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martedì 18 agosto 2020

She Rote (Charlie Parker)

 Mi piace anche ogni tanto pubblicare qualcosa che non abbia necessità di presentazione; in realtà non c’è musica che abbia bisogno di essere preceduta da parole, figuriamoci quindi questo pezzo notissimo di Charlie Parker, fra gli ultimi che Bird registrò con Miles Davis, che all’epoca (1951) già non era più un membro del suo quintetto.

 Una cosa però c’è da dire, uno scrupolo filologico. Si è ripetuto per anni che She Rote fosse un contraffatto di Out of Nowhere, canzone amata dai bopper, ma all’orecchio attento non sfugge come la simiglianza si limiti alle prime otto battute. 

 In realtà, come hanno più di recente confermato anche autorevoli studiosi parkeriani come Porter (Bob) e Koch, Bird qui riesumò la sequenza armonica di una canzone popolare una ventina d’anni prima, Beyond The Blue Horizon, che fu cantata da Jeannette MacDonald nel film Monte Carlo di Ernst Lubitsch, del 1930. Del resto, Parker eseguì spesso Out Of Nowhere ma mai nella tonalità di si bemolle maggiore, quella appunto di Beyond e di She Rote.

 Come altre volte, Bird apre e chiude i chorus d’improvvisazione con otto battute di un sardonico, lievemente sibillino unisono di sax e tromba su un pedale si si bemolle.

 She Rote (Parker), da «The Complete Charlie Parker On Verve», Verve 983 3382. Miles Davis, tromba; Charlie Parker, sax alto; Walter Bishop Jr, piano; Teddy Kotick, contrabbasso; Max Roach, batteria. Registrato il 17 gennaio 1951.

lunedì 7 ottobre 2019

Confirmation (Charlie Parker)


  Confirmation è una delle composizioni più famose di Charlie Parker e a mio parere è anche la più bella. In forma AABA, il tempo è al più un medium fast ma la sequenza armonica, sotto un melodia attorta, è impegnativa per l’improvvisatore, che è messo a cimento, nell’head cioè nelle prime otto battute, dal dover costruire un linea filante su una serie discendente di successioni II-V-I dalla tonica alla sottodominante (batt. 1-4), e da lì (batt. 5-8) di nuovo alla tonica.

  Anche il suo compositore doveva giudicare Confirmation piuttosto impervia: la incise in studio una volta sola, per la Verve, ed è la versione che ascolti oggi. Tutte le altre sue versioni note sono dal vivo, e tutte, a eccezione di quella della Carnegie Hall del 1947 con la ritmica della big band di Dizzy, impiegano il quintetto regolare di Parker.

  Questa versione, che nell’integrale è preceduta da due false partenze, è stupenda, come il resto dei pezzi creati in quella seduta (fra l’altro un brillante Now’s The Time). A momenti, per esempio da 00:50 a 00:57, pare di sentire Eric Dolphy con dieci anni d’anticipo.

  Confirmation (Parker), da «The Complete Charlie Parker On Verve», Verve 983 3382. Charlie Parker, sax alto; Al Haig, piano; Percy Heath, contrabbasso; Max Roach, batteria. Registrato il 30 luglio 1953.

giovedì 27 settembre 2018

Ornithology (Charlie Parker & Angelo Maria Ripellino) RELOADED

Reload dal 20 aprile 2017.

 Nonché Aristofane e chi sa che cos’altro.

Le mostrerò la strepitante patria degli uccelli, signor Solferino,
Così mi disse stizzito Rabàs, l’organista.
Ed io vidi d’un tratto il cinguettío inestinguibile,
che trabocca dagli alberi come schiuma di birra,
le cupole di madreperla delle ali, una Terrasanta
di zampine smagrite con fogli portafortuna.
Vidi d’un tratto una bianca città stercoraria,
un gran circo vocale molto ostinato,
un’esecuzione nemica alle querulose ranocchie,
caldo fieno di piume, e niente carceri.
Gavinelli e calandre e fagiani e smerigli
si accapigliavano nel loro parlamento.
Vidi una cerchia di mura canterine, e grovigli
di ciuffi e penne, e remiganti castelli,
e dolce lanúgine di case trampoliere,
e scorte di tórtore ed altre ragioni di uccelli.
Mi rallegravo dei garriti e dei gorgheggi
di questa pluralità democratica.
Ma l’arruffío, il pigolío sulle statue di Braun
infastidiva la musica dell’aggrondato organista.
E Rabàs diede agli uccelli una ciòtola
di chicchi di miglio imbevuti di rum,
perché durante il concerto dormissero.

