Visualizzazione post con etichetta Walt Dickerson. Mostra tutti i post
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mercoledì 13 ottobre 2021

A Sense Of Direction (Walt Dickerson)

 Un caro amico mio e di Jazz nel pomeriggio ha subìto la scorsa primavera un brutto colpo alla salute; per fortuna si sta rimettendo bene. Parlo di Paolo il Lancianese, che può ben dirsi una colonna del blog per averlo seguito fin dal primo post (2010), blog a cui ha contribuito spesso con guest post prelibati e commenti eruditissimi.

 Gli offro i miei auguri più affettuosi (ti invito a fare lo stesso nei commenti) e gli dedico questo pezzo di Walt Dickerson, che conoscerà di sicuro perché Paolo è un appassionato del vibrafono.

 (Se, come me, ti fossi fatto qualche domanda sull’oscuro, bravissimo pianista Austin Crowe che si ascolta nei primi dischi di Dickerson, qui potrai leggere un’intervista con Dickerson in cui si parla brevemente anche di lui).

 A Sense Of Direction (Dickerson), da «A Sense Of Direction», New Jazz. Walt Dickerson, vibrafono; Austin Crowe, piano; Eustis Guillemet Jr, contrabbasso; Edgar Bateman, batteria. Registrato il 5 maggio 1961.

giovedì 1 luglio 2021

What’s New (Walt Dickerson)

 Walt Dickerson qualsiasi cosa suonasse, una delle sue interessanti composizioni o uno standard usurato, la soffondeva in una luce di sorpresa, come di lieta scoperta. Il trio ritmico lo segue e lo completa benissimo; Austin Crowe, già sentito su Jnp con Dickerson, è eccellente ed Edgar Bateman era un grande batterista.

 What’s New (Haggart), da «A Sense of Direction», OJCCD-1794-2. Walt Dickerson, vibrafono; Austin Crowe, piano; Eustis Guillemet Jr. , contrabbasso; Edgar Bateman, batteria. Registrato il 5 maggio 1961.

giovedì 6 agosto 2020

To My Queen (Walt Dickerson) RELOADED


 Reload dal settembre 2011
Ripresento questo articolo a completamento di una conversazione che ho avuto ieri sui vibrafonisti, stimolata dal post che proponeva Lem Winchester. Ho nominato come il mio vibrafonista preferito Walt Dickerson e questo post cerca fra l’altro di dare ragione della mia preferenza. 
 
 Un musicista che da qualche settimana ascolto e ascolto e ascolto (è raro, perché io ascolto pochissima musica) è Walt Dickerson, vibrafonista.

  Fra i suoi colleghi di strumento, non tenendo conto di Milt Jackson che sovra gli altri com’aquila vola, è senz’altro il mio preferito. Un po’ te ne ho già parlato, come potrai leggere e sentire facendo clic sul suo nome, nella colonna qui a destra, e t’invito a farlo. Mi piace di lui come superi la retorica propria dello strumento e più in generale la sintassi melodica del bebop, in cui pure la sua musica ha salde le radici ma da cui Dickerson rimuove l’astrattezza e l’aggressività che viceversa l’hard bop avrebbe consolidato. Anche nei suoi dischi più convenzionali, per dire così, si ritrova questa libertà e in nessuna sua esecuzione manca un senso di avventura e allo stesso tempo di distensione: una sensazione, ecco, di curiosità appuntita ma affabile, che risulta in un abbandono che non cede mai al disordine né al «brutto», fosse pure esteticamente motivato. Una musica apollinea, con poco d’impressionistico, anzi tornita, e con uno swing sempre determinato, se non sempre ovvio, e dotata, come vado a (cercare di) spiegarti, di un impianto formale originale.

