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giovedì 14 ottobre 2021

Hank’s Prank – My Sin (Hank Mobley)

 Ecco Hank Mobley venticinquenne nel primo disco a suo nome (il live «Newark 1953» ha visto infatti luce postumissima solo qualche anno fa).

 Il lineup è quello degli originali Jazz Messengers, quelli del leggendario live «A Night at Birdland» dell’anno prima, meno Kenny Dorham. Art Blakey risulta più leggero del solito e Horace Silver a me sembra il pianista ideale per stimolare il giovane Mobley, che qui è vivace e spiritoso come rare altre volte sarebbe stato in seguito ma anche già caratterizzato da quella pensosità che a mio giudizio lo apparenta a Wardell Gray, che ti ho fatto sentire due giorni fa.

 Per il mio gusto, e mi piace rimarcarlo ogni volta che te lo presento, pur nell’accidentata sua carriera Mobley è stato il terzo grande del sax tenore negli anni Sessanta, insieme con Shorter, dopo gli ovvî Coltrane e Rollins e prima di Dexter Gordon. 

 Hank’s Prank (Mobley), da «Hank Mobley Quartet», Blue Note. Hank Mobley, sax tenore; Horace Silver, piano; Doug Watkins, contrabbasso; Art Blakey, batteria. Registrato il 27 marzo 1955.

 My Sin (Mobley), id.

martedì 4 agosto 2020

Carolyn - Up a Step (Hank Mobley)

  Nella cannonata di disco di Hank Mobley che è «No Room For Squares» (1963), Mobley è inserito in due complessi di indirizzo stilistico avanzato per l’epoca e soprattutto per lui: in uno il pianista è Andrew Hill, in rara apparizione da sideman, nell’altro Herbie Hancock, che proprio quell’anno cominciava a lavorare nel quintetto di Miles Davis.

  Mi interessa in particolare la seduta con il secondo gruppo. Mobley vi esegue due sue composizioni, e Up a Step lo vede avvicinarsi al modalismo che all’epoca era già in voga (up a step, cioè «sopra di un tono»: è la distanza fra i due modi del tema, similmente a quanto avviene in Impressions e in So What). Nel suo assolo, Hank mostra una superficiale vernice coltraniana, ma ti faccio osservare come continui a ragionare in termini di accordi, delineando nelle zone cadenzali dei chorus l’accordo di dominante, di contro a quanto fanno Donald Byrd, nell’occasione più milesiano del consueto, e soprattutto Herbie Hancock, il quale si muove in un ambito stilistico già più avanzato.

  Carolyn (Morgan), da «No Room For Squares», Blue Note CDP 7 84149-2. Lee Morgan, tromba; Hank Mobley, sax tenore; Andrew Hill, piano; John Ore, contrabbasso; Philly Joe Jones, batteria. Registrato il 2 ottobre 1963.

  Up a Step (Mobley), id. ma Donald Byrd, Herbie Hancock e Butch Warren al posto di Morgan, Hill e Ore. Registrato il 7 marzo 1963.

giovedì 4 febbraio 2016

All The Things You Are (Hank Mobley)

 Hank Mobley nel 1953 aveva già esordito su disco con Max Roach, ma si sarebbe affermato solo nei due anni successivi, dopo aver inciso per la Blue Note con Horace Silver e poi a proprio nome.

 Questa registrazione di un ingaggio al Piccadilly Club di Newark, emersa pochissimi anni fa, lo trova come sideman di Bennie Green, trombonista ben presente e apprezzato su Jazz nel pomeriggio, e con una sezione ritmica di musicisti anche loro quasi esordienti. Benché nel 1953 lo hard bop potesse già dirsi definito nei suoi caratteri principali, quello che si sente qui è piuttosto bebop quale avrebbe potuto esser suonato cinque o sei anni prima, con All The Things preceduta dalla vamp composta da Dizzy Gillespie.

 All The Things You Are (Kern), da «Newark, 1953», Uptown Jazz 2766. Bennie Green, trombone; Hank Mobley, sax tenore; Walter Davis Jr, piano; Jimmy Schenk, contrabbasso; Charli Persip, batteria. Registrato il 28 settembre 1953.

martedì 28 ottobre 2014

The Dip – Recado Bossa Nova (Hank Mobley)

 È tornata l’ora illegale, fa scuro prima; a tratti ha cominciato anche a fare freschino, e il sole, quando c’è, non è cordiale come soleva anche solo settimana scorsa.