                             A.M. Ripellino, Notizie dal diluvio, 34, Einaudi 1969.


 Ornithology (Parker), da «A Studio Chronicle 1940-1948», JSP  RECORDS JSP915C. Miles Davis, tromba; Charlie Parker, sax alto; Lucky Thompson, sax tenore; Arvin Garrison, chitarra; Dodo Marmarosa, piano; Vic McMillan, contrabbasso; Roy Porter, batteria. registrato il 28 marzo 1946.

 Ornithology, da «Bird & Fats Live At Birdland», Cool & Blue C&B-CD103. Fats Navarro, tromba; Charlie Parker, sax alto; Bud Powell, piano; Curley Russell, contrabbasso; Art Blakey, batteria. Registrato il 30 giugno 1950.

 Ornithology, da «The Complete Legendary Rockland Palace Concert 1952», Jazz Classics CD-JZCL-5014. Charlie Parker, sax alto; Walter Bishop, piano; Mundell Lowe, chitarra; Teddy Kotick, contrabbasso; Max Roach, batteria. Registrato il 26 settembre 1952.

giovedì 16 novembre 2017

Yardbird Suite – Constellation - Ko-Ko (Sonny Stitt)

 Del genuino mistero costituito da Sonny Stitt e dalla sua relazione con Charlie Parker ho detto qui quello che avevo da dire, che è poco. Questo disco è bello, tutti vi suonano da par loro ma John Lewis ancora più da par degli altri, con degli accompagnamenti indaffaratissimi.

 Ko-Ko, da parte sua, costituisce un mistero tutto a sé. La versione originale del ’45 ha qualcosa, più ancora che di esoterico, di misterico, appunto, un mistero del bebop originario, una cifra forse della vita e cultura negra che a noi è precluso: prima e dopo che Bird si metta a improvvisare sul giro di Cherokee, come qui Stitt, che cosa diavolo suonano veramente lui, Dizzy e Roach? Che cosa sono quelle linee balenanti e armonicamente elusive che Miles Davis non era stato in grado di suonare quel giorno? In che rapporto stanno con quanto segue e poi precede? Stitt ripete tutto alla lettera, ma come un devoto preconciliare, di quelli che biascicavano la liturgia latina senza veramente capirla.

 Yardbird Suite (Parker), da «Stitt Plays Bird», Altantic SD 1418. Sonny Stitt, sax alto; John Lewis, piano; Jim Hall, chitarra; Richard Davis, contrabbasso; Connie Kay, batteria. Registrato il 29 gennaio 1963.

 Constellation (Parker), id.

 Ko-Ko (Parker), id.

domenica 11 dicembre 2016

Don’t Blame Me (Charlie Parker)

 Wow… Bird con due fantastici bostoniani, Joe Gordon e Dick Twardzik. Presenta Symphony Sid.

 Don’t Blame Me (Fields-McHugh), da «Boston, 1952», Uptown UPCD 27.42. Charlie Parker, sax alto; Joe Gordon, tromba; Dick Twardzik, piano; Charles Mingus, contrabbasso; Roy Haynes, batteria. Registrato il 14 dicembre 1952.

mercoledì 28 settembre 2016

If You Could See Me Now (Wynton Kelly) – Groovin’ High (Dizzy Gillespie)

 Tadd Dameron scrisse If You Could See Me Now per Sarah Vaughan nel 1946; quest’esecuzione live di Wynton Kelly, del 1965, è ispirata. L’ultima parte della melodia della canzone riprende alla nota le seconde quattro battute della maestosa cadenza finale di Dizzy Gillespie in Groovin’ High, classico dell’high bebop basato a sua volta sugli accordi di Whispering e inciso nel febbraio dell’anno prima.

