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giovedì 17 settembre 2020

Glass Bead Games – Prayer To The People – John Coltrane (Clifford Jordan) RELOAD

Reload dal 6 dicembre 2011.

«Glass Bead Games»
, del 1973, è considerato
il disco più rappresentativo di Clifford Jordan, che vi si presenta alla testa di due formazioni ferratissime, proponendo una musica che risente dell’afflato spirituale coltraniano e di quello che, sulla sua scia, in quei primi anni Settanta qualcuno aveva definito spiritual jazz. L’omaggio a Coltrane è esplicito nel terzo dei pezzi che pubblico qui. La musica ha comunque la trasparenza e la pulizia di segno caratteristica di questo insigne saxofonista. 

 Non so bene che relazione ci sia fra questa musica e il romanzo di Hermann Hesse da cui il disco prende il nome (Il gioco delle perle di vetro). C’è da dire anche che io quel libro non l’ho mai letto. 

 Glass Bead Games (Jordan), da «Glass Bead Games», [Strata East] Harvest Song Records #HS2006-1. Clifford Jordan, sax tenore; Cedar Walton, piano; Sam Jones, contrabbasso; Billy Higgins, batteria. Registrato il 29 ottobre 1973

 Prayer to the People (Jordan), id

 John Coltrane (Jordan), id. ma Stanley Cowell, piano; Bill Lee, contrabbasso, al posto di Walton e Jones.

lunedì 14 settembre 2020

Warm Valley – Maimoun (The Heath Brothers)

 È il primo LP degli Heath Brothers, inciso nel 1975 per l’impavida Strata-East, editrice nella prima metà dei Settanta di una sessantina di dischi di jazz e dintorni (Gil Scott-Heron, per esempio) vari, eterodossi, a volte sconcertanti per i benpensanti come me, interessanti sempre, e parecchi sono molto belli, utili quando non essenziali per dare conto della storia del jazz di quel periodo soprattutto in una prospettiva culturale e anche politica nera, multiforme e non banale. Ti invito a cercare «Strata-East» con la funzione di ricerca nel blog, qui a fianco, e a leggerne quanto già ne ho detto in passato.

 Stanley Cowell era stato pianista nella band di Jimmy Heath e con Charles Tolliver aveva fondato la Strata-East. Nell’occasione funse da produttore, da pianista e da esecutore di m’bira, il lamellofono africano-occidentale noto in dimensioni e tagli diversi come sanzakalimba, ashiwa e con altri nomi ancora. Percy adopera anche un contrabbasso piccolo, Jimmy il flauto, soprattutto, e i sax tenore e soprano, e Albert «Tootie» si cimenta in un paio di pezzi anche al flauto.


 Il disco, d’ispirazione sorprendente, è Strata-East al suo meglio ed è al meglio di quegli anni straordinari per il jazz, i primi Settanta, che io non sono certo abbiano avuto la ricognizione critica complessiva che meritano, compositi e disinibiti come si sono trovati a essere, quindi di definizione complicata. Gli Heath Brothers non hanno mai più suonato niente di simile, a mia scienza; la musica, timbricamente caratterizzata dalla m’bira e dai flauti, ha più di un contatto con il coevo cosiddetto spiritual jazz senza nulla ritenerne di certa brodosità, e nella Smilin’ Billy Suite (a cui dedicherò un post separato e se tardassi, ricordamelo tu) assume accenti spontaneamente funky e soul che consuonano con la temperie di quegli anni e che infatti sono stati in tempi recenti oggetto di sampling da parte di artisti dell’hip hop.

 Warm Valley, con due flauti, m’bira e contrabbasso piccolo suonato con l’arco, ha un cachet afro-cameristico che la rende unica e affascinante, un esempio di musica diasporica cosmopolita.

 Warm Valley (Ellington), da «Marchin’ On», Strata-East SES-19766. Jimmy Heath, Albert «Tootie» Heath, flauto; Stanley Cowell, m’bira; Percy Heath, contrabbasso piccolo. Registrato nel 1975.

