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martedì 10 gennaio 2023

Angel – Little Wing (Gil Evans)

 Non so se a tutti i frequentatori dei social media, segnatamente Facebook, sia capitato come a me in questi giorni di vedere una quantità di post su Jimi Hendrix. Io mi ero per questo persuaso dovesse ricorrere qualche anniversario relativo al chitarrista, che però era nato in novembre e morto in settembre. Boh.

 Comunque qui abbiamo il famoso disco del 1975 nel quale Gil Evans interpreta canzoni di Hendrix, con qualche anno di ritardo su un progettato incontro discografico dei due. La natura non jazzistica del repertorio non incide sull’impegno profuso da Evans nelle partiture, che sono, pur in consonanza con lo spirito degli originali e nell’uso di strumenti e ritmiche rock, ancora distintamente evansiane: parlo di impegno perché nei successivi incontri di Gil Evans con un musicista di quell’ambito, cioè Sting, a me Evans è parso rinunciatario e non veramente coinvolto; ebbi quest’impressione anche ascoltando i due in persona a Umbria Jazz, sullo scorcio finale degli anni Ottanta.

 Little Wing qui è presente in una versione diversa e meno concisa (o almeno mi sembra così: non ho al momento modo di controllare) di quella che compare in un altro disco di Evans del periodo, «There Comes A Time». A cantare è sempre Hannibal Peterson.

 Angel (Hendrix), da «Plays the Music of Jimi Hendrix», RCA. «Hannibal» Marvin C. Peterson, Lew Soloff, tromba; Tom Malone, trombone, sintetizzatore, flauto, basso; Peter Gordon, corno francese; Howard Johnson, clarinetto basso; David Sanborn, sax alto; Billy Harper, sax tenore; Trevor Koehler, sax tenore, flauto; David Horowitz, piano elettrico, sintetizzatore; Peter Levin, sintetizzatore; John Abercrombie, Keith Loving, Ryo Kawasaki, chitarra; Michael Moore, Don Pate, basso: Warren Smith, campane, percussioni, vibrafono; Bruce Ditmas, batteria; Susan Evans, conga, batteria. Registrato nel giugno 1974.

 Little Wing (Hendrix), ib.; Peterson, Soloff, Ernie Royal, tromba, flicorno; Tom Malone, Joe Daley, trombone; Peter Gordon, John Clark, corno francese; David Sanborn, sax alto, soprano, flauto; George Adams, sax tenore; Howard Johnson, sax baritono, clarinetto basso, tuba; Bob Stewart, tuba; David Horowitz, sintetizzatore, organo; Ryo Kawasaki, chitarra; Paul Metzke, basso elettrico, sintetizzatore, koto; Herb Bushler, basso elettrico; Bruce Ditmas, tabla, cuica, percussioni; Joe Gallivan, drum synthesizer, campane; Warren Smith, marimba, campane, gong, vibrafono, tamburo intonato; Sue Williams, percussioni; Tony Williams, batteria. Stessa data.

domenica 30 agosto 2020

Jelly Roll (Gil Evans & Steve Lacy)

 Gil Evans non era un pianista; si ritiene che suonasse al massimo «arranger’s piano», cioè che se la cavasse alla meno peggio nel compitare bassi, accordi e rivolti. Giudica tu.

 A Steve Lacy, che aveva cominciato nell’ambito del Dixieland revival e aveva suonato con Hot Lips Page, Gil Evans offrì una delle prime occasioni di suonare «moderno» in un contesto d’alto bordo. Sia Lacy sia Evans erano musicisti incapaci di suonare una frase musicale che venisse dettata loro non dalla fantasia, ma dall’abitudine delle dita, come succede sovente perfino ai migliori.

 Jelly Roll (Evans), da «Paris Blues»OWL 049. Steve Lacy, sax soprano; Gil Evans, piano. Registrato il primo dicembre 1987.

mercoledì 8 luglio 2020

Big Stuff (Gil Evans): 10 anni con Jazz nel pomeriggio.

 Fra i disagi del 2020 novera pure l’andamento sussultorio di Jazz nel pomeriggio, che a dire il vero dura dal 2018 ma che l’anno funesto ha aggravato.