 Ti invito a fare attenzione una volta di più all’assolo di Charlie Parker in Groovin’ High, anche se sono certo che tu lo sappia a memoria: è molto difficile dire più e meglio di così in sedici battute appena.

 If You Could See Me Now (Dameron), da «Blues On Purpose», Xanadu 198. Wynton Kelly, piano; Paul Chambers, contrabbasso; Jimmy Cobb, batteria. Registrato il 17 agosto 1965.

 Groovin’ High (Gillespie), da «Groovin’ High», Denon. Dizzy Gillespie, tromba; Charlie Parker, sax alto; Clyde Hart, piano; Remo Palmieri, chitarra; Slam Stewart, contrabbasso; Cozy Cole, batteria. Registrato il 28 febbraio 1945.

sabato 14 maggio 2016

If I Should Lose You – I’m In The Mood For Love (Charlie Parker)

 Ciao! Torno a pubblicare dopo più di una settimana di silenzio. Quando succede (ma è successo raramente, conviénine) mi dispiace anche perché so, mi è stato proprio detto, che qualcuno è affezionato al pezzo di jazz al mattino. Gli è che questa settimana sono stato e sono ancora stanco, meteoropatico, cioè inverso quando piove, male in gamba, ne ha risentito perfino l’umore del cane; non che la lontananza da Jnp mi abbia giovato, anzi.
 Paolo il Lanciancese ha anche voluto farmi sentire più in colpa indicando che avrei «bucato» il compleanno del blog, ma non è così, manca ancora qualche giorno.

 Come che sia rieccomi, non sono ancora in piena forma ma voglio rientrare facendo bella figura con poca fatica: Charlie Parker with strings.

 If I Should Lose You (Rainger-Robin), da «Charlie Parker - The Verve Years 1948-1950», Verve VE-2-2501. Charlie Parker With Jimmy Carroll Orchestra: Mitch Miller, oboe; Bronislaw Gimpel, Max Hollander, Milton Lomask, violino; Frank Brieff, viola; Frank Miller, violoncello; Meyer Rosen, arpa; Stan Freeman, piano; Ray Brown, contrabbasso; Buddy Rich, batteria; Jimmy Carroll, arrangiamento e direzione. Registrato il 30 novembre 1949.

 I’m In The Mood For Love (Fields-McHugh), ib. Charlie Parker With Joe Lippman Orchestra: Joseph Singer, corno francese; Sam Kaplan, Harry Melnikoff, Sam Rand, Ziggy Smirnoff, violino; Howard Kay, Isadore Zir, viola; Maurice Brown, violoncello; Verley Mills, arpa; Bernie Leighton, piano; Ray Brown, contrabbasso; Buddy Rich, batteria; Joe Lippman, arrangiamento e direzione. Registrato il 5 luglio 1950.

giovedì 27 novembre 2014

[comunicazione di servizio] Biografia di Charlie Parker

 Ha cominciato in questi giorni a popolare le librerie d’Italia la versione italiana di Kansas City Lightning: The Rise And Times Of Charlie Parker, primo volume dell’impegnativa biografia critica di Bird, opera del famoso (famigerato, presso alcuni) Stanley Crouch.

  In italiano s’intitola Fulmini a Kansas City e l’ha pubblicato la minimum fax. Io l’ho tradotto e, come sempre faccio, qui te lo segnalo. Ma te lo segnalerei anche se l’avesse tradotto un altro, perché è un libro bello e avvincente, di quelli che noi impallinati del jazz vorremmo leggere più spesso.

lunedì 6 ottobre 2014

Just Friends (Charlie Parker)

 Questo pezzo di Charlie Parker del 1949 lo conoscono anche i termosifoni, ma lo stesso potrà dirsi, non so, del Rigoletto; potrà forse far male ascoltare queste musiche una volta di più?