 Maimoun (J. Heath), ib., Jimmy Heath anche sax tenore; Albert Heath anche batteria; Stanley Cowell, piano; Percy Heath, contrabbasso.

domenica 5 luglio 2020

Straight, No Chaser (Piano Choir)

 Reparto stranezze: il Piano Choir, un complesso di sette pianisti sette, organizzato da Stanley Cowell. L’unico altro componente di pari notorietà è Harold Mabern, di qualche notorietà sono Danny Mixon, Hugh Lawson (ascoltato più volte su Jnp con Yusef Lateef) e Sonelius Smith; a me ignoti Nat Jones e Webster Lewis, dei quali ora come ora, privo come mi trovo di accesso a certe risorse, non potrei dirti più di quanto non ti direbbe il Web, al quale volentieri ti rimando.

 Disco Strata East. Forse ci tornerò sopra fra qualche giorno, nel caso, ricordamelo tu. La sequenza delle entrate  in Straight, No Chaser è: Lewis, Cowell, Mixon (piano elettrico), Jones, Smith, Mabern, Lawson.

 Straight, No Chaser (Monk), da «Handscapes», Strata East. Stanley Cowell, Nat Jones, Hugh Lawson, Webster Lewis, Harold Mabern, Danny Mixon, Sonelius Smith. Registrato il 28 ottobre 1972.

 Killers (Cowell), id.

venerdì 27 marzo 2020

Compassion (Charles Tolliver)

 Compassion (Tolliver), da «Compassion», Strata-East SES 8001. Charles Tolliver, tromba; Nathan Page, chitarra; Steve Novosel, contrabbasso; Alvin Queen, batteria. Registrato nel movembre 1977.

domenica 2 febbraio 2020

Trying To Find A Way – The Gembhre (Stanley Cowell)


 Mah. Ogni tanto, non spesso, su Jazz nel pomeriggio mi piace presentarti della musica che mi abbia lasciato perplesso o posto qualche assillo all’ascolto. 

 Stanley Cowell è il grande pianista che hai sentito qui diverse volte coi suoi trii, con Max Roach e con Charles Tolliver. Con Tolliver fondò e diresse negli anni Settanta la Strata East, etichetta discografica indipendente e cooperativa che pubblicò dischi significativi del jazz black di quegli anni, quasi tutti interessanti e alcuni bellissimi.

 Ecco, fra i bellissimi, ma anche fra i belli, io non riuscirei a noverare questo di Cowell; fra quelli significativi sì, perché la regeneration del titolo è presumibile sia nel segno di una black music senza delimitazioni interne, che nel disco trascorre da motivi di carattere africano, eseguiti con musicisti e strumenti africani, a un canzone pop-soul anodina.

 Questo genere di sincretismo endogeno è stato ripreso nel jazz in anni recenti, volto piuttosto alle musiche dell’universo hip-hop. Oggi come allora, io non vi trovo interesse musicale; con la differenza che, in questo lavoro di Cowell come in altri coevi e affini sento un afflato sincero di sperimentazione musicale applicata a un’idea, diciamo, politica; in tanti lavori odierni sento la furbizia o il non saper bene che cosa fare.

 Nadi Quamar, che suona il mama lekimbe in The Gembhre, è il pianista Spaulding Givens, noto per alcune incisioni con Charles Mingus.

 Trying To Find A Way (Cowell-McLaughlin), da «Regeneration», Strata-East/Charly CDGR 247. Glenda Barnes, Charles Fowlkes, canto; Jerry Venable, chitarra; Stanley Cowell, sintetizzatore, piano; Aleke Kanonu, grancassa; Billy Higgins, rullante e piatto sospeso; Ed Blackwell, tamburo ad acqua. Registrato il 27 aprile 1975.