  «To My Queen», del 1962, ha una formazione eccezionale e una delle pochissime apparizioni come sideman di Andrew Hill. Il pezzo che intitola il disco e che lo apre ha una struttura inedita: non è strofica, perché non vi si ripete un chorus-sequenza armonica di lunghezza costante, ma piuttosto ciclica, con quattro diverse «zone» ritmico-armoniche che ricorrono con lunghezza rispettiva approssimativamente simile – la prima, con cui il pezzo si apre e si chiude, a tempo libero, riservata a vibrafono e contrabbasso; la seconda in quattro, in modo misolidio, in cui il contrabbasso esegue un pedale di un intero per misura; quindi, introdotta da un rullo di timpano, la terza, su due accordi (a somiglianza di So What) e il basso in quattro; infine una breve transizione basata armonicamente su un intervallo di tritono (o sul modo locrio). La sequenza si ripete per quanti sono i solisti, cioè Dickerson, Hill e Tucker.

È la versione che Dickerson dà del jazz modale e una soluzione (secondo me ispirata) al sempiterno dilemma dell’integrarsi di composizione e improvvisazione e ai problemi, che andavano facendosi urgenti proprio in quel torno di tempo, presentati dall’improvvisazione collettiva in un contesto armonico non più tradizionale. Walt è brillante ed estroso come sempre, e come sempre di un virtuosismo naturale e lontano da affettazioni; Hill, in una struttura così accennata ma solida, «organica», è a casa sua, con i suoi piccoli incisi ritmici collocati in tralice sulla pulsazione; George Tucker è uno dei grandi bassisti degli anni Sessanta e pare avere con il leader una relazione di speciale empatia; infine Andrew Cyrille, qui con le spazzole, è la perfezione.

«To My Queen» è un capolavoro che ripaga a ogni ascolto, e benché questa title track ne costituisca il vertice, il disco dovrebbe entrare tutt’intero fra i migliori e non rinunciabili del decennio ’55-’65.

  Tu che cosa ne dici?

  To My Queen (Dickerson), da «To My Queen», Prestige/OJCCD-1880-2. Walt Dickerson, vibrafono; Andrew Hill, piano; George Tucker, contrabbasso; Andrew Cyrille, batteria. Registrato il 21 settembre 1962.

sabato 6 maggio 2017

Astro – Constructive Neutrons (Walt Dickerson & Sun Ra) RELOADED

Reload dal 16 ottobre 2015.  
Le perline, le gocce d’acqua e i frammenti di rubino, smeraldo, ametista, topazio, granato, zaffiro e fondo di bicchiere suonati da Walt Dickerson si riflettono  sulle superfici angolate del pianoforte di Sun Ra in combinazioni rotanti sempre diverse: caleidoscopio musicale dove non c’è simmetria evidente delle configurazioni, ma tutto sembra succedere come deve, nella sincronicità esatta delle fonti sonore.

 Dickerson e Ra non praticano l’interplay, a loro non serve uno strumento così approssimativo: sono consapevoli  l’uno dell’altro, aperti e accettanti, presenti e contenuti tutti nel momento in cui questa musica risuona con la naturalezza e l’inevitabilità del respiro, la purezza affettuosa di un’osservazione in una distaccata e partecipe. 

 Astro (Dickerson), da «Visions», SteepleChase SCCD 31126. Walt Dickerson, vibrafono; Sun Ra, piano. Registrato nel luglio 1978.

 Constructive Neutrons (Dickerson), id.

sabato 24 gennaio 2015

It Ain’t Necessarily So (Walt Dickerson)

 Con un bel Walt Dickerson non si sbaglia mai e oltretutto è un po’ che non siamo visitati dalla sua musica. Lo so, venti minuti di trio su It Ain’t Necessarily So è come chiederti uno sforzo di attenzione, ma ormai saprai che Dickerson non ti fa mai sprecare tempo, dunque abbi fiducia e dammi retta.

 La lunga esecuzione, come sempre con Dickerson, è ordinata da una coscienza strutturale salda e chiara. Per i primi sette minuti il vibrafonista, esposto il tema, vi vola sopra con la sua versione dei sheet of sound mentre basso e batteria procedono regolari prima in tempo tagliato, poi in quattro, ma ignorando i changes della composizione di Gershwin e insistendo invece su un accordo. Sgocciolando note in quel suo caratteristico action painting sonoro, Dickerson non si riferisce più alla melodia. Dal settimo al dodicesimo minuto resta da solo e allora la sua improvvisazione si distende e lavora sul tema, accedendo a polle di sonorità liquida e riverberante. Segue un assolo ricco di suoni spuri di Sirone, che alla fine accenna al tema; il trio raccoglie l’accenno per concludere sul tempo iniziale, stavolta con entrambi gli strumenti melodici in contrappunto libero.