 Nella cornice orchestrale apprestatagli da Jimmy Carroll, di cui il meglio che si possa dire, e non è poco, è che non gli oppone resistenza, Charlie Parker si esprime con accenti di semplice bellezza a cui perfino lui aveva attinto e attingerà pochissime altre volte. Proprio come uno che non apprezzi un notturno di Chopin o West End Blues, chi non apprezza questa musica, sia o non sia un appassionato del jazz, può affermare con sicurezza, cuore sereno e senza sensi di colpa  di non essere fatto per la musica (esistono, persone così afflitte: ed è umana cosa averne compassione).

 Just Friends (Klenner-Lewis), da «Charlie Parker - The Verve Years 1948-1950», Verve VE-2-2501. Charlie Parker Quartet With Jimmy Carroll Orchestra: Mitch Miller, oboe, corno inglese; Charlie Parker, sax alto; Bronislaw Gimpel, Max Hollander, Milton Lomask, violino; Frank Brieff, viola; Frank Miller, violoncello; Meyer Rosen, arpa; Stan Freeman, piano; Ray Brown, contrabbasso; Buddy Rich, batteria. Registrato il 30 novembre 1949.



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martedì 20 maggio 2014

Klactoveedsedsteene (Charlie Parker)

 Un grande classico ogni tanto non può far male; a parte che ci sarà sempre quello che non l’ha mai sentito.

 Klactoveedsedsteene (Parker), da «Charlie Parker – A Studio Chronicle», 1940-1948, JSP915A-D. Miles Davis, tromba; Charlie Parker, sax alto; Duke Jordan, piano; Tommy Potter, contrabbasso; Max Roach, batteria. Registrato il 4 novembre 1947.



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giovedì 22 agosto 2013

Funky Blues (Benny Carter, Johnny Hodges, Charlie Parker)

 Questa formazione radunata nel 1952 da Norman Granz, con il suo gusto per il jazz gladiatorio, da Jazz at the Philarmonic, ci presenta uno via l’altro i tre che, a tutt’oggi, sono i massimi esponenti del sax contralto: Benny Carter, Johnny Hodges e Charlie Parker. Ciascuno dei tre ci dà dentro per non sfigurare (non ti farò l’affronto di indicarti la sequenza degli assoli. E va bene, va’: Hodges, Parker, Carter). Ben Webster, anche lui della bella compagnia, non ha invece nulla da dimostrare: lui si limita a suonare il blues alla sua maniera.

 Bene gli altri.

 Funky Blues (Hodges), da «Benny Carter - The Music Master», Properbox 68. Charlie Shavers, tromba; Benny Carter, Johnny Hodges, Charlie Parker, sax alto; Flip Phillips, Ben Webster, sax tenore; Barney Kessel, chitarra; Oscar Peterson, piano; Ray Brown, contrabbasso; J. C. Heard, batteria. Registrato nel luglio 1952.



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mercoledì 29 maggio 2013

Dancing In The Dark (Charlie Parker)

 Nella fetta di talentuosa umanità che costituisce il pubblico di Jazz nel pomeriggio, c’è addirittura chi, un sax tenore fra le labbra, si appresta a esibirsi with strings. A sua edificazione e come augurio vada questo precedente non indegno.

 Dancing In The Dark (Schwartz-Dietz), da «The Complete Legendary Rockland Palace Concert 1952», Jazz Classics Records CD-JZCL-5014. Charlie Parker, sax alto; Walter Bishop, piano; Mundell Lowe, chitarra; Teddy Kotick, contrabbasso; Max Roach, batteria; archi e oboe. Registrato dal vivo al Rockland Palace, NY, il 26 settembre 1952.



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lunedì 4 marzo 2013

All The Things You Are - A Dizzy Atmosphere - Shaw ’Nuff - Quasimodo (Charlie Parker, Dizzy Gillespie)

 Questa mattina, chiacchierando prima del concerto di Dave Douglas al teatro Manzoni (bello – prendi nota della bassista Linda Oh), un mio amico e io abbiamo avuto occasione di osservare come noi tutti pensiamo di sapere ogni cosa a proposito dell’«high bebop» – cioè del bebop originario, suonato e registrato dal 1945 al ’47 –  ma forse, a furia di pensarlo e di non riascoltare, alla fine ce n’è rimasta un’immagine falsata. Il bebop era per certi versi meno rivoluzionario, per altri lo era più di quanto la vulgata delle storie del jazz non mostrino di credere.

