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sabato 24 dicembre 2016

[Guest post #66] Alessandro Achilli (pro Carlo Tosetti) & Gong

 Meta-guest post che sottolinea la natura cooperativa di questo blog; la spiegazione nel testo e nei commenti del post precedente, guest a sua volta sia pure sui generis. Con i Gong Jazz nel pomeriggio mette il piede in un territorio quasi mai qui esplorato.

 Radio Gnome Invisible (Daevid Allen), da «Flying Teapot», Virgin V2002. Gong: Didier Malherbe, sax tenore, sax soprano, flauto; Steve Hillage, Christian Tritsch, chitarre; Francis Moze, basso elettrico, piano elettrico; Laurie Allan, batteria; Rachid Houari, congas; Tim Blake, sintetizzatore, voce; Daevid Allen, voce, chitarra; Gilli Smyth, voce. Oxfordshire, tra il 2 e il 14 gennaio 1973.

giovedì 21 luglio 2016

[Guest post #63] Alessandro Achilli & Ed Blackwell (+ Branford Marsalis)

 Grazie ad Alessandro Achilli il guest post conosce una puntata di particolare impegno e interesse, diversa dalle altre, che ha richiesto al nostro amico non poco lavoro (e con questo caldo). Del resto, è un lavoro che consuona non solo con le passioni musicali di Achilli ma con la sua inesausta attività radiofonica.
 Caro Marco,
 ti invio questo guest post perché so che condividiamo la predilezione per Ed Blackwell.

 Si tratta di una trasmissione radiofonica su di lui, condotta da Branford Marsalis (il cui padre aveva suonato con Blackwell negli anni cinquanta), probabilmente per la National Public Radio: non direi una serie, anche se in rete non la si trova tutta unita ma frammentata in spezzoni che variano dal minuto e mezzo ai quattordici e rotti, per un totale di un’oretta scarsa.

 Provando a riunire gli spezzoni, ho visto che spesso il finale di uno spezzone era ripetuto all’inizio del successivo o talvolta accadeva  il contrario, cioè pareva mancare un qualcosa tra la fine di uno spezzone e l’inizio del successivo. Nel primo caso è stato facile giuntare eliminando la ripetizione; nel secondo non ho potuto fare altro che tenere il salto così com’era. La qualità di registrazione è bassa, soprattutto nelle interviste, che paiono registrate su cassetta con un walkman economico. Non escludo che la trasmissione risalga proprio al 1992, anno della morte di Blackwell.

 Branford Marsalis racconta Ed Blackwell

martedì 10 novembre 2015

[Comunicazione di servizio] Un nuovo libro su Robert Wyatt

 Robert Wyatt non è un jazzista, ma è ed è sempre stato un grande appassionato del jazz, vi si è avvicinato quando suonava nei Soft Machine e questa sua passione si avverte anche nel suo lavoro di songwriter.

 Per questo non giudico fuori luogo segnalare qui l’uscita di una nuova biografia critica del musicista inglese,  Different Every Time: la biografia autorizzata di Robert Wyatt di Marcus O’Dair. La pubblica la Giunti nella collana Bizarre, c’è la prefazione di Jonathan Coe e la traduzione (traduzione d’eccellenza, e non lo dico perché l’autore è mio amico) di Alessandro Achilli, il ben noto scrittore di musica e anche di jazz, redattore fino a pochissimo tempo fa della rivista «Musica Jazz» nonché reticente contributore di Jazz nel pomeriggio.

giovedì 26 aprile 2012

[Guest post #17] Alessandro Achilli & Robert Wyatt

  Capita a proposito il III guest post in poco tempo di Alessandro Achilli; oltre che per gli ovvî suoi meriti intrinseci, anche cronachistici, perché arriva a soccorrermi in questa prolungata svoglia intrastagionale. Tanto più oggi, che sono reduce e shell-shocked da una catastrofe cui anche solo accennare mi brucerebbe («e ’l modo ancor m’offende»), e di cui JnP avrà a risentire, purtroppo. Ma non è cosa di salute né di cuore, dunque non temete per me.

  Robert Wyatt non considera se stesso un jazzista, benché il jazz sia la sua principale fonte d’ispirazione, anche quando scrive musiche che dal jazz sono apparentemente lontane. Ne è un esempio questa Gharbzadegi.

  Gharbzadegi (Wyatt), da «Old Rottenhat», Rough Trade 70406. Robert Wyatt, pianoforte, voce, percussioni, sintetizzatore. Registrato nell’estate del 1985.



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  Wyatt spiega da quali famosi brani jazz sia stato ispirato nella composizione di Gharbzadegi, dalla registrazione della serata «The Wire Salon: an Audience with Robert Wyatt», Londra, Cafe Oto. Robert Wyatt, oratore; Tony Herrington, intervistatore. Registrato il 12 aprile 2012.



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domenica 18 marzo 2012

Guest Post #14: Alessandro Achilli & Lol Coxhill

  Dopo che per due anni non ha inviato un solo guest post, Alessandro Achilli me ne ha mandati due nel giro di pochi giorni (di poche ore, per la verità)…
Tra i film di cui Hal Willner (oggetto del mio precedente guest post) è stato produttore musicale c’è anche Vita da strega, versione cinematografica del 2005 (e di molto inferiore, malgrado Nicole Kidman, Shirley MacLaine e Michael Caine) del telefilm Bewitched, andato in onda negli Stati Uniti dal 1964 al 1972 e in Italia (appunto con il titolo Vita da strega) dal 1967.