 It Ain’t Necessarily So (G.-I. Gershwin), da «Life Rays», Soul Note 121028-2. Walt Dickerson, vibrafono; Sirone (Norris Jones), contrabbasso; Andrew Cyrille, batteria. Registrato nel febbraio 1982.



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martedì 30 dicembre 2014

[Guest post #53] Ermes Rosina & Walt Dickerson

Interrompe l’astinenza da guest post il molto gradito esordio da guest poster di Ermes Rosina, che corrobora una bellissima scelta, alla quale applaudo con calore, con un accostamento poetico. Bene bene.

 Anch’io, come Marco, ammiro l’arte di Walt Dickerson. Tanto più in questi giorni in cui l’aria e le menti sono rarefatte e riflessive come la sua musica.

 In questo disco in duo (ma potrei citare anche quello, piuttosto diverso, con Sun Ra), e specie in questo brano, credo possiamo apprezzare una sintesi tra la vena  intima e quella  sperimentale.

 Instabilità armonico-melodica e  sottigliezze timbriche  (a cui contribuisce in modo decisivo Richard Davis: l’introduzione del pezzo, a lui affidata, è  semplicemente meravigliosa!) disegnano un’epifania per me inesplicabile sul piano (soltanto) musicale.

 Una logica  impalpabile, eppure, direi, «oggettiva» la sottende: «quel» suono o «quel» silenzio» non potrebbero non essere «lì», così come si presentano, anche se non sai il perché: lo intuisci a posteriori. Mi ricordano la luce esatta, intuita da Amelia Rosselli  nelle ultime righe del suo  introspettivo e nondimeno oggettivo  «Diario Ottuso»,  a rischiarare  una paradossale «dimensione vitale», fatta di non sapere, non vedere, non capire.

 Siamo in giorni di feste e di regali, e – scusa Marco se mi auto-regalo questa libertà –  alla poeta (musicale fino al midollo, come pochi altri poeti), alla «Sua intuizione» (e di Walt Dickerson),  a chi abita nella dimensione vitale di cui sopra, vorrei «regalare» questo post.

 Her Intuition (Dickerson), da «Divine Gemini», SteepleChase - SCS - 1089. Walt Dickerson, vibrafono; Richard Davis, contrabbasso. Registrato il 9 febbraio 1977.



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giovedì 3 luglio 2014

Bacon and Eggs – High Hopes – A Patch of Blue - Part 2 (Walt Dickerson)

 Oggi te ne ho preparata una bella davvero. Ti parlo dell’ultimo disco fatto da Walt Dickerson, quel mio pallino, prima del troppo lungo ritiro avvenuto nel medesimo 1966. Il progetto non si annunciava tanto promettente: il quartetto di Dickerson avrebbe interpretato le musiche scritte da Jerry Goldsmith per il film A Patch of Blue di Guy Green, 1965, un polpettoso dramma sentimentale a sfondo razziale con Sidney Poitier, film che procurò a Shelley Winters un Oscar come non protagonista e che credo non sia mai uscito in Italia. [Non è così, v. nei commenti].

 Il disco è invece non solo interessante, è bellissimo. In primo luogo perché Dickerson, nel tutto sommato poco che ci ha lasciato, non è mai banale, non suona mai tanto per fare, e nella sua musica è sempre viva una ricerca formale non appariscente che elicita sempre la risposta attiva di chi ascolta, giocando con la sua attesa e con i tempi dell’ascolto (rimando arrogantemente a quanto ne scrivevo alcuni anni fa).

 Ma c’è poi la chicca!, al pianoforte, in una sua più che rarissima esibizione da sideman, siede Sun Ra, no less, che in un paio di pezzi dà brevemente mano anche a un clavicembalo. Sun Ra dimostra anche qui di essere un pianista con i fiocchi, in possesso di una tecnica di base, seppur evidentemente non esercitata, molto solida, di un tocco variato e di un pensiero musicale sempre vigile, dal grande compositore che era, sorprendentemente simile in ciò Walt Dickerson. In Bacon and Eggs, sotto a un obbligato pervicacemente diatonico eseguito da vibrafono e contrabbasso, Sun Ra esegue delle interpunzioni ricche viceversa di blue note, in effettivo duetto con la batteria.