 Oggi, intanto, ti propongo quattro classicissime matrici, tre di Charlie Parker e Dizzy Gllespie insieme e una del quintetto di Bird con aggiunto J. J. Johnson, che male non ti faranno di sicuro, anche se probabilmente le conosci a memoria da tutta la vita. O almeno ne sei convinto, come lo ero io.

 All The Things You Are (Kern-Hammerstein II), da «Charlie Parker. A Studio Chronicle», JSP 915. Dizzy Gillespie, tromba; Charlie Parker, sax alto; Clyde Hart, piano; Remo Palmieri, chitarra; Slam Stewart, contrabbasso; Cozy Cole, batteria. Registrato il 28 febbraio 1945.



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 A Dizzy Atmosphere (Gillespie), id.



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 Shaw ’Nuff (Gillespie), ib. Parker e Gillespie con Al Haig, piano; Curley Russell, contrabbasso; Sidney Catlett, batteria. Registrato l’11 maggio 1945.



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 Quasimodo (Parker), ib. Miles Davis, tromba; J. J. Johnson, trombone; Charlie Parker, sax alto; Duke Jordan, piano; Tommy Potter, contrabbasso; Max Roach, batteria. Registrato il 17 dicembre 1947.



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venerdì 22 febbraio 2013

Vine Street Boogie - Swingmatism - Spoon Calls Hootie (Jay McShann)

 Jay McShann (1916-2006), pianista, bandleader e cantante, l’abbiamo già incontrato qui sopra tempo fa come colui che diede lavoro e la prima occasione discografica al ventenne Charlie Parker. Ma prima e anche dopo McShann fu uno dei più pregiati esponenti del jazz di Kansas City. Qui te lo presento prima in trio, pianista bluesy energico ma elegante nel tocco e nel fraseggio; poi in una interessante, complessa composizione con la formazione che aveva al sax alto Parker, qui appunto nella sua prima seduta discografica e autore di un breve assolo e infine, nel 1948, accompagnatore del bluesman Jimmy Whiterspoon in un contesto precocemente r’n’b.

 Vine Street Boogie (McShann), da «The Jumpin’ Blues», MJCD 1145. Jay McShann, piano; Gene Ramey, contrabbasso; Gus Johnson, batteria. Registrato il 20 aprile 1941.



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 Swingmatism (William Scott), ib. Harold Bruce, Orville Minor, Bernard Anderson, tromba; Joe Baird, trombone; Charlie Parker, John Jackson, sax alto; Bob Mabane, Harry Ferguson, sax tenore; Jay McShann, piano; Gene Ramey, contrabbasso; Gus Johnson, batteria. Registrato il 30 aprile 1941.



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 Spoon Calls Hootie (Jimmy Whiterspoon), ib. James Whiterspoon con James Ross, Art Farmer, tromba; Frank Sleets, sax alto; Pete Peterson, sax tenore; Milbur Newman, sax baritono; Jay McShann, piano; Tiny Webb, chitarra; Ralph Hamilton, contrabbasso; Jesse Sailes, batteria. Registrato il 10 giugno 1948.



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domenica 4 dicembre 2011

Celebrity (Charlie Parker)

  Celebrity (Parker), da «Charlie Parker - Verve Master Edition», Verve 539 -757-2. Charlie Parker, sax alto; Hank Jones, piano; Ray Brown, contrabbasso; Buddy Rich, batteria. Registrato nell’ottobre 1950.


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mercoledì 25 maggio 2011

Summertime - Embraceable You (Duke Jordan) (Duke Jordan, Charlie Parker)

  Ecco una splendida versione di Summertime del 1955, di un pudore espressivo che la composizione richiede ma che raramente le viene applicato. Duke Jordan era un maestro delle introduzioni (la più famosa è quella che fece a Embraceable You di Parker, per caso sempre di Gershwin, che riporto di seguito) e qui non si smentisce.

