Visualizzazione post con etichetta Coleman Hawkins. Mostra tutti i post
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lunedì 28 novembre 2022

Sunday (Coleman Hawkins)


 Sunday (Miller-Styne), da «Coleman Hawkins and Confrères», Verve. Roy Eldridge, tromba; Coleman Hawkins, sax tenore; Hank Jones, piano; George Duvivier, contrabbasso; Mickey Sheen, batteria. Registrato nel 1957.



domenica 7 novembre 2021

One Hour (If I Could Be With You One Hour Tonight) – Hello Lola (Coleman Hawkins & Red McKenzie)

 Dal 1929, ecco un complesso che sta fra il jazz e quella musica detta novelty che prosperò negli USA grazie alla diffusione capillare del disco: canzonette senza pretesa musicale, spesso d’intento comico, il cui punto d’interesse era qualcosa d’insolito e vagamente circense o da music-hall, di norma nella strumentazione.

 I Mound City Blowers di Red McKenzie, per esempio, furono un trio costituito in origine da pettine con velina (l’esecutore mugolava sommessamente con le labbra a contatto di un foglietto di carta velina che copriva i denti del pettine), kazoo e banjo. In seguito divenne marchio per diverse formazioni di studio, come questa, contenenti jazzisti anche di vaglia. Le canzoni erano sempre distinte dal suono caratteristico, alla fine un po’ molesto, come di canoro zanzarone, del pettine di McKenzie, che qui fraseggia tuttavia con gusto armstronghiano e con un certo swing.

 Il quale McKenzie in questi due pezzi ha con sé nientemeno che Coleman Hawkins venticinquenne, stilisticamente già pienamente formato, i quattro chicagoani Pee Wee Russell, Eddie Condon, Gene Krupa e Glenn Miller e il neorleaniano Pops Foster; manca il pianoforte. Si trattava di un gruppo razzialmente misto: in sede discografica, in quegli anni, questa non fu una rarità.

 One Hour (If I Could Be With You One Hour Tonight) (Creamer-Johnson), da «The Complete Recordings, 1929-1941», Affinity CD AFS 1026-6. Red McKenzie con Glenn Miller, trombone; Pee Wee Russell, clarinetto; Coleman Hawkins, sax tenore; Eddie Condon, banjo; Pops Foster, contrabbasso; Gene Krupa, batteria. Registrato il 14 novembre 1929.

 Hello Lola (McKenzie-Means), id.

sabato 23 ottobre 2021

Body and Soul (Coleman Hawkins)

 E questo, per caso, l’avevi mai sentito?

 Body and Soul (Heyman-Sour), da «The Complete Recordings, 1929-1941», Affinity CD AFS 1026-6. Tommy Lindsay, Joe Guy, tromba; Earl Hardy, trombone; Jackie Fields, Eustis Moore, sax alto; Coleman Hawkins, sax tenore; Gene Rogers, piano; William Oscar Smith, contrabbasso; Arthur Herbert, batteria. Registrato l’11 ottobre 1939.

domenica 31 marzo 2019

Yesterdays (Coleman Hawkins-Sonny Rollins) RELOADED

Reload dal 27 gennaio 2011  

  Che cosa diavolo sta facendo Sonny Rollins nell’assolo che segue quello di Coleman Hawkins in questo Yesterdays che apre il loro storico incontro del 1963? Che cosa sta cercando di dirgli? Perché è chiaro che stia cercando di dirgli qualcosa, con quei suoni inumani. Li ha preannunciati con balbettìo demente della cadenza iniziale, quasi un sardonico biglietto di sfida. Hawk ha capito e, in particolare nel secondo chorus della sua improvvisazione, fa capire al giovane discepolo che sa benissimo dove quello voglia andare a parare. Sonny raddoppia e vede, o forse gli fa solo uno sberleffo. Quello che so per certo è che il vecchio maestro, subito dopo, lo riprende quasi alla lettera e poi, senza battere ciglio, gli risponde a tono. Wow.

