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domenica 19 gennaio 2020

It’s Only A Paper Moon – Commutation – Cry Me A River (J. J. Johnson)


 Non so quanti dischi J.J. Johnson abbia registrato in quartetto con la sola ritmica, una situazione comunque rara per un trombonista; forse solo questo del 1957, investigherò. La circostanza lo mette nella luce migliore come solista, anche perché con quei sidemen, come sono solito dire, suonerei bene anch’io; non me la sento tuttavia di convenire con Nat Hentoff nelle note di copertina, giusta le quali la situazione relativamente meno formale (rispetto alle formazioni più ampie e arrangiate a cui JJJ era avvezzo) risulterebbe per lui liberatoria: io lo sento, qui come al solito, improvvisatore pieno di risorse, interessante, ritmicamente vivo ma sempre in qualche maniera un po’ «indietro», un po’ trattenuto, per non dire vagamente represso, come del resto mi pare manifesti subliminarmente la sua sonorità blanda, uguale, velata, quasi fosse costantemente dietro la sordina. 

 JJJ resta comunque, non serve quasi dirlo, uno dei musicisti più completi e raffinati che il jazz abbia espresso, capace di cavarsi con eleganza perfino dalle more di certe imprese orchestrali third stream così come di non appesantire il suono ben fuso del quintetto di Charlie Parker, con cui nel 1947 registrò alcune matrici per la Dial. Parliamo dopotutto dell’uomo che ha inventato il lessico moderno per il trombone, certo non dal nulla: oltre agli ovvi precedenti, JJJ stesso ha evocato come ispiratore Fred Beckett, solista con Harlan Leonard e con Lionel Hampton, morto nel 1946. In Beckett, Johnson individua il primo solista di trombone con una concezione del fraseggio lineare, ad ampia campata, non frammentaria e inframmezzata da glissati, smears, trilli e quegli altri suoni spurî così legati al trombone premoderno.

 Ascoltando i suoi assoli in questo disco, così calibrati, mi è venuto da pensare che un’esperienza formativa essenziale debba essere stata per lui il brevissimo trascorso nella nine piece band di Miles Davis del 1949, quella di Birth Of The Cool. Ne recheranno per sempre traccia i suoi arrangiamenti, il suo riserbo o pudore espressivo e sonoro, non disgiunto da un gusto sensuale per il colore. A un certo punto nell’assolo in It’s Only A Paper Moon, JJJ cita addirittura due battute dell’assolo di Miles in Godchild.

 Dal momento che in una situazione di quartetto, con un solo fiato, la coerenza e lo swing del complesso e delle esecuzioni dipendono dall’asse empatico che si stabilisce fra il fiato e la batteria (pensa a Coltrane-Elvin Jones), ti invito a osservare come Johnson e Roach si combinino qui in un matrimonio ideale, i due pensatori musicali affini che erano: metodici, di sicuro istinto architettonico, entrambi marcatamente ritmici.

 Commutation è un’improvvisazione atematica sulle armonie parkeriane di Confirmation. S’inizia in medias res con l’assolo di piano e trova culmine in un assolo “melodico” di Max Roach di favolosa disinvoltura tecnica, quindi in una breve sequenza di fours fra Roach e Johnson e in un assolo con l’arco di Chambers, ugualmente breve.

 Cry Me A River è un saggio della capacità di JJJ di condurre in porto una ballad anche un po’ sbracata come questa con asciuttezza di segno ma senza aridità, senza cali di tensione ritmica (il passaggio terzinato).

 It’s Only A Paper Moon (Arlen-Harburg), da «First Place»(Columbia) Sony SICJ 212. J.J. Johnson, trombone; Tommy Flanagan, piano; Paul Chambers, contrabbasso; Max Roach, batteria. Registrato nell’aprile 1957.

 Commutation (Johnson), id.

 Cry Me A River (Hamilton), id.

sabato 23 aprile 2016

El Camino Real – Stolen Moments – Stratusphunk (J.J. Johnson)

 Oh che bellezza! J.J. Johnson ha anche scritto gli arrangiamenti in una vena semplice ed elegantissima, a cui l’uso del clarinetto basso in Stolen Moments (dove J.J., nel suo assolo, allude con discrezione all’assolo di Oliver Nelson nella «editio princeps» di questa grande composizione) e dell’obesa sezione di ottoni conferisce una pennellata evansiana – mi riferisco a Gil Evans, naturalmente.

