Visualizzazione post con etichetta Miles Davis. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Miles Davis. Mostra tutti i post

giovedì 11 novembre 2021

Nature Boy (Miles Davis)

 Pensavo a Dean Stockwell, attore per lo più caratterista in tantissimi film americani e non solo americani, morto ottantacinquenne un paio di giorni fa. Io lo ricordo in particolare nel film che interpretò a dodici anni per Joseph Losey, Il ragazzo dai capelli verdi («The Boy With Green Hair»). Mi colpì molto e mi commosse quando lo vidi da bambino alla televisione (che i capelli del protagonista fossero verdi lo accettai sulla fiducia). 

 Nature Boy, la strana canzone dell’ancor più strano compositore Eden Ahbez (George Alexander Aberle), resa famosa da Nat «King» Cole, ricorreva in quel film contribuendo alla sua atmosfera sospesa e malinconica. Qui la suona Miles nel disco che fece per l’etichetta di Mingus e di Max Roach, la Debut, poco dopo la sua trionfale esibizione al festival di Newport del 1955. Un ascolto raro, Elvin Jones pre-Coltrane.

 Nature Boy (Ahbez), da «Blue Moods», [Debut] OJCCD-043-2. Miles Davis, tromba; Britt Woodman, trombone; Teddy Charles, vibrafono; Charles Mingus, contrabbasso; Elvin Jones, batteria. Registrato il 9 luglio 1955.

giovedì 22 ottobre 2020

It’s Only A Paper Moon (Miles Davis)

 «Dig» di Miles Davis è una pietra angolare dell’hard bop e anche della carriera di Miles, che nel disco non sviluppa soltanto il suo stile individuale ma anche il gusto per una sonorità complessiva stratificata, dotata di profondità, grazie all’uso in front line di sax contralto e tenore, come pochi anni dopo nel sestetto di «Kind of Blue». Nel pezzo che sentiamo oggi, però, il contralto (Jackie McLean) non c’è.

 It’s Only A Paper Moon contiene un assolo di Sonny Rollins che forse è il suo primo grande assolo su disco. Sonny qui riesce in una intimo e autorevole, astratto e colloquiale. La sua sonorità giovanile, Stanley Crouch l’ha definita «ghostly» e qui si capisce perché, fischi d’ancia, soffi e tutto il resto. 

 It’s Only A Paper Moon (Arlen-Harburg-Rose), da «Dig», Prestige. Miles Davis, tromba; Sonny Rollins, sax tenore; Walter Bishop, Jr., piano; Tommy Potter, contrabbasso; Art Blakey, batteria. Registrato il 5 ottobre 1951.

martedì 24 gennaio 2017

Take Off (Miles Davis)

 In questi giorni sto purtroppo sto trascurando Jnp, ma vi penso sempre.

 Riprenderò presto a pieno regime; intanto eccoti un Miles d’annata, Take Off, che è poi Deception dalle sedute del Nonet del 1949, nonché, altrove e attribuita a George Russell, Conception, una sequenza armonica qui senza un tema, ricca di ritardi che annunciano lo stile c.d. «modale» di Davis di fine decennio.

 Take Off (Davis), da «Miles Davis Vol. 1», Blue Note 7243 5 32610 2 3. Miles Davis, tromba; Horace Silver, piano; Percy Heath, contrabbasso; Art Blakey, batteria. Registrato il 6 marzo 1954.

venerdì 4 novembre 2016

Eighty-One (Miles Davis)

 Primo disco in studio, 1965, del secondo quintetto di Miles Davis. Eighty-One è un blues accreditato al leader e a Ron Carter che alterna un «quattro» swingante a un tempo latin.

 Eighty-One (Carter-Davis), da «E.S.P.», Columbia CK 65683. Miles Davis, tromba; Wayne Shorter,  sax tenore; Herbie Hancock, piano; Ron Carter, contrabbasso; Tony Williams, batteria. Registrato nel gennaio 1965.

sabato 5 dicembre 2015

Nature Boy (Miles Davis)

 Il disco che Miles Davis fece per l’etichetta di Mingus (e di Max Roach), la Debut, poco dopo la sua trionfale esibizione al festival di Newport di quell’anno.