 Mi ha fatto trascurare la ricorrenza del 22 maggio, compleanno del blog; e sì che quest’anno era il decimo, che per un blog amatoriale e individuale non è poco. Quando l’ho cominciato nel 2010 non immaginavo che, sia pure negli ultimi due o tre anni con fermate anche di mesi, avrei avuto la costanza di farlo durare tanto e nemmeno avrei pensato che grazie al blog avrei trovato amici che mi sono restati, anche se in fondo lo scopo era proprio e soltanto di trovare qualche appassionato con cui discorrere di jazz.

 Il decennio 2010-20 è stato per me come per tutti popolato di cose belle e brutte e per me, inoltre, di cambiamenti: di casa (quattro volte), di città e anche più importanti di così. La costante è rimasta il jazz e Jazz nel pomeriggio. A meno che io non muoia prima o che la pestilenza in corso non sia che un prodromo a un flagello più dirimente, puoi stare ragionevolmente sicuro che mi ritroverai qui nel 2030.

 Big stuff, indeed.

 Big Stuff (Bernstein), da «Gil Evans And Ten», Prestige PRSA-720-6. Louis Mucci, tromba; Jimmy Cleveland, trombone; Bart Varsalona, trombone basso; Willie Ruff, corno; Steve Lacy, sax soprano; Lee Konitz, sax alto; Dave Kurtzer, fagotto; Gil Evans, piano, arrangiamento e direzione; Paul Chambers, contrabbasso; Nick Stabulas, batteria. Registrato il 10 ottobre 1957.

martedì 25 febbraio 2020

Just One Of Those Things (Gil Evans & Steve Lacy)

 Just One Of Those Things forse è la canzone più bella di Cole Porter, o almeno è quella che piace di più a me, che alla fine è dire la stessa cosa. L’arrangiamento di Gil Evans – che si produce anche come pianista con effusione insolita – , sontuoso nella sua economia di mezzi, è a sua volta il più bello che abbia mai sentito di questa canzone.

 Ma quello che lascia davvero di stucco è l’assolo di Steve Lacy ventiduenne, che aveva appena cominciato a suonare «moderno».

 Just One Of Those Things (Porter), da «Gil Evans And Ten», Prestige PRSA-720-6. Louis Mucci, tromba, Jimmy Cleveland, trombone; Bart Varsalona, trombone basso; Willie Ruff, corno; Steve Lacy, sax soprano; Lee Konitz, sax alto; Dave Kurtzer, fagotto; Gil Evans, piano; Paul Chambers, contrabbasso; Nick Stabulas, batteria. Registrato il 10 ottobre 1957.

martedì 25 luglio 2017

Time Of the Barracudas (Gil Evans)

Ho scritto questo pezzetto, con altri simili, per una rivista che l’anno scorso ha avuto vita meno che breve, ed è stato un peccato; al che puoi imputare un certo didascalismo  di norma estraneo a Jnp, che si rivolge a lettori evoluti. Absit iniuria.

 Può darsi che «The Individualism of Gil Evans», pur nella sua eccellenza, non sia il capolavoro di Gil Evans, ma per certi versi si può dire che sia uno dei suoi dischi più rappresentativi. A cominciare dal titolo: se tutti i grandi jazzisti sono degli individualisti, Gil Evans lo è stato in modo eclatante perché si è espresso per lo più nel medium della big band, che nell’ambito del jazz è per forza di cose il più formalizzato in quanto legato alla scrittura, dunque a una tradizione forte.

 Eppure gli organici di Evans – il quale, altra eccentricità, non guidò mai una formazione stabile: non è mai esistita una Gil Evans Orchestra al di là dei dischi e degli ingaggi – non somigliano a nessuna della big band classiche, Basie o Ellington, Herman o Kenton. Già nel suo lavoro per Claude Thornhill, negli anni Quaranta, Evans modificò la strumentazione inserendo flauti, tuba e corni francesi, strumenti che avrebbe sempre mantenuto a cominciare dai suoi arrangiamenti per il nonet di Miles Davis del 1949, la formazione di cui fu l’eminenza grigia. E la sua scrittura, benché jazzisticamente ferratissima, non rispettò che molto di rado il «manuale» dell’arrangiatore per quanto riguarda impasti timbrici, dialettica delle sezioni, raddoppi, armonizzazioni: in questa così pronunciata originalità, Evans fu davvero l’unico caporchestra paragonabile a Duke Ellington, anche se raramente si cimentò con la composizione, specializzandosi in quella forma dissimulata di composizione che è l’arrangiamento.