 Walt Dickerson, dal canto proprio, era in quegli anni at the top of his game. Se non si fosse ritirato dalla musica per dieci anni, non credo che Bobby Hutcherson avrebbe avuto il primato sullo strumento.

 Bacon and Eggs (Goldsmith), da «Reflections on A Patch of Blue», MGM. Walt Dickerson, vibrafono; Sun Ra, piano; Bob Cunnigham, contrabbasso; Roger Blank, batteria. Registrato nel 1965.



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 High Hopes (Goldsmith), id.



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A Patch of Blue - Part 2 (Goldsmith), id. Sun Ra anche clavicembalo.



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giovedì 3 aprile 2014

Good Relationship (Walt Dickerson)

 Ritorna il mio vibrafonista preferito (dopo Milt Jackson), Walt Dickerson, e un nume tutelare di Jazz nel pomeriggio. La ragione di questo status e di questa predilezione è la compresenza nella musica di Dickerson, in alto grado, di due qualità non sempre compatibili, l’intelligenza e la gioia. Se avrai voglia di leggere gli altri commenti che negli anni gli ho dedicato, troverai motivazioni più musicalmente circostanziate.

 Qui Walt è colto nel 1982 nella bella Milano con un collaboratore di antica data e magnifico, Cyrille, e con Sirone, che con Leroy Jenkins e Jerome Cooper faceva quel bel trio degli anni Settanta, il Revolutionary Ensemble.

 Nelle note di copertina, scritte da Nat Hentoff, trovo qualche cenno interessante sugli aspetti meccanici dello stile di Dickerson. «I suoi battenti sono lunghi la metà della misura normale; questo gli consente di suonare vicinissimo alla tastiera e di ottenere così la velocità che avrebbe usando solo le dita. (…) I battenti (…) vengono immersi per dodici ore in una soluzione, così da produrre un suono soffice all’attacco della nota».

 Good Relationship (Dickerson), da «Life Rays», Soul Note 121028-2. Walt Dickerson, vibrafono; Sirone (Norris Jones), contrabbasso; Andrew Cyrille, batteria. Registrato nel febbraio 1982.



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lunedì 16 luglio 2012

I Can’t Get Started (Walt Dickerson)

 Walt Dickerson, che qua sopra incontri con una certa frequenza perché è un mio pallino nonché il mio vibrafonista preferito, è giustamente noto per quei dischi impareggiabili in cui la sua valentìa strumentale si applica al suo peculiare talento compositivo; oggi ascoltalo in uno standard battutissimo.

 Il suo genio di improvvisatore vi è forse ancora più lampante. L’assolo si svolge in una serie d’invenzioni melodiche e ritmiche imprevedibili eppure conseguenti, con un senso continuato di scoperta. Il tema non è neppure enunciato, anzi, dopo una breve e sorprendente introduzione pianistica che non introduce proprio nulla, opera del bravissimo Austin Crowe, il tema che Walt cita è quello di Moonlight in Vermont

 I Can’t Get Started (Gershwin-Gershwin), da «Relativity», Prestige/OJCCD-1867-2. Walt Dickerson, vibrafono; Austin Crowe, piano; Ahmed-Abdul-Malik, contrabbasso; Andrew Cyrille, batteria. Registrato il 16 gennaio 1962.



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sabato 24 marzo 2012

Death and Taxes - Evelyn (Walt Dickerson)

  «Death and taxes», giusta un adagio statunitense, sarebbero le due cose certe della vita. Walt Dickerson, vibrafonista supremo, già sentito su JnP e soprattutto in un misconosciuto capolavoro che ho corredato la scorsa tarda estate di un esangue abbozzo d’analisi, rende quest’inesorabilità con la sua grazia consueta e con ironia, inverandola in un ostinato in 3/4 che, su un unico accordo, percorre tutto il pezzo.