  Bene gli altri.

  Yesterdays (Kern), da «Sonny Meets Hawks!», BMG 74321221072. Coleman Hawkins, sax tenore; Sonny Rollins, sax tenore; Paul Bley, piano; Bob Cranshaw, contrabbasso; Roy McCurdy, batteria. Registrato il 15 luglio 1963.


martedì 20 giugno 2017

What Am I Here For (Pee Wee Russell & Coleman Hawkins)

 Ecco! Pee Wee Russell e Coleman Hawkins. Coleman Hawkins era un ammiratore di vecchia data di Pee Wee. Una volta, più o meno all’epoca di questo disco (1961), rintuzzò un tale secondo cui Pee Wee suonava come suonava perché voleva fare il moderno a tutti i costi. «Non sai quello che dici», lo corresse ‘Bean’. «Lui ha sempre suonato così».

 Il repertorio di questo disco si giova anche di arrangiamenti semplici ma molto dinamici.

 What Am I Here For (Ellington), da «Jazz Reunion», Past Perfect 220369-203. Emmett Berry, tromba; Bob Brookmeyer, trombone a pistoni; Pee Wee Russell, clarinetto; Coleman Hawkins, sax tenore; Nat Pierce, piano; Milt Hinton, contrabbasso; Jo Jones, batteria. Registrato nel 1961.

venerdì 8 aprile 2016

Through For The Night (Coleman Hawkins)

 Ascolta fra le note: in questo temino di rara insulsaggine, Coleman Hawkins, pur in buonissima compagnia, lo sentirai addirittura insofferente, sbuffante, fuori dalla grazia di Dio; in luogo del fumo che ti aspetteresti, come ai tempi di Queer Notions dagli orecchi gli esce una scala a toni interi, a principio del suo assolo : «che cosa ci faccio io, IO!, con questi stupidi quattro accordi fra i piedi?»

 Secondo me, alla fine della seduta ha preso tutti a calci nel culo.

 Through For The Night (Trummy Young), da «Hawk Eyes!», [Prestige] OJC 0002521869423. Charlie Shavers, tromba; Coleman Hawkins, sax tenore; Tiny Grimes, chitarra; Ray Bryant, piano; George Duvivier, contrabbasso; Osie Johnson, batteria. Registrato il 3 aprile 1959.

lunedì 28 dicembre 2015

I Talk To The Trees – Strange Music (Coleman Hawkins)

 Coleman Hawkins nel 1962. Disse di lui Roy Eldridge in quel periodo: «Lo senti una sera e ti pare che non abbia mai suonato così bene. Torni a sentirlo la sera dopo, e lui suona ancora meglio».

 Non conosco altre versioni di I Talk To The Trees (dal musical «Paint Your Wagon») ma è il tipo di show tune che sarebbe piaciuto a Rollins: e Hawkins, qui, a me ricorda proprio Rollins (or the other way around).

 Strange Music, dal musical «Song Of Norway» di Wright-Forrest del 1944, riprende, ma molto alla lontana, il famoso pezzo lirico di Grieg «Giorno di nozze a Troldhaugen». Almeno, così pare a me.

 I Talk To The Trees (Lerner-Loewe), da «Good Old Broadway», JVC JVCXR-0035-2. Coleman Hawkins, sax tenore; Tommy Flanagan, piano; Major Holley, contrabbasso; Eddie Locke, batteria. Registrato il 2 gennaio 1962.

 Strange Music (Wright-Forrest-Grieg), id.

martedì 1 settembre 2015

Sweet And Lovely – Sugar – Time On My Hands (Coleman Hawkins)

 Calava la tela su Coleman Hawkins nel 1966, anno di questa seduta di registrazione, la sua ultima, prodotta da Norman Granz.

