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venerdì 17 luglio 2020

Ecclusiastics – Passions Of A Man (Charles Mingus)

 Oggi c’è poco da dire, mi sembra: questo di Mingus è uno dei suoi dischi più  personali, quasi oltraggiosamente tale (per l’epoca) e fra l’altro con una delle copertine più belle del jazz, di Loring Eutemey.

 Ecclusiastics è nella sua vena chiesastica, la stessa di Better Git It in Your Soul ma più espressionista e mimetica della funzione sacra; Passions Of A Man è uno dei pezzi inquietanti e avveniristici di Mingus (siamo nel 1961), una specie di autoanalisi o di coeur mis à nu di cui non conosco pari.

 Per tutto il disco Mingus suona il pianoforte nel suo stile caratteristico, e canta e vocifera; del contrabbasso è accreditato Doug Watkins, ma lo strumento suonato con l’arco che si ascolta in Passions Of A Man, dalla sonorità di violoncello, era sicuramente nelle mani di Mingus.

 Ecclusiastics (Mingus), da «Oh Yeah», (Atlantic) Rhino 8122737482. Jimmy Knepper, trombone; Booker Ervin, sax tenore; Roland Kirk, manzello, flauto; Charles Mingus, piano, canto; Doug Watkins, contrabbasso; Dannie Richmond, batteria. Registrato il 6 novembre 1961.

 Passions Of A Man (Mingus), id.

sabato 21 marzo 2020

What Is This Thing Called Love (Charles Mingus)

 Questo arrangiamento del consunto, bellissimo standard di Cole Porter è concepito espressamente da Mingus, qui nel suo periodo «jazzical», come diceva lui (cioè fra jazz e altre cose), come un gomitolo di melodie riconoscibili e non riconoscibili, non tutte in perfetto accordo, il che conferisce spezia e grazia allesecuzione. 

 Cè un sospetto di fussy, ma io queste cose del Mingus dei «workshop» me le godo molto, soprattutto quando Thad Jones vi suona la sua tromba arcangelica.

 Qui Mingus è anche il pianista.

 What Is This Thing Called Love (Porter), da «The Jazz Experiments Of Charles Mingus», Betlehem. Thad Jones, tromba; John LaPorta, clarinetto e sax alto; Teo Macero, sax tenore e baritono; Jackson Wiley, violoncello; Charles Mingus, contrabbasso, piano; Clem DeRosa, batteria. Registrato nel dicembre 1954.

giovedì 23 gennaio 2020

Better Git It In Your Soul (Charles Mingus)


  Questa versione del classico da «Mingus Ah Um» è del 1977, un anno prima della morte di Charles Mingus. È una buona versione di una composizione indimenticabile, anche se il timbro rockeggiante delle chitarre (il solista è Larry Coryell) a me sembra fuori posto.

 Però ho un motivo personale e generazionale per pubblicarlo: fu per anni la sigla di una trasmissione radiofonica del pari indimenticabile, «Il jazz, improvvisazione e creatività nella musica», che andò in onda per qualche stagione, alle undici di sera e più volte alla settimana, sul Terzo canale della RAI. È la mia non ultima ragione di affetto e attaccamento per quella rete, che reputo ancora oggi l’unica radio italiana ascoltabile, o almeno l’unica che io riesca ad ascoltare.

 Sul finire degli anni Settanta, in aggiunta alla rivista «Musica Jazz» e a pochi libri reperibili in italiano (essenzialmente Polillo e Berendt), quelle mezz’ore seminotturne furono per me e per tanti ragazzini come me parte essenziale dell’educazione jazzistica e quindi sentimentale.

 Better Git It In Your Soul, da «Three Or Four Shades Of Blues», Atlantic 8122-79641-3. Jack Walrath, tromba; George Coleman, sax alto; Ricky Ford, sax tenore; Larry Coryell, Philip Catherine, chitarra; Bob Neloms, piano; Charles Mingus, contrabbasso; Dannie Richmond, batteria. Registrato il 9 marzo 1977.

martedì 2 maggio 2017

The Spur Of The Moment/Echonitus (Charles Mingus) RELOADED

Reload dal 6 agosto 2015.
Prima di entrare davvero into his own, passata la metà degli anni Cinquanta, Charles Mingus produsse musica interessante che non è tutta invecchiata bene ma che anche nelle istanze più datate mantiene l’interesse di una certa promettente, geniale goffaggine, fin dai titoli: sembra di vedere uno di quei cuccioli che, come si intuisce dalle zampone, diventeranno cani grandi e maestosi, a volte pericolosi.

