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sabato 10 aprile 2021

D.D.T – Lonely Moments (Mary Lou Williams)

 Di Mary Lou Williams qualche cosa su Jazz nel pomeriggio la trovi, frammentaria e laconicamente illustrata; tutte le volte che ne ho scritto ho avuto cura di chiarire che è una colonna del jazz, un’artista importante, e tutte le volte che mi capita di nominarla preciso sempre con aria virtuosa che, fosse soltanto stata un uomo, avrebbe un capitolo a suo nome nelle storie del jazz, come l’hanno Jelly Roll Morton o Duke Ellington.

 Alla fine, tuttavia, non ne dico mai molto, probabilmente perché… non è un uomo, e i capitoli dedicati a lei, che pure cominciano a esserci, non sono andato a cercarli, e insomma condivido tutti i pregiudizi dei più: il fatto che ne sia consapevole non è una scusa e l’ammetterlo è mediocre anche come furbizia (disingenuous, si dice in inglese).

 Breve, eccoti oggi MLW nel primissimo dopoguerra. Il bebop era già nato e precisamente conformato; la parte, indiretta e diretta, che la Williams ebbe nella sua gestazione è stata illuminata in parte e ancora dovrà esserlo, ma nelle musiche che ascoltiamo oggi m’importa osservare come i dispositivi armonici e testurali del bebop appaiano, non dirò «già superati», ma visti come dall’alto, integrati di una visione e di un progetto musicale che s’inizia molto prima – da Kansas City e dalle territory band, dallo stride piano – e che il bebop costeggia come cosa già nota e assorbita, senza bisogno di ostentarne certi caratteri superficialmente oltranzistici come l’ebbrezza della velocità e lo spasmo ritmico. Mary Lou Williams, come il Morton dei Red Hot Peppers vent’anni prima di lei, come l’Ellington di sempre, si muoveva in una linea storica sua propria, orientata a un’avanguardia dell’anima che talora precorre sviluppi che il jazz raggiungerà più avanti e talora li affianca: alcuni pezzi del ’46 e del ’47 contenuti in questo disco prezioso condividono in piccola misura lo straniato colore armonico dei coevi trii di Lennie Tristano; la versione orchestrata della sua nota composizione Lonely Moments (per uno strano organico di big band senza tromboni) comprende addirittura una breve sezione fugata.

 Come nota di cronaca o di costume, le incisioni del 1945 sono di un combo tutto femminile (o quasi tutto: Bea Taylor era in realtà Billy Taylor, contrabbassista già con Ellington, chiamato all’ultimo minuto a sostituire June Rotenberg).

 D.D.T. (Feather), da «The Chronological Mary Lou Williams 1945-1947», Classics 1050. Mary Lou Williams, piano; Mary Osborne, chitarra; Bridget O’Flynn, vibrafono; «Bea Taylor» (Billy Taylor), contrabbasso; Margie Hyams, batteria. Registrato nel 1945.

 Lonely Moments (Williams), ib., Williams, piano. Registrato il 16 febbraio 1946.

 Lonely Moments, ib., Milton Orent - Frank Roth Orchestra diretta da Mary Lou Williams: Irving Kustin, Leon «Red» Schwarz, Edward Sadowski, tromba; Martin Glaser, Al Feldman, sax alto; Musa Kaleem, sax tenore; Maurice Lopez, sax baritono; Frank Roth, piano; Milton Orent, contrabbasso; Jack Parker, batteria. Registrato nel 1947.

lunedì 10 novembre 2014

Moonglow – Mary’s Waltz – Lullaby Of the Leaves (Mary Lou Williams & Don Byas)

 Don Byas e Mary Lou Williams americans in Paris nel 1954.

 Alla ricchezza lussureggiante, quasi oscena della sonorità e del fraseggio di Byas, qui al suo apogeo, fa contrappeso il pianismo astringente di Mary Lou Williams, il cui stile, esemplato negli anni Venti su quello di Earl Hines, era arrivato per una via tutta sua, costeggiando appena il bebop, a un rigore concettualmente affine a quello di Lennie Tristano.

 Moonglow (Hudson-Mills-DeLange), da «The Mary Lou Williams Quartet Featuring Don Byas», GNP Crescendo GNP 9030. Don Byas, sax tenore; Mary Lou Williams, piano; Alvin Banks, contrabbasso; Gerard «Dave»Pochonnet, batteria. Registrato il primo gennaio 1954.



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 Mary’s Waltz (Mary Lou Williams), id.



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 Lullaby Of the Leaves (Petkere-Young), id.



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domenica 16 marzo 2014

’Round About Midnight (Mary Lou Williams)

 Mary Lou Williams nel 1953 a Parigi omaggia un vecchio amico con un’esecuzione quasi esatta della sua composizione più famosa. 

 ’Round About Midnight (Monk), da «The Mary Lous Williams Quartet With Don Byas», Vogue 4321115052. Mary Lou Williams, piano. Registrato il 2 dicembre 1953.



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domenica 30 ottobre 2011

Carcinoma (Mary Lou Williams)

  La composizione di Mary Lou Williams, con parte A e B asimmetriche e il bridge che modula avventurosamente per riconnetersi all’head con un interludio di quattro battute, vale da sé il prezzo del biglietto. In questo trio senza batteria, Mary Lou è la grande pianista che sapete; Bill Coleman, americano espatriato in Francia già nel 1935 e qui colto in un raro ritorno in USA, era un trombettista di grande eleganza, anche se in questo contesto, pur suonando benissimo, il suo stile appare un po’ vieux jeu.