 Chi ne ha la triste inclinazione potrà trovare qui i segni di una decadenza che gli standard di oggi direbbero precoce – Hawkins nel 1966 aveva appena sessantadue anni e sarebbe morto tre anni dopo. Io vi sento, a dispetto di tutto, una maestà di suono e un magistero di fraseggio e di condotta musicale che non hanno avuto pari o ne hanno avuti pochissimi, insomma un’autentica sapienza che trascende il controllo tecnico, che comunque qui è largamente intatto: fa’ attenzione alla cadenza finale di Time On My Hands, a ciò che Hawk vi dice, a come lo dice e ancora meglio a ciò che sceglie di lasciare non detto, e capirai quello che intendo. A  quel punto della sua vita e della sua vicenda musicale, Coleman Hawkins semplicemente non poteva suonare una nota sbagliata nell’idioma che aveva in così gran parte contribuito a creare. Piuttosto, come fece, non avrebbe suonato affatto e sarebbe morto poco dopo.

 Nota poi come fino all’ultimo Hawkins, anche dopo aver perso la voglia di vivere, avesse avuto la cura di radunarsi intorno un trio di musicisti eccellenti e appropriati.

 Dedico questo trittico hawkinsiano al veterano dei lettori e contributori di Jazz nel Pomeriggio, il carissimo Paolo il Lancianese, l’uomo che ogni mattina, no matter what, legge per primo le mie parole.

 (E anche quest’anno si è fatto settembre).

 Sweet And Lovely (Arnheim-Tobias-Lemare), da «Sirius», OJC [Pablo] 00025218868129. Coleman Hawkins, sax tenore; Barry Harris, piano; Bob Cranshaw, contrabbasso; Eddie Locke, batteria. Registrato il 20 dicembre 1966.

 Sugar (That Sugar Baby o’Mine) (Pinkard-Mitchell-Alexander), id.

 Time On My Hands (Youmans-Adamson-Gordon), id.

martedì 12 maggio 2015

Dicty Blues – Old Black Joe’s Blues (Fletcher Henderson)

 Nell’estate del 1923 Fletcher Henderson aprì a New York la casa editrice musicale «Down South Music Publishing Company», che poco tempo dopo sarebbe stata rilevata da Irving Mills e chiamata «Majestic Music Inc.».

 Dal catalogo della Down South vengono queste due registrazioni, appunto del 1923. Il suono delle orchestre e dei piccoli complessi di Fletcher Henderson degli anni Venti suona alle nostre orecchie irrimediabilmente arcaico se paragonato a quello che nel decennio facevano Duke Ellington e Jelly Roll Morton ma anche «solo» Bennie Moten o i McKinney Cotton Pickers. L’interesse, qui, risiede nell’accuratezza delle esecuzioni e degli arrangiamenti per le piccole formazioni più che negli assoli, anche se è interessante sentire Coleman Hawkins nemmeno ventenne alle prese con quello che era ancora uno strumento novelty come il sax tenore, suonato secondo il goffo stile slaptongue di cui in seguito si sarebbe molto vergognato.

 Dicty Blues (Henderson-Lyons), da «The Chronological Fletcher Henderson And His Orchestra 1923», Classics 697. Elmer Chambers, cornetta; Teddy Nixon, trombone; Don Redman, clarinetto e sax alto; Coleman Hawkins, sax tenore e sax basso; Fletcher Henderson, piano; Charlie Dixon, banjo. Registrato il 9 agosto 1923.

 Old Black Joe’s Blues (Henderson), ib. C.s. più Billy Fowler, sax basso; Kaiser Marshall, batteria. Registrato il 27 ottobre 1923.

venerdì 7 novembre 2014

Don’t Blame Me – Sugar (Coleman Hawkins)

 Coleman Hawkins alla sua ultima seduta di registrazione. Era il 1966. Sarebbe morto tre anni dopo, a un’età che neanche allora si sarebbe detta venerabile, ma già qui Hawk aveva dato quasi tutto quello che poteva dare alla vita e al jazz, in cui non si era risparmiato, e non godeva più né di buona salute né di buon umore (ma proprio un allegrone non doveva mai essere stato).

