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martedì 28 novembre 2017

In A Sentimental Mood (Art Tatum) RELOAD

Reload dal 2 gennaio 2013. 

 È propriamente incredibile, ma pur vero, che Art Tatum abbia registrato per la Verve di Norman Granz centoventidue pezzi per pianoforte solo in appena quattro sedute: 28 e 29 dicembre 1953, 22 aprile 1954, 19 gennaio 1955.

 Questa versione di In a Sentimental Mood, dalla seduta del 29 dicembre 1953, è bellissima e vale quanto un’altra per apprezzare il sistema musicale di Tatum, che, in assolo, presentava delle piccole o meno piccole fantasie per pianoforte (dai due minuti e mezzo ai sei e mezzo, con una media di durata di circa quattro minuti) che risultavano dalla stratificazione di diverse esecuzioni improvvisate, sedimentate e quindi fissate in un testo definitivo, tolte le libertà agogiche e di ornamentazione (peraltro non così cospicue) che il pianista si riservava.

 Questo non equivale affatto a dire che Tatum, quasi un musicista pigro, si limitasse a ripetere degli assoli che aveva già suonato: siamo piuttosto di fronte a composizioni con tutti i crismi, rette da una logica costruttiva non rigorosa ma tuttavia coerente e chiara, in una forma piuttosto libera di tema e variazioni resa più complessa ed equilibrata da interludi e code.

 Qui, seguendo la sua prassi consueta, Tatum espone il tema (32 battute, AABA) in tempo rubato e ornandolo delle tipiche volate, con qualche ritocco armonico e caratteristici movimenti cromatici al basso (p. es. 0:31-0:32).

 A 1:19 s‘inizia un interludio modulante di 24 battute (ABB') nella tonalità della sottodominante del tema (si bemolle; il riversamento che ascolti qui è calante di mezzo tono), con materiali tematici nuovi rispetto al tema; la parte A è una soave e canora piccola melodia ascendente che, in terzina, ripete le prime tre note della pentatonica che costituisce il tema di Ellington (fa-sol-la, 1:19-1:24) e che compiuta una progressione ii-v-i in quattro battute viene trasposta una terza maggiore sopra (re, 1:25-1:31). Nella parte B (1:32-1:42) si ridiscende in modo elaborato alla tonalità d’impianto in quattro battute, ripetute poco variate fino a culminare sulla dominante (1:43-1:54).

 Nel secondo chorus il tema ricompare, non più a tempo rubato ma a quello, piuttosto brusco, impartito dalle 24 battute dell’interludio, trasfigurato alla luce di quanto lo precede e variato per lo più a note singole della destra; è un chorus vorticoso dove, nel bridge, sentiamo un lavoro virtuosistico di arpeggi alla mano sinistra (2:21-2:28). Sul finire del chorus, nella riproposizione di A, in tempo nuovamente rubato e con vero e straordinario effetto di ralenti, la forma si sfrangia armonicamente per arrivare a ripetere il primo tema A (2:42) con enfasi quasi di recitativo e con valore di cesura della prima parte dell’esecuzione: con precisione simmetrica, siamo esattamente a metà dell'esecuzione (minuto 3).

 Il terzo chorus, agogicamente più regolare e d’impianto latamente stride, ripropone diversi elementi già presentati nella sezione che, con terminologia sonatistica, diremo «di esposizione», come gli arpeggi ascendenti della mano sinistra nella sezione di bridge. L’ultima A di questo chorus – da 3:38 –  introduce dei poliritmi su cui frammenti della melodia sembrano galleggiare in un tempo loro, diverso da quello implicito. A 3:45 un autentico iato ritmico e armonico serve a rendere esplicito lo stride solo alluso poco prima, che trapassa, con tono sommesso da minuetto, nel chorus successivo, da 3:57.

 Questo (il quarto) si apre con una citazione appena contraffatta di una canzone credo irlandese di cui, e dovrai scusarmi, possa io morire se mi ricordo il titolo e prosegue in un affascinante mezzopiano in cui il tema viene esposto con cura, per così dire marezzato da zone di  breve turbolenza armonica. La citazione e il tessuto blandamente contrappuntistico tornano quasi identici nell’ultima A del chorus (4:52).

 Chiude sorprendentemente, in coda al quinto e ultimo chorus, una versione scorciata e umoristica del tema (5:45).

 In a Sentimental Mood (Ellington-Mills-Kurtz), da «The Art Tatum Solo Masterpieces», Pablo 0600753312018. Art Tatum, piano. Registrato il 29 dicembre 1953.

martedì 23 febbraio 2016

Makin’ Whoopee – I Cover The Waterfront (Art Tatum)

 Qualche anno fa ho preso praticamente a caso uno degli assoli che Art Tatum registrò per la Verve dal 1953 al ’55 per ascoltare insieme a te, senza nessuna pretesa analitica, come in quella serie di incisioni il cieco dell’Ohio componesse delle brevi fantasie pianistiche, variegate e sicuramente stratificate nell’esecuzione, di spiccato carattere narrativo (nel senso di raccontare una storia, secondo un luogo molto comune ma molto vero del jazz classico).

