Jazz nel pomeriggio

lunedì 24 luglio 2017

Lalene (Keith Jarrett) RELOAD

Reload dal 13 agosto 2010.

Questo è il Keith Jarrett che a me piace di più; «Facing You» è uno dei pochi dischi suoi che riascolto ogni tanto, insieme con alcuni pezzi dell’American quartet (e chi se ne frega, vero).

 Lalene ha un passo disteso, apparentemente divagante nel suo tono dolcemente folk, ma una costruzione spontaneamente rigorosa: nota come Jarrett arrivi al culmine del pezzo per gradi, dal minuto 3:45 al 4:00 circa, esattamente a metà dell’esecuzione, e poi ne ridiscenda per una strada assai più accidentata di quella da cui vi è arrivato, come se dopo aver preso un sentiero diretto verso la cima della collina ora percorresse dei tornanti, sul versante opposto.

Lalene (Jarrett), da «Facing You», ECM 827132-2. Keith Jarrett, piano. Registrato nel novembre 1971.

domenica 23 luglio 2017

Pannonica (Thelonious Monk)

Ho scritto questo pezzetto, con altri simili, per una rivista che l’anno scorso ha avuto vita meno che breve, ed è stato un peccato; al che puoi imputare un certo didascalismo  di norma estraneo a Jnp, che si rivolge a lettori evoluti. Absit iniuria.

 Non c’è arte la cui storia non sia contesta di personaggi e di episodi pittoreschi e il jazz non ne conta di sicuro meno di nessun’altra. In particolare, le circostanze relative alla registrazione di molti dischi famosissimi presentano un materiale che, nelle mani di uno scrittore abile, si presterebbe bene a un racconto o a una sceneggiatura cinematografica.

 «Brilliant Corners» è uno dei dischi più celebri di Thelonious Monk, e giustamente; contiene le versioni definitive di due delle sue composizioni più note, Pannonica e Bemsha Swing, nonché l’unica di una composizione insolita e affascinante, Brilliant Corners, appunto. A suonare è una all-stars se mai ve n’è stata una (Sonny Rollins al sax tenore, Oscar Pettiford al contrabbasso, Max Roach alla batteria, più lo sventurato Ernie Henry al sax alto), formazione quale poche altre volte capitò a Monk di guidare. Sorprende quindi che le sedute di registrazione siano state travagliatissime: Monk, sempre esigente ma in quei giorni particolarmente pestifero, cominciò subito a dare il tormento al grande Oscar Pettiford (i due, che una quindicina d’anni prima erano stati insieme nel manipolo dei creatori del bebop, non si sarebbero mai più rivolti la parola); i fiati incontrarono tali difficoltà nell’esecuzione dello spigoloso tema di Brilliant Corners che l’esecuzione che oggi ne ascoltiamo è il risultato del paziente taglio e cucito di ben venticinque diverse takes, operato dal produttore della Riverside Orrin Keepnews con una prassi all’epoca inconsueta. Infine, due delle più suggestive e poetiche invenzioni presenti nel disco, cioè l’uso della celesta in Pannonica e dei timpani in Bemsha Swing, sono frutto del caso, perché Monk si ritrovò quegli strumenti nello studio e decise lì per lì che li avrebbe impiegati. Un tratto questo d’improvvisazione, anzi, di serendipità, squisitamente  jazzistico, a suggello di un disco che, pur con tutto il suo percorso accidentato, è forse il più esteticamente coerente e uniformemente godibile del suo autore.

 Pannonica (Monk), da «Brilliant Corners», [Riverside] OJCCD-026-2. Ernie Henry, sax alto; Sonny Rollins, sax tenore; Thelonious Monk, piano, celesta; Oscar Pettiford, contrabbasso; Max Roach, batteria. Registrato nel dicembre 1956.

sabato 22 luglio 2017

I’m All Smiles – The Girl And The Turk (Francy Boland)

 Eccoci qui. Non lascerò mai Jnp del tutto, né per il vero posso garantire che lo manterrò con la frequenza a cui eravamo abituati. Non lo so: forse che sì, forse che no.