 Tuttavia, contrariamente a quanto potrai leggere qui e là a proposito di questo disco, pur con indizi chiari di fatica, con alcune note sfiatate, con qualche frase scorciata non per invenzione ma per affanno, l’«inventore del saxofono» era ancora sostanzialmente l’artista maestoso che era stato dal 1922 in poi, capace di conferire una risonanza espressiva profonda anche a una vecchia canzoncina allegrotta come Sugar. Lo accompagna il suo quartetto regolare dell’epoca.

 Don’t Blame Me (McHugh-Fields), da «Sirius», Pablo 00025218686129. Coleman Hawkins, sax tenore; Barry Harris, piano; Bob Cranshaw, contrabbasso; Eddie Locke, batteria. Registrato il 20 dicembre 1966.



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 Sugar (That Sugar Baby O’ Mine) (Pinkard-Mitchell-Alexander), id.



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venerdì 25 aprile 2014

Stormy Weather (Red Allen & Coleman Hawkins)

 Buon 25 aprile. Henry «Red» Allen improvvisava con l’immediatezza di chi dà voce all’istante a tutto quanto gli passa per la testa, e le parole gli salgono alle labbra così giuste e veloci che sembra che nemmeno ci abbia dovuto pensare.

 Questo genere di persone, nella conversazione quotidiana, riesce facilmente molesto, quando l’interesse delle cose dette non pareggi la facilità dell'espressione. Non è questo sicuramente il caso di Allen, che dice sempre cose interessanti, musicalissime e perfino audaci, magari cambiando direzione quattro volte nel corso di un chorus, ma sempre secondo una logica musicale che, per quanto imprevedibile, è lampante.

 Stormy Weather (Arlen-Koehler), da «High Standards», Jazz Records. Red Allen, tromba, Coleman Hawkins, sax tenore; Marty Napoleon, piano; Chubby Jackson, contrabbasso; George Wettling, batteria. Registrato il 7 agosto 1958.



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lunedì 30 dicembre 2013

Home (Coleman Hawkins )

 Quegli anni 1944-’45, tramonto di un vecchio periodo e auspicata aurora di un mondo nuovo, negli Stati Uniti come altrove; momento in cui il futuro aveva in canna il bebop e lo puntava contro l’establishment musicale, fu per il jazz il periodo di una breve meravigliosa fioritura di dischi di piccole formazioni, spesso guidate da Coleman Hawkins, in cui, nelle forme rassicuranti del già noto e sperimentato (si può dire del classico), la musica sentiva già di una disinvoltura nuova, di un’irrequietezza lieve ma determinata.

 Qui, per l’occasione sotto l’egida di George Wettling, il grande batterista di Chicago poi reputato pittore, sentiamo anche il canto inconfondibile di Jack Teagarden, col suo disossato accento texano; Herman Chittison, pianista ai tempi ammiratissimo e oggi dimenticato, qui autore di un assolo breve ma di moderna e sofisticata eleganza; e il quasi altrettanto poco ricordato Joe Thomas, trombettista delizioso.

 Home (Clarkson-Clarkson-Steeden), da «The Complete Coleman Hawkins», Mercury 830 960-2. «George Wettling’s New Yorkers»: Joe Thomas, tromba; Jack Teagarden, trombone e canto; Hank D’Amico, clarinetto; Coleman Hawkins, sax tenore; Herman Chittison, piano; Billy Taylor, contrabbasso; George Wettling, batteria. Registrato il 12 dicembre 1944.



