Ieri ho voluto fra l’altro fare un saluto a un vecchio amico mio e di Jazz nel pomeriggio, Paolo il Lancianese, che ha il vibrafono nel cuore. Oggi un amico nuovo del blog, Oliviero, mi chiede, vago, «un trombonista» e io scelgo prevedibilmente Vic Dickenson, anche perché di lui qui ho scritto più di una volta e lì ti rimando.
Qui Vic suona una canzone che s’identifica con il trombone: I’m Gettin’ Sentimental Over You era la sigla dell’orchestra di Tommy Dorsey, che la incise nel 1935 ungendola una volta per sempre con il burro della sua sonorità (in seguito anche con l’olio d’oliva della voce di Frank Sinatra).
Senza tradire lo spirito di questa old chestnut, Dickenson ne dà nel 1952 una versione decisamente alternativa, per giunta in un contesto vagamente lounge, un po’ equivoco, con un Hammond peggio che mellifluo. Ma Vic suona il trombone come sempre, cioè come va suonato.
Nulla di meno, con sordina, fa in In A Mellotone.
I’m Gettin’ Sentimental Over You (Washington-Bassman), da «The Complete Edmond Hall, James P. Johnson, Sidney De Paris, Vic Dickenson Blue Note Sessions», Mosaic. Vic Dickenson, trombone; Bill Doggett, organo; John Collins, chitarra; Jo Jones, batteria. Registrato il 24 giugno 1952.
In A Mellotone (Ellington), id.
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venerdì 7 agosto 2020
mercoledì 19 febbraio 2020
Too Marvelous For Words – Just Too Late – Bye Bye Blackbird (Vic Dickenson)
Non leggerai mai su Jazz nel pomeriggio che il tale o il talaltro sono «il mio pianista (saxofonista, batterista…) preferito» o che è il mio preferito un tale disco: a meno che non esprima una mera risonanza sentimentale, mi pare che chi, in ambiti vasti come quelli artistici, esprima preferenze così nette ed esclusive lo faccia o per superficialità o per inopia di riferimenti, i.e.: ho un film, un romanzo «preferito» perché… ho letto pochi romanzi, e ho visto pochi film.
Ecco, quando sento Vic Dickenson io non riesco a trattenermi dal pensare, quindi dal dire, che è il mio trombonista preferito e che, perbacco!, è così che il trombone andrebbe suonato. Del suo stile ho già scritto qui sopra e non trovo di meglio da dire, pertanto mi ricopio da un post di qualche anno fa: «Mi piace tanto Vic Dickenson perché suona il trombone come andrebbe suonato ma soprattutto perché suona come parla. Mi spiego: io naturalmente non so come parlasse Vic Dickenson, non l’ho mai sentito, ma i suoi assoli hanno l’articolazione, il passo, il pathos, le pause, l’umorismo, anche gli occasionali difetti o eccentricità di pronuncia di un eccellente e affabile conversatore, di quelli che sanno parlare di tutto con tutti e hanno sempre cose interessanti da dire, mai invadenti, mai ossessi di sé».
Qui, colto a Nizza nel 1975, Vic aveva settant’anni portati come li può portare chi della vita e del jazz ha capito quello che c’era da capire. In Just Too Late canta anche! Apprezza l’accompagnamento orchestrale e interattivo, perfino troppo, di uno dei grandi pianisti del jazz classico, Johnny Guarnieri, del quale un giorno o l’altro ti parlerò più distesamente e che in questo disco combatte vittorioso contro il classico pianoforte-catenaccio.
Too Marvelous For Words (Whiting-Mercer), da «Gentleman Of The Trombone», Mahogany 558105. Vic Dickenson, trombone; Johnny Guarnieri, piano; Bill Pemberton, contrabbasso; Oliver Jackson, batteria. Registrato il 25 luglio 1975.
Just Too Late (Dickenson), id.
Bye Bye Blackbird (Henderson-Dixon), id.