 È il caso di alcuni pezzi di questo disco di uno dei suoi workshop, del 1954, che molto risuonano di esperimenti analoghi di quegli anni, così della West Coast come di New York (George Russell, naturalmente Lennie Tristano, Gil Mellé) ma con una già percettibile ambizione nuova.

 Qui il solista di sax tenore, che sta fra Zoot Sims e Warne Marsh, è Teo Macero.

 The Spur Of The Moment/Echonitus (Mingus), da «Charles Mingus And His Jazz Composers Workshop - The Complete Savoy And Period Master Takes», Fresh Sound FSR-CD 391. Thad Jones, tromba; John LaPorta, sax alto; Teo Macero, sax tenore; George Barrow, sax baritono; Charles Mingus, contrabbasso; Clem De Rosa, batteria. Registrato nel dicembre 1954.

mercoledì 9 novembre 2016

Self-Portrait in Three Colors – Pithecanthropus Erectus (Steve Lacy)

 Steve Lacy aveva fra le molte una qualità non ovvia: era un interprete rispettoso e sensibile, ma sempre fantasioso, della musica di altri jazzisti, come dimostrò tante volte con Ellington, con Monk (soprattutto con Monk) e come qui dimostra con Mingus, di cui suona composizioni quasi tutte notissime. Non ho idea se Pithecanthropus Erectus sia stato mai ripreso da altri.

 Questo disco registrato dal vivo a Parigi ci fa anche ascoltare il pianista Eric Watson in un’atmosfera e in un ruolo diversi da quelli in cui l’abbiamo qui sopra già sentito (l’ultima volta giusto un anno fa) e a momenti in umore giustamente malwaldroniano.

 Self-Portrait in Three Colors (Mingus), da «Spirit Of Mingus», FRLCD 016. Steve Lacy, sax soprano; Eric Watson, piano. Regstrato nel dicembre 1991.

 Pithecanthropus Erectus (Mingus), id.

martedì 9 settembre 2014

Weird Nightmare – Peggy’s Blue Skylight (Kenny Drew Jr.)

 «Più un Lied che una convenzionale ballad»: così Stefano Zenni ha caratterizzato Weird Nightmare, una composizione del 1946 che Mingus avrebbe riproposto più di una volta negli anni successivi, anche con titoli diversi.

 Kenny Drew Jr., il bravissimo pianista appena resosi defunto, la suona come si conviene alla natura cupa e armonicamente densa del pezzo. Poi, in trio, sempre di Mingus, Peggy’s Blue Skylight, nella tonalità che sempre lo Zenni identifica come propria alle elaborazioni più «autobiografiche» di Mingus, il re bemolle. Un’esecuzione brillante.

 Weird Nightmare (Mingus), da «Portraits of Mingus and Monk», Claves Jazz. Kenny Drew Jr., piano. Registrato nel giugno 1994.



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 Peggy’s Blue Skylight (Mingus), ib. Drew più Lynn Seaton, contrabbasso; Marvin «Smitty» Smith, batteria.



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mercoledì 13 agosto 2014

Extrasensorial Perception – Bebopper (Charles Mingus)

 Dapprima un Mingus del 1952, si potrebbe dire tristaniano (non solo perché c’è Lee Konitz), secondo l’umore dei suoi workshop di quegli anni, di cui cui abbiamo già sentito esempi. Arrangiamento curiosamente «bottom heavy», sbilanciato verso il basso, per l’aggiunta di un  ingombrante basso figurato di violoncello.

 Poi, l’anno dopo, un non molto più accorto tentativo di hit con un quartetto vocale di dubbia omogeneità. La canzone satireggia il bebop come fenomeno di costume.

 Extrasensorial Perception (Mingus), da «The Charles Mingus Groups Debut Raririties», Debut 0600753426104. Lee Konitz, sax alto; Phyllis Pinkerton, piano; George Koutzen, violoncello, Charles Mingus, contrabbasso; Al Levitt, batteria. Registrato il 12 aprile 1952.



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 Bebopper (Gordon-Leonard), ib. The Gordons (Honey, Richard, George, George Jr) con Hank Jones, piano; Charles Mingus, contrabbasso; Max Roach, batteria. Registrato il 29 aprile 1953.



