Jazz nel pomeriggio

domenica 19 maggio 2013

Baby Let Me Take You [In My Arms] (Gary Chandler)

 C’entrerà il fatto che la prima metà degli anni Settanta è stata il periodo in cui ho sviluppato consapevolezza del mondo (e con le orecchie bene aperte), ma ho sempre avvertito un’assonanza atavica con la musica di quegli anni, di qualsivoglia genere. Questo è un disco un po’ oscuro di un trombettista valoroso, Gary Chandler, non straniero a questi lidi.

 (Il post e la scelta musicale mi sono state ispirate dal romanzo che mi fa compagnia in questi giorni, «Telegraph Avenue» di Michael Chabon. Puoi contare sul fatto che esca presto in italiano, purtroppo non tradotto da me [purtroppo per me, intendo]).

 Baby Let Me Take You [In My Arms] (Abrim Tilmon), da «Outlook», Eastbound EB 9001. Gary Chandler, tromba; Dick Griffin, trombone; Harold Ousley, sax tenore; Caesar Frazier, organo; Cornell Dupree, chitarra; Gordon Edwards, basso elettrico; Idris Muhammad, batteria; Buddy Caldwell, percussioni. Registrato nel 1972.



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sabato 18 maggio 2013

Take It Easy - Black Beauty (Duke Ellington)

 Sono diventato un uomo di poche parole, ma forse è meglio se lascio dire tutto alla musica. Mi limito a portare la tua attenzione sulla breve intro di Black Beauty (assente dalla prima take registrata lo stesso giorno), in cui agli accordi perfetti della tonalità si aggiunge la nona (e la sesta alla dominante). Contiene uno dei primi assoli di Ellington, che lo esegue con una pulizia tecnica di cui normalmente poco si curava. Take It Easy è un piccolo capriccio ellingtoniano bizzarramente orecchiabile,

 Take It Easy (Duke Ellington), da «Early Ellington - The Complete Brunswick And Vocalion Recordings 1926-1931», Verve 0600753424681. Arthur Whetsel, Louis Metcalf, tromba; Joe Nanton, trombone; Barney Bigard, clarinetto e sax tenore; Otto Hardwick, Harry Carney, sax alto; Duke Ellington, piano; Fred Guy, banjo; Wellman Braud, contrabbasso; Sonny Greer, batteria. Registrato il 21 marzo 1928.



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 Black Beauty (Ellington), id.



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giovedì 16 maggio 2013

Samba Yantra (Chick Corea)

 Samba Yantra (Corea), da «Now He Sings, Now He Sobs», Blue Note 7243 5 38265 2 9. Chick Corea, piano; Miroslav Vitous, contrabbasso; Roy Haynes, batteria. Registrato nel marzo 1968.



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mercoledì 15 maggio 2013

Little Lees (Cecil Taylor)

 Posso sbagliarmi, ma Little Lees, da uno dei dischi più belli del primo periodo di Cecil Taylor, a me sembra una versione pesantemente contraffatta di What Is This Thing Called Love. Nota come Taylor assegni, nel tema, una precisa parte obbligata alla batteria – le velocissime terzine al piatto – , come è suo solito. Peccato che alla batteria sieda il sempre piuttosto squadrato Dennis Charles, in quegli anni presenza fissa nelle formazioni tayloriane, come anche Buell Neidlinger.

 Little Lees (Taylor), da «Love For Sale», [United Artists] Blue Note CDP 94107. Ted Curson, tromba; Bill Barron, sax tenore; Cecil Taylor, piano; Buell Neidlinger, contrabbasso; Dennis Charles, batteria. Registrato il 15 aprile 1959.



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martedì 14 maggio 2013

Pay Day (A. K. Salim) - Song Nine (Christian Muthspiel)

 Pay Day (Salim), da «Blues Suite», Savoy SV-0142. Paul Cohn, Nat Adderley, tromba; Buster Cooper, trombone; Phil Woods, sax alto; Selden Powell, sax tenore; Sahib Shihab, sax baritono; Eddie Costa, piano; George Duvivier, contrabbasso; Wilbur Hogan, batteria; A. K. Salim, arrangiamento e direzione. Registrato nel settembre o ottobre 1958.



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 Song Nine (Muthspiel), da «Octet Ost II», Amadeo 521 823-2. Tomasz Stanko, tromba; Arkady Shilkloper, corno, flicorno; Christian Muthspiel, trombone; Bela Szaloky, trombone, tromba bassa; Anatoly Vapirov, sax tenore e soprano; Petras Vysniauskas, sax alto e soprano; Mikulas Skuta, pìano; Vladimir Tarasov, batteria, percussioni. Registrato nel giugno 1992.



domenica 12 maggio 2013

Celia (Phineas Newborn)

 Ecco Celia, la composizione di Bud Powell, eseguita da Phineas Newborn a 400 di metronomo. Nei commenti al post del 9 settembre scorso in cui ne presentavo un’esecuzione dell’autore, Luca Conti e il Lancianese richiamavano questa di Newborn (dal suo disco d’esordio come leader) come paradossale pietra del paragone.

 Celia (Powell), da «Here Is Phineas», [Atlantic] Koch Jazz KOC-CD-8505. Phineas Newborn, piano; Oscar Pettiford, contrabbasso; Kenny Clarke, batteria. Registrato il 4 maggio 1956.



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sabato 11 maggio 2013

Aquarius (Charles Earland)

 Aquarius (Rado-Ragni-McDermot), da «Black Talk!», Prestige PRCD-30082-2. Virgil Jones, tromba; Houston Pearson, sax tenore; Charles Earland, organo; Melvin Sparks, chitarra; Idris Muhammad, batteria; Buddy Caldwell, conga. Registrato il 15 dicembre 1969.