  Presta infatti attenzione alla data: 1944 (circa): per alcuni versi sembra addirittura di essere già al di là del bebop.

  Carcinoma (Williams), da «Mary Lou’s Idea», MJCD 1141. Bill Coleman, tromba; Mary Lou Williams, piano; Al Hall, contrabbasso. Registrato prob. nel 1944.



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mercoledì 6 luglio 2011

All Blues (Mary Lou Williams)

  M’interessa sempre sentire musicisti delle generazioni precedenti il bop affrontare il repertorio successivo al 1945; i risultati sono spesso interessanti, qualche volta disdicevoli.

  Qui la grande Mary Lou Williams, in trio, suona All Blues di Miles Davis. La Williams è stata uno dei grandi intelletti del jazz, vera eminenza grigia del jazz moderno e se solo fosse stata uomo (credimi, non è mia intenzione infliggerti un pippone femminista) avrebbe capitoli a lei dedicati nelle storie del jazz. Nel 1975 il suo stile pianistico era ormai un po’ annacquato, un po’ anodino rispetto a quello degli anni verdi, ma questa meditativa interpretazione resta notevole.

  All Blues (Davis), da «Free Spirits», SteepleChase SCCD-31043. Mary Lou Williams, piano; Buster Williams, contrabbasso; Mickey Roker, batteria. Registrato l’8 luglio 1975.



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lunedì 15 novembre 2010

The Pearls (Mary Lou Williams)

Mary Lou Williams interpreta The Pearls di Jelly Roll Morton con piglio moderno e con qualche manierismo pianistico memore di Earl Hines (pianista disprezzato da Jelly Roll, ma forse era invidia).

The Pearls (Morton) da «Mary Lou’s Idea», MJCD 1141. Mary Lou Williams, piano; Booker Collins, contrabbasso; Ben Thigpen, batteria. Registrato il 14 settembre 1938.


giovedì 11 novembre 2010

Big Jim Blues (Andy Kirk)

  Una prova dell’eccelso talento di arrangiatrice di Mary Lou Williams, sentita ieri in una tangente della sua carriera. I Twelve Clouds of Joy di Andy Kirk erano una delle territory band (formazioni di grandezza variabile fra il combo e la big band) che giravano in tournée perpetua e faticosissima le sale da ballo, gli hotel e le fiere del Mid- e Southwest, e una delle non poche glorie musicali di Kansas City. Mary Lou vi entrò diciannovenne, nel 1929 – ma era professionista dall'età di quattordici anni – quando, per i buoni uffici del marito, il saxofonista John Williams, fu chiamata a sostituirne il pianista.

  Il tema di Harry Lawson, che ha una suddivisione insolita, è orchestrato dalla Williams non facendo quasi mai ricorso all’orchestra intera, ma a gruppi, in combinazioni di colore cameristiche che a Gunther Schuller hanno ricordato l’Ellington di quegli anni.

  Big Jim Blues (Harry Lawson), da «Changes», MJCD 1135. Andy Kirk and His Twelve Clouds of Joy: Clarence Trice, Earl Thompson, Harry Lawson, tromba; Red Ballard, Murray McEachern, trombone; Earl Miller, sax alto; Dick Wilson, Don Byas, sax tenore; John Harrington, sax baritono e clarinetto; Mary Lou Williams, piano; Floyd Smith, chitarra; Booker Collins, contrabbasso; Ben Thigpen, batteria. Registrato il 15 novembre 1939.


mercoledì 10 novembre 2010

Mary’s Idea (Benny Goodman)

  Ecco un pezzo denso di connotazioni interessanti, ma più storiche che musicali. Risale al periodo in cui, a bebop ormai affermato, Benny Goodman decise to try his hand at it. Qui ha l’aiuto precipuo di Mary Lou Williams, la grande pianista e compositrice che del bop e dei bopper è stata in qualche modo un’eminenza grigia e un méntore (spero di trovare la voglia di parlartene, un giorno) e che fornisce delle composizioni armonicamente avanzate e melodicamente addirittura attorte, quasi volesse dire: cari miei, oggi il jazz è questo!

  La musica resta poi ritmicamente nel solco di uno swing piuttosto tradizionale e non solo perché vi suona Benny: gli arrangiamenti, con le interpunzioni a riff dei fiati, ricordano i piccoli gruppi di Benny di dieci anni prima (quelli con Charlie Christian); Wardell Gray, pur con un percepibile influsso parkeriano, si esprime essenzialmente nell’idioma di Lester Young e alla fine la figura dell’avanguardista la fa Billy Bauer, che contemporaneamente si stava illustrando insieme con Lennie Tristano.

  Mary’s Idea (M. L. Williams), da «Wardell Gray - Blue Lou», Jazz Colours 874745-2. Benny Goodman, clarinetto; Wardell Gray, sax tenore; Billy Bauer, chitarra; Mary Lou Williams, piano; Clyde Lombardi, contrabbasso; Mel Zelnik, batteria. Registrato nel luglio 1948.