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martedì 22 luglio 2014

Celia (Charles Mingus)

 Dopo la Celia di ieri, ch’era la figlia di Bud Powell, quella di oggi è la prima moglie di Charles Mingus (l’esistenza di questo pezzo mi è stata rammentata da Antonio Lillo). Al piano, nell’unica loro collaborazione registrata, Bill Evans. Sono presenti anche, con distinzione, due musicisti noti quasi esclusivamente per la loro attività a fianco di Mingus, Shafi Hadi e Clarence Shaw.

 La vamp introduttiva richiama quella di Love Chant, registrato la prima volta in «Pithecanthropus Erectus» l’anno prima.

 Celia (Mingus), da «East Coasting», Bethlehem Jazz Classic 30022. Clarence Shaw, tromba; Jimmy Knepper, trombone; Shafi Hadi, sax alto; Bill Evans, piano; Charles Mingus, contrabbasso; Dannie Richmond, batteria. Registrato nell’agosto 1957.



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mercoledì 9 luglio 2014

Pithecanthropus Erectus (Charles Mingus)

 Uno dei dischi più importanti del jazz, «Pithecanthropus Erectus» di Charles Mingus segnò la prima apparizione dell’improvvisazione collettiva dai tempi di New Orleans e il primo e riuscito tentativo di Mingus di allontanarsi dalla forma-chorus: la seconda sezione del tema non ha, come la prima, 16 né altro numero regolare di battute, ma procede ad libitum fino a segnale stabilito. I due fiati furono a disagio e, di fatto, rimasero scontenti dell’esperienza, a cui nulla nella loro precedente carriera li aveva preparati: e questo benché non fossero Pippo e Pertica, ma Jackie McLean e JR Monterose, quest’ultimo un tenorsaxofonista poco noto ma brillantissimo, che non si sarebbe quasi più sentito in seguito.

 L’esecuzione presentò infatti ai due difficoltà di genere nuovo, da cambi repentini di metro ad improvvisi accelerandi e decelerandi, all’espressa richiesta di Mingus di suonare «out» e rumoristicamente nella sezione a lunghezza indeterminata. Mingus, inoltre, per la prima volta in questa seduta insistette per insegnare ai musicisti la musica per via orale, senza uso di spartito.

 Pithecanthropus Erectus (Mingus), da «Pithecanthropus Erectus», Atlantic 8122-75357-2. Jackie McLean, sax alto; JR Monterose, sax tenore; Mal Waldron, piano; Charles Mingus, contrabbasso; Willie Jones, batteria. Registrato il 30 gennaio 1956.



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giovedì 26 giugno 2014

[Guest Post #48] Riccardo Facchi & Charles Mingus

Una delle composizioni più impegnative di Mingus è presentata con l’entusiasmo che le compete da Riccardo Facchi, il facondo jazzologo bergamasco, gradito guest poster esordiente con già diversi altri interventi sugosi in canna.

 Ho scelto questo primo brano, su stimolo e proposta di Marco per il suo blog, perché davvero considero Mingus il più grande compositore del jazz, secondo solo a Duke Ellington, e certamente uno tra i più grandi geni della storia di questa musica, inspiegabilmente poco preso in considerazione oggi rispetto a figure certo non meno meritevoli, ma sin troppo citate quali quelle di un Miles Davis o di un John Coltrane.

 «Let My Children Hear Music», di cui propongo il brano d’apertura The Shoes of the Fisherman’s Wife Are Some Jive Ass Slippers, orchestrato magistralmente e pertinentemente da Sy Johnson, è veramente un capolavoro: è autentica musica africana-americana di una impareggiabile «classicità», apprezzabile per il senso strutturale, per la finezza compositiva, per la creatività nell’uso della strumentazione, per la tipica, imprevedibile, espressività umorale e cangiante, per la potente snellezza ritmica, per la modernità di certe intuizioni. Certamente una fra le più affascinanti affermazioni del Mingus compositore. In meno di dieci minuti si riesce ad assistere nell’inconfondibile stile di scrittura di Mingus (solo lui è in grado di far suonare un’intera orchestra con quei cambi di ritmo e di tempo improvvisi e quelle accelerazioni e rallentamenti metrici che sarebbero quasi proibitivi in termini di pura lettura ad esecutori accademici) a una sorta di storia del jazz in miniatura. Ci si trova la polifonia New Orleans, sublimata nella sezione improvvisata tipicamente free, lo swing, Ellington, Parker (nel magico e sottostimato sax del fido Charles McPherson), oltre alla grande tradizione compositiva accademica, certo ben nota a Mingus.