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venerdì 10 maggio 2013

Isfahan (Duke Ellington)

 Non è bello, non è giusto che un sito con jazz nel titolo lasci correre quasi tre mesi senza Duke Ellington. 

 Isfahan (anche «Esfehān», è la città nota come «la perla della Persia») contiene (a 1:49 e ripetuta a 3:23) una delle pause più espressive e parlanti che mai compositore abbia scritto; e Johnny Hodges vi suona (a 2:35) la più swingante nota ripetuta mai sentita dopo quelle di Louis Armstrong in Potato Head Blues.

 Isfahan (Ellington), da «Far East Suite», RCA Victor 74321747972. Cootie Williams, Cat Anderson, Mercer Ellington, Herbie Jones, tromba; Lawrence Brown, Buster Cooper, Chuck Connors, trombone; Jimmy Hamilton, clarinetto; Johnny Hodges e Russell Procope, sax alto; Paul Gonsalves, sax tenore; Harry Carney, sax baritono; Duke Ellington, piano; John Lamb, contrabbasso; Rufus Jones, batteria. Registrato nel dicembre 1966.



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giovedì 9 maggio 2013

[Guest post #36] Gennaro Fucile & The Necks

 Dovrei stare in pensiero per Gennaro Fucile? Di recente vedo quel caro uomo via via smateriarsi per (così apprendo da questo guest post) riconfigurarsi nel futuro. Mi rassicura tuttavia l’avergli visto demolire, appena due sere fa, una porzione sardanapalesca di baccalà mentecatto seguita da un dolce di cioccolatte che si sarebbe detto coreografato da Guido Reni.
 Questo post da un numinoso avvenire è, in puri termini di byte, il più impegnativo mai allestito da Jazz nel pomeriggio; dico, la spataffiata, pardon, la selezione musicale dura  un’ora. Questo sostanzioso saggio di musica del futuro serve se non altro a consolarmi un poco del fatto che nel 2054 sarò con buone probabilità già morto.

 Non ci si lasci ingannare dalle date di registrazione (1996, 1999), perché in realtà sono fasulle, si tratta di una copertura. Questo Hanging Gardens in realtà è stato inciso nel 2054 e scivolato nel nostro tempo da una porticina di servizio spazio-temporale.

 All’epoca, nel 2054, i Necks, due australiani e un neozelandese, erano un trio di stampo conservatore, non più legato agli stilemi tipici di quel post jazz ante meridiano che segnò il definitivo addio dalle forme storicamente codificate nel corso del XX secolo, ma ormai decisamente lontano dalle forme pulviscolari che prese ad assumere a partire dal 2039. Sentiti oggi, ovvero l’altro ieri, sembrano però indubbiamente avanti mille anni luce, con quelle loro composizioni in media lunghe un’ora a fare da marchio di fabbrica. Si legge su una rivista dell’epoca (gli anni Dieci del XXI secolo) questo commento di Bige Lagiutigio: «The Necks immaginano, compongono ed eseguono musica che appartiene all’ordine della trance. Possiedono un notevole senso dello swing, concepiscono lunghe reiterazioni come richiede la scuola minimalista, colorano con uso misurato dei timbri ottenendo un proprio sound come esige la tradizione pop, architettano una ragnatela di rimandi, come richiedono le più elementari norme postmoderne, ma si tengono distanti anni luce dal citazionismo (…) in The Necks il concettualismo è assente, il suono sgorga naturalmente, le trame si dipanano senza un fine apparente, agitate da un moto perpetuo, rigenerandosi all’infinito, volatilizzandosi, strutturandosi con rigore e passione. I tre musicisti davvero respirano insieme. La loro musica è fatta della stessa sostanza di cui sono fatti i mantra».

 Peccato che poi si siano arenati non cogliendo lo spirito del tempo che andava mutando. Forse è per questo che quando i viaggi spazio-temporali divennero low cost lasciarono nella stazione di inizio millennio alcuni dischetti nel preistorico formato compact disc, riuscendo abilmente a passare per un gruppo cosiddetto d’avanguardia. Insomma, The Necks non riescono a stare dentro gli schemi, restano insoliti per i loro contemporanei, quelli apparenti dell’altro ieri e quelli reali di ieri. Noi, invece, nel 2082, li stiamo rivalutando. È sempre tempo di revival.

 Hanging Gardens (Abrahams-Buck-Swanton) da «Hanging Gardens», ReR Necks1. Chris Abrahams, piano, piano elettrico, organo, tastiere; Tony Buck, batteria, percussioni, campionamenti; Lloyd Swanton, basso elettrico e contrabbasso. Registrato a Sydney-Annandale nel settembre 1996 e nel gennaio 1999.



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mercoledì 8 maggio 2013

Natural H. (Don Ellis)

 Si tratta di una ennesima contraffazione di Indiana. «Lo strano effetto ritmico del motivo principale – spiega Don Ellis nelle note – si deve al fatto che la figurazione in ottavi è sfasata dal beat con una pausa di un sedicesimo» (è al minuto 0:38).

 Compare anche un bravo e piuttosto oscuro vibrafonista, Al Francis. Sezione ritmica con cui suonerei bene anch’io.

 Natural H. (Ellis), da «New Ideas», [Prestige] Poll Winners 27284. Don Ellis, tromba; Al Francis, vibrafono; Jaki Byard, piano; Ron Carter, contrabbasso; Charli Persip, batteria. Registrato l’11 maggio 1961.



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