 The Gembhre (Higgins), ib. Higgins, gembhre; Cowell, kora; Nadi Quamar, mama-lekimbe, percussioni.

mercoledì 27 marzo 2019

Martin Luther King – Follow Me – Girl, You Got A Home (Cecil Payne)


  Sax baritono. Cecil Payne, che non è nuovo su queste pagine, è stato fra i primi a praticare sul saxofono grave l’idioma moderno e io lo novero fra i grandi dello strumento, anzi fra i grandi saxofonisti del dopoguerra in generale; su di lui non mi dilungo e se vuoi potrai leggerne facendo clic sul suo nome nella «nuvola» qui a destra

  Questo disco Strata-East, registrato nel 1968 con la «produzione» di Clifford Jordan, si presenta aggiornato all’epoca (l’atmosfera da spiritual jazz in Martin Luther King, Jr., il marcato backbeat e l’organo overdubbed in Girl, You Got A Home), e in Follow Me Payne sfoggia i suoi bebop chops, ma nel complesso comunica un’impressione di stanchezza alquanto crepuscolare proprio nelle prestazioni intense ma come affaticate di Payne e di Kenny Dorham, che pure all’epoca erano tutt’altro che anziani. Il disco uscì solo nel 1973, quando Dorham era morto da un anno e Wynton Kelly da due; a loro risulta dedicato.

  Un altro sax baritono domani.

  Martin Luther King, Jr. I Know Love (Payne), da «Zodiac», Strata-East SES 19734. Kenny Dorham, tromba; Cecil Payne, sax baritono; Wynton Kelly, piano; Wilbur Ware, contrabbasso; Albert Kuumba Heath, batteria. Registrato il 16 dicembre 1968.

  Follow Me (Payne), id.

  Girl, You Got A Home (Payne), id. ma Kelly anche all’organo.

giovedì 4 ottobre 2018

’Round Midnight – Effi (Charles Tolliver) RELOADED

Reload dal 7 gennaio 2017. 

Un live entusiasmante di Charles Tolliver del 1973, ripreso il giorno di Sant’Ambrogio a Tokyo. Fatta salva la lunga intro e la cadenza prefinale a tempo libero, Tolliver suona il classico di Monk come gli è sempre piaciuto fare, a 300 di metronomo e con la furia cieca di un bisonte che corre nella notte. Gliela sentii fare così anche a Milano nel 19**, in trio con Wilbur Little e Alvin Queen (anche qui, dopo la suddetta intro, Stanley Cowell tace e i tre procedono in liberà armonica per un paio di minuti), e poi una decina di anni fa con una sua bella big band.

 Effi è il valzerino di Stanley Cowell, in una leggiadro e minaccioso, che Cowell e Tolliver suonavano quand’erano insieme con Max Roach e che Roach avrebbe poi a lungo tenuto in repertorio.

 ’Round Midnight (Monk), da «Live in Tokyo», Strata-East 660-51-016. Charles Tolliver, tromba; Stanley Cowell, piano; Clint Houston, contrabbasso; Clifford Barbaro, batteria. Registrato il 7 dicembre 1973.

 Effi (Cowell), id.

venerdì 27 aprile 2018

First Impressions – Meterologicly Tuned (Shamek Farrah)

 Ora della fine, le etichette discografiche che nel jazz rimangono come «iconiche», cioè come marchi caratteristici e al tempo stesso come emblemi di una temperie musicale e culturale, sono quelle che riescono a cogliere una sonorità generale, uno Zeitgeist o un’atmosfera, e a riprodurla in maniera efficace e riconoscibile pur nella varietà delle singole espressioni. A volte quell’atmosfera sonora arrivano a influenzarla di riflesso.

 Dagli anni Settanta fino a oggi la ECM ha fatto di questo un vero modus operandi e addirittura una ragione d’essere; prima ancora, fatte le distinzioni del caso, c’era stata la Blue Note ma per esempio, e così per chiarire, non lo avevano fatto etichette importantissime e fondamentali come la Prestige o la Riverside (mentre a mezza via, secondo me, si poneva la Atlantic degli anni Sessanta), che pubblicarono dischi cardinali della storia del jazz moderno ma senza l’idea di creare un’identità sonora inconfondibile, e non è detto che questo fosse un demerito.