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martedì 28 maggio 2013

All Too Soon (Pee Wee Russell & Coleman Hawkins)

 All Too Soon (Ellington), da «Jazz Reunion», [Candid] TIM 220369-203. Emmett Berry, tromba; Bob Brookmeyer, trombone; Pee Wee Russell, clarinetto; Coleman Hawkins, sax tenore; Nat Pierce, piano; Milt Hinton, contrabbasso; Jo Jones, batteria. Registrato nel febbraio 1963.



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domenica 3 marzo 2013

Woody ’n’ You (Coleman Hawkins & Dizzy Gillespie)

 Anche se il blog non ha un obiettivo didattico, oggi, dopo il proto-bop orchestrale di ieri, mi è parso quasi doveroso proporre questo altro incunabolo del bop (notissimo del resto), da una delle due sedute presiedute nel febbraio del 1944 da Coleman Hawkins, che nell’occasione, ansioso come sempre di essere à la page, si era circondato di alcuni giovani turchi, primo fra tutti ancora Dizzy.

 Nessuno ancora usava il termine bebop.

 Woody ’n’ You (Gillespie), da «The Dizzy Gillespie Story 1939-1950», Properbox 30. Coleman Hawkins and His Orchestra: Dizzy Gillespie, Vic Coulsen, Ed Vandevere, tromba; Leo Parker, Leonard Lowry, sax alto; Coleman Hawkins, Don Byas, Ray Abrams, sax tenore; Budd Johnson, sax baritono; Clyde Hart, piano; Oscar Pettiford, contrabbasso; Max Roach, batteria. Registrato il 16 febbraio 1944.



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sabato 5 gennaio 2013

It’s A Blue World - Mighty Like A Rose (Coleman Hawkins)

 Finiamo la settimana nel classico. Per me, nel jazz, nessuno è più classico (cioè del suo tempo e insieme fuori dal tempo) di Coleman Hawkins, eccezion fatta forse per Duke Ellington.

 I due pezzi che seguono vengono da due dischi Prestige di un grande momento nella carriera di Hawkins: rispettivamente «Swingville» e «At Ease With Coleman Hawkins».

 It’s A Blue World (Wright-Forrest), da «The 1959-1960 Studio Quartets», Essential Jazz Classics EJC55478. Coleman Hawkins, sax tenore; Red Garland, piano; Doug Watkins, contrabbasso; Charles «Specs» Wright, batteria. Registrato il 12 agosto 1959.



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 Mighty Like A Rose (Nevin), ib. Hawkins, Tommy Flanagan, piano; Wendell Marshall, contrabbasso; Osie Johnson, batteria. Registrato il 29 gennaio 1960.



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venerdì 4 gennaio 2013

My Ideal (Art Tatum & Coleman Hawkins)

Art Tatum, 3.

 L‘esecuzione di My Ideal del 1956 sentita ieri, con Ben Webster, mi ha naturalmente riportato a questa del 1944, colta dal vivo nel primo dei leggendari concerti-jam di quell’anno degli «Esquire All-Stars» al Metropolitan. Qui Tatum accompagna il più prestigioso interprete di questa bella canzone, Coleman Hawkins (rinforzano l’ultima nota Roy Eldridge e Barney Bigard).

 Quest’esecuzione è un classico dei classici. Voglio solo pregare che non ti sfugga l’incredibile suono di campane, o meglio di carillon, che Tatum trae dal pianoforte proprio alla fine del suo assolo (2:09-2:011).

 Il presentatore che senti all’inizio è, almeno credo, Leonard Feather.

 My Ideal (Robin-Whiting-Newell), da «Esquire All Stars Vol. 2», Jazz Unlimited JUCD 2017. Coleman Hawkins, sax tenore; Art Tatum, piano; Al Casey, chitarra; Oscar Pettiford, contrabbasso; Sid Catlett, batteria.