Ecco, quando sento Vic Dickenson io non riesco a trattenermi dal pensare, quindi dal dire, che è il mio trombonista preferito e che, perbacco!, è così che il trombone andrebbe suonato. Del suo stile ho già scritto qui sopra e non trovo di meglio da dire, pertanto mi ricopio da un post di qualche anno fa: «Mi piace tanto Vic Dickenson perché suona il trombone come andrebbe suonato ma soprattutto perché suona come parla. Mi spiego: io naturalmente non so come parlasse Vic Dickenson, non l’ho mai sentito, ma i suoi assoli hanno l’articolazione, il passo, il pathos, le pause, l’umorismo, anche gli occasionali difetti o eccentricità di pronuncia di un eccellente e affabile conversatore, di quelli che sanno parlare di tutto con tutti e hanno sempre cose interessanti da dire, mai invadenti, mai ossessi di sé».
Qui, colto a Nizza nel 1975, Vic aveva settant’anni portati come li può portare chi della vita e del jazz ha capito quello che c’era da capire. In Just Too Late canta anche! Apprezza l’accompagnamento orchestrale e interattivo, perfino troppo, di uno dei grandi pianisti del jazz classico, Johnny Guarnieri, del quale un giorno o l’altro ti parlerò più distesamente e che in questo disco combatte vittorioso contro il classico pianoforte-catenaccio.
Too Marvelous For Words (Whiting-Mercer), da «Gentleman Of The Trombone», Mahogany 558105. Vic Dickenson, trombone; Johnny Guarnieri, piano; Bill Pemberton, contrabbasso; Oliver Jackson, batteria. Registrato il 25 luglio 1975.
Just Too Late (Dickenson), id.
Bye Bye Blackbird (Henderson-Dixon), id.
lunedì 24 settembre 2018
Suspension Blues – I Cover the Waterfront (Vic Dickenson) RELOADED
Reload dal 6 gennaio 2017.
La qualità vocale, discorsiva, dialogica, unhurried dell’eloquio musicale era più spesso riscontrabile nei vecchi musicisti, quelli di prima del ’45 e certamente qui è stimolata ed agevolata, in Suspension Blues, dalla sezione ritmica di Count Basie. Nota anche come, in questi incunaboli del mainstream, Dickenson sia per usi armonici e ritmici, più ancora che «moderno», fuori dal tempo.
In Waterfront, Sir Charles Thompson sembra non fare niente di speciale, ma costruisce tre brevi assoli di compiuto arco drammatico.
Aggiunta del giorno dopo: leggo ora che cosa ha detto Tom Harrell a Ethan Iverson:
Trumpet playing — all brass playing — interacts with singing and talking, too, because you’re forming words, you’re forming syllables as you play for different articulation, different types of tonguing.
Suspension Blues (Dickenson), da «Vic Dickenson Septet», Vanguard VRS 8520/1. Lester «Shad» Collins, tromba; Vic Dickenson, trombone; Edmond Hall, clarinetto; Sir Charles Thompson, piano; Steve Jordan, chitarra; Walter Page, contrabbasso; Jo Jones, batteria. Registrato il 29 novembre 1954.
I Cover the Waterfront (Heyman-Green), id. ma Ruby Braff, cornetta, al posto di Collins; Les Erksine, batteria, al posto di Jones. Registrato il 29 dicembre 1953.
mercoledì 6 maggio 2015
Everybody Loves My baby – Nice Work If You Can Get it (Vic Dickenson)
Ripubblico oggi e domani i due post dell’undici e dodici marzo, in origine comparsi muti perché li pubblicai prima di accorgermi che il server delle musiche se n’era andato in cìmbali.
Le modalità d’uso del blog sono cambiate: ora, per ascoltare i pezzi, occorre fare clic sul loro titolo.
Registrate a circa un anno di distanza, ecco due sedute che raccolgono alcuni classici musicisti dello Swing e che, uscite per l’etichetta Vanguard, segnarono di fatto l’inizio del mainstream jazz, o sia di quel jazz che aveva trovato l’espressione più evoluta all’apogeo della Swing Era, quando la scena era stata improvvisamente (non tanto improvvisamente, in realtà) rivoluzionata dal bebop. Di «mainstream» si parla ancora oggi, ma il senso ne è stato aggiornato, arrivando a comprendere il linguaggio del jazz moderno fino ai primi anni Sessanta grosso modo.