 Una delizia per le orecchie, un nutrimento per lo spirito. Buon ascolto.

 The Shoes of the Fisherman’s Wife Are Some Jive Ass Slippers (Mingus), da «Let My Children Hear Music», Columbia KC 31039. Trascrizione e orchestrazione di Sy Johnson, basata sull’esecuzione al festival di Newport del 1965. Registrato nell’autunno del 1971.



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giovedì 7 novembre 2013

Cunningbird (Jimmy Knepper, Charles Mingus)

 Per una volta, Charles Mingus è sideman di Jimmy Knepper, oltre che produttore della seduta per la sua etichetta Debut, che ebbe vita breve ma fervida. L’entourage e, in parte, l’atmosfera sono quelli dei workshop mingusiani del periodo, già sentiti qui sopra.

 I cultori dell’aneddotica mingusiana ricorderanno che la collaborazione dei due s’interruppe alcuni anni dopo, quando il sempre affabile Mingus minacciò di morte il trombonista (si limitò poi a rompergli i denti).

 Cunningbird (Knepper), da «Charles Mingus - Leader on Debut», [Debut] OJC 0600753426081. Jimmy Knepper, trombone; Joe Maini, sax alto; Bill Triglia, piano; Charles Mingus, contrabbasso; Dannie Richmond, batteria. Registrato il 10 giugno 1957.



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mercoledì 1 maggio 2013

This Subdues My Passion (Charles Mingus)

 Scaturigini del pensiero musicale di Charles Mingus (erano anni che volevo usare «scaturigini»). Siamo nel 1946 nella sua natìa Los Angeles, in una delle prime sedute di Mingus a proprio nome sotto lo pseudonimo di «Baron» Mingus.

 This Subdues My Passion è una composizione di limpida matrice ellingtoniana-strayhorniana, come appare dall’orchestrazione (molto abile, fa immaginare una compagine più ampia di quanto non sia) con il clarinetto come voce guida e dal breve assolo di Buddy Collette, che omaggia Johnny Hodges.

 Come ha osservato Andrew Homzy, mentre la lunga melodia è «grosso modo» durchkomponierte, cioè continua e non sezionale nel suo sviluppo, la sequenza armonica segue uno schema a specchio ABCCBA.

 This Subdues My Passion (Mingus), da «Charles ‘Baron’ Mingus - West Coast 1945-49», Uptown UPCD 27.48. Baron Mingus And His Octet: Karl George, John Anderson, tromba; Britt Woodman, trombone; Buddy Collette, clarinetto e sax alto; William Woodman, sax tenore; Lady Will Carr, piano; Louis Speigner, chitarra; Charles Mingus, contrabbasso; Lee Young, batteria. Registrato il 20 aprile 1946.



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martedì 5 giugno 2012

Quiz #21

 Povero quiz, che ormai non gliene fotte più niente a nessuno, sì e no al Lancianese ma per pura vanagloria. Vuol dire che prima di farlo su in un foglio di plastica nera e portarlo in solaio mi divertirò con qualche variazione.

 Avrai notato che stavolta dei due pezzi che compongono il quiz ti viene data ogni possibile informazione; quello di Mingus, poi, non ne avrebbe nemmeno bisogno perché è stranoto. Ti chiedo di determinare quale sia il filo che li lega.

 È una relazione un po’ capziosa, pretestuosa anche, però reale e abbastanza evidente. Ti ho inflitto quiz peggiori; probabilmente questo sarà l’ultimo, per cui provaci, dài. Al limite mi faccio due risate.

 Rhumba Nhumba (Davis), da «Davis Cup», Blue Note CDP 7243 8 32098 2 8. Donald Byrd, tromba; Jackie McLean, sax alto; Walter Davis, piano; Sam Jones, contrabbasso; Art Taylor, batteria. Registrato il 2 agosto 1959.



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 Haitian Fight Song (Mingus), da «The Clown», Atlantic/Rhino R2-75590. Jimmy Knepper, trombone; Shafi Hadi, sax alto; Wade Legge, piano; Charles Mingus, contrabbasso; Dannie Richmond, batteria. Registrato il 12 marzo 1957.




