Jazz nel pomeriggio

venerdì 22 settembre 2017

Everything Happens to Me (Bob Graettinger & Stan Kenton) RELOADED

Reload dal 21 dicembre 2012

 Bob Graettinger (1923-1957) è stato un personaggio a dir tanto tangente il jazz, e forse la musica. Dovette il suo breve momento di notorietà – di fortuna non parlerei proprio – a uno dei tanti entusiasmi acritici di Stan Kenton, che se ne fece mentore incidendo alcuni dei suoi pezzi magniloquenti, cacofonici, «cattivi», fegatosamente traboccanti d’odio e di brutalità verso la musica e la vita (il più famoso fu una suite titolata City of Glass).

 Graettinger era infatti un outsider della vita, al punto da meritarsi l’onore di essere l’unico personaggio in qualche modo relato al jazz ad avere un capitolo a suo nome nel saggio sulla outsider music di Irwin Chusid, «Songs in the Key of Z» .

 Delle sue meste stranezze, se ti va, troverai sull’internet. Io qui te lo presento in una cosa che ha un suo fascino malsano. È un arrangiamento di Everything Happens to Me, quella specie di inno dell’outsider o dello sfigato, per l’orchestra di Kenton sotto nome di Bob Cooper con June Christy; la quale, cool come la sua voce, riesce a non fare una piega (ma niente di più facile che sia stata registrata a parte).

 Si tratta di musica a suo modo intelligente, scritta anche con abilità, repellente nel senso più pieno della parola.

 (Grazie a Luca Conti per la formazione e la data).

 Everything Happens to Me (Dennis-Adair), da «Stan Kenton Plays Bob Graettinger - City of Glass», Capitol Jazz – 7243 8 32084 2 5. June Christy con l’orchestra di Bob Cooper arrangiata da Bob GraettingerBuddy Childers, tromba; Johnny Mandel, tromba bassa; Bill Byers, trombone; Art Pepper, sax alto; Bob Cooper, sax tenore; Irv Roth, sax baritono; Hal Schaefer, piano; Joe Mondragon, contrabbasso; Don Lamond, batteria; Luis Miranda, conga; Jasper Horniak, violino; Cesare Pascarella, violoncello. Registrato il 28 marzo 1949.

giovedì 21 settembre 2017

Dream Dancing (Dave Liebman)

 Ascolta con attenzione che cosa fa Dave Liebman. Tante scale in su e in giù, ma attenzione a come le fa. Attenzione come le attacca le une alle altre, che cosa ci mette in mezzo.

 Dream Dancing (Cole Porter), da «Plays The Music Of Cole Porter», Red Records RR123236. Dave Liebman, sax soprano; Steve Gilmore; contrabbasso; Bill Goodwin, batteria. Registrato nel 1994.

venerdì 15 settembre 2017

Children’s Songs No. 1, 2, 3 (Chick Corea)

 Chick Corea ha detto di come queste piccole venti composizioni incise nel 1983 gli fossero suggerite, ovviamente, dall’infanzia. Io non dubito che un’ispirazione più squisitamente pianistica ne sia stata Bartók, non tanto i Mikrokosmos quando i due volumi di A Gyermekeknek, noti con il titolo inglese For Children, pubblicati nel 1909 poi sostanzialmente riveduti nel 1945; ma anche una raccolta di Prokofiev, Musique d’enfants del 1935.

 Nella nota che Corea ha apposto alla riedizione del 2010 di questo disco, in un album ECM che comprende anche le due serie delle «Piano Improvisations», Corea nomina i pianisti che considera suoi ispiratori: fra gli altri Hines, Ellington, Monk, Powell, Horowitz, Jarrett, Gould e… Stefano Bollani.

 Corea e Bollani hanno fatto insieme un disco per la ECM intitolato «Orvieto», che ha ripreso la loro esibizione in duo all’Umbria Jazz del 2010. Io l’ho sentito ma, giuro, non ne ricordo niente, neanche se mi fosse piaciuto (ma credo che se mi fosse piaciuto me lo ricorderei). Lo cercherò. Tu lo conosci?