 A paragone con «Out of the Cool» (1960) e con i capolavori con Miles Davis degli anni Cinquanta, questo disco del 1964 presenta arrangiamenti quasi sparuti. Evans concede un notevole spazio agli assoli, in modo fino a quel momento per lui insolito (i solisti sono Wayne Shorter, Phil Woods, Thad Jones, Kenny Burrell, Elvin Jones), e nel farlo dà ampia prova di possedere la qualità che è solo dei grandi fra i compositori di jazz: il saper integrare senza lacune le parti scritte con quelle improvvisate. È in questo modo che la musica acquista un senso di libertà e di imprevedibilità che non trascende mai nel casuale o nello sciatto, conservando l’inconfondibile colore evansiano.

 Time Of the Barracudas (Evans-Davis), da «The Individualism Of Gil Evans», Verve 8330804-2. Orchestra diretta da Gil Evans: Frank Rehak, trombone; Ray Alonge, Julius Watkins, corno; Bill Barber, tuba; Wayne Shorter, Al Block, sax tenore; Andy Fitzgerald, clarinetto basso; George Marge, Bob Tricarico, flauto; Bob Maxwell, arpa; Kenny Burrell, chitarra; Gary Peacock, contrabbasso; Elvin Jones, batteria. Registrato il 9 luglio 1964.

mercoledì 30 marzo 2016

Davenport Blues (Gil Evans)

 Due giorni fa un classico del Dixieland in versione disossata, salvata da Bobby Hackett; oggi un altro classico di quei bianchi in una versione, viceversa, intelligente e musicalissima di Gil Evans. Johnny Coles vi interpreta la parte di Bix passando per Miles Davis. Siamo proprio negli anni delle grandi, sublimi collaborazioni di Evans e Miles.

 Davenport Blues (Beiderbecke), da «Great Jazz Standards», [Pacific Jazz] Poll Winners PWR 27214. Johnny Coles, Louis Mucci, Danny Stiles, tromba; Bill Elton, Curtis Fuller, Dick Lieb, trombone; Bob Northern, corno; Bill Barber, tuba; Steve Lacy, sax soprano; Al Block, sax baritono; Gil Evans, piano; Chuck Wayne, chitarra; Dick Carter, contrabbasso; Dennis Charles, batteria. Registrato nel 1959.

venerdì 11 settembre 2015

Polka Dots And Moonbeams (Claude Thornhill)

 Zucchero filato musicale, verrebbe da dire, fra la composizione e l’arrangiamento, che comunque è di Gil Evans e si sente.

 Polka Dots And Moonbeams (Van Heuse-Burke), da «Adios», Nostalgia NSTC 06. Eddie Zandy, Louis Mucci, Emil Terry, tromba; Vahey Takvorian, Allan Langstaff, trombone; Walter Welscher, Sandy Siegelstein, corno; Bill Barber, tuba; Danny Polo, clarinetto; Lee Konitz, sax alto; Micky Folus, clarinetto basso, sax tenore; Mario Rollo, sax tenore, clarinetto; Bill Bushey, clarinetto basso; Claude Thornhill, piano; Barry Galbraith, chitarra; Joe Shulman, contrabbasso; Bill Exiner, batteria; Gil Evans, arrangiamento. Registrato il 4 settembre 1947.

martedì 25 giugno 2013

La Nevada (Gil Evans)

 Probabilmente conoscerai questo pezzo, che viene dal disco più famoso, forse il più bello, che Gil Evans abbia registrato a nome proprio. Oggi ti invito a riascoltarlo facendo attenzione all’assolo di sax tenore, che è opera di Budd Johnson. Johnson è una figura ricorrente di questo blog, un musicista di jazz senza tempo e a suo agio dovunque si facesse musica seriamente. Nell’orchestra è presente anche suo fratello maggiore, Keg Johnson, trombonista. L’assolo di tromba è dello squisito Johnny Coles.