 Si riprende per il momento con Francy Boland, squisito compositore, arrangiatore e caporchestra (con  Kenny Clarke), pianista ricco di swing. Come in molti pianisti jazz europei della sua generazione – Boland era nato in Belgio nel 1929, è morto nel 2005 – si sente in lui l’ammiratore di Lennie Tristano. The Girl And The Turk era nel repertorio della Clarke-Boland Big Band; il turco era Ahmed Muvaffak «Maffy» Falay, un trombettista che fece brevemente parte dell’orchestra e che doveva essere un personaggio colorito, visto che ispirò un’altra composizione di Boland, Muvaffak’s Pad.

 Kenny Clarke è una costante meraviglia, così nel trio come nella big band; se non è stato il massimo batterista del jazz, credo che ne sia stato il più fantasioso.

 I’m All Smiles (Martin), da «Playing With The Trio», Schema/Rearward RW 148 CD. Francy Boland, piano; Jimmy Woode, contrabbasso; Kenny Clarke, batteria. Registrato il 19 febbraio 1967.

 The Girl And The Turk (Boland), id.

lunedì 26 giugno 2017

Glass Of Water - Damn! Somebody Stole My Pants - My Romance (Leroy Vinnegar)

 Questa, mi riferisco in particolare ai primi due pezzi, potrebbe essere benissimo la «incidental music» di una pellicola del genere blaxploitation in voga in quegli anni (1973), di quelle interpretate da Ron O’Neal e Pam Grier in completi oltraggiosi e capigliature natural, con scorci allucinanti e coloratissimi di Times Square, Cadillac Eldorado e una canzone di Curtis Mayfield sotto i titoli.

 Glass Of Water (Vinnegar), da «Glass of Water», Legend Records LGS-1001. Dwight Dickerson, piano elettrico; Leroy Vinnegar, contrabbasso; Chuck Carter, batteria; Michel Barrere, percussioni. Registrato nel 1973.

 Damn! Somebody Stole My Pants (Vinnegar), id.

 My Romance (Rodgers-Hart), id.


sabato 24 giugno 2017

Peace With Myself - Right Now - Paper Man (Charles Tolliver) RELOADED

Reload dal 17 aprile 2011

  Da questo disco del 1968 ti propongo il bellissimo 3/4 Peace With Myself, la tirata Right Now, e il blues funky Paper Man, che sembra scritto da Wayne Shorter. L’intera seduta di «Paper Man» potrebbe essere una seduta Blue Note, magari d’un paio d’anni prima: Charles Tolliver vi ricorda anche più del solito Freddie Hubbard. Gary Bartz, che suona in Paper Man, era allora con Tolliver nel gruppo di Max Roach che pochi giorni prima aveva registrato «Members Don't Git Weary».

  Peccato solo per l’abominevole catenaccio che è capitato sotto le dita di Herbie Hancock: a metà del 1968, verso la fine della sua permanenza nel quintetto di Davis e con già diversi dischi importantissimi a suo nome, Hancock era uno dei jazzisti più in vista al mondo, ma anche per lui trovare un piano decente e decentemente accordato era come vincere al lotto. Certe cose, evidentemente, non cambiano mai.

  Peace With Myself (Tolliver), da «Paper Man», Arista/Freedom AL 1002. Charles Tolliver, tromba; Herbie Hancock, piano; Ron Carter, contrabbasso; Joe Chambers, batteria. Registrato il 2 luglio 1968.

  Right Now (Tolliver), ibid.

  Paper Man (Tolliver), ibid., più Gary Bartz, sax alto.

venerdì 23 giugno 2017

Rhythm X (Charles Brackeen)

 Ornette Coleman è un compositore e leader tanto originale e, come dicono gli americani, idiosincratico, che a ispirarsi a lui e ai suoi complessi il rischio continuo è di farne l’imitazione e nient’altro. Rischio che corse senza danni Charles Brackeen (chissà che fine ha fatto) nel 1968, e sì che aveva addirittura prelevato di peso il quartetto di Ornette.

