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sabato 7 gennaio 2023

April in Paris (Thad Jones)

 Thad Jones è ricordato più per i suoi meriti di arrangiatore e bandleader che per quelli di trombettista (e cornettista), eppure era uno strumentista eccelso – per Mingus, il migliore che avesse mai sentito sullo strumento – e immediatamente riconoscibile per il suono aperto e il fraseggio ricercato.

  In questa April In Paris (lenta, quasi cauta e stupita, come anche gli altri pezzi del disco) Thad apre il suo assolo citando la canzone popolare Pop, Goes The Weasel, proprio come aveva fatto nell’esecuzione famosa di Count Basie a cui aveva preso parte quello stesso anno. Osserva Bob Blumenthal nelle note alla riedizione del disco: «Questa versione di April in Paris fa pensare che Jones avesse prestato attenzione alle sospensioni accordali così come Miles Davis cominciava ad adoperarle nel suo primo grande quintetto, un approccio che aveva interessato particolarmente Davis quando l’aveva sentito nel trio di Ahmad Jamal».

 April In Paris (Duke-Harburg), da «The Magnificent Thad Jones», Blue NOte 0946 3 92768 0. Thad Jones, tromba; Billy Mitchell, sax tenore; Barry Harris, piano; Percy Heath, contrabbasso; Max Roach, batteria. Registrato il 14 luglio 1956.

sabato 20 febbraio 2016

[Extracurricolare] Marc Myers sulle big band

 Mi è capitato anche di recente di esprimere la mia poca affinità verso le big band degli ultimi decenni, particolarmente quelle bianche e tempo fa, avendo fatto quest’osservazione in riferimento alla Concert Jazz Band di Gerry Mulligan (musicista che riverisco), ne sono stato più o meno garbatamente ripreso nei commenti.

 Non perché pensi che la cosa mi dia ragione, ma solo per una certa sorpresa, ricopio qui sotto che cosa ha scritto ieri Marc Myers sul suo sito Jazzwax al proposito, prendendo spunto da un disco della big band di Thad Jones e Mel Lewis, in effetti bianca solo per metà, ma estendendo poi il discorso proprio a quella famosa orchestra di Gerry Mulligan. Myers si spiega meglio di me e naturalmente con miglior cognizione di causa. Corsivo mio.

 (Marc Myers è stato due o tre anni fa autore di un saggio importante e innovativo di «storia sociale» del jazz, Why Jazz Happened, che da allora vado proponendo a diverse case editrici italiane, simile in ciò a quel tale che vociava nel deserto).

 (…)
 I’ve always been on the fence about the band. While I fully appreciate the exceptional talent assembled and that the music was orchestral jazz, not pop contrivance, much of the music for me lacked a compelling narrative and seemed more of a musician’s idea of a great idea than a listener’s dream. Too much of the music seemed circuitous in its brassiness and never seemed to go anyplace special. Or, put differently, I never felt moved enough to join the journey.

 Then again I’ve long found the Gerry Mulligan Concert Band to be similarly flat and wind-baggy in the story department. Loads of talent but more about musicians impressing musicians than performing for people in the seats or buying records. No one is demanding that the recordings be pulled from the shelves. I just never found myself deeply touched by either band
(…).

 [Sono sempre stato ambivalente nei confronti di quest’orchestra [quella di Thad Jones & Mel Lewis, ndr]. Da una parte, so apprezzare la somma di talenti che ha rappresentato e il fatto che la musica fosse vero jazz orchestrale, non una qualche trovata pop; ma dall’altra, la musica per me mancava quasi sempre di un senso narrativo cogente, simile piuttosto all’idea che un musicista può avere di una buona idea che non al sogno di un ascoltatore. Troppa di quella musica sembrava girare su se stessa nel suo esibito smalto sonoro (brassiness), senza imboccare una direzione chiara. In altre parole: non mi sono davvero mai sentito stimolato ad abbandonarmici.
 È poi vero che anche la Concert Jazz Band di Gerry Mulligan a me è sempre parsa ugualmente piatta e vacua quanto al «raccontare una storia». Un sacco di talento, ma più di musicisti intenti a impressionare i colleghi che non il pubblico o i compratori di dischi. Non pretendo certo che quei dischi vengano ritirati dai negozi. È solo che nessuna di queste due orchestre mi ha mai veramente toccato].

martedì 24 novembre 2015

Blues Without Woe (Teddy Charles)

 Redattore incimurrito, «Pomeriggio» striminzito: solo musica e quasi niente parole. Non ne scapiterà nessuno.

