Se avessi un buon pianoforte che per disdegnoso gusto volessi disintegrare, e se avessi una cerchia di conoscenze più distinta di quella che mi è toccata o che mi sono meritato, inviterei Randy Weston a suonarlo per tutto un pomeriggio; dopo averlo così ben frollato, il giorno dopo chiamerei Cecil Taylor, sentito ieri, per il colpo di grazia.
Due pianisti le cui mani, come il grande caratterista Mario Brega diceva in un vecchio film di Verdone, «ponno esse piuma o ponno esse fèro», e di preferenza sono state fèro.
Under Blunder (Weston), da «Get Happy», [Riverside] OJCCD-1870-2. Randy Weston, piano; Sam Gill, contrabbasso; Wilbert Hogan, batteria. Registrato nell’agosto 1955.
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Summertime (Gershwin-Heyward-Gershwin), id.
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lunedì 9 marzo 2015
sabato 26 luglio 2014
[Guest Post #50] Enrico Bettinello & Randy Weston
A presentarci Randy Weston lungo quasi tutta la sua carriera oggi c’è Enrico Bettinello, penna e voce note agli appassionati di jazz e anche di altre musiche, direttore artistico del Teatro Fondamenta Nuove di Venezia e proprio in questi giorni uno dei conduttori estivi di Battiti, la trasmissione musicale notturna di Radio Tre.
È nato lo stesso anno di Miles Davis, ha inciso St. Thomas prima che lo facesse Sonny Rollins, ha gestito un night club a Tangeri, ha attraversato la storia del jazz dagli anni Cinquanta a oggi con un’originalità il cui valore non sempre viene riconosciuto con la dovuta forza. Chi è?
Ti parlo di Randy Weston, pianista, compositore, uomo carismatico e straordinario, tra i musicisti che più hanno voluto vivere in prima persona il rapporto tra jazz e Africa, affrontandolo – come ben ricorda Luigi Onori nel suo libro sull’argomento – «non in chiave mitico-mistica – come ha fatto John Coltrane – né esclusivamente politica, alla Archie Shepp», ma sintetizzando nella propria musica un dialogo culturale e linguistico (ritmico in primis) ininterrotto e sempre comunicativo.
Sessant’anni di carriera offrono ascolti per molti pomeriggi, io ne ho scelti per te quattro che raccontano le varie fasi e le varie anime della musica di Weston.
Il primo pezzo è proprio quello che tutti conoscono come St. Thomas. Il buon Sonny Rollins ci ha messo la sua firma ad ogni buon conto (e mi sa che il conto non è davvero cattivo!), ma il pezzo ha una storia lunga come un viaggio. Nasce come canzone popolare danese Det var en Lørdag aften, arriva alle isole Vergini – che sono state colonia danese fino al 1917 – e diventa un calypso tradizionale. Prima di Rollins lo incide Louis Farrakhan (proprio lui, il politico leader della Nation Of Islam, che negli anni ’50 faceva il cantante!) e lo incide Weston in trio con Sam Gill al contrabbasso e Wilbert Hogan alla batteria. Siamo nel 1955.
Fire Down There (Weston), da «Get Happy», [Riverside] OJCCD-1870-2. Randy Weston, piano; Sam Gill, contrabbasso; Wilbert Hogan, batteria. Registrato nell’agosto 1955.
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Negli anni Sessanta il rapporo tra Weston e l’Africa diventa sempre più stretto, con dischi bellissimi come «Uhuru Africa» o «Music from the African New Nations – Highlife», effettuando i suoi primi viaggi nel Continente Nero (Lagos, 1961, in compagnia di Nina Simone, Langston Hughes, Lionel Hampton e altri) e mettendo in pratica quel «ritorno» all’Africa predicato da Marcus Garvey e che Randy conosceva attraverso il pensiero di suo padre.
Colmo d’Africa e percussioni è anche il disco «Tanjah» del 1973, un bellissimo lavoro orchestrale (la formazione vede coinvolti tra i tanti il percussionista – e qui narratore – Candido Camero, trombettisti come Jon Faddis e Ray Copeland, sassofonisti come Billy Harper, un bassista come Ron Carter) orchestrato da quella Melba Liston che sarà spesso al fianco di Weston con i suoi splendidi arrangiamenti.