 Nature Boy (Eden Ahbez), da «Blue Moods», [Debut] OJC 0025218604321. Miles Davis, tromba; Britt Woodman, trombone; Teddy Charles, vibrafono; Charles Mingus, contrabbasso; Elvin Jones, batteria. Registrato il 9 luglio 1955.

sabato 7 novembre 2015

Morpheus (John Lewis & Miles Davis)

 Esauritosi l’empito dello high bebop e la fase laterale, in fondo strana, del cool e poco prima della ventata chiarificatrice dello hard bop, insomma fra tardi anni Quaranta e i primissimi Cinquanta, il jazz conobbe una non breve fase sospesa in cui la prassi armonica bebop e un gusto melodico involuto,  fussy, che veniva dall’esperienza cool, si unirono a uno smalto sonoro nuovo, più scabro rispetto al cool, e a un’espressione nervosa, come presciente di quanto stava per arrivare.

 Con John Lewis di mezzo, poi, che in quegli anni pareva essere dappertutto, la porta era aperta anche a sperimentazioni sulle forme. Sorprende tuttora all’ascolto questa Morpheus, da un disco uscito a nome di Miles Davis nel 1956 ma registrato qualche anno prima. Ha una intro estesa (dall’inizio a 0:40), in forte sospetto di bitonalità, nella quale si sovrappongono due ritmi e tre tempi diversi. Quando poi il tema entra, al minuto 00:40, lo sentiamo basato sui cosiddetti «Bird changes» o «Bird blues», cioè quella variazione del blues in dodici battute arricchita dalla progressione di passaggio II-V e la cui istanza più nota è Confirmation di Charlie Parker. Dopo gli assoli di tromba, sax tenore e piano, al minuto 01:40, la situazione riprende a decostruirsi in un’atmosfera allarmata e abbacinante, accentuata dal suono acuto della batteria di Roy Haynes, la quale domina intera l’esecuzione.

 Morpheus (Lewis), da «Miles Davis And Horns», Prestige PRLP 7025. Miles Davis, tromba; Bennie Green, trombone; Sonny Rollins, sax tenore; John Lewis, piano; Percy Heath, contrabbasso; Roy Haynes, batteria. Registrato il 17 gennaio 1951.

mercoledì 7 ottobre 2015

Good Bait – Don’t Blame Me (Miles Davis)

 Miles Davis al festival internazionale del jazz di Parigi del 1949, dove arrivò in compagnia di Tadd Dameron e James Moody, e a loro si unirono poi Kenny Clarke, trovato in loco, e un bassista francese. Quest’esibizione vide molto postuma la luce nel 1977.

 Miles, che tornato in patria entrò in una crisi esistenziale, quindi professionale, che sarebbe durata qualche anno, esibì alla Salle Pleyel uno stile estroverso, vicino a quello di Gillespie e Navarro e ben differente da quello che gli appassionati europei avevano conosciuto dai dischi, principalmente quelli con il quintetto di Charlie Parker. Anche Parker fu presente a quel festival, in pessima forma. Ricordo il pittoresco resoconto di quella spedizione contenuto in Bird Lives! di Ross Russell, il produttore dei dischi Dial di Parker; peccato che, com’è noto, quel bel libro sia pieno zeppo di balle e di invenzioni di sana pianta.

 L’annunciatore radiofonico francese, come sentirai, la mette giù molto dura sulla modernità del complesso. In effetti, si trattava di uno dei primi contingenti di jazzisti americani di scuola moderna, e di tale levatura, ad arrivare in Europa dopo la guerra.

 Good Bait, melodiosa composizione di Tadd Dameron, presenta la singolarità della sezione a contrasto che ripete identico il tema della prima, una quarta sopra. Dameron, mai stato un pianista di nota, qui si disimpegna invece con onore.

 Good Bait (Dameron), da «The Miles Davis And Tadd Dameron Quintet In Paris», Columbia JC 34804. Miles Davis, tromba; James Moody, sax tenore; Tadd Dameron, piano; Barney Spieler, contrabbasso; Kenny Clarke, batteria. Registrato l’8 maggio 1949.

 Don’t Blame Me (Fields-McHugh), id.

venerdì 12 dicembre 2014

Enigma (Miles Davis)

 Questa bellissima composizione di J.J. Johnson si contiene in uno dei primi grandi dischi di Miles Davis, uno dei suoi pochi Blue Note.

 Si stava aprendo così nel 1953 la seconda, incredibile fase della sua avventura musicale. Sapendo questo, il disco, magnifico di per sé, assume il senso di una contenuta e gioiosa aspettativa.

 Enigma (Johnson), da «Miles Davis Vol. 2», Blue Note 7243 5 32611 2 2. Miles Davis, tromba; J.J. Johnson, trombone; Jimmy Heath, sax tenore; Gil Coggins, piano; Percy Heath, contrabbasso; Art Blakey, batteria. Registrato il 20 aprile 1953.