 Negli anni Settanta si mise in in quel solco la newyorkese Strata-East di Charles Tolliver e Stanley Cowell; qui sopra ne ho parlato più di una volta. Per quell’etichetta, che aveva anche un distinto cachet visivo, registrarono dischi importanti i due fondatori e poi Clifford Jordan, Pharoah Sanders, Billy Harper, Charlie Rouse, Charles Brackeen, Cecil McBee, Max Roach con M’Boom, ma anche jazzisti oscuri come quelli che senti qui, nel 1974

 Riuniti sotto la leadership nominale dell’altista Shamek Farrah (nato Anthony Domacase nel 1947 a New York), mi sono tutti sconosciuti e lo restano anche dopo qualche ricerca, con l’eccezione del bassista Suggs e del pianista Sonelius Smith, assente in questi due pezzi e che tre anni dopo sarebbe stato co-titolare dell’altro disco Strata-East a nome di Shamek Farrah, The World of Children. Farrah avrebbe pubblicato un terzo LP nel 1980. 

 Il disco è una time capsule di quell’anno e di un decennio di jazz a cui io sono perdutamente affezionato; ed è inoltre un disco che contiene della musica bella, ispirata, autenticamente libera pur se non free ed eseguita ad alto livello; musica che, come gran parte di quella pubblicata dalla Strata-East, è perfettamente del suo tempo e insieme perfettamente attuale.

 First Impressions (Farrah), da «First Impressions», Strata-East. Norman Person, tromba; Shamek Farrah, sax alto; Kasa Mu-Barak Allah, piano; Milton Suggs, contrabbasso; Clay Herndon, batteria. Registrato nel 1974.

 Meterologicly Tuned (Farrah), id.

venerdì 23 giugno 2017

Rhythm X (Charles Brackeen)

 Ornette Coleman è un compositore e leader tanto originale e, come dicono gli americani, idiosincratico, che a ispirarsi a lui e ai suoi complessi il rischio continuo è di farne l’imitazione e nient’altro. Rischio che corse senza danni Charles Brackeen (chissà che fine ha fatto) nel 1968, e sì che aveva addirittura prelevato di peso il quartetto di Ornette.

 Sempre sia lodata l’etichetta Strata-East di Charles Tolliver e Stanley Cowell, senza la quale di tanto bel jazz fra anni Sessanta e Settanta non sarebbe rimasto niente.
  
 Rhythm X (Brackeen), da «Rhythm X», Strata-East SES 19736. Don Cherry, cornetta; Charles Brackeen, sax tenore; Charlie Haden, contrabbasso; Ed Blackwell, batteria. Registrato nel gennaio 1968.

giovedì 8 dicembre 2016

In a Funky Way – Two Is One (Charlie Rouse) RELOADED

Reload dal Ferragosto 2011. Come quello di ieri, il post propone del jazz degli anni Settanta un po’ dimenticato.

 Charlie Rouse versione funky nel 1973. L’anno è il medesimo di «Horn Culture» di Sonny Rollins; come lì ci sono le percussioni, una chitarra rockeggiante e il basso elettrico, e il batterista è di nuovo David Lee – bravissimo, sparito. In più c’è un violoncello (!).

  Il risultato, al paragone, non potrebbe essere più diverso dal disco di Rollins, con un’intenzione funky, nel sestetto di Rouse, assai più spontanea e coinvolgente e allo stesso tempo più sperimentale, com’è soprattutto chiaro nell’articolata Two Is One: la prima parte, di spiccato senso modale, è in nove (4+5), e la seconda, che segue a un intemezzo percussivo-coloristico a tempo libero, è un blues in cui si alternano battute in 12 e in 16.

  Un altro lavoro di Rouse da riconsiderare.

  In a Funky Way (G. Davis), da «Two Is One», Strata-East SES19746. Charlie Rouse, sax tenore; George Davis, chitarra; Calo Scott, violoncello; Martin Rivera, basso elettrico; David Lee, batteria; Azzedin Weston, conga. Registrato nel 1973.