 Disco molto felice di uno dei maggiori pensatori del jazz moderno, oltreché del suo direi indiscutibilmente massimo trombonista. Ciò non toglie, tuttavia, che contenga una composizione di Monk, Bemsha Swing, in un arrangiamento a mio gusto assai anti-monkiano, proprio sbagliato – ne è sbagliato perfino il titolo sulla copertina, che è diventato «Bimsha». Non te lo fò sentire!

 El Camino Real (J.J. Johnson), da «J.J.!», RCA  LSP-3350. Jimmy Maxwell, Thad Jones, Joe Wilder, Ernie Royal, tromba: Jimmy Cleveland, trombone; Tommy Mitchell, Tony Studd, trombone basso; Jim Buffington, corno; Bill Stanley, tuba; Jerry Dodgion, Oliver Nelson, sax alto; Budd Johnson, sax tenore; Harvey Estrin, sax baritono; Hank Jones, piano; Bob Cranshaw, contrabbasso; Grady Tate, batteria. Registrato nel 1965.

 Stolen Moments (Nelson), ib. Royal, Jones; Cleveland, Studd ; Dodgion, sax alto e flauto; Nelson, sax tenore; Ray Beckenstein, clarinetto basso. Jones; Cranshaw, Tate.

 Stratusphunk (George Russell), id.

giovedì 19 novembre 2015

Bag’s Groove (Jay & Kai)

 Ho un debole notorio per il trombone choir ma mi accontento anche di due soli tromboni, specie di questi due. Il primo solista è J.J. Johnson, il secondo Kai Winding.

 (Il trombone e meglio ancora due tromboni dilatano il suono e lo spazio in cui il suono si spande e la musica si sviluppa; dilatano anche il tempo, per la loro meccanica particolare che induce gli esecutori, per quanto virtuosi, a scegliere valori di nota lunghi; dilatano perfino il tempo storico all’indietro: inevitabilmente, un pezzo di jazz con il trombone – e meglio ancora etc – guarda indietro, rimanda a epoche passate, perfino remote. In questo classico bebop blues, la ritmica finisce per prendere un passo marcatamente Swing).

 Bag’s Groove (Jackson), da «Early Bones», Prestige P-24067. J. J. Johnson, Kai Winding, trombone; Dick Katz, piano; Peck Morrison, contrabbasso; Al Harewood, batteria. Registrato il 3 dicembre 1954.

domenica 12 ottobre 2014

Mohawk – Aquarius (J.J. Johnson)

 In questo sestetto rifulgono le doti di compositore e orchestratore di J.J. Johnson non meno di quelle del solista. Suonano tutti al massimo, ma impressiona in modo speciale Tootie Heath.

 Il blues Mohawk è altra cosa dalla composizione omonima di Charlie Parker.

 Mohawk (Johnson), da «J.J. Inc.», Columbia. Freddie Hubbard, tromba; J.J. Johnson, trombone; Clifford Jordan, sax tenore; Cedar Walton, piano; Arthur Harper, contrabbasso; Albert «Tootie» Heath, batteria. Registrato il 10 aprile 1960.



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 Aquarius (Johnson), id.



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mercoledì 22 maggio 2013

How Long Has This Been Going On (Frank Rosolino) (Jay & Kai)

 A chi si stesse ponendo la domanda espressa dal titolo di questa canzone, rispondo: da tre anni. Jazz nel pomeriggio compie oggi il terzo anno di pubblicazione e non trovo modo migliore di celebrarlo che postare due bellissime esecuzioni di una canzone bellissima, che oltretutto siede assai bene sul trombone.

 How Long Has This Been Going On (G. e I. Gershwin), da «5», [Mode] V.S.O.P #16. Frank Rosolino, trombone; Richie Kamuca, sax tenore; Vince Guaraldi, piano; Monty Budwig, contrabbasso; Stan Levey, batteria. Registrato nel giugno 1957.



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How Long Has This Been Going on, da «Early Bones», Prestige P-24067. J. J. Johnson, Kai Winding, trombone; Dick Katz, piano; Peck Morrison, contrabbasso; Al Harewood, batteria. Registrato il 3 dicembre 1954.