 Qui senti Tatum suonare due canzoni oggi non più tanto eseguite come un tempo.

 Makin’ Whoopee (Donaldson-Kahn), da «The Art Tatum Solo Masterpieces», Pablo 0600753312018. Art Tatum, piano. Registrato il 28 dicembre 1953.

 I Cover The Waterfront (Heyman-Green), ib., 29 dicembre 1953.

martedì 18 novembre 2014

September Song – Deep Purple (Art Tatum)

 September Song (Anderson-Weill), da «The Art Tatum Group Masterpieces», Pablo 0600753312032. Harry Edison, tromba; Lionel Hampton, vibrafono; Art Tatum, piano; Barney Kessel, chitarra; Red Callender, contrabbasso; Buddy Rich, batteria.. Registrato il 7 settembre 1955.



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 Deep Purple (Parish-DeRose), id.



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martedì 8 luglio 2014

Just One of Those Things (Art Tatum)

 I trii di Art Tatum, così il classico con Tiny Grimes alla chitarra e Slam Stewart come questo, all-starry ma occasionale, del 1956, sono lontani dal «piano trio» come modernamente lo intendiamo, caratterizzato cioè dall’interplay fitto dei tre strumenti, ma non si riduce neanche al «piano accompagnato» di molti trii di Bud Powell.

 Pur riservando giocoforza la parte del leone al pianoforte, queste sono esecuzioni orchestrali, attentamente anche se non sempre evidentemente arrangiate, e sollecite di un suono generale ben fuso, caldo, di uno swing potente e leggero.

 Just One of Those Things (Porter), da «The Legendary 1956 Session», Poll Winners PWR 27266. Art Tatum, piano; Red Callender, contrabbasso; Jo Jones, batteria. Registrato il 27 gennaio 1956.



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sabato 5 aprile 2014

Yesterdays (Art Tatum) (Sun Ra)

 Sembra strano se ci si pensa, ma fra Art Tatum e Sonny Blount (Sun Ra) correvano appena cinque anni d’età. Apparirà appena meno strano se si conosce un po’ la carriera di Sun Ra.

 Yesterdays (Harbach-Kern), da «The Art Tatum Solo Masterpieces», Pablo 0600753312001. Art Tatum, piano. Registrato il 28 dicembre 1953.



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 Yesterdays, da «Solo Piano Vol. 1», Improvising Artists 123850. Sun Ra, piano. Registrato il 20 maggio 1977.



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domenica 30 marzo 2014

The Moon Is Low – Night And Day – I Surrender, Dear (Art Tatum & Roy Eldridge)

 Domenica con Art Tatum e Roy Eldridge, poi non dire che ti tratto male. I due li hai già sentiti insieme, da queste parti, nel famoso concerto al Metropolitan degli «Esquire All-Stars», 1944.

 L’incontro non è riuscito come quelli di Tatum con Ben Webster e con Buddy DeFranco, ma è meglio di quello con Benny Carter (di tutti e tre trovi testimonianza su Jnp). Roy comunque sembra un po’ sopraffatto dal pianista, che effettivamente è scatenato, soprattutto in Night And Day – senti il ritmo di boogie che piazza sotto Roy nel bridge del penutlimo chorus (dal minuto 4:45).

 The Moon Is Low (Freed-Brown), da «The Art Tatum Group Masterpieces», Pablo 0600753312032. Roy Eldridge, tromba; Art Tatum, piano; John Simmons, contrabbasso; Alvin Stoller, batteria. Registrato nel marzo 1955.



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 Night And Day (Porter), id.



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 I Surrender, Dear (Clifford-Barris), id.



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giovedì 25 aprile 2013

Memories Of You (Art Tatum)

Buona Liberazione!   

 Memories Of You (Razaf-Blake), da «The Art Tatum Solo Masterpieces», Pablo 0600753312018. Art Tatum, piano. Registrato il 28 dicembre 1953.



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martedì 5 febbraio 2013

Blues In B Flat - Makin’ Whoopee (Art Tatum & Benny Carter)

 Art Tatum suonava il blues nel medesimo spirito in cui suonava i suoi standard amatissimi: per lui era cioè solo un’altra sequenza armonica, per una volta molto semplice, su cui inventare e variare. In questo trio manca il contrabbasso, ma la sinistra del pianista, pur in tutta levità (e in associazione con la grancassa feathered di Bellson), non ce lo fa mancare; sentilo proprio nel blues, sotto l’assolo di Carter .

 Mi pare che Benny Carter non renda, in compagnia di Tatum, come avrebbe reso due anni dopo, per dire, Ben Webster. Senza potergli imputare alcuna défaillance, lo sento piuttosto a disagio in tutto il disco.

 Blues In B Flat (Carter-Bellson), da «The Art Tatum Group Masterpieces», Pablo 0600753312049. Benny Carter, sax alto; Art Tatum, piano; Louis Bellson, batteria. Registrato il 25 giugno 1954.