 Download

mercoledì 25 dicembre 2013

Godchild (Miles Davis)

 Buon Natale, amici! Per anni io ho creduto che godchild significasse «Gesù bambino» e che i doni li portasse Miles Davis.

 Godchild (Wallington), da «Birth Of the Cool», Capitol Jazz 0777 7092862 2 5. Miles Davis, tromba; Kai Winding, trombone; Junior Collins, corno; John Barber, tuba; Lee Konitz, sax alto; Gerry Mulligan, sax baritono; Al Haig, piano; Joe Shulman, contrabbasso; Max Roach, batteria. Registrato il 21 gennaio 1949.



 Download

lunedì 6 maggio 2013

Neo (Miles Davis)

 Una bellissima testimonianza del quasi fuggevole passaggio di Hank Mobley alla corte di Miles Davis, in quell’interregno del sax fra Coltrane e Shorter che vide passare anche George Coleman e, lui sì proprio in un lampo, Sam Rivers.

 Neo (Davis), da «In Person, Saturday Night, Vol. 2», Columbia CK 44425. Miles Davis, tromba; Hank Mobley, sax tenore; Wynton Kelly, piano; Paul Chambers, contrabbasso; Jimmy Cobb, batteria. Registrato il 22 aprile 1961.



 Download

giovedì 4 aprile 2013

Spring Is Here (Miles Davis & Gil Evans)

  E se lo dicono loro due…

 Spring Is Here (Rodgers-Hart), da «Miles Davis At Carnegie Hall», Columbia C2K 65027. Miles Davis con orchestra arrangiata e diretta da Gil Evans: Ernie Royal, Bernie Glow, Johnny Coles, Louis Mucci, tromba; Jimmy Knepper, Dick Hixon, Frank Rehak, trombone; Julius Watkins, Paul Ingrahan, Bob Swisshelm, corno; Bill Barber, tuba: Romeo Penque, Jerome Richardson, Eddie Caine, Bob Tricarico, Danny Bank, ance; Janet Putnam, arpa; Wynton Kelly, piano; Paul Chambers, contrabbasso; Jimmy Cobb, batteria; Bobby Rosengarden, percussioni. Registrato il 19 maggio 1961.



 Download

venerdì 1 marzo 2013

Deception - Conception (Miles Davis)

 Spunto per una chiosa semiologica sul jazz: chi sa come Deception (inganno) di Miles Davis si sia metamorfosato un anno e mezzo dopo in Conception (concetto, concepimento).

Deception (Davis), da «Birth Of the Cool», Capitol Jazz  0777 7 92962 2 5. Miles Davis, tromba; J. J. Johnson, trombone; Gunther Schuller, corno; John Barber, tuba; Lee Konitz, sax alto; Gerry Mulligan, sax baritono; John Lewis, piano; Al McKibbon, contrabbasso; Max Roach, batteria. Registrato il 9 marzo 1950.



 Download

 Conception (Davis), da «Dig», Prestige 0002518110525. Miles Davis, tromba; Sonny Rollins, sax tenore; Jackie McLean, sax alto; Walter Bishop, piano; Tommy Potter, contrabbasso; Art Blakey, batteria. Registrato il 5 ottobre 1951.



 Download

martedì 11 dicembre 2012

The Duke (Dave Brubeck) (Miles Davis & Gil Evans)

 The Duke (Brubeck), da «Brubeck Plays Brubeck», Columbia/Legacy 88697491942. Dave Brubeck, piano. Registrato nell’aprile 1956.



 Download

 The Duke, da «Miles Ahead», Columbia/Legacy CK 65121. Miles Davis, flicorno, con orchestra arrangiata e diretta da Gil Evans: Ernie Royal, Bernie Glow,  Louis Mucci, Taft Jordan, Johnny Carisi, tromba; Frank Rehak, Jimmy Cleveland, Joe Bennett, trombone; Tom Mitchell, trombone basso; Willie Ruff, Tony Miranda, corno; Bill Barber, tuba; Romeo Penque, Sid Cooper, flauto; Lee Konitz, sax alto; Danny Bank, clarinetto basso; Paul Chambers, contrabbasso; Art Taylor, batteria. Registrato il 6 maggio 1957.