 Blues Without Woe  (Teddy Charles), da «Olio», [Prestige] OJCCD-1004-2. Thad Jones, tromba; Frank Wess, sax tenore; Teddy Charles, vibrafono; Mal Waldron, piano; Doug Watkins, contrabbasso; Elvin Jones, batteria. Registrato il 16 febbraio 1957.

giovedì 5 marzo 2015

Wayward Plaint – Em Prean Shore (Thad Jones & James Moody)

 Modern mainstream di alta classe, direi altissima, anche in parziale risarcimento dei rigori intellettuali di ieri. Thad Jones e James Moody, ripresi qui nel 1964, sono due musicisti che hanno sempre dato prova di una particolare delicatezza musicale, anche nei groove più roventi e anche, com’è il caso di Moody, quando si suonano tantissime note.

 Entrambe queste composizioni sono di Dennis Sandole (1913-2000), chitarrista e insegnante di Philadelphia che ebbe studenti un gran numero di jazzisti illustri, il più famoso sicuramente Coltrane, il quale introdusse alla modalità avanzata; per questo, sia pure in via indiretta, Sandole è un personaggio chiave nello sviluppo del jazz.

 Wayward Plaint (D. Sandole), da «The Legendary 1963-64 Sessions», Lonely Hill Jazz LHJ100313. Thad Jones, tromba; James Moody, flauto; Patti Bown, piano; Reggie Workman, contrabbasso; Albert «Tootie» Heath, batteria; Registrato nell’agosto 1964.





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 Em Prean Shore (D. Sandole), id.



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giovedì 15 maggio 2014

Speaking of Sounds (Count Basie)

 Qualcuno, ma forse solo una delle voci nella testa, mi ha detto che non faccio mai sentire Count Basie. Mai è un’iperbole e a ridimensionarla basta guardare nella «nuvola» qui a destra, però poco sì, anche se non tanto tempo fa Basie l’hai sentito da giovane come pianista di Bennie Moten. Non c’è sicuramente malanimo dalla mia parte: il Conte mi è caro come dovrebbe essere a chiunque; ne ho perfino tradotto l’autobiografia.

 In breve, eccolo qui nel suo caratteristico formato dei tardi anni Cinquanta, che era in una potente e raffinato, a volte vicino al lezioso. Non tanto in questa bellissima partitura di Thad Jones, che impiega insolitamente una sezione di legni (tre clarinetti e un flauto) al posto dei sax (sì, lo so che anche il sax è un legno), lasciando un sax in mano soltanto a Billy Mitchell, autore peraltro di un assolo. Nota anche come Freddie Green, l’elemento costante di tutte le sezioni ritmiche basiane, qui abbia lasciato la chitarra per le maracas.

 Speaking of Sounds (Jones), da «The Complete Roulette Studio Recordings of Count basie and His Orchestra», Mosaic MD10-149. Thad Jones, Snooky Young, Wendell Cully, Joe Newman, tromba; Henry Coker, Al Grey, trombone; Benny Powell, trombone basso; Marshall Royal, Frank Foster, clarinetto; Charles Fowlkes, clarinetto basso; Billy Mitchell, sax tenore; Count Basie, piano; Eddie Jones, contrabbasso; Sonny Payne, batteria; Freddie Green, maracas. Registrato il 10 dicembre 1958.



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domenica 11 novembre 2012

Thedia - Something to Remember You By (Thad Jones)

 Thad Jones ha avuto una delle più belle voci di tromba del jazz moderno, inconfondibile soprattutto con la sordina (qui in Something…). Nel secondo assolo di Thedia, Bob Blumenthal suggerisce di apprezzare come Thad rielabori la lezione di Gillespie.

 Thedia (Thad Jones), da «The Magnificent Thad Jones», Blue NOte 0946 3 92768 0. Thad Jones, tromba; Billy Mitchell, sax tenore; Barry Harris, piano; Percy Heath, contrabbasso; Max Roach, batteria. Registrato il 14 luglio 1956.



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 Something to Remember You By (Dietz-Schwartz), ib. Thad Jones, tromba; Kenny Burrell, chitarra. Registrato il 9 luglio 1956.



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sabato 28 agosto 2010

April In Paris (Thad Jones)

  Thad Jones è ricordato più per i suoi meriti di arrangiatore e bandleader che per quelli di trombettista (e cornettista), eppure era uno strumentista di eccelso valore – per Mingus, il migliore che avesse mai sentito sullo strumento – e immediatamente riconoscibile per il suono aperto e il fraseggio ricercato.

  In questa April In Paris (lenta, quasi cauta e stupita, come anche gli altri pezzi del disco) Thad apre il suo assolo citando la canzone popolare Pop, Goes The Weasel, proprio come aveva fatto nell’esecuzione famosa di Count Basie a cui aveva preso parte quello stesso anno.

  April In Paris (Duke-Harburg), da «The Magnificent Thad Jones», Blue Note CDP 7 46814-2. Thad Jones, tromba; Billy Mitchell, sax tenore; Barry Harris, piano; Percy Heath, contrabbasso; Max Roach, batteria. Registrato il 14 luglio 1956.