 Sempre sia lodata l’etichetta Strata-East di Charles Tolliver e Stanley Cowell, senza la quale di tanto bel jazz fra anni Sessanta e Settanta non sarebbe rimasto niente.
  
 Rhythm X (Brackeen), da «Rhythm X», Strata-East SES 19736. Don Cherry, cornetta; Charles Brackeen, sax tenore; Charlie Haden, contrabbasso; Ed Blackwell, batteria. Registrato nel gennaio 1968.

giovedì 22 giugno 2017

Moanin’ (Oscar Peterson)

 Nel «Diario del ’71 e del ’72» Montale, così riferiva, ascoltava alla radio “la Carmen di Karajan / disossata con cura, troppo amabile”.

 Ecco, così percepisco io l’icona del soul jazz sotto le dita di Oscar Peterson in his prime dal vivo a Copenaghen: virtuosistica e swingante, e fin qui sai che sorpresa, e completamente de-funkyzzata, malgrado l’intervento blandamente correttivo di Ray Brown.

 Moanin’ (Timmons), da «Eloquence», Limelight. Oscar Peterson, piano; Ray Brown, contrabbasso; Ed Thigpen, batteria. Registrato nel 1965.

mercoledì 21 giugno 2017

Ill Wind (Budd Johnson) RELOADED

Reload dal 21 giugno 2014 

 Questa versione di Ill Wind condotta con molto gusto a tempo di bossa nova da Budd Johnson è un pezzo estivo nel miglior senso. La canzone di Harold Arlen è del resto veramente splendida; qui l’abbiamo sentita già almeno una volta, da Ben Webster.

 Ill Wind (Arlen-Koehler), da «Off the Wall», Argo LP-748. Joe Newman, tromba; Budd Johnson, sax tenore; Al Dailey, piano; Richard Davis, contrabbasso; Grady Tate, batteria. Registrato il 5 dicembre 1964.

martedì 20 giugno 2017

What Am I Here For (Pee Wee Russell & Coleman Hawkins)

 Ecco! Pee Wee Russell e Coleman Hawkins. Coleman Hawkins era un ammiratore di vecchia data di Pee Wee. Una volta, più o meno all’epoca di questo disco (1961), rintuzzò un tale secondo cui Pee Wee suonava come suonava perché voleva fare il moderno a tutti i costi. «Non sai quello che dici», lo corresse ‘Bean’. «Lui ha sempre suonato così».

 Il repertorio di questo disco si giova anche di arrangiamenti semplici ma molto dinamici.

 What Am I Here For (Ellington), da «Jazz Reunion», Past Perfect 220369-203. Emmett Berry, tromba; Bob Brookmeyer, trombone a pistoni; Pee Wee Russell, clarinetto; Coleman Hawkins, sax tenore; Nat Pierce, piano; Milt Hinton, contrabbasso; Jo Jones, batteria. Registrato nel 1961.

giovedì 15 giugno 2017

Jitterbug Waltz (Pepper Adams)

 Sono vivo, diversamente ne avresti letto sul  giornale. Ho il diapason calante e, ma questa è fortuna con i chiari di luna che lividi ci illuminano, un bel po’ di lavoro da fare, finché dura; vi penso sempre.

 Mica male Pepper Adams che suona Fats Waller con Roland Hanna al settimo cielo.

 Jitterbug Waltz (Waller), da «Ephemera», Spotlite PA6. Pepper Adams, sax baritono; Roland Hanna, piano; George Mraz, contrabbasso; Mel Lewis, batteria. Registrato il 10 settembre 1973.

venerdì 12 maggio 2017

Complete (Curtis Counce)

 Fra una cosa e l’altra (anzi, visto che sono di Milano: fra una roba e l’altra), ultimamente ricado spesso sul West Coast jazz. Questo, come altro che abbiamo sentito, è West per la provenienza dei suonatori, per il luogo di registrazione, per l’etichetta (Contemporary = West Coast) e per la memorabilissima copertina.