 Download

sabato 25 agosto 2012

Lazy Susan (Miles Davis)

 La Susanna del titolo sarà forse stata anche una ragazza infingarda, ma nel linguaggio di tutti giorni lazy Susan è quel vassoio o piatto di portata girevole che talvolta si trova al centro della tavola da pranzo, soprattutto nei ristoranti cinesi.

 La sezione ritmica di questa seduta di Miles del 1954, invece, è la perfezione.

 Lazy Susan (Davis), da «Miles Davis Vol. 1», Blue Note 7243 5 32610 2 3. Miles Davis, tromba; Horace Silver, piano; Percy Heath, contrabbasso; Art Blakey, batteria. Registrato il 6 marzo 1954.



 Download

martedì 14 agosto 2012

So What (Miles Davis)

 Nei due anni da «Kind of Blue» ecco come era evoluta la concezione davisiana di So What, il più famoso incipit di un disco di jazz. Il tempo è di parecchio più mosso e manca la stupefatta introduzione (opera di Gil Evans, che poi la orchestrò per il famoso concerto della Carnegie Hall); al posto di Coltrane e Bill Evans troviamo Hank Mobley e Wynton Kelly, e non c’è Cannonball Adderley.

 Nelle esecuzioni dei quintetti successivi di Davis, il tempo sarebbe diventato progressivamente più veloce.

 So What (Davis), da «In Person: Saturday Night at the Blackhawk, San Francisco, Volume 2», Columbia CK 44425. Miles Davis, tromba; Hank Mobley, sax tenore; Wynton Kelly, piano; Paul Chambers, contrabbasso; Jimmy Cobb, batteria. Registrato il 22 aprile 1961.



 Download

domenica 3 giugno 2012

Petits Machins (Miles Davis)

 «Filles de Kilimanjaro» è uno dei dischi più famosi di Miles Davis e di tutto il jazz moderno, e pubblicarne un pezzo non è certo prova di grande originalità. Ma questo blog intende anche essere, latu sensu, un diario di ascolti e in questi giorni, stimolato da varî commenti a Stuff, ho ascoltato «Filles» per la prima volta dopo molto tempo.

 È senz’altro un gran disco, che continua a non parermi all’altezza di un «Miles Smiles» o di un «Nefertiti». Comunque ha un fascino tutto suo, lievemente malsano, come tante cose degli ultimi anni di Miles prima del lungo ritiro. Ancora più che negli altri dischi del Secondo Quintetto, in «Filles» sembra di sentire un concerto o una suite per batteria e quartetto.

 Petits Machins (Davis-Evans), da «Filles de Kilimanjaro», Columbia CK 86555. Miles Davis, tromba; Wayne Shorter, sax tenore; Herbie Hancock, piano elettrico; Ron Carter, basso elettrico; Tony Williams, batteria. Registrato il 20 giugno 1968.



 Download

domenica 27 maggio 2012

Stuff (Miles Davis)

 Quando si parla della svolta che la musica di Miles Davis prese sul finire degli anni Sessanta per giungere in dirittura con «Bitches Brew», si risale a «In a Silent Way» o al massimo a «Filles de Kilimanjaro»; più raramente viene nominato «Miles in the Sky», l’album del 1968 che, nel pezzo incipitario Stuff, una composizione di Miles complessa e frammentaria che «quaglia» solo nella ripresa finale, presenta un ritmo di pretta marca Motown (unito a un tipo d’armonia che, secondo Bob Belden, mostra indubbia la mano di Gil Evans).

 Ma non è solo questione di ritmo: si ascolta qui per la prima volta Herbie Hancock  suonare il piano elettrico; un basso elettrico è nelle mani di Ron Carter e anche Wayne Shorter, forse per compensare quella ritmica piuttosto coprente (già il drumming di Tony Williams non era mai stato uno stormir di fronde), suona il sax tenore amplificato, ossia amplificato in sala d’incisione e registrato in uscita dall’amplificatore, procedimento che conferisce alla sua sonorità una maggiore presenza, allo stesso tempo appiattendola alquanto.

 Segue nel disco Paraphernalia, che non pubblico. Vi compare, suonata da George Benson, una chitarra, che diventerà da «In a Silent Way» in poi un complemento quasi costante dei complessi di Miles.

 Sondaggio, come nei siti seri: dei dischi in studio del Secondo Quintetto di Davis qual è il tuo preferito? O l’ordine delle tue preferenze? Io sono certo dei primi tre, almeno in questo momento storico: «Nefertiti», «Miles Smiles», e a pari merito «E.S.P.» e «Sorcerer»; sono d’accordo con Cook che sulla Penguin definisce «Miles in the Sky» un disco più che altro transizionale. «Filles de Kilimanjaro» non so, non lo sento da troppo tempo, ma non ne serbo un gran ricordo.