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giovedì 2 maggio 2013

Work Song (J. J. Johnson)

 Work Song (Adderley-Brown), da «1977 Yokohama Concert», Pablo CD 26201092. J. J. Johnson, trombone; Nat Adderley, tromba; Billy Childs, piano elettrico; Tony Dumas, contrabbasso; Kevin Johnson, batteria. Registrato il 20 aprile 1977.



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lunedì 14 gennaio 2013

Elysee - Opus Five (J. J. Johnson)

 In un secolo di storia il jazz ha fatto le cose in fretta, e così, laddove p.e. nella musica europea si periodizza almeno a decenni, nel jazz sarebbe auspicabile farlo anno per anno. Ecco, un giorno o l’altro io scriverò un volume di storia del jazz intitolato «1949» e chi sa se mi basterà un tomo solo. La formazione (a nome di J. J. Johnson) e la data fanno riflettere.

 Elysee (Lewis), da «Early Bones», Prestige P-24067. Kenny Dorham, tromba; J. J. Johnson, trombone; Sonny Rollins, sax tenore; John Lewis, piano; Leonard Gaskin, contrabbasso; Max Roach, batteria. Registrato il 26 maggio 1949.



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 Opus Five (Johnson), id.



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giovedì 31 maggio 2012

Riviera - Dinner for One, Please James (J. J. Johnson & Kai Winding)

 I complessi con front line di tutti tromboni sono un gusto che da alcuni è ritenuto poco salutare; una squisitezza come uno qualsiasi dei duetti di Jay & Kai, allora, io dovrei assumerla con il senso di colpa e pericolo dell’iperglicemico che si accinga a una fetta di Saint-Honoré. Ma del resto – questa sia per il lettore misterioso che coglie le mie citazioni gaddiane – , se un trombone è una delizia, due tromboni non potranno che essere una delizia due volte deliziosa.

 Nel trio ritmico, che nei gruppi di J&K è sempre molto scelto e in un’occasione ha compreso perfino Bill Evans, stavolta al piano c’è Dick Katz, di cui un giorno ti parlerò di più, uno di quelli a casa dappertutto, dallo stride alla semi-astrazione; alla batteria, Al Harewood, un rhythm man fra i più swinganti degli anni Cinquanta. J. J. ha composto e arrangiato il tema melodiosissimo di Riviera; Kai ha arrangiato l’altro; in entrambi i pezzi, Johnson è il solista con sordina.

 Riviera (Johnson), da «Early Bones», Prestige P-24067. J. J. Johnson e Kai Winding, trombone; Dick Katz, piano; Peck Morrison, contrabbasso; Al Harewood, batteria. Registrato il 3 dicembre 1954.




 Dinner for One, Please James (Michael Carr), id.



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lunedì 28 novembre 2011

The Boy Next Door (J. J. Johnson & Kai Winding)

  Sembrerà strano, ma il mellifluo connubio dei due tromboni di J. J. Johnson e Kai Winding fu un’idea di quel poco mellifluo fra tutti i musicisti jazz, Charles Mingus, che la portò alla luce in uno dei suoi workshop degli anni Cinquanta di qui si è già avuto modo di parlare (fa’ clic su Mingus nella «nuvola» qui a destra»). Mingus sperimentò anche con quattro e con otto tromboni, e quella delle formazioni tutte composte di tromboni resterà un’idea molto amata, anche se quasi solo dai trombonisti.

  In The Boy Next Door, che ricordo cantata da Judy Garland in «Meet Me in Saint Louis», espone il tema e prende il primo assolo Kai; poi è la volta di J. J., con infine di nuovo Kai a chiudere. In questo primo disco, che ha proprio Mingus al contrabbasso e Wally Cirillo al piano, all’epoca molto legato a Mingus, i due non sono melliflui come sarebbero diventati in seguito (ma a me piacciono sempre).

  The Boy Next Door (Martin-Blane) da «Jay And Kai», Savoy. J. J. Johnson, Kai Winding, trombone; Wally Cirillo, piano; Charles Mingus, contrabbasso; Kenny Clarke, batteria. Registrato il 26 agosto 1954



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domenica 2 gennaio 2011

Overdrive - Undecided (J. J. Johnson)

  J. J. Johnson, oltre a essere un grande trombonista (con Bennie Green, il primo ad aver adattato il linguaggio del bebop al suo strumento), era un compositore di vaglia e dimostrava un genio speciale nello scrivere per un piccolo complesso in modo che sembrasse un’orchestra, senza niente perdere della sottigliezza e della levità della formazione ridotta. Qui, a un Overdrive che mantiene la promessa del titolo, segue Undecided a tempo più tranquillo di quello a cui siamo abituati a sentirlo. Avrai anche l’occasione, non frequentissima, di ascoltare un Elvin pre-Coltrane.