In «Tanjah» Weston riprendeva anche uno dei suoi temi più celebri, Hi-Fly.
Hi-Fly (Weston), da «Tanjah», Verve 527778-2. Ernie Royal, Ray Copeland, Jon Faddis, tromba e flicorno; Al Grey, Jack Jeffers, trombone; Julius Watkins, corno; Norris Turner, sax alto; Budd Johnson, sax tenore; Danny Bank, sax baritono; Randy Weston, piano; Ron Carter, contrabbasso; Rudy Collins, batteria; Azzedin Weston, Candido Camero, Omar Clay, Taiwo Yusve Divall, Earl Williams, percussioni. Registrato nel maggio 1973.
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Due anni dopo, ma situazione opposta, pianoforte solo. Il disco è «Blues To Africa», registrato dal vivo a Zurigo per la Arista/Freedom e svela tutta la ricchezza del pianismo di Weston, uno strumentista che cresce in tempi di be bop, ma che da una concezione verticale pre-boppistica sviluppa poi uno stile in cui troviamo Ellington, l’amico Thelonious Monk, un personalissimo senso del blues e una percussività sempre funzionale alla costruzione della musica.
Uhuru Kwanza (Weston), da «Blues to Africa», Freedom 741014. Randy Weston, piano. Registrato il 14 agosto 1974.
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Negli anni Novanta la figura di Weston ha ottenuto il meritato riconoscimento, con una serie di dischi Verve che lo hanno riportato alla ribalta internazionale. Uno di questi, «The Spirits of Our Ancestors», è particolarmente riuscito e vede ospiti Dizzy Gillespie o Pharoah Sanders, qui in questa Blue Moses.
Blue Moses (Weston), da «The Spirits of Our Ancestors», Verve 511 847-2. Pharoah Sanders, sax soprano; Randy Weston, piano; Jamil Nasser, contrabbasso; Idris Muhammad, batteria. Registrato nel maggio 1991.
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giovedì 27 dicembre 2012
Where Are You? - Bass Knows (Randy Weston)
Randy Weston fu uno dei più assidui fra i giovanissimi musicisti harlemiti (altri dei quali erano Sonny Rollins e Max Roach) che per qualche anno, subito dopo la guerra, fecero gruppo e per così dire accademia intorno a Thelonious Monk, di loro più anziano di dieci-dodici anni, nel suo minuscolo appartamento di San Juan Hill.
Weston, che sviluppò con Monk un rapporto di amicizia che sarebbe durato, è stato in effetti fra i primi pianisti a risentirne l’influsso, ma in modo intelligente e meditato, non meccanico; si sente anche da questa serena interpretazione di Where Are You?, fin dalla breve intro, come Weston rielabori le idee armoniche e sonore di Monk senza cercare di replicarne l’approccio pianistico negli aspetti più superficiali. E dei toni monkiani s’individuano anche nella sua originale composizione Bass Knows (Weston è stato anche un compositore dotato, come già abbiamo sentito qui sopra).
Where Are You? (Adamson-McHugh), da «Get Happy», [Riverside] OJCCD-1870-2. Randy Weston, piano; Sam Gill, contrabbasso; Wilbert Hogan, batteria. Registrato nell’agosto 1955.
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Bass Knows (Weston), id.
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Weston, che sviluppò con Monk un rapporto di amicizia che sarebbe durato, è stato in effetti fra i primi pianisti a risentirne l’influsso, ma in modo intelligente e meditato, non meccanico; si sente anche da questa serena interpretazione di Where Are You?, fin dalla breve intro, come Weston rielabori le idee armoniche e sonore di Monk senza cercare di replicarne l’approccio pianistico negli aspetti più superficiali. E dei toni monkiani s’individuano anche nella sua originale composizione Bass Knows (Weston è stato anche un compositore dotato, come già abbiamo sentito qui sopra).
Where Are You? (Adamson-McHugh), da «Get Happy», [Riverside] OJCCD-1870-2. Randy Weston, piano; Sam Gill, contrabbasso; Wilbert Hogan, batteria. Registrato nell’agosto 1955.