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mercoledì 20 giugno 2012

La Mer (Coleman Hawkins)

 Kitsch! Kitsch! Kitsch! La voce maestosa di Coleman Hawkins sorvola La Mer di Charles Trenet in un arrangiamento «marino» di Manny Albam che evoca il mare (il Mare del Nord, apparentemente) con tremolo di violini, arpeggi d’arpa, corni in lontananza e scale a toni interi.

 (L’assolo di Hawk riesce a essere una specie di meraviglia anche in questi marosi, tuttavia).

 La Mer [Beyond the Sea] (Trenet), da «The Hawk in Paris», RCA Victor 74321851522. Coleman Hawkins con orchestra diretta da Manny Albam. Formazione complessiva: Nick Travis, tromba; Urbie Green, Chauncey Welsh, trombone; Romeo Penque, Ray Beckenstein, Al Epstein, sax e flauto; Tosha Samaroff, Max Cahn, Alvin Rudnitsky, Paul Gershman, Leo Kruczek, Sy Miroff, Jack Sayde, violino; Lucien Schmit, George Ricci, Pete Makis, violoncello; Janet Putnam, arpa; Marty Wilson, vibrafono; Hank Jones, piano; Barry Galbraith, chitarra; Arnold Fishkin, contrabbasso; Osie Johnson, batteria. Registrato nel luglio 1956.



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lunedì 14 maggio 2012

Ghost Of A Chance (Coleman Hawkins) (Illinois Jacquet)

 La classica ballad eseguita prima da Coleman Hawkins nella sua maniera più eloquente e ornata in un contesto tardo-Swing,  poi da Illinois Jacquet un quarto di secolo dopo, in contesto modern mainstream. 

 Jacquet è indiscutibilmente un hawkinsiano (uno dei migliori) e anche qui, nella sua piena maturità, l’influsso di «Bean» è molto percepibile nel suono e nel fraseggio; quello che è molto diverso, a parte il contesto, è l’intento espressivo al quale vengono adibiti quei mezzi stilistici.

 I Don’t Stand A Ghost Of A Chance With You (Crosby-Washington-Young), da «Thanks For the Memory», Xanadu 111. Charlie Shavers, tromba; Hank D’Amico, clarinetto; Walter «Foots» Thomas, sax alto; Coleman Hawkins, sax tenore; Clyde Hart, piano; Tiny Grimes, chitarra; Slam Stewart, contrabbasso; Cozy Cole, batteria. Registrato il 14 novembre 1944.


  
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 I Don’t Stand A Ghost Of A Chance With You, da «Bottoms Up», Prestige/OJCCD-417-2. Illinois Jacquet, sax tenore; Barry Harris, piano; Ben Tucker, contrabbasso; Alan Dawson, batteria. Registrato il 26 marzo 1968.



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domenica 11 marzo 2012

You Blew Out The Flame in My Heart (Coleman Hawkins)

  Nel suo meraviglioso disco tutto bluesy del 1960, Coleman Hawkins suona anche questa composizione, una delle poche accreditate a Johnny Hodges.

  You Blew Out The Flame in My Heart (Hodges-Drake-Shirl), da «Swingville», Prestige/OJCCD 096-2. Joe Thomas, tromba; Coleman Hawkins, sax tenore; Vic Dickenson, trombone; Tommy Flanagan, piano; Wendell Marshall, contrabbasso; Osie Johnson, batteria. Registrato l’8 gennaio 1960.



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lunedì 5 marzo 2012

Me and Some Drums (Coleman Hawkins & Shelly Manne)

  Beh, ecco una specie di scarto di lavorazione (!). Lo studio di registrazione era stato ormai affittato e avanzava del tempo. Per non buttarlo via, Coleman Hawkins disse a Shelly Manne: facciamo una cosa noi due da soli.

  Me and Some Drums (Hawkins, Manne), da «2 3 4», Impulse/Analogue Productions CIPJ 20 SA. Coleman Hawkins, sax tenore & piano; Shelly Manne, batteria. Registrato l’8 febbraio 1962.



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