  Two Is One (Rouse), ib. Rouse, Scott, Lee; Paul Metzke, chitarra; Stanley Clarke, basso elettrico; Airto Moreira, percussioni.

martedì 20 ottobre 2015

Cry Of Hunger! (Billy Harper)

Da oggi fino a martedì venturo, 27 ottobre, mancherò per forza dalla redazione di Jnp, ma, come già altre volte, la pubblicazione delle musiche continuerà quotidiana in automatico. Non potrò replicare a eventuali commenti, ma lo farò di sicuro al mio ritorno. Ciao. 
C’è così tanto degli anni Settanta, di quel jazz e di tutto il contesto, in questo esordio da leader di Billy Harper, da sfiorare la caricatura: in realtà è un musica di un’intensità magica, oggi irripetibile, anzi, a malapena pensabile.

 Cry Of Hunger! (Billy Harper), da «Capra Black», [Strata-East] Bellaphon 660.51.022. Jimmy Owens, tromba; Billy Harper, sax tenore; Julian Priester, Dick Griffin, trombone; George Cables, piano; Reggie Workman, contrabbasso; Billy Cobham, Warren Smith, Elvin Jones, batteria; voci di Barbara Grant, Laveda Johnson, Gene McDaniels, Pat Robinson, Billy Harper. Registrato nel 1973.

giovedì 26 febbraio 2015

Truth (Charles Tolliver)

 Sono molto affezionato ai complessi di Charles Tolliver degli anni Settanta, come qualunque jassomane bennato. Oltre a Stanley Cowell, suo compagno abituale, qui Tolliver ha il grande bassista Clint Houston (1946-2000).

 (Quella stessa sera, a Milano, la Scala apriva la sua stagione con una memorabilissima Italiana in Algeri di Rossini diretta da Claudio Abbado, regia di Jean-Pierre Ponnelle, protagonista Teresa Berganza. Io non c’ero, eh, ero troppo piccolo ancora, ma me l’hanno raccontata. Questo per dire: pensiamoci bene, prima di vituperare gli anni Settanta).

 Truth (Tolliver), da «Live in Tokyo», Strata-East 660-51-016. Charles Tolliver, tromba; Stanley Cowell, piano; Clint Houston, contrabbasso; Clifford Barbaro, batteria. Registrato il 7 dicembre 1973.



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mercoledì 21 gennaio 2015

Bitchin’ (Charlie Rouse)

 In questi giorni taglio corto perché mi è arrivata una specie di influenza e faccio un po’ fatica. Qui ricorro al bellissimo disco funky di Charlie Rouse del 1973 di cui ti ho già fatto sentire parecchio, questa volta un blues scorciato e asimmetrico.

 Bitchin’ (Rouse), da «Two Is One», Strata-East SES19746. Charlie Rouse, sax tenore; George Davis, chitarra; Calo Scott, violoncello; Martin Rivera, basso elettrico; David Lee, batteria; Azzedin Weston, conga. Registrato nel 1973.



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sabato 17 maggio 2014

Drought – Effi (Charles Tolliver)

 Stanley Cowell compose il valzer Effi quando suonava con Max Roach; il pezzo sarebbe rimasto nel repertorio del batterista, così come in quello di Charles Tolliver, altro ex-roachiano, è restata sempre ’Round Midnight a supervelocità: io ricordo di avergliela vista suonare così in trio nel… tanti anni fa, con Wilbur Little e Alvin Queen, e ancora pochi anni or sono con la sua bella big band.

 Questo quartetto, come tutti i complessi di Tolliver di quegli anni, suona con grandissima energia e pulizia, e Stanley Cowell è sempre una gioia da sentire. Al contrabbasso il formidabile Clint Houston, già sentito qui sopra con Joanne Brackeen e Carter Jefferson.

 Effi (Cowell), da «Live in Tokyo», Strata-East SES 19745. Charles Tolliver, tromba; Stanley Cowell, piano; Clint Houston, contrabbasso; Clifford Barbaro, batteria. Registrato il 7 dicembre 1973.