 No. 1 (Corea), da «Solo Piano. Improvisations - Children’s Songs» ECM 2140-42. Chick Corea, piano. Registrato nel luglio 1983.

 No. 2 (Corea), id.

 No. 3 (Corea), id.

giovedì 14 settembre 2017

Moten Swing (Bennie Moten) RELOADED

Reload dal 22 febbraio 2014. 
 Un capolavoro del jazz orchestrale, nonché il seme (già più del seme) di quanto Count Basie avrebbe fatto di lì a poco, non a caso ereditando praticamente l’orchestra di Bennie Moten. Qui il Conte siede al piano e provvede l’introduzione e un assolo in uno stile già molto caratteristico, se pure meno conciso di quello poi assestato.

 Al sax tenore trovi un giovane Ben Webster e, fra i solisti, Hot Lips Page; il «quattro» di questa davvero formidabile esecuzione, che con invenzione brillante enuncia il tema solo alla fine,  è già quello delle orchestre di Basie, scandito da Walter Page.

 Moten Swing (Moten-Moten), da «The Chronological Bennie Moten’s Orchestra 1930-1932», Classics 591. Oran «Hot Lips» Page, Joe Keyes, Dee Stewart, tromba: Dan Minor, Eddie Durham, trombone; Eddie Barefield, sax alto; Ben Webster, sax tenore; Jack Washington, sax baritono; Count Basie, piano; Leroy Berry, chitarra; Walter Page, contrabbasso; Willie McWashington, batteria. Registrato il 13 dicembre 1932.

mercoledì 13 settembre 2017

Till We Meet Again – ’Til The Clouds Roll By (Charlie Mariano)

 L’idea di fare un disco di jazz composto in massima parte di canzoni degli anni della Prima guerra mondiale era nel 1957 insolita, moderna; molti anni dopo l’avrebbe avuta anche il pianista Bill Carrothers, che la realizzò in spirito tuttavia diversissimo, in una filologico e postmoderno.

 Questo disco uscì intitolato a Charlie Mariano e a Jerry Dodgion, in insolita front line di due sax alti. In entrambe queste canzoni Mariano è il primo solista, o almeno così pare a me. L’autore dei versi di ’Til the Clouds Roll By è P.G. Wodehouse of Jeeves fame.

 (Una volta Charles Mingus andò a fare un’intervista alla radio e decise di portare Charlie Mariano con sé. Mingus attaccò una tirata contro i musicisti bianchi, al che il conduttore gli chiese ragione della presenza di Mariano nel suo complesso. «Che cosa c’entra?» disse Mingus. «Mariano non è bianco. È italiano»).

 Till We Meet Again (Whiting-Egan), da «Beauties Of 1918», World Pacific PJ-1245. Charlie Mariano, Jerry Dodgion, sax alto; Victor Feldman, vibrafono; Jimmy Rowles, piano; Monty Budwig, contrabbasso; Shelly Manne, batteria. Registrato nel dicembre 1957.

  ’Til The Clouds Roll By (Kern-Wodehouse), id.

martedì 12 settembre 2017

Begin the Beguine (Dizzy Gillespie) RELOADED

Reload dal 6 aprile 2011. 

 Il concerto di Chester, Pennsylvania, del 14 giugno 1957 trova la big band di Dizzy nella formazione che un mese dopo sarebbe stata ripresa dal vivo al festival di Newport, e la trova direi in condizioni non meno smaglianti. Fra le trombe c’è Lee Morgan diciottenne, poi una sezione ance di notabili, con Ernie Henry, Benny Golson (anche arrangiatore) e Billy Mitchell e una ritmica fortissima.

