Riprendo brevemente il discorso cominciato l’altroieri e che tanto vivo dibattito ha suscitato (ero ironico), cioè il profilarsi di un nuovo mainstream jazzistico in cui la componente funk, magari anche soul, funga da direttrice, sostituendo il linguaggio dell’hard bop variamente declinato.
Il presente quintetto finlandese (ma il pianista è di Atene) si presenta non meno attrezzato dei tedeschi di due giorni fa ma, ai miei orecchi almeno, più interessante. Il leader Timo Lassy ha l’agio di affermarsi come improvvisatore con un suo suono (vicino a Rollins e a Dexter Gordon), cosa che il progetto complessivo di Mo’ Blow impedisce a Felix F. Falk, che deve destreggiarsi fra quattro saxofoni; le composizioni e le esecuzioni sono sì indirizzate dal funk (il piano elettrico non è qui un Rhodes ma un Wurlitzer, dal suono più asciutto e meno evocativo di una temperie stilistica) ma non rifuggono da suggestioni diverse. La sezione ritmica, con il contrabbasso acustico, è anche meno incatenata alla scansione rigorosa dei groove che non sia quella dei tedeschi.
Come è reso ben evidente dall’esecuzione della canzone di Sacha Distel La belle vie, che Lassy ricorda di sicuro in un’interpretazione di Hank Mobley, per il momento siamo sempre dalle parti di un gustoso manierismo che ben consuona, da quello che ricordo, con le scelte editoriali della casa discografica, la milanese Schema/Rearwards.
Touch Red (Lassy), da «In With Lassy», Schema Records SCCD 458. Timo Lassy, sax tenore; Georgios Kontrafouris, piano elettrico Wurlitzer; Antti Lötjönen, contrabbasso; Teppo Mäkynen, batteria; Abdissa Assefa, percussioni. Registrato nell’ottobre 2011.
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The Good Life [La bonne vie] (Distel), id.
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sabato 22 giugno 2013
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