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 ’Round Midnight (Monk-Williams-Hanighen), id.



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lunedì 10 marzo 2014

Mirage – Bajan-Bajan (Keno Duke)

 Disco, di tre a proprio nome, del batterista Keno Duke, del quale proprio non so altro dirti se non che appare essere stato attivo nella prima metà degli anni Settanta.

 Formazione bella assai per un hard bop quieto e discorsivo, strutturato con cura non usuale. Harold Mabern è in gran forma in particolare in Bajan-Bajan, dove si ascolta anche il grande Frank Strozier al flauto.

 Mirage (Slessinger), da «Sense Of Values», Strata-East SES 7416. Frank Strozier, sax alto; George Coleman, sax tenore: Harold Mabern, piano; Lisle Atkinson, contrabbasso; Keno Duke, batteria. Registrato nel 1974.



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 Bajan-Bajan (Duke), id. ma Strozier suona il flauto.



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mercoledì 25 settembre 2013

Household of Saud (Music, Inc.)

 Music Inc., cioè il quartetto Tolliver, Cowell, McBee e Hopps nel 1970, con rinforzo di big band. Hard bop tonitruante, con assolo finale di batteria.

 Household of Saud (Tolliver), da «Music Inc. & Big Band», [Strata East] Bellaphon 660-51-009. Charles Tolliver, tromba; Stanley Cowell, piano; Cecil McBee, contrabbasso; Jimmy Hopps, batteria, con big band: Richard Williams, Virgil Jones, Larry Greenwich, Danny Moore, tromba; Garnett Brown, Curtis Fuller, John Gordon, Dick Griffin, trombone; Jimmy Heath, Clifford Jordan, Bobby Brown, Wilbur Brown, sax e flauto; Howard Johnson, sax baritono e tuba. Registrato l’11 novembre 1970.



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sabato 15 settembre 2012

In His Presence Searching (Charlie Rouse)

 Ho già presentato questo disco di Charlie Rouse del 1974 come il suo più impegnativo, al di là del risultato che per me è eccellente. Non a caso uscì per la Strata-East, l’etichetta fondata da Charles Tolliver e Stanley Cowell che registrò tanto jazz bello ed eccentrico negli anni Settanta.

 Ascolta e dimmi che te ne pare: qui Rouse, anche al clarinetto basso credo per la  prima e ultima volta, enuncia un tema orientaleggiante, lento e ossessivo come una passacaglia e che mette bene a partito l’organico insolito con il violoncello; separate da brevissimi interludi percussionistici, seguono tre variazioni, tutte scritte,  in cui Rouse sovrappone i proprî strumenti, per finire, dal minuto 4:15, con  un 4/4 molto tirato basato su un ostinato del basso, che s’inizia con un’assolvenza e in cui si succedono assoli di tenore, violoncello, chitarra e basso. Chiude il primo tema.

 In His Presence Searching (David Lee), da «Two Is One», Strata-East SES19746. Charlie Rouse, sax tenore & clarinetto basso; Paul Metzke, chitarra; Calo Scott, violoncello; Stanley Clarke, basso elettrico; David Lee, batteria; Airto Moreira, percussioni. Registrato nel 1974.



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lunedì 20 febbraio 2012

Capra Black (Billy Harper)