  Begin the Beguine (Porter), da «Live in Stereo At Chester», Jazz Hour 1029. Talib Daawud, Dizzy Gillespie, Lee Morgan, Ermit V. Perry, Carl Warwick, tromba; Ray Connor, Al Grey, Melba Liston, trombone; Ernie Henry, Jimmy Powell, sax alto; Benny Golson, Billy Mitchell, sax tenore; Pee Wee Moore, sax baritono; Wynton Kelly, piano; Tommy Bryant, contrabbasso; Charli Persip, batteria. Registrato il 14 giugno 1957.

lunedì 11 settembre 2017

I Hear A Rhapsody – Circus (Art Blakey & The Jazz Messengers) RELOADED

Reload dal 4 ottobre 2014.

Coincidentalmente  all’arrivo di Cedar Walton, sul finire del 1961, e poi di Freddie Hubbard, i Jazz Messengers avrebbero visto accendersi e divampare la fantasia compositiva di Wayne Shorter e avrebbero così conferito all’hard bop, nel momento dell’apogeo di quello stile, un colore inconfondibile, una forma aerodinamica che lo tendeva verso il futuro senza fargli mai assumere i connotati dell’avant-garde.

 Qui, un attimo prima, con il bravissimo ma non avventuroso Bobby Timmons al piano e Lee Morgan, un Giano bifronte, la formazione è ancora «tradizionale» e così piena di succhi vitali, di forza muscolare esplosiva, di testosterone e di gioia irrequieta e pericolosa da risultare turgida, sovraccarica, «bursting at the seams» per usare una bella espressione inglese che suggerisce qualcosa di così florido e incontenibile da far saltare le commessure dell’involucro o indumento o tegumento che si sforzi di contenerla e di proteggerla. Altro che i cinque punti esclamativi del titolo, davvero.

 I Hear A Rhapsody (Fragos-Baker-Gasparre), da «Art Blakey!!!!! Jazz Messengers!!!!!», Impulse A-7. Lee Morgan, tromba; Curtis Fuller, trombone; Wayne Shorter, sax tenore; Bobby Timmons, piano; Jymie Merritt, contrabbasso; Art Blakey, batteria. Registrato il 13 giugno 1961.

 Circus (Alter-Russell), id.

domenica 10 settembre 2017

Unfiltered Universe (Rez Abbasi)

 Un disco nuovo a nome del chitarrista californiano Rez Abbasi (1965). Che te ne pare?

 Unfiltered Universe (Abbasi), da «Untiltered Universe», Whirlwind Recordings. Rudresh Mahanthappa, sax alto; Elizabeth Mikhael, violoncello; Vijay Iyer, piano; Rez Abbasi, chitarra;  Johannes Weidenmuller, contrabbasso; Dan Weiss, batteria. Registrato nel febbraio 201

venerdì 8 settembre 2017

Once In A While - There Never Will Be Another You (Sonny Clark & Jimmy Raney)

 Ho commesso in passato gli errori di sottovalutare Sonny Clark e di ignorare Jimmy Raney. Non li ripeterò, almeno per quanto riguarda Clark.

 Once In A While (Edwards-Green), da «Jimmy Raney & Sonny Clark Together!», Xanadu XCD 1228. Sonny Clark, piano; Red Mitchell, contrabbasso; Bobby White, batteria. Registrato il 14 febbraio 1954.

 There Never Will Be Another You (Warren-Gordon), id. più Jimmy Raney, chitarra.

giovedì 7 settembre 2017

African Ripples (Fats Waller) RELOADED

Reload da 30 luglio 2010. 

 Gli assoli di pianoforte di Fats Waller meritano almeno l’attenzione che si dedica a quelli di Art Tatum, e peccato che possano tutti contenersi su due CD. In essi Waller dimostra inoltre, a mio parere, un senso della forma più sviluppato di quello di Tatum.