 Per fortuna mia, riesco a scaldarmi gli spiriti anche con la musica, per esempio questa. Hank Mobley e Lee Morgan sono una front line entusiasmante in hard bop di questo genere e la sezione ritmica fila «pesa» e pur elegante ed elastica. Dopo aver parlato di Elvin Jones e di Edgar Bateman la scorsa settimana, oggi ti invito a osservare il lavoro di un altro grande della batteria, Billy Higgins, che si carica sulle spalle come se niente fosse gli altri quattro pesi massimi.

 Mobley è il solito padreterno (per me il terzo sax tenore fra Cinquanta e Settanta, dopo Coltrane e Rollins) e The Dip, come le altre di questo disco bellissimo, è una composizione eccitante, canora e ingegnosa.

 The Dip (Mobley), da «Dippin’», Blue Note CDP 7 36511 2. Lee Morgan, tromba; Hank Mobley, sax tenore; Harold Mabern, piano; Larry Ridley, contrabbasso; Billy Higgins, batteria. Registrato l’8 giugno 1965.



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 Recado Bossa Nova (Luiz Antonio-Djalma Ferreira), id.



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sabato 2 agosto 2014

Straight Ahead (Hank Mobley)

 Straight Ahead (Mobley), da «The Turnaround», CDP 7 84435 2. Freddie Hubbard, tromba; Hank Mobley, sax tenore; Barry Harris, piano; Paul Chambers, contrabbasso; Billy Higgins, batteria. registrato il 5 febbraio 1965.



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lunedì 6 maggio 2013

Neo (Miles Davis)

 Una bellissima testimonianza del quasi fuggevole passaggio di Hank Mobley alla corte di Miles Davis, in quell’interregno del sax fra Coltrane e Shorter che vide passare anche George Coleman e, lui sì proprio in un lampo, Sam Rivers.

 Neo (Davis), da «In Person, Saturday Night, Vol. 2», Columbia CK 44425. Miles Davis, tromba; Hank Mobley, sax tenore; Wynton Kelly, piano; Paul Chambers, contrabbasso; Jimmy Cobb, batteria. Registrato il 22 aprile 1961.



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sabato 23 marzo 2013

Old World, New Imports (Hank Mobley)

 Una buona ragione (se ce ne fosse mai bisogno) per mettere su un bell’Hank Mobley è che piace tanto al nostro amico M.G., che sta attraversando un periodo davvero così-così, ma speriamo che ne stia venendo fuori.

 Old World, New Imports (Mobley), da «No Room For Squares», Blue Note CDP 7 84149-2. Donald Byrd, tromba; Hank Mobley, sax tenore; Herbie Hancock, piano; Butch Warren, contrabbasso; Philly Joe Jones, batteria. Registrato il 7 marzo 1963.



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domenica 29 luglio 2012

A Touch Of Blue (Hank Mobley)

 Questo è, se non il più riuscito, probabilmente il disco più ambizioso di Hank Mobley. L’organico comprende tuba ed euphonium. Mobley compose e concepì questi pezzi durante un soggiorno in galera, e li affidò per la stesura a Duke Pearson, che all’epoca era una specie di direttore musicale della Blue Note. Il resto della formazione, come si vede, è eccelso.

 Il titolo è molto probabilmente un refuso (dovrebbe essere piuttosto «A Slice Off the Top»).

 A Touch Of Blue (Mobley), da «A Slice Of The Top», Blue Note B1 33582. Lee Morgan, tromba; Kiane Zawadi (Bernard McKinney), euphonium; Howard Johnson, tuba; James Spaulding, sax alto; Hank Mobley, sax tenore; McCoy Tyner, piano; Bob Cranshaw, contrabbasso; Billy Higgins, batteria. Registrato il 18 marzo 1966.



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lunedì 13 giugno 2011

I Should Care (Hank Mobley)

  Chissà perché diavolo questa seduta del 1961 fu archiviata dalla Blue Note e pubblicata solo quarant’anni dopo circa.

  I Should Care (Stordahl-Weston-Cahn), da «Another Workout», Blue Note 0946 3 62646 2. Hank Mobley, sax tenore; Wynton Kelly, piano; Paul Chambers, contrabbasso; Philly Joe Jones, batteria. Registrato il 5 dicembre 1961.



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sabato 11 dicembre 2010

If I Should Lose You (Hank Mobley)

  Ma guarda, sette mesi quasi di blog e non ho pubblicato niente ancora di Hank Mobley, un saxofonista tenore che, fra i moderni, preferisco a tutti, tolti Rollins e Coltrane.

  If I Should Lose You (Rainger-Robin), da «Soul Station», Blue Note CDP 7 46528-2. Hank Mobley, sax tenore; Wynton Kelly, piano; Paul Chambers, contrabbasso; Art Blakey, batteria. Registrato il 7 febbraio 1960.