al ristoro fisico dei quattro ascoltatori residui. Prima o poi qualcosa succederà, come continuavo a ripetermi ascoltando questo disco della tedesca Julia Hülsmann, che era più fantasiosa, audace e anche più pop quando registrava per la ACT, una decina di anni fa.

 È musica dolcemente sepolcrale.

 Dunkel (Hülsmann), da «In Full View», Ecm 2306. Tom Arthurs, tromba; Julia Hülsmann, piano; Marc Muellbauer, contrabbasso; Heinrich Köbberling, batteria. Registrato nel giugno 2012.

domenica 30 ottobre 2011

Kauf dir einen bunten Luftballon (Julia Hülsmann)

  Rivedendo la settimana trascorsa, osservo una certa pigrizia nelle mie scelte, perché ho fatto ricorso a grandi nomi in sequenza più serrata del solito.

  Le statistiche del blog mi dicono che hai gradito, ma odio renderti la vita troppo comoda e allora rimedio con un pezzo dall’ultimo disco di Julia Hülsmann e del suo trio. L’ho scelto più che altro per simpatia verso il titolo, visto che per il resto si differenzia poco dagli altri undici, pur essendo l’unico non composto dalla pianista: è una canzone tratta da un film-commedia musicale austriaco del 1960 – non so bene perché (avrò letto troppo Thomas Bernhard?), ma quest’ultima idea mi mette i brividi nel mentre mi dà la ridarella.

  Kauf dir einen bunten Luftballon (Profes-von Pinelli), da «Imprint», ECM 2177. Julia Hülsmann, piano; Marc Muellbauer, contrabbasso; Heinrich Köbberling, batteria. Registrato nel marzo 2010.



  Download

martedì 3 agosto 2010

When Plato Was A Certainty (Julia Hülsmann)

  Julia Hülsmann, tedesca quarantaduenne, e il suo trio danno musica ai versi di Emily Dickinson. Le note di copertina hanno facile gioco nel sottolineare l’abisso fra il jazz e le circostanze artistiche e storiche della Dickinson, abisso superato però con ispirata eleganza dalla Hülsmann, che evita di «musicare» i versi come se fossero un libretto e si affida piuttosto a melodie semplici e ritmicamente caratterizzate, non sempre in forma-canzone, vivacizzate da bassi mobili che sono a volte controcanti, in un ambito di jazz colorato di pop, alla E.S.T., per intenderci. L’interprete vocale è Roger Cicero, pure tedesco, dalla voce che ricorda Stevie Wonder, in possesso perfino di un decente scat.

J371 (1863)

A precious - mouldering pleasure - ’tis -
To meet an Antique Book -
In just the Dress his Century wore -
A privilege - I think -

His venerable Hand to take -
And warming in our own -
A passage back - or two - to make -
To Times when he - was young -

His quaint opinions - to inspect -
His thought to ascertain
On Themes concern our mutual mind -
The Literature of Man -

What interested Scholars - most -
What Competitions ran -
When Plato - was a Certainty -
And Sophocles - a Man -

When Sappho - was a living Girl -
And Beatrice wore
The Gown that Dante - deified -
Facts Centuries before

He traverses - familiar -
As One should come to Town -
And tell you all your Dreams - were true -
He lived - where Dreams were born -

His presence is Enchantment -
You beg him not to go -
Old Volumes shake their Vellum Heads
And tantalize - just so -


 When Plato Was A Certainty
(Hülsmann), da «Good Morning Midnight», ACT 9702-2. Julia Hülsmann, piano; Marc Muellbauer, contrabbasso; Heinrich Köbberling, batteria; Roger Cicero, cantante. Registrato  l’11 agosto 2005.