 Ma a parte il trombettista Jack Sheldon, la band è tutta nera, e l’anno è già abbastanza tardo, il 1957. Spira un’aria nuova e già diversa. Harold Land è bravissimo come sempre, Carl Perkins è uno dei quei cari agli dèi oltreché, come Horace Parlan da poco resosi defunto, un pianista che deve in parte il suo stile a una menomazione fisica; preciso e musicale è il leader Curtis Counce, ma chi si distingue in questo bel disco è Frank Butler alla batteria, presente in tanti dischi di quegli anni e di quella regione, anche con Art Pepper.

 In Complete, un blues, ascoltiamo un insolito assolo simultaneo di basso e batteria, che è un bel sistema anche per risparmiare tempo.

 Complete (Counce), da «You Get More Bounce With Curtis Counce!», Contemporary C3539. Jack Sheldon, tromba; Harold Land, sax tenore; Carl Perkins, piano; Curtis Counce, contrabbasso; Frank Butler, batteria. Registrato nel 1957.

giovedì 11 maggio 2017

Fluted Columns (Bud Shank & Bob Cooper)

 Questo pezzo viene a parzialmente smentire una famosa freddura attribuira a Rossini, il quale diceva che la sola cosa più fastidiosa di un concerto per flauto fosse un concerto per due flauti.

 Qui duettano al flauto, su un bebop blues, i diòscuri del West Coast jazz, Bud Shank e Bob Cooper (con Hampton Hawes al piano!). Bud è il primo e indubitabilmente il migliore su quello strumento, che avrebbe abbandonato qualche anno dopo ritendendo di non saperlo suonare.

 Fluted Columns (Shank), da «Bud Shank And Bill Perkins», Pacific Jazz CDP 7243 4 93159 2 1. Bud Shank, Bob Cooper, flauto; Hampton Hawes, piano; Red Mitchell, contrabbasso; Mel Lewis, batteria. Registrato il 2 maggio 1955.

lunedì 8 maggio 2017

Slow Dance (John Coltrane) RELOADED

  Reload dal 29 gennaio 2011.

  Nutro una passione particolare per il Coltrane esecutore di ballad: non sono sicuramente l’unico, visto che «Ballads» s’intitola uno dei suoi dischi più popolari e un’antologia postuma della Impulse! è «The Gentle Side of John Coltrane».
  In questo disco, con una sezione ritmica collaudatissima, Trane suona l’ipnotica Slow Dance, di cui io non conosco altre esecuzioni. Potrebbe essere una delle ballad che scriveva Mal Waldron; ne è autore invece Alonzo Levister, compositore coetaneo di Coltrane, adepto della Third Stream, che citava fra le sue ispirazioni «il blues, Bartók, Bach e la musica delle chiese battiste».

  Slow Dance (Levister), da «Traneing In», Prestige/OJCCD 189. John Coltrane, sax tenore; Red Garland, piano; Paul Chambers, contrabbasso; Art Taylor, battera. Registrato il 23 agosto 1957.

sabato 6 maggio 2017

Astro – Constructive Neutrons (Walt Dickerson & Sun Ra) RELOADED

Reload dal 16 ottobre 2015.  
Le perline, le gocce d’acqua e i frammenti di rubino, smeraldo, ametista, topazio, granato, zaffiro e fondo di bicchiere suonati da Walt Dickerson si riflettono  sulle superfici angolate del pianoforte di Sun Ra in combinazioni rotanti sempre diverse: caleidoscopio musicale dove non c’è simmetria evidente delle configurazioni, ma tutto sembra succedere come deve, nella sincronicità esatta delle fonti sonore.

 Dickerson e Ra non praticano l’interplay, a loro non serve uno strumento così approssimativo: sono consapevoli  l’uno dell’altro, aperti e accettanti, presenti e contenuti tutti nel momento in cui questa musica risuona con la naturalezza e l’inevitabilità del respiro, la purezza affettuosa di un’osservazione in una distaccata e partecipe. 

 Astro (Dickerson), da «Visions», SteepleChase SCCD 31126. Walt Dickerson, vibrafono; Sun Ra, piano. Registrato nel luglio 1978.

 Constructive Neutrons (Dickerson), id.