  Summertime (G.& I. Gershwin), da «The Street Swingers», Savoy SJL 1169. Duke Jordan, piano. Registrato il 10 ottobre 1955.



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  Embraceable You (G.& I. Gershwin), da «Charlie Parker - A Studio Chronicle, 1940-1948», JSP915D. Miles Davis, tromba; Charlie Parker, sax alto; Duke Jordan, piano; Tommy Potter, contrabbasso; Max Roach, batteria. Registrato il 28 ottobre 1947.



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venerdì 25 marzo 2011

I Didn’t Know What Time It Was (Charlie Parker) (Ahmad Jamal) (Rahsaan Roland Kirk) (Ruby Braff & Ellis Larkins)

  Sarà capitato anche a voi di avere una musica in testa, a me da qualche giorno vi circola questa di Rodgers & Hart. Purtroppo Monk non ne ha data versione, così che io possa contemperare l’una e l’altra mia ossessione del momento, ma te ne propongo qualcuna che non dovrebbe farti rimpiangere troppo questa lacuna della discografia.

  La prima ha la qualità sonora di un reperto, addirittura risultando più bassa di un tono intero (la tonalità originale, Mi minore, qui è Re) ma non importa, perché è Charlie Parker dal vivo al St. Nick’s con il suo quintetto, nel 1950. Già l’enunciazione della melodia è impagabile; qui come nel resto del breve assolo, Bird si avvicina molto a un’improvvisazione di tipo tematico, insolita per lui, e fa capire in che credito sia verso Sonny Rollins.

  Segue, per un contrasto netto, l’interpretazione del trio di Ahmad Jamal, luminosa ed elegantissima, ma, a paragone con quella di Parker, quasi fatua.

  Poi Rahsaan Roland Kirk, con, fra gli altri, Roy Haynes, che suona anche nella versione di Parker, ma non si sente.

  Per finire una classica e meravigliosa lettura in duo di Ruby Braff ed Ellis Larkins.

  I Didn’t Know What Time It Was (Rodgers-Hart), da «Bird at St. Nick’s», Jazz Workshop/OJC 200412. Red Rodney, tromba; Charlie Parker, sax alto; Duke Jordan, piano; Tommy Potter, contrabbasso; Roy Haynes, batteria. Registrato il 18 febbraio 1950.



  I Didn’t Know What Time It Was, da «Complete Live at the Spotlite 1958, Vol. 2», Gambit 69265. Ahmad Jamal, piano; Israel Crosby, contrabbasso; Vernell Fournier, batteria. Registrato il 6 settembre 1958.



  I Didn’t Know What Time It Was, da «Domino», Mercury 9588. Rahsaan Roland Kirk, flauto; Herbie Hancock, piano; Vernon Martin, contrabbasso; Roy Haynes, batteria. Registrato il 17 aprile 1962.



  I Didn’t Know What Time It Was, da «Two by Two: Ruby Braff And Ellis Larkins Play Rodgers And Hart», Vanguard 8507. Ruby Braff, cornetta; Ellis Larkins, piano. Registrato nell’ottobre 1955.

giovedì 12 agosto 2010

Aint’ Misbehavin’, Au Privave (Sonny Stitt) (Charlie Parker)

  Sonny Stitt è passato a lungo come un’efficientissima controfigura di Charlie Parker (forse anche per questo, da un certo punto in avanti, scelse come strumento principale il sax tenore), ma lui sostenne sempre di aver messo a punto il proprio stile indipendentemente da quello di Parker: cosa che, a sentire lui, lo stesso Parker riconobbe.
  Ascoltandolo con attenzione gli si può dare credito: le somiglianze di fraseggio con Parker sono evidentissime, ma la sonorità è diversa, più rotonda e vicina a quella degli altisti classici, il ritmo meno spastico e più lineare, in generale il discorso più diretto e cool, meno drammatico e in un certo senso più moderno.

