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sabato 23 marzo 2019

Epistrophy (Richard Davis) RELOADED

Reload da qualche momento del 2014 

 Si parlava due giorni fa delle composizioni di Monk come parte del repertorio. Beh, dimmi che cosa ti pare di questa Epistrophy. Occhio che è bella lunga, più di venti minuti.

 Sotto la guida nominale di Richard Davis, uno dei più maestosi e registrati bassisti moderni (qui, purtroppo, ripreso con il brutto suono gommoso di moda negli anni Settanta per lo strumento), questo è un quintetto quantomai cooperativo del 1972 di cui a me piacciono particolarmente Joe Bonner su un pianoforte di lattine e Freddie Waits, grande batterista padre di un batterista grande a sua volta, Nasheet Waits. Naturalmente un ascolto sempre graditissimo è quello di Hannibal, che forse non è mai apparso qui sopra e che a un certo momento cita fuggevolmente A Love Supreme. Comunque tutti i solisti, qui, onorano il famoso precetto di Monk nei loro assoli: «quando non sai che cosa suonare, suona la melodia».

 Un ricordo anche per una delle più belle e classiche etichette del jazz degli anni Settanta, la Muse di Joe Fields, che qui ha colto, dal vivo al Jazz City di NY, un momento molto tipico del meraviglioso, proteiforme, indefinibile jazz che si faceva a New York in quel decennio e il cui clima acceso, survoltato si riflette anche nelle note di copertina di un Gary Giddins che, molto insolitamente, sembra essersi fumato il cervello.

 Epistrophy (Monk), da «Now’s The Time», Muse MCD 6005. Marvin «Hannibal» Peterson, tromba; Clifford Jordan, sax tenore;  Joe Bonner, piano; Richard Davis, contrabbasso; Freddie Waits, batteria. Registrato il 7 settembre 1972.