 La Nevada (Evans), da «Out Of The Cool», Impulse 0602517448186. Johnny Coles, Phil Sunkel, tromba; Keg Johnson, Jimmy Knepper, trombone; Tony Studd, trombone basso; Bill Barber, tuba; Ray Beckenstein, Eddie Caine, sax alto; Bob Tricarico, flauto; Budd Johnson, sax tenore; Gil Evans, piano; Ray Crawford, chitarra; Ron Carter, contrabbasso; Charli Persip, batteria; Elvin Jones, maracas. Registrato nel novembre 1960.



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giovedì 4 aprile 2013

Spring Is Here (Miles Davis & Gil Evans)

  E se lo dicono loro due…

 Spring Is Here (Rodgers-Hart), da «Miles Davis At Carnegie Hall», Columbia C2K 65027. Miles Davis con orchestra arrangiata e diretta da Gil Evans: Ernie Royal, Bernie Glow, Johnny Coles, Louis Mucci, tromba; Jimmy Knepper, Dick Hixon, Frank Rehak, trombone; Julius Watkins, Paul Ingrahan, Bob Swisshelm, corno; Bill Barber, tuba: Romeo Penque, Jerome Richardson, Eddie Caine, Bob Tricarico, Danny Bank, ance; Janet Putnam, arpa; Wynton Kelly, piano; Paul Chambers, contrabbasso; Jimmy Cobb, batteria; Bobby Rosengarden, percussioni. Registrato il 19 maggio 1961.



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martedì 11 dicembre 2012

The Duke (Dave Brubeck) (Miles Davis & Gil Evans)

 The Duke (Brubeck), da «Brubeck Plays Brubeck», Columbia/Legacy 88697491942. Dave Brubeck, piano. Registrato nell’aprile 1956.



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 The Duke, da «Miles Ahead», Columbia/Legacy CK 65121. Miles Davis, flicorno, con orchestra arrangiata e diretta da Gil Evans: Ernie Royal, Bernie Glow,  Louis Mucci, Taft Jordan, Johnny Carisi, tromba; Frank Rehak, Jimmy Cleveland, Joe Bennett, trombone; Tom Mitchell, trombone basso; Willie Ruff, Tony Miranda, corno; Bill Barber, tuba; Romeo Penque, Sid Cooper, flauto; Lee Konitz, sax alto; Danny Bank, clarinetto basso; Paul Chambers, contrabbasso; Art Taylor, batteria. Registrato il 6 maggio 1957.



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lunedì 23 luglio 2012

Davenport Blues - Straight, No Chaser (Gil Evans)

 Dagli anni d’oro di Gil Evans, nel bel mezzo delle classiche collaborazioni con Miles Davis. In Davenport Blues, affidata al bravissimo Johnny Coles (oltre che a Steve Lacy e a Curtis Fuller), c’è traccia delle fantasie concertanti che Evans aveva appena cominciato a esprimere con Miles. 

 Straight No Chaser è un arrangiamento di grande semplicità di mezzi, dispiegati con senso accorto dell’architettura musicale e della tessitura sonora. Sintetizzando lo schema tracciato nelle note da David Baker, nel primo chorus la melodia di Monk è esposta in ottave; nel secondo, in ottave e, in una voce, una terza sopra; nel terzo, come nel secondo più, sovrapposta, l’inversione del tema; nel quarto chorus, come nel terzo più dei frammenti di tema sullo sfondo, più il sax soprano; nel quinto, come sopra, più l’assolo di soprano.

 Chiude il pezzo lo strano, inaudito trillo di piano, chitarra e flauto che lo aveva aperto.

 Davenport Blues (Beiderbecke), da «Great Jazz Standards», World Pacific/Poll Winners Records, PWR 27214. Johnny Coles, Louis Mucci, Allen Smith, tromba; Bill Elton, Curtis Fuller, trombone; Dick Lieb, trombone basso; Bill Barber, tuba; Al Block, ance, flauto; Steve Lacy, sax soprano; Gil Evans, piano; Chuck Wayne, chitarra; Dick Carter, contrabbasso; Denis Charles, batteria. Registrato a New York nel 1959.



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 Straight, No Chaser (Monk), id.



