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sabato 22 aprile 2017

Six Bits Blues (Max Roach) RELOADED

Reload dal 26 marzo 2011. A distanza di anni credo che questo sia rimasto il pezzo più lungo mai pubblicato qui sopra.

  OK, questo è il pezzo più lungo che Jazz nel Pomeriggio abbia mai pubblicato: di fatto, si tratta di un intero LP. Sentirai il grande quartetto che Max Roach portava in giro in quegli anni, spessissimo anche in Italia, dove infatti il disco fu registrato da Aldo Sinesio. A rendere il tutto più indimenticabile è il contrabbasso nelle mani di Reggie Workman. Billy Harper è struggente, Bridgewater molto bravo, Workman mostra chi sia anche con l’archetto, ma a strabiliare, una volta di più, è Max, che sostiene e innerva per più di mezz’ora un 6/8 lento e ieratico come non so quale altro batterista sarebbe stato capace di fare.

  Six Bits Blues (Roach), da «The Loadstar», HORO HDP 9-10. Cecil Bridgewater, tromba; Billy Harper, sax tenore; Reggie Workman, contrabbasso; Max Roach, batteria. Registrato a Roma il 27 luglio 1977.

mercoledì 19 aprile 2017

Man From South Africa – Tender Warriors (Max Roach)

 Càpita – anzi, restringiamo, càpita a me: càpita che io creda di conoscere a menadito certi dischi di jazz e sono magari dischi che ho ascoltato l'ultima volta per intero quando era ancora in piedi l’Unione Sovietica e, alle scuole medie, vigeva l’insegnamento di «applicazioni tecniche»; di fatto, quando mi càpiti di riconsiderarli, quei dischi, mi avvedo che ne avevo un’immagine distorta, lontana, sommaria e quasi sempre falsa. Te lo dico anche perché tu faccia la tara a tante cose che scrivo qui sopra.

 È questo il caso di «Percussion Bitter Sweet», di cui mi ha colpito al riascolto neanche tanto l‘esecuzione davvero meravigliosa da parte di tutti e soprattutto di Max Roach e di Booker Little (ma vi figura benissimo anche la Abbey Lincoln, cantante che di norma non mi piace), quanto il pregio e l’intelligenza delle composizioni e degli arrangiamenti di Roach, con quei voicing aperti, virtualmente bitonali, dai quali avrebbe tratto grande partito Booker Little nei suoi ultimi due dischi: qui sopra ne ho parlato sovente, se ti va puoi leggere sotto l’etichetta Booker Little.

 Le composizioni, molto caratterizzate senza essere facili, sono stimolo a improvvisazioni espressive e liberissime, che – soprattutto quando è Dolphy a suonare – trattano con libertà pulsazione e armonia senza distaccarsene del tutto; le percussioni latin sono adoperate con grande intelligenza e non a gramo scopo di colore. E Max Roach, ebbene sì, è stato infine il più gran batterista di jazz e lo resterà chissà per quanto tempo ancora.

 Nel 1961 questo era un disco molto avanti e continua a esserlo dopo tanti anni; uno dei dischi più belli del decennio, direi proprio, superiore all’altro di Roach dell’anno precedente, più noto, la «Freedom Now Suite».* Il livello ne è così costantemente alto che avrei potuto scegliere due pezzi a caso, e così ho fatto.

 Tu sei d’accordo? Non sei d’accordo? Fatti sentire, santo D*o, scrivi, telefona.

* Che non ascolto dai tempi di un qualche governo Andreotti, per cui non escludere una pronta ritrattazione.

 Man From South Africa (Roach), da «Percussion Bitter Sweet», Impulse!/GRP GRD 122. Booker Little, tromba; Julian Priester, trombone; Eric Dolphy, sax alto e flauto; Clifford Jordan, sax tenore; Mal Waldron, piano; Art Davis, contrabbasso; Max Roach, batteria; Carlos «Potato» Valdez, conga; Carlos «Totico» Eugenio, campanaccio. Registrato nell’agosto 1961.

 Tender Warriors (Roach), id. Dolphy suona anche il clarinetto basso.

giovedì 17 novembre 2016

Conversation (Max Roach)

 E qui c’è un’interessante intervista del 1986 di Max Roach con Ben Sidran.