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mercoledì 22 febbraio 2012

Duke Ellington’s Sound of Love (Paul Motian) (Charles Mingus)

  Questo trio di Paul Motian, anche di più quando ampliato da Charlie Haden, fece delle belle cose, molto atmosferiche, come credo si dica, soprattutto suonando gli standard. Bill Frisell vi stava a proposito, ma fra la sua «atmosfericità» e quella di Motian – non il più incalzante dei rhythm maker – le esecuzioni finivano per essere troppo uguali e alla fine stucchevoli. Ma non prese una per una, come questa Duke Ellington’s Sound of Love, celebre composizione di Mingus che nell’ultima frase contiene una citazione da Lush Life (la quale però era di Billy Strayhorn).

  Ammetto che il paragone che t’impongo con l’esecuzione d’autore non è generoso verso Motian e i suoi; né lo è quello fra Joe Lovano e George Adams, anche se qui sarà questione di gusti.

  Duke Ellington’s Sound of Love (Mingus), da «Sound of Love», Winter & Winter 910 008-2. Joe Lovano, sax tenore; Bill Frisell, chitarra; Paul Motian, batteria. Registrato dal 3 al 10 giugno 1995.



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  Duke Ellington’s Sound of Love (Mingus), da «Changes One», Rhino/Atlantic R2 71403. Jack Walrath, tromba; George Adams, sax tenore; Don Pullen, piano; Charles Mingus, contrabbasso; Dannie Richmond, batteria. Registrato nel dicembre 1974.



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giovedì 27 ottobre 2011

Nostalgia in Times Square - Alice’s Wonderland (Charles Mingus)

  Pur con una toppa nella band (in quel periodo – «Mingus Ah Um», «Blues and Roots» – Mingus si avvaleva di Horace Parlan al pianoforte), qui siamo ai piani alti della creatività mingusiana, eppure il disco non è fra i suoi più noti. L’inclusione del suo quintetto nella serie di concerti della Nonagon Gallery di New York gli fu un riconoscimento gradito, visto che lo noverava, insieme con il Modern Jazz Quartet e Cecil Taylor, accanto a importanti compositori d’area concertistica contemporanea come Virgil Thomson, Aaron Copland e Carlos Chavez.

  Nostalgia in Times Square fu scritto per la colonna musicale di Shadows di John Cassavetes. Booker Ervin e John Handy, specialmente Handy, che esegue il tongue-fluttering suo marchio di fabbrica, vi compaiono in ottima luce, ma è il Mingus solista a rifulgere con uno dei più begli assoli di contrabbasso mai affidati al disco, che è costellato da altri di uguale livello: Mingus comincia citando Old Man River e in seguito perfino il Battle Hymn of the Republic e nell’estesa sezione di fours con Dannie Richmond, anche lui in stato di grazia, mostra bene dove risiedesse, al principio del 1959, l’autentica avanguardia jazzistica.

  Richard Wyands, che sostituiva Parlan, era un magnifico pianista ma qui è purtroppo limitato a un breve interludio fra gli assoli dei due saxofonisti.

  Nostalgia in Times Square (Mingus), da «Jazz Portraits: Mingus in Wonderland», Blue Note 827325. John Handy, sax alto; Booker Ervin, sax tenore; Richard Wyands, piano; Charles Mingus, contrabbasso; Dannie Richmond, batteria. Registrato il 16 gennaio 1959.



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  Segue Alice’s Wonderland, che dedico a Paolo I., casomai leggesse.

  Alice’s Wonderland (Mingus), id.



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martedì 25 ottobre 2011

Love Chant (Charles Mingus)

  La versione più nota di Love Chant la trovi in «Pithecanthropus Erectus» (1956) dove le sonorità congiunte e particolarissime dei due fiati dell’occasione, Jackie McLean e JR Monterose, le conferiscono un carattere emotivamente ambiguo. Questa versione è presa dal vivo diversi mesi prima, durante la stessa esibizione parti della quale finirono sul noto «Mingus at Bohemia»; come là, sono presenti Mal Waldron e Willie Jones (Max Roach, annunciato nel titolo dell’LP, è presente solo in Drums).

  La presenza di due professionisti per tutte le stagioni come Barrow e Bert al posto di fuoriclasse come McLean e Monterose si fa sentire, e tutto è più standard (ma paragonare quasi qualunque altro disco moderno a «Pithecanthropus Erectus» è ingeneroso). La versione è tuttavia swingante, la sezione ritmica funziona sempre a meraviglia e la bellezza della composizione di Mingus rifulge piena.

  Love Chant (Mingus), da «Charles Mingus Quartet + Max Roach», OJC 204402. Eddie Bert, trombone; George Barrow, sax tenore; Mal Waldron, piano; Charles Mingus, contrabbasso; Willie Jones, batteria. Registrato il 23 dicembre 1955.



