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domenica 27 marzo 2016

[Guest Post #60] Valentina & Melba Liston

 Buona Pasqua di Risurrezione. Vedi coincidentalmente risorgere il blog, almeno per oggi, e senza sforzo alcuno: a riaprirlo è un guest post della cara Valentina, ascoltatrice veterana di Jazz nel pomeriggio e ben cògnita del debole dell’ormai ci-devant tenutario per il «trombone choir». 
 Il suo contributo è sopra tutto un’esortazione a riprendere le pubblicazioni, e Valentina non vi ha apposto testo di commento (anzi, una riga sì: «torna, questo blog aspetta attè»). Insomma, Valentina lampeggia effimera come un solfanello nel buio, io pure e Melba Liston, se non mi sbaglio, risuona per la prima volta qui sopra: «be thankful for little mercies».

 You Don’t Say (Liston), da «Melba Liston And Her ’Bones», [Metrojazz] Fresh Sound FSRCD 408. Melba Liston, Bennie Green, Al Grey, Benny Powell, trombone; Kenny Burrell, chitarra; George Joyner, contrabbasso; Charli Persip, batteria. Registrato nel giugno 1956.

martedì 22 settembre 2015

Flamingo (Shirley Scott & Stanley Turrentine)

 Così come per stanare il coniglio si fa il verso della carota, così io, per evocare dalla remota Pordenone Valentina, una dei lettori, ascoltatori, collaboratori storici di Jnp di cui ho quasi perso le tracce, pubblico una versione di Flamingo, richiamo per lei irresistibile.

 Flamingo (Anderson-Grouya), da «Blue Flames», Prestige PR 7338. Stanley Turrentine, sax tenore; Shirley Scott, organo; Bob Cranshaw, contrabbasso; Otis Finch, batteria. Registrato il 31 marzo 1964.

giovedì 31 gennaio 2013

[Guest Post #29] Valentina & Ivy Benson

 Guest post inconfondibile: è la fulgida Valentina, alla quale non vorrai far mancare commenti. Come già si era visto in altre occasioni, la sua scelta è preziosa come la sua penna, che si aggira sempre dalle parti del mangiare.

 «A un passo dall’implodere, dopo reiterati reciproci intralci, si decise a metterlo alla porta.
 Quando, qualche ora dopo, il suo ego rientrò avvolto in una nuvola di Coco Mademoiselle, ella aveva sfornato il pane pita, fritto i falafel e preparato l’hummus.

 Non ci fu bisogno di aggiungere parole. Ella sapeva cosa gli piacesse ed ego aveva un indiscutibile buon gusto in fatto di profumi».

 I’m Gettin’ Sentimental Over You (Washington-Bassman). Ivy Benson and Her Girls’ Band. Ivy Benson, sax alto. 78 giri registrato nel 1943.



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domenica 15 aprile 2012

[Guest post #16] Valentina & Dora Musumeci

  Finalmente (se n’è dovuto pregarla) torna Valentina con un guest post. Da lei, come del resto da tutti i guest-poster di JnP, non ci si deve mai aspettare niente di banale. Qui Valentina, che ha inaugurato il guest post l’estate scorsa, ci fa addirittura parte di una sua stratificatissima tranche-de-vie diacronica, proponendoci un ascolto ben più che raro.

  In quel periodo andavo avanti di suola e pedale e, se non avanzavo mea sponte, ci pensava la suola della necessità a offrirmi lo spunto. Da dietro e a tradimento.

  Chiamavo casa con la scheda telefonica da 5.000 lire, davo appuntamento in libreria e cucinavo come una forsennata quando la sindrome dell’emigrante mi coglieva.

  Il pendolarismo mensile consisteva in estenuanti viaggi da e per le terre estreme e il bagaglio era quello delle grandi spedizioni. Transumavo assieme alle dotazioni di prima necessità (poche), alla zavorra del superfluo (ingombrante), ai libri e, soprattutto, ai dischi.

  Imperscrutabili ragioni scaramantiche o urgenti pulsioni sentimentali giustificavano il moto perpetuo dei dischi su e giù per lo stivale. Alcuni viaggiavano più volte in andata e ritorno. Altri si aggiungevano alla partenza, quando acquistavo in edicola la rivista di jazz con il vinile allegato. Una sola volta uno di loro non è partito, dimenticato in biglietteria alla stazione.
Era di Mingus e, lo confesso, mi brucia ancora.

  Per quella che avrebbe dovuto essere la transumanza definitiva li avevo riposti accuratamente in scatoloni che ne avrebbero preservato l’integrità e scongiurato la diaspora. Ancora non sapevo che la beffa del destino con cui tutti, prima o poi, facciamo i conti, stava tramando perché questo già corposo trasloco venisse inglobato in una più immane migrazione. Una rotazione nella rivoluzione, per dirla in termini astronomici. La rivoluzione per una collezione condannata all'esilio dal progresso tecnologico che, nel frattempo, spalancava gli orizzonti al digitale. E, ahimè, così impacchettata era finita, senza colpa, a ispessire le limbiche sedimentazioni erranti degli altri, sempre più ponderosi, traslochi degli anni a seguire.

  Da allora a qualche giorno fa.

  Somebody Loves Me (Gershwin-De Sylva), da «Italian Jazz Graffiti», allegato a «Musica Jazz» n. 8-9 1988. Dora Musumeci, piano; contrabbasso e batteria sconosciuti. Registrato il 3 novembre 1954.



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martedì 28 giugno 2011

[Guest Post #1] Valentina & Dinah Washington

  Come preannunciato in un commento di alcuni giorni fa, s’inaugura oggi la rubrica del Guest Post: un lettore sceglie per me e per tutti gli altri un pezzo e lo commenta come meglio gli pare.

  La misteriosa Valentina, conforme al motto prima le donne e i bambini, rompe il ghiaccio con questa sua obliqua interpretazione di
September in the Rain di Dinah Washington.

  Valentina precisa di fare un «uso improprio» del jazz, che è esattamente l’uso che ne va fatto: questo pezzo mi va a genio e stabilisce già in partenza uno standard alto per il prossimo ospite, che mi auguro non si faccia aspettare – e che potrebbe ben essere ancora Valentina.



  Con il primo era stato un disastro.
Il secondo era troppo pieno di sé. Il terzo praticamente inconsistente. Il quarto non aveva retto ed era andato in pezzi subito. Il compromesso con il quinto non aveva funzionato… Un carosello imbarazzante di piccole catastrofi e demotivanti fallimenti. Oramai sul baratro della resa, eccolo!, quello capace di farti stampare in faccia un inequivocabile sorriso e di restituirti l’autostima. E mentre ne ammiri, compiaciuta, la composta perfezione e le aggraziate proporzioni, purtroppo realizzi che i feuilles de brick sono finiti e così pure il ripieno.

  Quello spring roll, da solo, aggiusterà l’orgoglio ammaccato?

  Ed è subito cena.


  September in the Rain (Warren-Dubin), da «Unforgettable (The Best of Dinah Washington)», Charly. Dinah Washington. Registrato nel 1961.



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