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martedì 6 marzo 2012

Thoroughbred (Gil Evans)

  Thoroughbred è una composizione di Billy Harper, qui presente in formazione, che Gil Evans ha registrato diverse volte, la versione più nota essendo quella in «Svengali». Dove là prevaleva la chitarra, qui i tratti distintivi vengono dal basso tuba di Howard Johnson e dal basso elettrico di Herb Bushler – un ottimo musicista, questo, a cui le formazioni evansiane del periodo debbono molto.

  Thoroughbred (Harper), da «Blues in Orbit», ENJA R2 79611. Snooky Young, Mike Lawrence, tromba; Jimmy Cleveland, Jimmy Knepper, trombone; Julius Watkins, corno; Howard Johnson, tuba: Hubert Laws, flauto; Billy Harper, sax tenore; Gil Evans, piano elettrico; Joe Beck, chitarra; Gene Bianco, arpa; Herb Bushler, basso elettrico; Sue Evans, percussioni; Elvin Jones, batteria. Registrato nel 1969.



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venerdì 30 dicembre 2011

Love in the Open (Gil Evans)

  «Blues in Orbit» di Gil Evans si situa nella fase transizionale fra la sua maniera classica, quella degli anni Cinquanta-Sessanta (i lavori con Miles, «Out of the Cool», «The Individualism Of… ») con cui resterà sempre giustamente identificato, e quella degli anni Settanta-Ottanta, elettrificata, destrutturata e, a mio giudizio, tanto meno interessante (il disco migliore di questo periodo di mezzo è forse «Svengali», del 1973).

  Love in the Open, composto dal percussionista Warren Smith e registrato nel 1969, mostra come in quello scorcio di decennio Evans risentisse anche, beneficamente e in modo personale, della temperie del free. La formazione, come puoi leggere, abbonda di fuoriclasse, in particolare Elvin Jones alla batteria.

  Love in the Open (Warren Smith), da «Blues in Orbit», ENJA R2 79611. Snooky Young, Mike Lawrence, tromba; Jimmy Cleveland, Jimmy Knepper, trombone; Julius Watkins, corno; Howard Johnson, tuba: Hubert Laws, flauto; Billy Harper, sax tenore; Gil Evans, piano elettrico; Joe Beck, chitarra; Gene Bianco, arpa; Herb Bushler, basso elettrico; Sue Evans, percussioni; Elvin Jones, batteria. Registrato nel 1969.



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martedì 9 agosto 2011

Corcovado (Miles Davis & Gil Evans)

  «Quiet Nights» è la quarta e ultima collaborazione di Miles Davis e Gil Evans. Lavoro evidentemente minore rispetto ai colossali «Miles Ahead», «Porgy and Bess» e «Sketches of Spain», è tuttavia immeritevole del discredito e dunque del quasi silenzio critico al suo proposito.

  Corcovado (Quiet Nights, appunto, nella versione inglese) è trattata da Evans con libertà armonica e una palette meno densa del suo solito ma sempre molto fantasiosa. La melodia di Jobim sembra pensata con la sonorità della tromba di Miles in mente. Puoi confrontare questa versione con quella, risolutamente decostruttiva, che ne ha dato Django Bates nel 1998.

  Corcovado (Jobim), da «Quiet Nights», Columbia CK 65293. Miles Davis con Ernie Royal, Bernie Glow, Louis Mucci, Shorty Baker, tromba; J. J. Johnson, Frank Rehak, trombone; Ray Alonge, Julius Watkins, Don Corrado, corno; Bill Barber, tuba; Steve Lacy, sax soprano; Al Block, flauto; Jerome Richardson, Ray Beckenstein, sconosciuto, flauto, ance; Bob Tricarico, fagotto; Garvin Bushell, fagotto, controfagotto; Janet Putnam, arpa; Paul Chambers, contrabbasso; Jimmy Cobb, batteria; Willie Bobo, bongos; Elvin Jones, percussioni; Gil Evans, arrangiamento e direzione. Registrato il 27 luglio 1962.



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mercoledì 17 novembre 2010

Anthropology (Claude Thornhill-Gil Evans)

Dell’orchestra di Claude Thornhill e della sua importanza storica ti ho detto qui. Nel 1947 Gil Evans scrisse per l’orchestra questo arrangiamento del classico del bebop Anthropology, singolarissimo in primo luogo per l’introduzione… del tutto fuori luogo, con l’obsoleto piano del leader, e poi con un’esposizione dall'accentuazione sbilenca del già accidentato tema. Il solista di sax alto è Lee Konitz, ventenne ma già riconoscibile; alla chitarra, Barry Galbraith.