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Makin’ Whoopee (Donaldson-Kahn), id.



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domenica 6 gennaio 2013

Some Other Spring (Art Tatum)

 Una di due versioni che Art Tatum ha registrato di questa canzone (l’altra è in trio con Callender e Jones), ripresa a casa di Ray Heindorf a Beverly Hills, Los Angeles, nel 1950. 

 Some Other Spring (Wilson-Herzog), da «The Legendary 1956 Session», Poll Winners PWR 27266. Art Tatum, piano. Registrato il 16 aprile 1950.



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venerdì 4 gennaio 2013

My Ideal (Art Tatum & Coleman Hawkins)

Art Tatum, 3.

 L‘esecuzione di My Ideal del 1956 sentita ieri, con Ben Webster, mi ha naturalmente riportato a questa del 1944, colta dal vivo nel primo dei leggendari concerti-jam di quell’anno degli «Esquire All-Stars» al Metropolitan. Qui Tatum accompagna il più prestigioso interprete di questa bella canzone, Coleman Hawkins (rinforzano l’ultima nota Roy Eldridge e Barney Bigard).

 Quest’esecuzione è un classico dei classici. Voglio solo pregare che non ti sfugga l’incredibile suono di campane, o meglio di carillon, che Tatum trae dal pianoforte proprio alla fine del suo assolo (2:09-2:011).

 Il presentatore che senti all’inizio è, almeno credo, Leonard Feather.

 My Ideal (Robin-Whiting-Newell), da «Esquire All Stars Vol. 2», Jazz Unlimited JUCD 2017. Coleman Hawkins, sax tenore; Art Tatum, piano; Al Casey, chitarra; Oscar Pettiford, contrabbasso; Sid Catlett, batteria.



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giovedì 3 gennaio 2013

Have You Met Miss Jones? - My Ideal (Art Tatum & Ben Webster)

 Avanti con Art Tatum e con un post meno analitico del precedente (non che lo fosse nemmeno quello, per la verità: al massimo era descrittivo, e spero che non ti abbia dissuaso dall’ascolto della musica).

 Questa volta Art, che sarebbe morto meno di due mesi dopo, suona in quartetto in compagnia di Ben Webster. Coppia bene assortita, uno che suona un milione di note e l’altro solo una ogni tanto.

 Have You Met Miss Jones? (Rodgers-Hart), da «The Art Tatum Group Masterpieces», Pablo 0600753312032. Ben Webster, sax tenore; Art Tatum, piano; Red Callender, contrabbasso; Bill Douglass, batteria.



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 My Ideal (Robin-Whiting-Newell), id.



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mercoledì 6 giugno 2012

Trio Blues (Art Tatum)

 Art Tatum eseguì raramente il blues e nel farlo vi applicò i tratti suoi tipici con cui era solito trasfigurare gli standard. Ero sicuro che Arrigo Polillo avesse avuto al proposito una definizione icastica delle sue, ma non la ritrovo nel capitolo dedicato a Tatum suo «Jazz»: l’avrò letta in qualche vecchio numero di «Musica Jazz».

 Questo Trio Blues è evidentemente una composizione estemporanea. Tatum, colto nell’ultimo anno di vita, vi premette una breve, spiritosa introduzione in stile «honky tonk». Questo disco contiene l’unica collaborazione discografica fra Tatum e Jo Jones.

 Trio Blues (Tatum), da «The Legendary 1956 Session», Poll Winners PWR 27266. Art Tatum, piano; Red Callender, contrabbasso; Jo Jones, batteria. Registrato il 27 gennaio 1956.



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venerdì 16 luglio 2010

Deep Night - This Can’t Be Love (Art Tatum, Buddy DeFranco)

  Anche se il suo nome si associa spontaneamente al piano solo, Art Tatum ha lasciato un buon numero di registrazioni con altri musicisti e non solo con i suoi trii: negli ultimi due anni della vita del pianista Norman Granz lo associò, in una serie di dischi, ad alcuni famosi solisti fra i quali Ben Webster, Benny Carter, Roy Eldridge. Io ho sempre avuto una predilezione per il disco con il grande clarinettista Buddy DeFranco: un incontro sul piano del virtuosismo, di risultato musicale felicissimo.

  Deep Night (Vallee-Henderson), da «The Tatum Group Masterpieces vol. 7», Pablo 2405-430. Buddy DeFranco, clarinetto; Art Tatum, piano; Red Callender, contrabbasso; Bill Douglass, batteria. Registrato nel febbraio 1956.




  This Can’t Be Love (Rodgers-Hart), ib.


lunedì 12 luglio 2010

Tiger Rag - Tea for Two (Art Tatum)

  Un giorno del 1933 Art Tatum si rivelò al mondo.

  Tiger Rag (La Rocca), da «Piano Starts Here», Columbia Masterworks. Art Tatum, piano. Registrato nel 1933.




  Tea for Two (Youmans-Caesar), ib.