 Stuff (Davis), da «Miles in the Sky», Columbia CK 65684. Miles Davis, tromba; Wayne Shorter, sax tenore; Herbie Hancock, piano elettrico; Ron Carter, basso elettrico; Tony Williams, batteria. Registrato il 17 maggio 1968.



 Download

martedì 10 aprile 2012

Easy Living (Miles Davis)

  Il fascino particolare delle esecuzioni di questo disco si deve anche all’assenza del pianoforte e al vibrafono che ne prende il posto ma non ne fa esattamente le veci. Ne risulta una specie di nuvola sonora dei due ottoni della front line separata dalla ritmica (e collegata a essa) come da uno strato atmosferico più rarefatto.

  Easy Living (Rainger-Robin), da «Blue Moods», Debut/OJCCD 043-2. Miles Davis, tromba: Britt Woodman, trombone; Teddy Charles, vibrafono; Charles Mingus, contrabbasso; Elvin Jones, batteria. Registrato il 9 luglio 1955.



  Download

martedì 9 agosto 2011

Corcovado (Miles Davis & Gil Evans)

  «Quiet Nights» è la quarta e ultima collaborazione di Miles Davis e Gil Evans. Lavoro evidentemente minore rispetto ai colossali «Miles Ahead», «Porgy and Bess» e «Sketches of Spain», è tuttavia immeritevole del discredito e dunque del quasi silenzio critico al suo proposito.

  Corcovado (Quiet Nights, appunto, nella versione inglese) è trattata da Evans con libertà armonica e una palette meno densa del suo solito ma sempre molto fantasiosa. La melodia di Jobim sembra pensata con la sonorità della tromba di Miles in mente. Puoi confrontare questa versione con quella, risolutamente decostruttiva, che ne ha dato Django Bates nel 1998.

  Corcovado (Jobim), da «Quiet Nights», Columbia CK 65293. Miles Davis con Ernie Royal, Bernie Glow, Louis Mucci, Shorty Baker, tromba; J. J. Johnson, Frank Rehak, trombone; Ray Alonge, Julius Watkins, Don Corrado, corno; Bill Barber, tuba; Steve Lacy, sax soprano; Al Block, flauto; Jerome Richardson, Ray Beckenstein, sconosciuto, flauto, ance; Bob Tricarico, fagotto; Garvin Bushell, fagotto, controfagotto; Janet Putnam, arpa; Paul Chambers, contrabbasso; Jimmy Cobb, batteria; Willie Bobo, bongos; Elvin Jones, percussioni; Gil Evans, arrangiamento e direzione. Registrato il 27 luglio 1962.



  Download

giovedì 9 giugno 2011

Little Church - Nem Um Talvez (Miles Davis)

  Non ho mai deciso se dopo «Bitches Brew» (o meglio dopo «Jack Johnson») Miles Davis abbia mai fatto qualcosa che mi sia piaciuto, e non parlo del decennio 1981-’91 del ritorno sulla scena, che reputo uniformemente catastrofico e che mi ha procurato, proprio nel 1991 a Milano, la mia più triste esperienza di ascoltatore: immagina tu, andare a sentire Miles e provare imbarazzo e pena per lui…

  Una cosa come «On the Corner», che non ascolto da anni, la trovo indigeribile, per quanto mi dicono si sia rivelata profetica; in «Live-Evil» ci sono cose, come queste due, a cui torno ogni tanto con una fascinazione malata. Sarà la particolare presenza di Hermeto Pascoal, non lo so. So che, in qualunque altro disco, John McLaughlin è uno di quei nomi che bastano a mettermi in fuga. Come mi apparirebbe questa musica, e forse anche quella di «Bitches Brew», se non portasse il nome di Miles?

  Little Church (Pascoal), da «Live-Evil», Columbia CG 30954. Miles Davis, tromba; Hermeto Pascoal, canto e piano elettrico; John McLaughlin, chitarra; Dave Holland, basso elettrico. Registrato il 4 giugno 1970.



  Download

  Nem Um Talvez (Davis), ib. Davis; Pascoal; Steve Grossman, sax soprano; Keith Jarrett, organo; Chick Corea, Herbie Hancock, piano elettrico; Ron Carter, contrabbasso; Jack DeJohnette, batteria; Airto Moreira, percussioni. Registrato il 3 giugno 1970.



  Download