 Conversation ( Roach), da «Deeds, Not Words», [Riverside] OJC 20 304-2. Max Roach, batteria. Registrato il 4 settembre 1958.

sabato 24 settembre 2016

Blues Waltz (Max Roach)

 Non è uno dei miei preferiti questo disco di Max Roach, artista che per il resto, com’è ovvio, giudico grande; negli anni Cinquanta i suoi complessi, anche il quintetto con Clifford Brown, mi pare potessero costeggiare il lezioso, come ho già avuto modo di dire e di provare a spiegare, pur se sempre arricchiti di grandi assoli e di una musicalità superiore. A sbilanciare il risultato in quel senso qui c’è l’assunto programmatico, anzi dimostrativo, del tempo ternario, una misura nel 1957 ancora inconsueta nel jazz.

 Però questo disco offre l’occasione rara di ascoltare Billy Wallace (1929), sentito qui sopra in due occasioni con Frank Strozier, l’ultima appena ieri. Si tratta di un pianista dalla carriera singolare e oscura, ancora attivo benché seriamente invalidato. Virtuoso influenzato da Phineas Newborn (le frasi in ottava), Wallace è uno degli autentici ambidestri del jazz e non c’è assolo o accompagnamento in cui non dia un contributo di fantasia. Sentendolo in Blues Waltz, ha osservato un critico, si ha l’impressione di sentire «Monk che suoni un contrappunto a se stesso», in particolare dal minuto 1:37.

 Non ti dico niente di Dorham e Rollins perché scusa, che cosa vuoi mai che ti dica?

 Blues Waltz (Roach), da «Jazz in 3/4 Time», EmArcy. Kenny Dorham, tromba; Sonny Rollins, sax tenore; Billy Wallace, piano; George Morrow, contrabbasso; Max Roach, batteria. Registrato il 18 marzo 1957.

 I’ll Take Romance (Hammerstein II-Oakland), id.

domenica 24 aprile 2016

Crackle Hut – Speculate – Audio Blues (Max Roach)

 Essenzialmente, questo è grande bebop, insomma, hard bop nella declinazione curiosamente precisa e «raffreddata» che Max Roach ne aveva data, nella prima metà di quel decennio, nel suo quintetto con Clifford Brown. In secondo luogo, e per la storia, questa è una delle pochissime occasioni in cui il pianista Ramsey Lewis si senta fuori da Chicago e fuori dal setting abituale del suo trio.

 Ciò detto, considerato che qui abbiamo Roach, Kenny Dorham e Hank Mobley at the top of their game, direi che il brav’uomo del Lewis è veramente l’ultimo motivo d’interesse in questo disco.

 Crackle Hut (Marshall), da «MAX», Argo LP 623. Kenny Dorham, tromba; Hank Mobley, sax tenore; Ramsey Lewis, piano; George Morrow, contrabbasso; Max Roach, batteria. registrato il 14 gennaio 1958.

 Speculate (Dorham), id.

 Audio Blues (Roach), id.

domenica 3 gennaio 2016

Larry-Larue (Max Roach)

 Larry-Larue (Little), da «Deeds, Not Words», [Riverside] OJC20 304-2. Booker Little, tromba; Ray Draper, tuba; George Coleman, sax tenore; Art Davis, contrabbasso; Max Roach, batteria. Registrato il 4 settembre 1958.

sabato 26 settembre 2015

Take The “A” Train – Land’s End (Clifford Brown & Max Roach)

 Credo si debba all’indole insolitamente estroversa e apollinea di Clifford Brown, associata a quella metodica, raziocinante di Max Roach, se i pezzi incisi dal quintetto Roach-Brown esorbitano lievemente dalla temperie hard bop che nel 1955 era già definita.

 Come per le più o meno contemporanee prove di Horace Silver, qui si avverte una dimensione espressiva più distesa, meno urgente e allo stesso tempo più consapevole, nelle esecuzioni e soprattutto nella scelta di repertorio (non pochi standard, Take the “A” Train, Stompin’ At The Savoy, Sweet Georgia Brown, Cherokee) e negli arrangiamenti, a tratti perfino curiosamente leziosi o arcaizzanti: vedi in Train l’effetto «treno» in apertura e chiusura.

 In queste due esecuzioni molto note figurano magnificamente anche Harold Land, autore di Land’s End dal melodiosissimo e disallineato bridge, e soprattutto Richie Powell.

