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domenica 14 marzo 2021

A Shifting Design – Filters (Kurt Rosenwinkel)

 Dopo quasi undici anni di questo blog, che ha tutto il carattere di un diario e via via anzi sempre di più, non ho tante remore a dichiarare certi miei inappropriati disgusti; i miei ascoltatori, gli stessi di sempre, li conoscono e, o me li hanno perdonati, ovvero, tolleranti, ne sogghignano. Uno, per dire, è che non mi piace troppo Dexter Gordon; un altro, che la musica latin mi annoia, tutta no, ma buonissima parte sì, e pure tanto. Un terzo: mi annoiano anche le chitarre, se non si tratti proprio di Charlie Christian.

 Ma proprio a quest’ultimo proposito… C’è un chitarrista che non seguo, che non ascolto, a cui non penso o se ci penso trovo che abbia molto per non piacermi; poi ogni tanto la sua musica mi capita davanti alle orecchie senza che l’abbia cercata e mi piace, e costui è Kurt Rosenwinkel. Non mi sono mai domandato perché mi attraggano e infine mi incantino la sua sonorità effettata, il suo fraseggiare assorto e a tutta prima anodino, doppiato spesso quasi impercettibilmente dalla voce, la palette uniforme dei suoi complessi e dei suoi dischi, almeno i pochi che conosco io. Non me lo domando nemmeno questa volta. 

 Una cosa posso dirla, ed è che mi piace sempre sentire Mark Turner, e un’altra mi viene in mente mentre scrivo: la sua voce, memore di quella di Warne Marsh, conferisce alla musica e all’eloquio stesso di Kurt Rosenwinkel una luce tristaniana (da Lennie Tristano). In questa luce, appunto, parla chiaro il contrappunto fra i due in Filters. In altri pezzi del disco, p.e. in Use of Light che oggi non ti faccio sentire, l’unisono di chitarra, falsetto di Rosenwinkel e sax tenore nel registro acuto sortisce un effetto decisamente eerie, che conduce il disco verso atmosfere ECM lontane dal mio gusto.

 A Shifting Design (Rosenwinkel), da «The Next Step», Verve 549 162-2. Mark Turner, sax tenore; Kurt Rosenwinkel, chitarra; Ben Street, contrabbasso; Jeff Ballard, batteria. Registrato nel maggio 2000.

 Filters (Rosenwinkel), id.

mercoledì 28 luglio 2010

The Cloister (Kurt Rosenwinkel)

  È la giornata della chitarra (non capiterà spesso, quindi, se ti piace la chitarra, approfittane). Kurt Rosenwinkel è un musicista di spicco sulla scena di New York ed è uno strumentista immacolato e uno di quei musicisti in grado di suonare qualunque cosa: e ha suonato un po’ di tutto, ma a mio parere ha dato il meglio in un contesto mainstream post-moderno e disinvolto in cui esprime una sua vena meditativa e crepuscolare, come in tutto questo disco, un po’ monotono ma molto suggestivo. Rosenwinkel (che spesso raddoppia con la voce le linee della chitarra) ha poi alle mie orecchie la qualità di farmi apprezzare musicisti che di norma non mi entusiasmano affatto: qui, Brad Mehldau, che come sideman mi convince sempre di più che come leader, e Joshua Redman, che di solito trovo un musicista molto esteriore.

  The Cloister
(Rosenwinkel), da «Deep Song», Verve B30003928-02. Joshua Redman, sax tenore; Brad Mehldau, piano; Kurt Rosenwinkel, chitarra; Larry Grenadier, contrabbasso; Ali Jackson, batteria. Senza data, ma 2005.