Anthropology (Parker), da «Adios», Nostalgia NSTC 06. Eddie Zandy, Louis Mucci, Emil Terry, tromba; Vahey Takvorian, Allan Langstaff, trombone; Walter Welscher, Sandy Siegelstein, corno; Bill Barber, tuba; Danny Polo, clarinetto; Lee Konitz, sax alto; Micky Folus, clarinetto basso, sax tenore; Mario Rollo, sax tenore, clarinetto; Bill Bushey, clarinetto basso; Claude Thornhill, piano; Barry Galbraith, chitarra; Joe Shulman, contrabbasso; Bill Exiner, batteria; Gil Evans, arrangiamento. Registrato il 4 settembre 1947.


martedì 6 luglio 2010

King Porter Stomp (King Oliver - Jelly Roll Morton) (Gil Evans)

  King Porter Stomp (Morton), da «King Oliver 1923-1926», Classics 639. Joe «King» Oliver, cornetta; Jelly Roll Morton, piano. Registrato nel dicembre 1924.




  King Porter Stomp, da «There Comes a Time», RCA ND85783. Lew Soloff, Ernie Royal, Hannibal Marvin Peterson, tromba; Peter Gordon, John Clark, Peter Levin, corno; Tom Malone, trombone; Bob Stewart o Joe Daley, tuba; Dave Sanborn, sax alto; George Adams, Billy Harper, sax tenore; Howard Johnson, sax baritono; David Horowitz, piano elettrico, sintetizzatore; Ryo Kawasaki, chitarra; Joe Gallivan, sintetizzatore, steel guitar, percussioni; Herb Bushler, basso elettrico; Tony Williams, batteria: Bruce Ditmas, Sue Evans, Warren Smith percussioni; Gil Evans, arrangiamento. Registrato nel 1974.


sabato 3 luglio 2010

Thoroughbred (Gil Evans)

  Quando scrivevo, pochi giorni fa, di apprezzare poco le big band bianche, avrei dovuto specificare altre due eccezioni, oltre a Woody Herman: Benny Goodman e Gil Evans.
  Evans del resto faceva eccezione a quasi tutto. Questo suo arrangiamento della composizione di Billy Harper è inconfutabilmente datato (1973), come la composizione stessa, ma in modo delizioso.

  Thoroughbred (Harper), da «Svengali», Atlantic (Rhino) 8122-75353-2. Tex Allen, Richard Williams, tromba; Joe Daley, trombone; Howard Johnson, tuba; Sharon Freeman, Peter Levin, corno; Dave Sanborn, sax alto; Billy Harper, sax tenore; Trevor Koehler, sax baritono, flauto; Gil Evans, piano, arrangiamento, direzione; David Horowitz, sintetizzatore; Ted Dunbar, chitarra; Herb Bushler, basso elettrico; Bruce Ditmas, batteria; Susan Evans, percussioni. Registrato nel 1973.


sabato 12 giugno 2010

La Paloma (Claude Thornhill)

  Ho nominato Claude Thornhill pubblicando il suo famoso arrangiamento di Loch Lomond del 1937 per Maxine Sullivan e menzionando l’importanza della sua orchestra dei tardi anni Quaranta per gli esperimenti timbrici di Gil Evans, arrangiatore stabile della formazione a cui contribuì, giovanissimo, anche Gerry Mulligan. 

  Questi esperimenti, e il suono particolarissimo, «come una nuvola», di quell’orchestra, dovuto alla peculiare strumentazione comprendente tuba e corni francesi, sono ben evidenti in questa  versione del famoso tango, praticamente disossata. Lo traggo da un disco di quelli che si trovano o trovavano negli autogrill, decettivamente a nome di Gil Evans e privo di date e d’informazioni; non avendo modo in questo momento di fare le verifiche, soprassiedo al riportare una formazione congetturale, che sarebbe del resto piena di nomi che non dicono nulla tranne quelli di Lee Konitz, Gerry Mulligan e Brew Moore ai sax e di Bill Barber alla tuba (il leader siede al piano).

  La Paloma (Yradier), da «Adios», Nostalgia NSTC 06. Registrato nel 1948.