  Ieri mattina sono inaspettatamente andato al teatro Manzoni di Milano per l’Aperitivo in concerto (grazie per l’invito all‘amico Andrea Di Gennaro) e vi ho sentito il settetto The Cookers.   Coordinati dal trombettista David Weiss, i Cookers sono cinque insigni jazzmen nati dal 1935 al 1944, più un sesto, Craig Handy, che è del 1962 (Weiss stesso è del ’64). Parlo di grandi nomi, quasi tutti già apparsi su Jazz nel pomeriggio: Billy Harper, Eddie Henderson, George Cables, Cecil McBee (che hai sentito qui due giorni fa con Chico Freeman) e Billy Hart. Non farò qui la recensione del concerto, perché non è il luogo, ma ho constatato con gioia che questi nostri vecchi amici sono tutti in buonissime condizioni fisiche e musicali. Harper poi, che ha settant'anni, è quasi uguale a com’era la prima volta che l’ho visto, nel 1978 con Max Roach; sono diversi solo i capelli e la barba, che ora sono bianchi.   I Cookers hanno suonato diverse composizioni molto note di Harper, che è un compositore di ottimo livello oltre che un grande sax tenore; fra le altre, Priestess e Capra Black, forse la sua più famosa e incisa anche da Lee Morgan. Te la propongo qui nell’esecuzione originale dell'autore, 1973. Il titolo si riferisce al segno del Capricorno; per quanto ingegnosamente dissimulato, si tratta di un blues di forma modificata, nel tempo insolito di 8/8 (3+3+2).   Capra Black (Harper), da «Capra Black», Bomba Records [Strata East] 24109. Jimmy Owens, tromba; Julian Priester, Dick Griffin, trombone; Billy Harper, sax tenore; George Cables, piano; Reggie Workman, contrabbasso; Elvin Jones, batteria. Registrato nell’ottobre 1973.   Download

martedì 6 dicembre 2011

Glass Bead Games - Prayer to the People - John Coltrane (Clifford Jordan)

  «Glass Bead Games», del 1973, è considerato il disco più rappresentativo di Clifford Jordan, che vi si presenta alla testa di due formazioni ferratissime, proponendo una musica che risente dell’afflato spirituale coltraniano e di quello che, sulla sua scia, in quei primi anni Settanta qualcuno aveva definito spiritual jazz. L'omaggio a Coltrane è esplicito nel terzo dei pezzi che pubblico qui. La musica ha comunque la trasparenza e la pulizia di segno caratteristica di questo insigne saxofonista.   Non so bene che relazione ci sia fra questa musica e il romanzo di Hermann Hesse da cui il disco prende il nome (Il gioco delle perle di vetro). C'è da dire anche che io quel libro non l’ho mai letto.   Glass Bead Games (Jordan), da «Glass Bead Games», [Strata East] Harvest Song Records #HS2006-1. Clifford Jordan, sax tenore; Cedar Walton, piano; Sam Jones, contrabbasso; Billy Higgins, batteria. Registrato il 29 ottobre 1973.   Download   Prayer to the People (Jordan), id.   Download   John Coltrane (Jordan), id. ma Stanley Cowell, piano; Bill Lee, contrabbasso, al posto di Walton e Jones.   Download

lunedì 15 agosto 2011

In a Funky Way - Two Is One (Charlie Rouse)

  Charlie Rouse versione funky nel 1973. L’anno è il medesimo di «Horn Culture» di Sonny Rollins; come lì ci sono le percussioni, una chitarra rockeggiante e il basso elettrico, e il batterista è di nuovo David Lee – bravissimo, sparito. In più c’è un violoncello (!).   Il risultato, al paragone, non potrebbe essere più diverso dal disco di Rollins, con un’intenzione funky, nel sestetto di Rouse, assai più spontanea e coinvolgente e allo stesso tempo più sperimentale, com’è soprattutto chiaro nell’articolata Two Is One: la prima parte, di spiccato senso modale, è in nove (4+5), e la seconda, che segue a un intemezzo percussivo-coloristico a tempo libero, è un blues in cui si alternano battute in 12 e in 16.   Un altro lavoro di Rouse da riconsiderare.   In a Funky Way (G. Davis), da «Two Is One», Strata-East SES19746. Charlie Rouse, sax tenore; George Davis, chitarra; Calo Scott, violoncello; Martin Rivera, basso elettrico; David Lee, batteria; Azzedin Weston, conga. Registrato nel 1973.   Download   Two Is One (Rouse), ib. Rouse, Scott, Lee; Paul Metzke, chitarra; Stanley Clarke, basso elettrico; Airto Moreira, percussioni.   Download