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venerdì 6 maggio 2016

Here Comes The Sun / I Want You (George Benson)

 Sarà sembrata un’ideona a Creed Taylor, nel 1969, appena uscito il penultimo (ultimo, in realtà) disco dei Beatles, affidarne la tracklist, esclusa la medley del Lato B, a George Benson nell’occasione più cantante che chitarrista, sostenuto da un’orchestra piena di jazzisti di vaglia e per giunta con un quartetto d’archi, arrangiata e diretta da Don Sebesky.

 Pare che commercialmente sia stata una buona idea. Lo fu anche musicalmente? Giudica tu. Io non negherò che ascoltando questa stranezza mi sono abbastanza divertito.

 Here Comes The Sun (Harrison) / I Want You (Lennon), da «The Other Side Of Abbey Road», A&M SP-3028.  George Benson con orchestra: Freddie Hubbard, Bernie Glow, Marvin Stamm, Mel Davis, tromba e flicorno; Wayne Andre, trombone e eufonio; Sonny Fortune, sax altro; Jerome Richardson, sax tenore, clarinetto, flauto; Don Ashworth, sax baritono, clarinetto basso; Hubert Laws, flauto; Phil Bodner, flauto, oboe; Bob James, Ernie Hayes, Herbie Hancock, piano, organo, clavicembalo; Jerry Jemmott o Ron Carter, contrabbasso; Ed Shaughnessy o Idris Muhammad, batteria; Andy Golzalez, Ray Barretto, percussioni; Max Pollikoff, Raoul Poliakin, violino; Emanuel Vardi, viola; George Ricci, violoncello; Don Sebesky, arrangiamento e direzione d’orchestra. Registrato in ottobre e novembre 1969.

giovedì 8 novembre 2012

Will You Still Be Mine? - Briar Patch (Jack McDuff & George Benson)

 In queste ultime settimane ci sono andato giù pesante con l’Hammond B3, uno strumento che ho cominciato ad apprezzare solo da poco, proponendotelo su Jazz nel pomeriggio e prendendo nota della tua risposta positiva. Gli è che non lo avevo mai considerato nel suo contesto più appropriato, vorrei dire «etnico».

 Jack McDuff era come tutti arrivato all’organo dal piano, e lì a sua volta dal contrabbasso, abbandonato dopo un veloce passaggio nei Jazz Messengers di Art Blakey, dove l’inclinazione del batterista per i tempi veloci l’aveva logorato. McDuff non è uno stilista del calibro di Trudy Pitts, Lonnie Smith o anche Charles Earland (tutti sentiti qui sopra, v. la «nube» a sinistra), ma si esprime con perfetta naturalezza e con uno swing intenso e lieve soprattutto nel blues; ha poi il merito di aver impiegato per primo George Benson.

 Will You Still Be Mine? (Dennis-Adair), da «George Benson & Jack McDuff», Prestige 0888072240728. Jack McDuff, organo; George Benson, chitarra; Ronnie Boykins, contrabbasso: Montego Joe, batteria. Registrato il primo maggio 1964.



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 Briar Patch (McDuff), ib.  ma senza Boykins e Montego Joe e con Red Holloway, sax tenore; Joe Dukes, batteria. Registrato il 19 ottobre 1965.



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martedì 26 aprile 2011

The Sweet Alice Blues (George Benson)

  Se non ho capito male, in questi giorni circolerà in Italia George Benson. Benson ebbe un buon successo pop fra anni Settanta e Ottanta con un soul annacquato, ma prima d’allora era stato un rispettato chitarrista jazz, salutato da molti cultori dello strumento come il suo più importante esponente apparso dopo Wes Montgomery. Qui lo senti in compagnia molto soulful, in una seduta originariamente a nome di Jack McDuff.

  The Sweet Alice Blues (Benson), da «George Benson & Jack McDuff», Prestige Records 24072. Red Holloway, sax tenore; Jack McDuff, organo; George Benson, chitarra; Joe Montego, batteria. Registrato il primo maggio 1964.



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