 Take The “A” Train (Strayhorn), da «Clifford Brown - The Quintet», EmArcy EMS-2-403. Clifford Brown, tromba; Harold Land, sax tenore; Richie Powell, piano; George Morrow, contrabbasso; Max Roach, batteria. Registrato il 23 febbraio 1955.

 Land’s End (Land), id.

giovedì 11 dicembre 2014

Soft Shoe – Dance Griot (Anthony Braxton & Max Roach)

 Fantastici questi due insieme. Ecco un disco che all’epoca (sono vecchio) avevo consumato.

 Al minuto 1:58 di Soft Shoe, Braxton cita Straight, No Chaser.

 Soft Shoe (Braxton-Roach), da «Birth and Rebirth», Black Saint 120024-2. Anthony Braxton, sax sopranino; Max Roach, batteria. Registrato nel settembre 1978.



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 Dance Griot (Braxton-Roach), ib. Braxton suona il sax alto.



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venerdì 25 luglio 2014

Dr. Free-Zee (Max Roach)

 Concertino per timpani e quintetto jazz di Max Roach.

 Dr. Free-Zee (Roach), da «Max Roach + 4», EmArcy 36098. Kenny Dorham, tromba; Sonny Rollins, sax tenore; Ray Bryant, piano; George Morrow, contrabbasso; Max Roach, batteria, timpani. Registrato il 17 settembre 1956.



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mercoledì 13 marzo 2013

La Villa (Max Roach)

 Questo, ripreso dal vivo a un festival di Newport, è il quintetto senza pianoforte e con il bassotuba di Max Roach, quello stesso che si ascolta nel celebre «Deeds, Not Words» del medesimo anno.

 A dire la verità, questo line-up non mi ha mai convinto fino in fondo: l’uso della tuba in front line, intendo, e forse anche Ray Draper stesso, interprete di quel ruolo. Tre strumenti melodici e niente piano asciugano la dimensione armonica della musica, ma da ciò sembra trarre vero partito solo Booker Little.

 Ciò detto, il programma è godibile e tutti suonano benissimo.

 La Villa (Dorham), da «Max Roach + 4 At Newport», Mercury SFX-7434. Booker Little, tromba; Ray Draper, bassotuba; George Coleman, sax tenore; Art Davis, contrabbasso; Max Roach, batteria. Registrato il 6 luglio 1958.



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lunedì 24 dicembre 2012

Magic And Music (Anthony Braxton & Max Roach)

 Del bell’assortimento che facevano Max Roach e Anthony Braxton ho detto tempo fa. L’esempio preclaro ne resta il loro primo disco insieme, duetti incisi nel 1978 a Milano. All’epoca i due, separatamente, frequentavano Milano con una certa assiduità, come tanti altri musicisti importanti.

 La base per la loro improvvisazione è qui niente più che un comodo tempo di tre quarti, interpretato con semplicità apparente entro un caleidoscopio di sottigliezze.

 Magic And Music (Braxton-Roach), da «Birth and Rebirth», Black Saint 120024-2. Anthony Braxton, sax sopranino, clarinetto; Max Roach, batteria. Registrato nel settembre 1978.



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venerdì 28 settembre 2012

Abstrusions (Stanley Cowell) (Max Roach)

 Stanley Cowell è fuori con un disco nuovo. Come M.G. ci aveva anticipato nei commenti qualche giorno fa, è un disco bello davvero, pari cioè allo standard molto alto di questo musicista. L’ascolto chiarisce bene una delle ragioni dell’ammirazione espressa per lui da Ahmad Jamal: come Jamal, Cowell è un pianista che agli altri meriti musicali aggiunge quello di un’esecuzione immacolata.

 Qui Stanley fa trio con due suoi giovani ex-studenti della Rutgers University e suona quasi tutte sue composizioni, alcune note fin da quando le faceva con il gruppo di Max Roach, negli anni Sessanta. Il CD prende titolo da un famoso pezzo di Roach dell’epoca (Cowell ne offre un’insolita versione sommessa), mentre la funkeggiante Abstrusions, di Cowell, è presente anche nel disco di Roach «Members, Don’t Git Weary» del 1968, già sentito su Jnp.

 Abstrusions (Cowell), da «It’s time», SteepleChase SCCD 31740. Stanley Cowell, piano; Tom Di Carlo, contrabbasso; Chris Brown, batteria. Registrato nel dicembre 2011.