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giovedì 30 giugno 2011

I’m Getting Sentimental Over You (Charles Mingus)

  Seguendo il suggerimento dell’ultimo guest post, proseguo con Mingus pianista nel famoso disco che nel 1963 ha dedicato tutto allo strumento. La tecnica digitale di Mingus non era quella di un pianista professionista, ma tuttavia non si può proprio dire che la sua esecuzione sia dilettantesca né che le sue capacità alla tastiera siano quelle, meramente funzionali, di altri compositori-pianisti come Tadd Dameron o Gil Evans. Mingus suona davvero dell’eccellente pianoforte jazz, ha un tocco sonoro ed espressivo e fa della musica sempre inconfondibilmente mingusiana: qui, per esempio, riarmonizzando il famoso tema dell’orchestra di Tommy Dorsey, una canzone molto amata da Thelonious Monk.

  I’m Getting Sentimental Over You (Bassman-Washington), da «Mingus Plays Piano», Impulse! 217. Charles Mingus, piano. Registrato il 30 luglio 1963.



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mercoledì 29 giugno 2011

[Guest Post #2] Paolo il Lancianese & Mingus

  Bene bene: l’esordio di Valentina vi sta incoraggiando, come speravo. 403 ha promesso addirittura due interventi e ci sarà da divertirsi; e Paolo il Lancianese, il monopolista del quiz, ha mandato addirittura questo suo prezioso lacerto su una scelta preziosissima.

  Mi compiaccio veramente del mio blog: questi primi due guest post quanto di meglio non potessi desiderare. Va detto che, a titolo diverso, sia Valentina sia Paolo (sia 403) sono tutti professionisti della scrittura, e si vede.


  C’è Mingus. C’è Kirk. C’è Mingus che non suona il contrabbasso ma il piano. E che canta (e come canta!). C’è Kirk che suona il manzello. C’è il blues. C’è il passato e il futuro del jazz. C’è la storia. C’è tutto. Come ogni volta che c’è Mingus. E che c’è Kirk. Con loro, e con gente come loro, avviene sempre il miracolo: se ne esce convinti che vincerà la vita, nonostante tutto. Poi magari non sarà così, e anche le balene si spiaggeranno, ma sarà valsa comunque la pena di lottare. «Mingus, Mingus, Mingus: non un nome ma un verbo, il pensiero che diventa azione, spinta interiore» (Geoff Dyer).

  Oh Lord Don’t Let Them Drop that Atomic Bomb On Me (Mingus), da «Oh Yeah», (Atlantic) Rhino 8122737482. Jimmy Knepper, trombone; Booker Ervin, sax tenore; Roland Kirk, manzello; Charles Mingus, piano, canto; Doug Watkins, contrabbasso; Dannie Richmond, batteria. Registrato il 6 novembre 1961.



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giovedì 16 dicembre 2010

Work Song (Charles Mingus)

  Un altro aspetto del Jazz Composers’ Workshop di Mingus, questo più schiettamente jazzistico, registrato nel club newyorkese che ebbe un momento di gloria a metà degli anni Cinquanta.

  Work Song (Mingus), da «Mingus at the Bohemia», Original Jazz Classic (Debut) OJC 045. Eddie Bert, trombone; George Barrow, sax tenore; Mal Waldron, piano; Charles Mingus, contrabbasso; Willie Jones, batteria. Registrato il 23 dicembre 1955.

giovedì 26 agosto 2010

Memories Of You, East Coasting (Charles Mingus)

  Questo workshop del 1957 trovò Mingus in umore meno rivoluzionario che nel colossale «Pithecanthropus Erectus» inciso nel ’56, piuttosto nella vena dei workshop di pochi anni prima, ma meno austera e cerebrale. Intorno a lui, un gruppo di fedeli (il notevole Clarence Shaw deve a Mingus la sua poca fama: nel senso che fu nei gruppi di Mingus che si illustrò, e fu per colpa di Mingus che decise d’interrompere precocissimamente la carriera), a cui si aggiunge la presenza insolita di Bill Evans.

  Memories Of You (Razaf-Blake), da «East Coasting», Bethlehem Jazz Classic 30022. Clarence Shaw, tromba; Jimmy Knepper, trombone; Shafi Hadi, sax tenore; Bill Evans, piano; Charles Mingus, contrabbasso; Dannie Richmond, batteria. Registrato nell’agosto 1957.




  East Coasting (Mingus), ib.