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mercoledì 20 ottobre 2021

Lover Come Back To Me – Cheremoya (Conte Candoli & Lou Levy)

 Di tanto in tanto mi piace farti sentire qualche West Coast jazz, da quel periodo del jazz degli anni Cinquanta che una volta, pigliando ciecamente per buona la vulgata storiografica, ignoravo, se non spregiavo addirittura.

 Non che quella sia stata un’età d’oro del jazz, considerando poi quello che era venuto appena prima e che sarebbe venuto subito dopo (e che c’era già simultaneamente, sulla costa Est degli USA): tanti dei tantissimi dischi registrati sotto quell’egida sono d’ indifferente valore. Ma nelle sue buone istanze il «jazz californiano» era swingante e musicalmente rimunerativo, e ad ascoltarlo con le orecchie dei posteri e magari posteri letterariamente inclinati, dietro quella superficie levigata e solatìa era possibile sentire, o immaginare, ben dell’altro.

 Il quintetto schiera alcuni dei migliori della Los Angeles dell’epoca, tutti già sentiti e commentati qui sopra, e il disco tipizza alcuni dei caratteri più apprezzabili del West Coast. Il pianista Lou Levy, in particolare, è un mio pallino.

 Lover Come Back To Me (Hammerstein II-Romberg), da «West Coast Wailers», Collectables [Atlantic] COL-CD-6277. Conte Candoli, tromba; Bill Holman, sax tenore; Lou Levy, piano; Leroy Vinnegar, contrabbasso; Lawrence Marable, batteria. Registrato il 16 agosto 1955.

 Cheremoya (Holman), id.

domenica 2 aprile 2017

Cherokee – Jumpin’ At The Woodside (Lionel Hampton & Stan Getz)

 Questi due strange bedfellows, in realtà benissimo assortiti, vengono sostenuti da una quintessenziale sezione ritmica West Coast; il disco fu registrato a Los Angeles all’apogeo di quel periodo del jazz, già verso il declino, ma il West Coast jazz qui non c’entra niente.

 Lou Levy è un mio pallino, un pianista sempre estroso che in Cherokee, per qualche secondo dal minuto 5:30, si permette perfino di svicolare dalla riverita progressione. Per il resto del disco fa un po’ l’Oscar Peterson, e dato il genere di seduta e il fatto che si tratta di una produzione di Norman Granz è effettivamente strano che al piano non sedesse proprio Oscar.

 Sempre in Cherokee, da 7:40, Hampton e Getz sono in assolo simultaneo quando Getz piazza quattro battute di contrattempi con effetto di swing bruciante.

 Cherokee (Noble), da «Hamp & Getz», Verve 831 672-2. Stan Getz, sax tenore; Lionel Hampton, vibrafono; Lou Levy, piano; Leroy Vinnegar, contrabbasso; Shelly Manne, batteria. Registrato il primo agosto 1955.

 Jumpin’ At The Woodside (Basie), id.

martedì 17 giugno 2014

The Hymn – Lunartique (Lou Levy)

 Lou Levy, nome associato soprattutto al jazz californiano, è stato in realtà uno dei pianisti più completi del modern mainstream, e uno che non ha mai smesso di ascoltare quello che gli succedeva intorno nel mondo della musica.

 Eccolo nel 1993, ripreso a Parigi in uno strano quartetto con due contrabbassi, prima, poi contrabbasso e violoncello. La bossa Lunartique è una versione, sostanzialmente riarmonizzata, di How High the Moon.

 The Hymn (Parker), da «Ya Know», Verve 519 700-2. Lou Levy, piano; Eric von Essen, Pierre MIchelot, contrabbasso; Alvin Queen, batteria. Registrato fra marzo e aprile 1993.



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 Lunartique (Levy), id., ma von Essen suona il violoncello.



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martedì 17 maggio 2011

The Lady Is a Tramp (Lou Levy)

  In questa Lady a rotta di collo, Lou Levy – associato soprattutto al West Coast jazz, ma nativo di Chicago – sembra un Bud Powell con più precisione e molta meno urgenza. Un pianista notevolissimo comunque.

  The Lady Is a Tramp (G . & I. Gershwin), da «Jazz in Four Colors», RCA/BMG ND 74401. Lou Levy, piano; Leroy Vinnegar, contrabbasso; Stan Levey, batteria. Registrato il 2 aprile 1956.



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