  Semplicemente soave, semplice nella sua soavità la ballad che segue. Meraviglia pensare che questo disco bellissimo rappresenti l’esordio di Dickerson, che è autore di tutte le composizioni.

  Death and Taxes (Dickerson), da «This is Walt Dickerson», Prestige/OJC 1817. Walt Dickerson, vibrafono; Austin Crowe, piano; Bob Lewis, contrabbasso; Andrew Cyrille, batteria. Registrato il 7 marzo 1961.



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  Evelyn (Dickerson), id.



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giovedì 13 gennaio 2011

God Bless the Child (Walt Dickerson)

  Il valore di Walt Dickerson ormai ti sarà noto; qui ti propongo un omaggio a uno dei grandi contrabbassisti degli anni Cinquanta/Sessanta, George Tucker (1927-1965), fra i pochi nel jazz capaci di suonare davvero con l’arco. Il rimanente del disco vede una rarissima apparizione di Andrew Hill come sideman.

  God Bless the Child (Holiday), da «To My Queen», Prestige/OJCCD-1880-2. Walt Dickerson, vibrafono; George Tucker, contrabbasso. Registrato il 21 settembre 1962.



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giovedì 23 dicembre 2010

A Sense of Direction - If I Should Lose You (Walt Dickerson)

  Walt Dickerson l’hai già sentito agli albori di questo blog, nel suo disco più famoso. Te lo propongo oggi ai suoi, di albori, nel 1961 e nel disco d’esordio. È tutt’altra cosa, una seduta mainstream, ma Walt, in un panorama vibrafonistico dominato, o meglio, soggiogato da Milt Jackson (di Bobby Hutcherson si sarebbe cominciato a parlare alcuni anni dopo), si dimostra già personale nelle scelte musicali e personalissimo nello stile strumentale. Il pezzo che dà il titolo al disco è schiettamente modale, anzi, è direttamente esemplato sul davisiano So What, uscito l’anno prima in «Kind of Blue». Qui e altrove – di seguito senti uno standard – Dickerson mostra un suono assai diverso da quello di Jackson, vitreo e con poco vibrato, e l’inclinazione ad alternare velocissimi fraseggi bebop a note lunghe, spesso arpeggi o bicordi, che lascia risuonare con effetto particolarissimo ed esercitato sempre con gusto. Nota poi, particolarmente nell’esposizione di If i should Lose You, la sua tendenza a suonare in ritardo sul beat.

  A Sense of Direction (Dickerson), da «A Sense of Direction», OJCCD-1794-2. Walt Dickerson, vibrafono; Austin Crowe, piano; Eustis Guillemet Jr. , contrabbasso; Edgar Bateman, batteria. Registrato il 5 maggio 1961.



  If I Should Lose You (Rainger-Robin), ib.


sabato 5 giugno 2010

Tell Us Only the Beautiful Things (Walt Dickerson)

  Non ho conoscenza tecnica del vibrafono (una volta ne ho suonato uno, ma aveva la spina staccata e i mazzuoli spelacchiati), quindi non so dire come Walt Dickerson (1931-2008) producesse certi suoi suoni sospesi, non vibranti, come cristalli la cui estremità si annulli nella luce, alternandoli con altri percussivi, memori di Milt Jackson e anche di Lionel Hampton. Uno stile così diverso da quello dell’altro grande vibrafonista della sua generazione, Bobby Hutcherson, nella cui ombra rimase, anche, credo, in ragione di un’indole molto particolare.

  Dickerson (che ti augura «peace» alla fine del pezzo) non è eloquente come Hutcherson; parla sommessamente sullo strumento, e richiede all’ascoltatore una concentrazione speciale. Questo che ti propongo oggi è l’ascolto più lungo e forse più impegnativo finora, ma mi piacerebbe che tu accordassi a Walt Dickerson (e ai suoi magnifici partner, soprattutto Andrew Cyrille) l’attenzione che merita e che solo parzialmente ha avuto in vita.

  Tell Us Only the Beautiful Things (Dickerson), da «Tell Us Only the Beautiful Things», MCA MTCJ-2001. Walt Dickerson, vibrafono; Wilbur Ware, contrabbasso; Andrew Cyrille, batteria. Registrato il 21 luglio 1975.