  Ebbene, ieri sera [il 1 marzo, NdR] a cena parlavamo di Lol Coxhill -- che purtroppo da prima di Natale è in ospedale e ha subito di recente una tracheotomia -- e so che Gennaro Fucile ha già preparato un guest post su di lui ma intanto vorrei dedicargli questo mio guest post augurale: è una registrazione inedita (effettuata dal mio amico Sergio, allora anima del Circ.a, una rete di strutture autogestite che senza sovvenzioni organizzavano concerti di «musiche eterodosse») in cui Coxhill interpreta in chiave jazz la già swingante sigla del telefilm, assieme a Steve Beresford (che sentiamo anche presentare il brano come omaggio a Elizabeth Montgomery, l’attrice protagonista nella parte della bella strega Samantha).

  Il mio augurio è naturalmente che Samantha possa lanciare il più potente dei propri incantesimi e guarire Lol Coxhill. Tra i poteri delle streghe non c'è forse quello di trasformare i sogni in realtà?

  E non posso escludere che Samantha l’abbia già fatto in passato, per esempio quando Erin Murphy, una delle attrici che interpretavano la sua figliolina Tabitha (o Tabatha), ha sconfitto una malattia mortale…
  Un concerto per raccogliere fondi da devolvere a Coxhill si terrà oggi, domenica 18 marzo, a Birmingham.
  Bewitched (Parker-Warren), registrazione inedita dal vivo. Lol Coxhill, sax soprano; Steve Beresford, piano e voce. Mantova, 18 aprile 1998.



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domenica 4 marzo 2012

Guest post #13: Alessandro Achilli & John Zorn

  Uno per uno anche i più restii, i più umbratili, i più pigri cedono alla lusinga e all’ambizione di comparire come guest poster di Jazz nel pomeriggio. Se ne è dovuto pregarlo, ma finalmente anche l’augusto Alessandro Achilli (che su JnP è comparso già, ma come musicista) si aggiunge a questo novero.

  Il produttore Hal Willner ha lavorato a innumerevoli progetti (anche alla tv, come coordinatore musicale di «Saturday Night Live», e al cinema, come produttore musicale per tantissimi registi, tra i quali lo Scorsese di Gangs of New York e soprattutto l’Altman di Kansas City e America oggi) ma ha incominciato a essere un nome noto per gli appassionati a partire da alcuni dischi a tema pubblicati dai primi anni Ottanta chiedendo a vari musicisti di riarrangiare e interpretare, di volta in volta, la musica di Rota, Monk, Weill, Disney, Mingus… Tra i partecipanti più assidui c’erano Carla Bley, Bill Frisell, Sharon Freeman, Gary Windo, Henry Threadgill, Mark Bingham, Todd Rundgren, Steve Lacy, Tom Waits, i fratelli Fowler, Terry Adams/Nrbq, Arto Lindsay, Chris Spedding, Greg Cohen, Michael Blair, Marc Ribot.

  Le riedizioni in cd dei dischi di quella serie usciti originariamente in vinile hanno un po’ pasticciato le cose, per esempio omettendo alcuni brani (uno di Lacy, uno di Bingham e quelli di Zorn, Chadbourne/Shockabilly, McFerrin/Dorough/Samuels, Slagle/Dr.John/Swallow/Blackwell, Terry Adams) per far stare in un unico cd il doppio ellepì dedicato a Monk e invece aggiungendone (Threadgill, Van Dyke Parks ed Elliott Sharp) in quello su Weill.

  Quello che presento qui è perciò uno dei brani esclusi dalla riedizione in cd dell’omaggio a Monk: non è in assoluto la miglior rivisitazione incisa da John Zorn (su Weill fece per esempio di meglio) né la miglior rivisitazione monkiana di tutti i tempi ma intanto credo che chi non possiede il vinile originale non abbia altre possibilità di ascoltarla (o quanto meno: io ho fatto prima a digitalizzarla direttamente dal mio giradischi piuttosto che perdere ore a cercarne una digitalizzazione decente in internet) e inoltre chi non conoscesse i dischi di Willner può trarre anche da questo semplice esempio un’idea del tipo di operazione: non «prendete un tema di Monk (o Rota, Weill, Mingus ecc.), suonatelo un po’ come viene e poi fate vedere quanto siete bravi come solisti» ma «inventatevi un approccio, partite da un’idea di arrangiamento».

  Shuffle Boil (Monk), da «That’s the Way I Feel Now: a Tribute to Thelonious Monk», A&M AMLM66600. John Zorn, sax contralto, clarinetti, richiami da caccia, arrangiamento; Wayne Horvitz, piano, organo, celesta, elettronica; Arto Lindsay, chitarra, voce; M.E. Miller: batteria, timpani. Registrato a New York nel 1984.



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lunedì 31 ottobre 2011

Anche il limite ha una pazienza (Maze 1066)

  A te, lettrice (una sola) e lettore, il Jazz nel Pomeriggio offre un’esclusiva vera, qualcosa che pochissimi hanno mai sentito e che tu sentirai solo per cortesia di uno degli interpreti che mi onora della sua amicizia.

  Direttamente da una nicchia dei vituperati anni Ottanta, ma proiettati verso un futuro ancor più vituperevole, paradossali come il titolo – preso da Totò, credo – ecco i Maze 1066 nella loro seconda formazione in duo. Secondo il racconto che me ne ha fatto Alessandro Achilli, tutto si sviluppa a partire da una sua registrazione in solitario, sovraregistrata ed elaborata poi da Paolo Chang.

  Anche il limite ha una pazienza (Chang-Achilli). Paolo Chang, chitarra elettrica, voce, nastri, fischietti, applausi, percussioni; Alessandro Achilli, sax alto, voce, nastri, xilofono giocattolo, applausi. Registrazione domestica, dal 28 agosto al primo settembre 1984, su Sony Walkman Professional; il 2 e il 3 settembre 1984 agli Sturmann Studios di Ceparana, su Teac 4 piste.



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