  Overdrive (Johnson), da «J is for Jazz», Columbia. J. J. Johnson, trombone; Bobby Jaspar, sax tenore; Hank Jones, piano; Percy Heath, contrabbasso; Elvin Jones, batteria. Registrato il 24 luglio 1956.




Undecided (Shavers), ib.

lunedì 27 dicembre 2010

Bernie’s Tune (Gerry Mulligan) (Jay & Kai) (Earl Hines)

  Bernie’s Tune nella versione del quartetto di Gerry Mulligan (che non ne è il compositore, come comunemente si ritiene: lo era invece un certo Bernie Miller, pianista di Washington); poi in quella di Jay & Kai, di due anni dopo; e infine in quella dell’inarrestabile patriarca Earl Hines, nel 1966 con una sezione ritmica di pesi massimi del jazz moderno.

  Bernie’s Tune (Miller), da «The Best of the Gerry Mulligan Quartet with Chet Baker», Pacific Jazz CDP 95481 2. Gerry Mulligan, sax baritono; Chet Baker, tromba; Bob Whitlock, contrabbasso; Chico Hamilton, batteria. Registrato il 16 agosto 1952.




  Bernie’s Tune, da «Jay And Kai», Savoy. J. J. Johnson, Kai Winding, trombone; Wally Cirillo, piano; Charles Mingus, contrabbasso; Kenny Clarke, batteria. Registrato il 26 agosto 1954.



  Bernie’s Tune, da «The Mighty Fatha», Flying Dutchman FD-10147. Earl Hines, piano; Richard Davis, contrabbasso; Elvin Jones, batteria. Registrato il 17 gennaio 1966.

venerdì 26 novembre 2010

Lament (J. J. Johnson - Kai Winding)

  Mi sono pentito del commento indebitamente spregioso ai tromboni di ieri, e poi di essermi abbandonato nei commenti a battute d’infimo gusto, anche se tiratoci dentro da Sergio (a proposito: come si chiama uno che sa suonare il trombone, ma non lo fa? Un gentiluomo).

  Così oggi, sotto una nevicata purificatrice, rimedio subito con J. J. Johnson, non solo un grande trombonista, il maggiore dei moderni, ma un grande musicista all around, fra l’altro coinvolto non indegnamente nelle avventure della third stream. Negli anni Cinquanta il suo duo con Kai Winding, strumentista eccellente e da lui diversissimo, fu un vero hit jazzistico, con diverse sezioni ritmiche. Ma pare che l'idea originasse in uno dei workshop di Mingus.

  Questo Lament è la composizione più nota di Johnson (che è il secondo solista) grazie soprattutto alla versione di Miles Davis-Gil Evans in «Miles Ahead». Al contrabbasso, appunto, Mingus, e il tristaniano Billy Bauer alla chitarra; Kenny Clarke, alla batteria, in quel periodo faceva parte della formazione originale del Modern Jazz Quartet. Insomma, in quegli anni molte cose se tenaient.

  Lament (Johnson), da «Jay And Kai», Savoy. J. J. Johnson, Kai Winding, trombone; Billy Bauer, chitarra; Charles Mingus, contrabbasso; Kenny Clarke, batteria. Registrato il 24 agosto 1954.

martedì 15 giugno 2010

Sketch (J. J. Johnson)

  Da una classica seduta Blue Note di J. J. Johnson, questa caratteristica composizione di John Lewis, che prelude al lavoro che avrebbe fatto con il Modern Jazz Quartet (qui presente per intero a eccezione di Milt Jackson), vivacizzata da uno spiritato assolo con sordina di Clifford Brown.

  Sketch, da «The Eminent J.J. Johnson, vol. 1», Blue Note 7243 5 32143 2 6. Clifford Brown, tromba; J. J. Johnson, trombone; Jimmy Heath, sax baritono; John Lewis, piano; Percy Heath, contrabbasso; Kenny Clarke, batteria. Registrato il 22 giugno 1953