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sabato 30 marzo 2019

Medula Sonata – Psychicemotus – First Gymnopedie (Yusef Lateef)


  1965, anno di free forms nel jazz. Yusef Lateef, come tutti i veri artisti, era stato free fin dai suoi esordi senza doversi neanche porre il problema. La libertà la trovava entro una forma, conoscendole bene tutte, e la sua forma era poi la sua libertà. Libera e felicissima, per esempio, fu la scelta del pianista George Arvanitas per questa seduta.

  Medula Sonata (Lateef), da «Psychicemotus», Impulse! 5362765. Yusef Lateef, sax tenore; George Arvanitas, piano; Reggie Workman, contrabbasso; James Black, batteria, percussioni. Registrato nel luglio 1965.

  Psychicemotus (Lateef), ib. Ma Lateef suona il flauto.

  First Gymnopedie (Satie), id.

mercoledì 23 agosto 2017

Danse de Travers n. 4 – Gnossienne n. 1 (Upbit Motion)

 Ma, ora della fine, che cosa diavolo è il jazz? Come diceva Louis Armstrong, se devi domandartelo, sta’ tranquillo che non lo saprai mai.

 Non è che io cerchi qui di cavarmela a buon mercato, mi fosse mai riuscito nella vita. Questi quattro bresciani, segnalatimi dal nostro amico, pianista e compositore raffinato Alberto Forino, si sono ispirati a Erik Satie, compositore che presenta parecchie attrattive per il jazzista, e poi hanno suonato qualcosa che è irrefragabilmente jazz, senza rinunciare per un momento a quell’impulso ritmico in avanti che chiamiamo «swing» – ritmica notevolissima, qui.

 Musicisti del talento e della fantasia degli Upbit Motion dimostrano che in quel linguaggio si possono ancora dire un sacco di cose non ancora dette, e non solo: alla luce di quel linguaggio, si possono dire in modo diverso cose già dette da altri.

 Danse de Travers n. 4 (Soggetti-Satie), da «InsenSatie», Fuorirotta FR20-2017. Upbit Motion: Angelo Peli, sax alto; Roberto Soggetti, piano; Giacomo Papetti, contrabbasso; Marco Tolotti, batteria.

 Gnossienne n. 1 (Soggetti-Satie), id.

martedì 27 luglio 2010

Gnossienne No. 3, Reflections On Gnossienne No. 2 (Erik Satie-Vienna Art Orchestra)

  «Riflessioni» Mathias Rüegg ha voluto chiamare le letture di alcune fra le più note composizioni pianistiche di Erik Satie.

  La strumentazione della Vienna Art Orchestra (due trombe/flicorni, trombone, tuba, tre ance/flauti, tre percussioni, voce) manca di uno strumento armonico e del contrabbasso: la presenza in sua vece di un mobilissimo basso tuba, insieme con l’assenza di drumming continuo, favorisce il risalto del colore modale della musica e soprattutto del suo caratteristico ritmo armonico, lento e ieratico (e, nell’esecuzione della VAO, lo swing implicito).
  Parti scritte o solo preordinate e improvvisazione si combinano in un drive costante pur senza il ricorso alla pulsazione continua e regolare della sezione ritmica. Mi pare che Mathias Rüegg e i suoi vedano in Satie (non solo nelle Vexations) una prefigurazione dell’intuizione stockhauseniana – già individuata da Ian Carr nel Miles Davis anni ‘70 – della musica come organismo in perpetuo formarsi, da cui sia possibile e lecito entrare e uscire in qualunque momento.
  Forse è questa l’eredità maggiore di Satie e quella che più consuona con lo spirito del jazz.

  (Qui la recensione completa di questo disco. In Reflections il solista di sax tenore è Roman Schwaller).

  Gnossienne No. 3 (Erik Satie), da «The Minimalism of Erik Satie», HatOLOGY 560. Karl «Bumi» Fian, Hans Kottes, tromba, flicorno; Christian Radovan, trombone; John Sass, tuba; Harry Sokal, Wolfgang Puschnig, Roman Schwaller, ance, flauto; Woody Schabata, vibrafono; Wolfgang Reisinger, Ima, percussioni; Lauren Newton, cantante; Mathias Rüegg, arrangiamenti e direzione. Registrato nel settembre 1983.




  Reflections on Gnossienne No. 2
(Satie-Rüegg), ib.