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 Abstrusions, da «Members, Don’t Git Weary», Koch KOC-CD-8514. Charles Tolliver, tromba; Gary Bartz, sax alto; Stanley Cowell, piano; Jymie Merritt, contrabbasso; Max Roach, batteria. Registrato nel giugno 1968.



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martedì 24 aprile 2012

Cou-Manchi-Cou (Max Roach)

  Uno dei dischi di Max Roach per la Debut, casa discografica che lui e Mingus co-diressero nei primi anni Cinquanta. Lo stile e gli arrangiamenti di questa seduta del 1953 sono nel segno di un hard bop poco avventuroso (anche se questa composizione di Max ha, in principio, un originale hook melodico basato su un tritono, che resta nell'orecchio) e Mobley non è ancora sicuro di sé come sarebbe stato solo pochi anni dopo. Max, tuttavia mostra come fosse già anni avanti qualunque altro batterista del tempo nella concezione solistica della batteria; e si ritrova con piacere un Walter Davis Jr. budpowelliano fino al midollo.

  Cou-Manchi-Cou (Roach), da «Max Roach Quartet with Hank Mobley», Debut/OJCCD 202-2. Hank Mobley, sax tenore; Walter Davis Jr., piano; Franklin Skeete, contrabbasso; Max Roach, batteria. Registrato il 10 aprile 1953.



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sabato 26 marzo 2011

Six Bits Blues (Max Roach)

  OK, questo è il pezzo più lungo che Jazz nel Pomeriggio abbia mai pubblicato: di fatto, si tratta di un intero LP. Sentirai il grande quartetto che Max Roach portava in giro in quegli anni, spessissimo anche in Italia, dove infatti il disco fu registrato da Aldo Sinesio. A rendere il tutto più indimenticabile è il contrabbasso nelle mani di Reggie Workman. Billy Harper è struggente, Bridgewater molto bravo, Workman mostra chi sia anche con l’archetto, ma a strabiliare, una volta di più, è Max, che sostiene e innerva per più di mezz’ora un 6/8 lento e ieratico come non so quale altro batterista sarebbe stato capace di fare.

  Six Bits Blues (Roach), da «The Loadstar», HORO HDP 9-10. Cecil Bridgewater, tromba; Billy Harper, sax tenore; Reggie Workman, contrabbasso; Max Roach, batteria. Registrato a Roma il 27 luglio 1977.

domenica 6 marzo 2011

Effi (Max Roach)

  Grande quintetto di Max Roach della fine degli anni Sessanta, con la luminosa presenza, soprattutto, di Charles Tolliver e di Stanley Cowell. Max avrebbe tenuto questo valzer di Cowell nel repertorio dei suoi quartetti degli anni Settanta, ma dandone versioni meno torride e più canore.

  Effi (Cowell), da «Members Don’t Git Weary», Koch KOC-CD-8514. Charles Tolliver, tromba; Gary Bartz, sax alto; Stanley Cowell, piano; Jymie Merritt, contrabbasso; Max Roach, batteria. Registrato nel giugno 1968.

martedì 28 settembre 2010

Cherokee I, II (Max Roach)

  Questa canzone di Ray Noble diventò un classico del bebop (KoKo di Charlie Parker altro non è che Cherokee) per la particolare relazione tonale della sua parte A con il bridge. Qui te la presento in due versioni di Max Roach: la prima del famoso quintetto con Clifford Brown nel 1955; la seconda, con il quartetto del concerto milanese del 1978 di cui già ti ho fatto sentire. 
  Max ha mantenuto la intro un po’ kitsch, che rimanda alle musiche «dei pellerossa» dei western, e le linee generali dell’arrangiamento; Cecil Bridgewater, ovviamente, non può paragonarsi a Clifford Brown, ma era un bravo musicista e un trombettista immacolato, che ha dato poche notizie di sé dai primi anni Ottanta – o almeno non ne ho più avute io.

  Cherokee (Noble), da «A Study in Brown», EmArcy. Clifford Brown, tromba; Harold Land, sax tenore; Richie Powell, piano; George Morrow, contrabbasso; Max Roach, batteria. Registrato nel febbraio 1955.