  In African Ripples (1935), per esempio, Waller dà una presentazione formale solida e ingegnosa a un pezzo che ha legittime ambizioni concertistiche. Come in altri suoi pezzi solistici, Waller impiega due gruppi tematici, ciascuno dei quali nella forma canzone AABA; il primo brusco e scampanante, il secondo disteso. Di questo secondo tema, introdotto da quattro battute di transizione, vengono proposte due variazioni, la seconda in morbido e vigoroso stride a tempo medio. Il pezzo si conclude con una ricapitolazione invertita; chiude, a mo’ di coda, una variazione virtuosistica stride del primo tema.

 African Ripples (Waller), da «Turn on the Heat: The Fats Waller Piano Solos», Bluebird 2482-2-RB. Fats Waller, piano. Registrato l’11 marzo 1935.

mercoledì 6 settembre 2017

Close As Pages In A Book (Jimmy Knepper)

 Tromboni, Jimmy Knepper. Un paio di settimane fa ti ho fatto sentire un altro grande trombonista, Frank Rosolino, del quale per certi versi Knepper è l’opposto, per sonorità, per intenti, per orizzonte espressivo.

 La sonorità di Rosolino, come quella dei trombonisti del jazz «classico», era ricca e variegata, quella di Knepper al confronto è blanda e uniforme; il fraseggio spontaneamente bebop di Rosolino si adattava alle risorse dello strumento come una mano al guanto, il fraseggio capziosamente bebop di Knepper sembra a momenti volerle pervicacemente ignorare.

 Certo, poi uno non è per niente il trombonista preferito di Mingus.

 Close As Pages In A Book (Romberg-Fields), da «A Swinging Introduction to Jimmy Knepper», Betlehem VICJ-61473. Gene Roland, tromba; Jimmy Knepper, trombone; Bill Evans, piano; Teddy Kotick, contrabbasso; Dannie Richmond, batteria. Registrato nel settembre 1957.

martedì 5 settembre 2017

A Foggy Day (Bud Powell)

 A Foggy Day (G. & I. Gershwin), da «The Genius Of Bud Powell On Verve Vol. II», Verve VE-2-2526. Bud Powell, piano; George Duvivier, contrabbasso; Art Taylor, batteria. Registrato nel giugno 1954.

lunedì 4 settembre 2017

Visitors - In Depth (Lafayette Gilchrist) RELOADED

Reload dal 5 settembre 2013. 
 Lafayette Gilchrist (il nome!), quarantenne, nato a Washington D.C. e operante a Baltimora, è uno di quei musicisti che, pur ben provvisti in senso jazzistico, riconoscono come riferimento culturale più immediato l’hip-hop e di questo hanno fatto un’ipotesi di lavoro: pensa anche al ben più noto Robert Glasper, per restare fra i pianisti.

 Io ho ascoltato troppo poco di questi due per poterne dire qualcosa di sensato; superficialmente, mi interessa di più Gilchrist (che fa una musica bruna, colloidale e grumosa, che procede lenta con una sua solennità e in cui la fonte hip-hop è attinta con naturalezza), di Glasper, che pure è chiaramente pianista superiore a Gilchrist. Tu conosci questi due meglio di me? Puoi e vuoi dirne qualche cosa?

 Il primo di questi pezzi è dedicato a Sun Ra; il secondo, a James Brown.

 Visitors (Gilchrist), da «3», Hyena HYN 9358. Lafayette Gilchrist, piano; Anthony «Blue» Jenkins, basso elettrico; Nate Reynolds, batteria. Registrato nel 2007.

 In Depth (Gilchrist), id.

domenica 3 settembre 2017

Snake Catcher (John Zorn)

 Oggi o forse ieri John Zorn ha compiuto gli anni. Secondo me Zorn è il tipo che se gli dici «tanti auguri» ti manda affanculo, minimo.

 Ad ogni modo questo disco s’intitola Il dono, e dice l’Autore che è un disco «for lovers only». Le illustrazioni poi la dicono lunga.

 Snake Catcher (Zorn), da «The Gift», Tzadik TZ 7332. Marc Ribot, chitarra; Jamie Saft, piano elettrico; Trevor Dunn, basso elettrico; Joey Baron, batteria. Registrato nel 2000.