Di questi dischi fu promotore John Hammond, che mal tollerava di vedere musicisti ancora nel pieno delle forze come Vic Dickenson e Edmond Hall cavarsela alla meno peggio, spesso in compagna dei musicisti per lo più mediocri, spesso dilettanti del Dixieland revival.
Questa fu anche la prima occasione discografica di Ruby Braff, che era della generazione dei modernisti (nato nel 1927) ma che aveva scelto, né mai cambiò idea, di esprimersi nell’idioma della generazione precedente. Per fortuna, direi io, non cambiò idea, perché in quella lingua musicale si espresse con proprietà e nello stesso tempo con una personalità inconfondibile.
Vic Dickenson, per finire, è tutto quanto si possa desiderare dal trombone, e non è affatto poco.
Everybody Loves My Baby (Palmer-Williams), da «Vic Dickenson Septet», Vanguard VRS 8520/1. Ruby Braff, cornetta; Vic Dickenson, trombone; Edmond Hall, clarinetto; Sir Charles Thompson, piano; Steve Jordan, chitarra; Walter Page, contrabbasso; Les Erskine, batteria. Registrato il 29 dicembre 1953.
Nice Work If You Can Get It (Gershwin-Gershwin), ib. ma Lester «Shad» Collins, tromba, sostituisce Braff; Jo Jones, batteria, sostituisce Erskine. Registrato il 29 novembre 1954.
domenica 1 aprile 2012
Sugar (Bobby Hackett & Vic Dickenson)
Sembrano divertirsi un mondo i cinque in pedana al Roosevelt Grill di Manhattan, questa sera di primavera del 1970. Contrariamente a quello che un adagio del mondo dello spettacolo vuole succeda quando a divertirsi sono quelli sulla scena, stavolta credo proprio che tutti i presenti se la siano goduta. A fianco dei carissimi Bobby Hackett e Vic Dickenson, che qui si produce anche in un’imitazione di Louis Armstrong e che, secondo suo solito, suona il trombone come dovrebbe essere suonato, apprezza Dave McKenna, fuoriclasse del pianoforte di cui ti parlerò, una volta o l’altra.
Buona domenica!
Sugar (Pinkard-Mitchell-Alexander), da «Live at the Roosevelt Grill Featuring Vic Dickenson», Chiaroscuro CR(D) 105. Bobby Hackett, cornetta; Vic Dickenson, trombone; Dave McKenna, piano; Jack Lesberg, contrabbasso; Cliff Leeman, batteria. Registrato nell’aprile o maggio 1970.
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Buona domenica!
Sugar (Pinkard-Mitchell-Alexander), da «Live at the Roosevelt Grill Featuring Vic Dickenson», Chiaroscuro CR(D) 105. Bobby Hackett, cornetta; Vic Dickenson, trombone; Dave McKenna, piano; Jack Lesberg, contrabbasso; Cliff Leeman, batteria. Registrato nell’aprile o maggio 1970.
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domenica 20 novembre 2011
Alone (Vic Dickenson)
Vic Dickenson (1906-1984) è stato uno dei più grandi tromboni del jazz classico e di tutto il jazz. Incise moltissimo come sideman e con un vasto numero di musicisti importanti, anche moderni. Una curiosità: nella famosa fotografia di Art Kane, Vic è l’unico trombonista.
Alone (Dickenson), da «Bobby Hackett Live at the Roosevelt Grill feat. Vic Dickenson», Chiaroscuro CR(D) 105. Vic Dickenson, trombone; Dave McKenna, piano; Jack Lesberg, contrabbasso; Cliff Leeman, batteria. Registrato in aprile o maggio 1970.
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Alone (Dickenson), da «Bobby Hackett Live at the Roosevelt Grill feat. Vic Dickenson», Chiaroscuro CR(D) 105. Vic Dickenson, trombone; Dave McKenna, piano; Jack Lesberg, contrabbasso; Cliff Leeman, batteria. Registrato in aprile o maggio 1970.
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