  CherokeeCecil Bridgewater, tromba; Billy Harper, sax tenore; Calvin Hill, contrabbasso; Max Roach, batteria. Registrato dal vivo a Milano il 4 maggio 1978.





mercoledì 28 luglio 2010

It’s Time (Max Roach)

  Dal concerto milanese del 1978 di cui devi essere grato a Inconstant Sol, ecco la bruciante esecuzione di It’s Time che in quegli anni apriva sempre le esibizioni del quartetto di Max Roach. Confrontala con la versione originale.

  It’s Time (Roach). Cecil Bridgewater, tromba; Billy Harper, sax tenore; Calvin Hill, contrabbasso; Max Roach, batteria. Registrato dal vivo a Milano il 4 maggio 1978.


domenica 18 luglio 2010

As Long As You’re Living (Max Roach)

  Il 4 maggio 1978, al teatro Ciak di Milano (altri tempi…), quartetto di Max Roach con Cecil Bridgewater, Billy Harper e Calvin Hill. Ultimo pezzo, prima del bis Cherokee, questo assolo di batteria su As Long As Long As You're Living (da «Quiet As It’s Kept», 1961).   
  Nel discorsetto introduttivo, Roach racconta di come avesse suonato per la prima volta questa composizione, nell’allora innovativo tempo di 5/4, nel 1959, a un festival a Detroit, ricevendone gli stupiti complimenti di Dave Brubeck, che più tardi in quell’anno avrebbe inciso con grande risonanza Take Five nell’LP jazz best seller di tutti i tempi, «Time Out».

  Nota personale: quella sera del 1978, accompagnato dal papà, al Ciak c’ero anch’io, al terzo o quarto concerto jazz della mia vita. Ringrazio di cuore il blog Inconstant Sol, impareggiabile spacciatore di rarità live di quegli anni.

  As Long As You’re Living (Roach). Max Roach, batteria. Registrato dal vivo a Milano il 4 maggio 1978.


mercoledì 14 luglio 2010

It’s Time (Max Roach)

  Questo andrebbe forse alla voce «stranezze»: Max Roach nel 1962 aggiunge al un sestetto un coro misto, diretto da Coleridge Perkinson (che altrove lavorò con Roach in veste di pianista). It’s time sarebbe rimasto a lungo nel repertorio del gruppi di Roach; l’idea del complesso jazz + coro sarebbe stata ripresa pochissimi anni dopo, un po’ involgarita, da Donald Byrd per un disco Blue Note.
  Così scrive Roach nelle note di copertina: «Questo pezzo è scritto in Do minore e in tempo tagliato. Il periodo iniziale adopera la teoria dei metri misti, detti anche poliritmi, per creare le frasi melodiche e ritmiche, per esempio: le prime dieci battute sono composte di di due battute in 3/4, due in 4/4, due in 6/4 e due in 7/4. La forma è A-A-B-A. Segue un’improvvisazione di sax tenore quindi una di percussioni, entrambe con l’accompagnamento del coro. Infine, una ricapitolazione dell’apertura».

  It’s Time (Roach), da «It’s Time - Max Roach His Chorus and Orchestra», Impulse 11852. Richard Williams, tromba; Julian Priester, trombone; Clifford Jordan, sax tenore; Mal Waldron, piano; Art Davis, contrabbasso; Max Roach, batteria, arrangiamento; coro diretto da Coleridge Perkinson. Registrato il 15 febbraio 1962.

sabato 26 giugno 2010

Birth (Anthony Braxton, Max Roach)

  Braxton e Roach mi sono sempre sembrati un match perfetto (più, per esempio, di Roach e Archie Shepp, che pure erano più prossimi per età ed esperienze), tanto che l’anno dopo aver registrato a Milano, s’incontrarono per un altro disco.
  S’inizia con calma, a tempo libero con Braxton sul sopranino e Roach sui piatti; Roach imposta poi, dopo una serie di potenti rullate, un tempo velocissimo sul quale Braxton adopera l’alto, sul quale strumento, dopo qualche fraseggio perfino beboppeggiante, finisce in urla inumane, con Roach che lo segue sempre da vicino senza perdere un briciolo del suo cool.

  Birth (Braxton-Roach), da «Birth and Rebirth», Black Saint 120024-2. Anthony Braxton, sax alto, sopranino; Max Roach, batteria. Registrato nel settembre 1978.