  Ti faccio sentire Stitt dal vivo, prima nel 1951 con una scelta di repertorio desueta, Ain’t Misbehavin’ e più parkeriano che mai, benché qui suoni il sax tenore; poi, per un sommario confronto, sentirai Charlie Parker nello stesso anno in una delle sue composizioni più singolari, Au Privave, le cui frasi si adagiano sghembe sullo schema del blues di 12 battute; e infine di nuovo Stitt, all’alto, nel 1964, proprio in Au Privave (il tema però è liquidato in tutta fretta). Qui, ripreso a Berlino, Stitt suona con una formazione che alla ritmica dell’orchestra Clarke-Boland aggiunge il pianista catalano Tete Montoliu e Roland Kirk.

Ain’t Misbehavin’ (Waller), da «Loose Walk», Philology W 43-2. Bill Massey, tromba; Wade Marcus, trombone; Sonny Stitt, sax tenore; Gene Ammons, sax baritono; Junior Mance, piano; Gene Ramey, contrabbasso; Teddy Stewart, batteria. Registrato il 10 marzo 1951.




Au Privave (Parker), da «Confirmation: The Best Of The Verve Years (1948 – 1954)», Verve. Miles Davis, tromba; Charlie Parker, sax alto; Walter Bishop, piano; Teddy Kotick, contrabbasso; Max Roach, batteria. Registrato il 17 gennaio 1951.




Au Privave, da «Loose Walk», v. supra. Sonny Stitt, sax alto; Roland Kirk, sax tenore; Tete Montoliu, piano; Jimmy Woode, contrabbasso; Kenny Clarke, batteria. Registrato il 24 settembre 1964.


sabato 10 luglio 2010

Hootie Blues - Cherokee - Ko Ko (Charlie Parker)

  Fu nel 1940-41 che si cominciò a sentir parlare di Charlie Parker, ventenne saxofonista di Kansas City. Dopo qualche esperienza in gruppi locali, Parker era stato assunto dal concittadino pianista Jay McShann, la cui orchestra era allora molto nota e, fra quelle originarie della città del Missouri, seconda solo all’orchestra di Count Basie.
  In Hootie Blues le dodici battute di assolo di Parker  dimostrano come il suo stile forse per la gran parte già formato alcuni anni prima che qualcuno inventasse il termine bebop; e altrettanto il lungo assolo su Cherokee, un pezzo forte dei primi bopper e specialmente di Parker, che sul suo giro armonico, rititolato Ko Ko, incise nel 1945 il suo assolo forse più famoso (sicuramente lo conosci, ma per un immediato confronto l’ho pubblicato subito dopo).

  Direi che i progressi che Parker avrebbe compiuto nei tre o quattro anni a venire sono soprattutto ritmici; qui la sua verve in tal senso è trattenuta in un caso dal contesto orchestrale, nell’altro dall’occasionalità degli sconosciuti accompagnatori. Nota comunque, in Hootie Blues, l’eccellenza della sezione ritmica di  McShann, in quel 4/4 lieve ed elastico che è sinonimo di Kansas City e che trovò la sua espressione più famosa nel quartetto ritmico dell’orchestra di Basie (Basie, Freddie Green, Walter Page, Jo Jones). In Cherokee si sente anche chiara la derivazione di Parker da Lester Young.

  Hootie Blues (McShann), da «Charlie Parker – A Studio Chronicle», 1940-1948, JSP915A-E. Buddy Anderson, Harold Bruce, Orville Minor, tromba; Joe Taswell Baird, trombone; John Jackson, Charlie Parker, sax alto; Harold Ferguson, Bob Mabane, sax tenore; Jay McShann, piano; Gene Ramey, contrabbasso; Gus Johnson, batteria; Walter Brown, cantante. Registrato il 30 aprile 1941.




  Cherokee (Noble), ibidem. Charlie Parker, sax alto; Efferge Ware, chitarra; Little Phil Phillips, batteria. Registrato nel settembre 1941.




  Ko Ko [alias Cherokee], ibidem. Dizzy Gillespie, tromba, piano; Charlie Parker, sax alto; Curly Russel, contrabbasso; Max Roach, batteria. Registrato il 26 novembre 1945.