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Bass Knows (Weston), id.
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mercoledì 8 febbraio 2012
Berkshire Blues (Randy Weston)
Berkshire Blues (Weston), da «African Cookbook», Koch Jazz KOC-CD-8517. Ray Copeland, flicorno; Booker Ervin, sax tenore; Randy Weston, piano; Vishnu Bill Wood, contrabbasso; Lennie McBrowne, batteria; Big Black, percussioni. Registrato nell’ottobre 1964.
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sabato 11 dicembre 2010
Willie’s Tune - African Cookbook (Randy Weston)
Randy Weston produsse da sé questo disco nel 1964 ma non riuscì a trovargli una distribuzione prima del 1972, allorché se ne incaricò la Atlantic. La cosa sorprende, non solo perché la musica è di grande qualità ma perché almeno una delle composizioni, Willie’s Tune, presenta molte caratteristiche di un hit jazzistico degli anni in cui venne inciso: gli anni del soul jazz e di The Sidewinder di Lee Morgan, epoca in cui circolavano ancora nei juke box i 45 giri di jazz. Con una intro o un outchorus potrebbe benissimo essere un pezzo di Horace Silver.
Come saprai, Weston (che da giovane fu un protégé di Monk) è stato uno dei musicisti jazz che ha studiato più seriamente la musica africana e l’ha incorporata nella sua; oltre ad aver viaggiato per tutto il continente, dal 1968 ha riseduto per diversi anni in Marocco. Quanto proficuamente abbia integrato soprattutto i concetti ritmici africani nelle sue composizioni, lo mostra il pezzo che dà il titolo al disco: il 6/8 che noi subito percepiamo come metro, suggerito dall’ostinato del contrabbasso, è in realtà poi scomposto e ricomposto nella sovrapposizione di livelli ritmici, come viene enunciato il semplice tema (che non è poi che un riff per coagulare per un attimo il metro e lanciare il solista) e specialmente nel poderoso assolo di Weston, dal minuto 07:35.
Apprezza, al sax tenore, il grande Booker Ervin. Ray Copeland, anche arrangiatore della seduta, era un altro veterano monkiano (è lui il trombettista che si ascolta in «Monk's Music», il disco con Coleman Hawkins e Coltrane).
Willie’s Tune (Weston), da «African Cookbook» Koch 8517. Ray Copeland, tromba; Booker Ervin, sax tenore; Randy Weston, piano; Vishnu Wood, contrabbasso; Lennie McBrowne, batteria; Big Black, Harold Murray, percussioni. Registrato nell’ottobre 1964.
African Cookbook (Weston), ib.
Come saprai, Weston (che da giovane fu un protégé di Monk) è stato uno dei musicisti jazz che ha studiato più seriamente la musica africana e l’ha incorporata nella sua; oltre ad aver viaggiato per tutto il continente, dal 1968 ha riseduto per diversi anni in Marocco. Quanto proficuamente abbia integrato soprattutto i concetti ritmici africani nelle sue composizioni, lo mostra il pezzo che dà il titolo al disco: il 6/8 che noi subito percepiamo come metro, suggerito dall’ostinato del contrabbasso, è in realtà poi scomposto e ricomposto nella sovrapposizione di livelli ritmici, come viene enunciato il semplice tema (che non è poi che un riff per coagulare per un attimo il metro e lanciare il solista) e specialmente nel poderoso assolo di Weston, dal minuto 07:35.
Apprezza, al sax tenore, il grande Booker Ervin. Ray Copeland, anche arrangiatore della seduta, era un altro veterano monkiano (è lui il trombettista che si ascolta in «Monk's Music», il disco con Coleman Hawkins e Coltrane).
Willie’s Tune (Weston), da «African Cookbook» Koch 8517. Ray Copeland, tromba; Booker Ervin, sax tenore; Randy Weston, piano; Vishnu Wood, contrabbasso; Lennie McBrowne, batteria; Big Black, Harold Murray, percussioni. Registrato nell’ottobre 1964.
African Cookbook (Weston), ib.
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